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Ricerche

Inquinamento dell'aria aumenta attacchi di cuore: cosa succede al cervello?

Mappa globale dell'inquinamento atmosferico, ottenuta da 18 mesi di osservazioni, fino a Ottobre 2004, del satellite Envisat. (Fonte: Esa.int)Mappa globale dell'inquinamento atmosferico, ottenuta da 18 mesi di osservazioni, fino a Ottobre 2004, del satellite Envisat (che ha terminato la sua missione in Aprile 2012). Questa mappa ad alta risoluzione dell’inquinamento atmosferico da biossido di azoto rende chiaro quanto l’attività umana possa impattare sulla qualità dell'aria. Il biossido di azoto (NO2) è un gas prodotto in gran parte dall’uomo (emissioni delle centrali elettriche, industrie pesanti e del trasporto su strada, insieme a combustione di biomasse); un eccesso di esposizione ad esso causa danni ai polmoni e problemi respiratori. (Fonte: Esa.int)L'inquinamento atmosferico aumenta gli attacchi di cuore, secondo la ricerca presentata all'Acute Cardiac Care Congress 2013 dalla dott.ssa Savina Nodari di Brescia.


Visti i conclamati collegamenti tra cuore e cervello, questa ricerca fa sorgere anche molti interrogativi sul contributo dell'inquinamento alle neurodegenerazioni.


La Dott.ssa Nodari ha detto: "Negli ultimi decenni si è registrato un preoccupante aumento dell'inquinamento atmosferico. Indipendentemente delle politiche ambientali e sociali locali per approvare la qualità dell'aria, l'effetto negativo dell'inquinamento atmosferico continua a rappresentare un importante problema di salute pubblica".


Ha aggiunto: "Alcuni studi condotti in Europa e negli Stati Uniti hanno riferito un'associazione tra l'inquinamento atmosferico, in particolare dalle particelle fini e ultrafini che sono stati misurate, come il particolato (PM) 10, e non solo le malattie respiratorie, ma anche gli eventi cardiovascolari acuti, e le morti. L'Unione europea ha fissato una soglia di sicurezza del PM10 a 50 microgrammi/mc, ma l'effetto negativo del PM10 sul sistema cardiovascolare può avvenire a valori inferiori a tale limite".


Lo studio corrente intendeva confermare l'associazione tra livelli di PM10, che è un marcatore dell'inquinamento generale dell'aria, ed il rischio di eventi cardiovascolari acuti. Esso ha inoltre esaminato la suscettibilità individuale agli eventi cardiovascolari durante i periodi di alti livelli di PM10. Sono stati raccolti dati sui ricoveri giornalieri per eventi cardiaci (sindrome coronarica acuta, insufficienza cardiaca acuta, aritmie ventricolari maligne e fibrillazione atriale) e sulle concentrazioni medie giornaliere di PM10 a Brescia dal 2004 al 2007.


Lo studio ha trovato una significativa associazione tra i livelli di PM10 e l'ammissione [ospedaliera] per eventi cardiovascolari acuti, come le sindromi coronariche acute, l'insufficienza cardiaca, il peggioramento dell'insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale parossistica e aritmie ventricolari. L'effetto è stato lineare, con un aumento del 3% dei ricoveri per ogni aumento di 10 microgrammi di PM10. La Dott.ssa Nodari ha detto: "Brescia è una delle aree più industrializzate del Nord Italia e secondo l'Agenzia Europea dell'Ambiente ha livelli medi giornalieri di PM10 superiori alla soglia di sicurezza dei 50 microgrammi/mc. Questo alto livello di inquinamento atmosferico sta chiaramente avendo un effetto negativo sulla salute del cuore".


I ricercatori hanno anche scoperto che gli anziani (over-65), e gli uomini, erano particolarmente suscettibili alle aritmie, alla fibrillazione atriale o alle sindromi coronariche acute, in presenza di livelli crescenti di inquinamento dell'aria. La Dott.ssa Nodari ha detto: "Questo può essere correlato a una maggiore prevalenza di comorbidità e ad una maggiore fragilità del sistema cardiovascolare e circolatorio associato con l'invecchiamento".


Un altro risultato è stato che l'ospedalizzazione cardiovascolare, durante i periodi con livello maggiore di PM10, è avvenuta più spesso per i pazienti che erano stati precedentemente ospedalizzati per un evento cardiovascolare. La Nodari ha detto: "Abbiamo bisogno di prestare particolare attenzione alla protezione dei pazienti più anziani e che hanno avuto un precedente attacco di cuore o un altro problema di cuore, in quanto sono più inclini ad un altro evento cardiaco".


Ha aggiunto: "Studi precedenti supportano l'ipotesi che l'inquinamento atmosferico può aumentare il tasso di eventi cardiovascolari, perché il PM10 può indurre processi dannosi per il cuore, compresi infiammazione e coagulazione". "L'inquinamento atmosferico è un grosso problema, perché non possiamo proteggere le persone se non siamo in grado di migliorare la qualità dell'aria dove vivono. Per tutelare la salute pubblica le politiche nazionali devono prendere in considerazione altre fonti di energia per le automobili, l'industria e l'uso domestico, che possono includere l'elettricità, l'energia eolica, gli impianti fotovoltaici o l'energia nucleare. Molte persone pensano che l'energia nucleare non sia una buona alternativa e sono d'accordo, ma abbiamo livelli talmente elevati di inquinamento atmosferico ora, che dobbiamo esaminare seriamente le opzioni alternative".


Essa conclude: "L'attuale soglia di PM10 a 50 microgrammi/mc è troppo alta, perché a questo livello abbiamo osservato un aumento di ricoveri per malattie di cuore. Questo limite dovrebbe essere ridotto a 20-30 microgrammi/mc o anche meno, se possibile, perché come per il colesterolo, il rischio è continuo: più alto il livello, maggiore è il rischio. Se arriviamo ad un livello di PM10 più basso, probabilmente ridurremo il rischio di malattie cardiache".

 

 

Nota: L'Acute Cardiac Care Congress 2013 è il meeting annuale dell'Acute Cardiovascular Care Association (ACCA) della Società Europea di Cardiologia (ESC). Si svolge dal 12 al 14 ottobre a Madrid in Spagna.

 

 

 

 

 


Fonte: Comunicato della European Society of Cardiology (ESC), via AlphaGalileo.

Pubblicato in Science Daily (> English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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