Associazione Alzheimer ONLUS logo

NewsletterLogo
Con l'iscrizione alla newsletter ricevi aggiornamenti giornalieri o settimanali sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.

Esperienze e opinioni

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

insulin resistanceNel corpo sano (sinistra) gli organi usano glucosio e insulina. Nell'insulino-resistenza (destra) gli organi usano solo parte del glucosio, che quindi resta in circolazione nel sangue. (Fonte: naturesaid.co.uk)

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda più importante che ognuno di noi può farsi sulla propria salute fisica e mentale, e tuttavia la maggior parte dei pazienti, e anche molti medici, non sanno cosa rispondere.


Qui negli Stati Uniti, l'insulino-resistenza ha raggiunto proporzioni epidemiche: più della metà di noi ora è resistente all'insulina. La resistenza all'insulina è una condizione ormonale che prepara tutto il corpo all'infiammazione e alla crescita eccessiva di peso, sconvolge il normale metabolismo del grasso e del colesterolo e distrugge gradualmente la nostra capacità di elaborare i carboidrati.


La resistenza all'insulina aumenta il nostro rischio per molte malattie indesiderabili, tra cui obesità, malattie cardiache, cancro e diabete di tipo 2. Ancora peggio, i ricercatori ora hanno capito che la resistenza all'insulina è la forza trainante della maggior parte dei casi di morbo di Alzheimer (MA).

 

Cos'è l'insulino-resistenza?

L'insulina è un potente ormone metabolico che orchestra il modo in cui le cellule accedono ed elaborano i nutrienti vitali, compreso lo zucchero (glucosio).


Nel corpo, una delle responsabilità dell'insulina è quella di sbloccare le cellule muscolari e adipose in modo che possano assorbire il glucosio dal flusso sanguigno. Quando si mangia qualcosa di dolce o amidaceo, che causa il picco di zucchero nel sangue, il pancreas rilascia insulina per far uscire il glucosio in eccesso dal sangue e portarlo nelle cellule.


Se troppo spesso glicemia e picco di insulina sono troppo alti, le cellule cercheranno di proteggersi dalla sovraesposizione ai potenti effetti dell'insulina riducendo la loro risposta all'insulina: diventeranno 'resistenti all'insulina'. Nel tentativo di superare questa resistenza, il pancreas rilascia ancora più insulina nel sangue, per cercare di mantenere il glucosio in movimento nelle cellule. Più aumentano i livelli di insulina, più le cellule resistono all'insulina. Nel corso del tempo, questo circolo vizioso può portare a livelli di glicemia persistentemente elevati o al diabete di tipo 2.

 

Insulino-resistenza e cervello

Nel cervello, è una storia diversa. Il cervello è avido di energia e richiede un apporto costante di glucosio. Il glucosio può lasciare liberamente il flusso sanguigno, superare tranquillamente la barriera emato-encefalica e persino entrare nella maggior parte delle cellule cerebrali, senza bisogno di insulina.


Infatti, il livello di glucosio nel liquido cerebrospinale che circonda il cervello è sempre più alto di circa il 60% di quello nel sangue, anche se si ha insulino-resistenza, quindi più alto è il livello di zucchero nel sangue più alto è il livello di zucchero nel cervello.


Non così con l'insulina: più alti sono i livelli di insulina nel sangue, più difficile diventa per l'insulina penetrare nel cervello. Questo perché i recettori responsabili di scortare l'insulina attraverso la barriera emato-encefalica possono diventare resistenti all'insulina, limitando la quantità di insulina ammessa nel cervello.


Anche se la maggior parte delle cellule cerebrali non richiede insulina per assorbire il glucosio, ne ha bisogno per elaborarlo. Le cellule devono avere accesso a un'insulina adeguata o non possono trasformare il glucosio nei componenti cellulari vitali e nell'energia che richiedono per prosperare.


Nonostante nuotino in un mare di glucosio, le cellule cerebrali delle persone con insulino-resistenza iniziano letteralmente a morire di fame.

 

Insulino-resistenza e memoria

Quali cellule cerebrali se ne vanno per prime? L'ippocampo è il centro della memoria del cervello. Le cellule ippocampali richiedono così tanta energia per svolgere il loro importante lavoro che spesso hanno bisogno di apporti extra di glucosio.


Mentre non è necessaria l'insulina per fornire una normale quantità di glucosio nell'ippocampo, questi picchi specifici di glucosio richiedono insulina, rendendo l'ippocampo particolarmente sensibile ai deficit di insulina. Questo spiega perché il declino della memoria è uno dei primi segni del MA, nonostante il fatto che la malattia alla fine distrugga l'intero cervello.


Senza una quantità adeguata di insulina, l'ippocampo vulnerabile fatica a registrare nuovi ricordi e col tempo inizia a raggrinzirsi e morire. Nel momento in cui una persona nota sintomi di 'lieve decadimento cognitivo' (o pre-MA), l'ippocampo si è già ridotto di oltre il 10%.

 

L'Alzheimer è diabete di tipo 3

Tutti i principali segni distintivi del MA (grovigli neurofibrillari, placche amiloidi e atrofia delle cellule cerebrali) possono essere spiegati dall'insulino-resistenza. Uno sconcertante 80% delle persone con MA ha insulino-resistenza o diabete di tipo 2 conclamato. La connessione tra insulino-resistenza e MA è ora stabilita così saldamente che gli scienziati hanno iniziato a riferirsi al MA come 'diabete di tipo 3'.


Questo non significa che sia il diabete a causare il MA. La demenza può colpire anche se non si ha il diabete. È più accurato pensarlo in questo modo: l'insulino-resistenza del corpo è il diabete di tipo 2; la resistenza all'insulina del cervello è il diabete di tipo 3. Sono due malattie separate causate dallo stesso problema sottostante: l'insulino-resistenza.

 

Sei già sulla strada per l'Alzheimer?

Potresti essere sorpreso di apprendere che il MA inizia molto prima che compaiano i sintomi.


Il problema dell'elaborazione dello zucchero cerebrale causato dalla resistenza all'insulina è chiamato 'ipometabolismo del glucosio'. Ciò significa semplicemente che le cellule cerebrali non hanno abbastanza insulina per bruciare il glucosio a pieno regime. Più si diventa insulino-resistenti, più lento diventa il metabolismo del glucosio nel cervello.


L'ipometabolismo del glucosio è un marcatore precoce del rischio di MA che può essere visualizzato con speciali scansioni cerebrali chiamate PET. Usando questa tecnologia per studiare persone di età diverse, i ricercatori hanno scoperto che il MA è preceduto da DECENNI di progressivo peggioramento dell'ipometabolismo del glucosio.


Il metabolismo del glucosio cerebrale può essere ridotto fino al 25% prima che i problemi di memoria diventino evidenti. Come psichiatra specializzata nel trattamento degli studenti universitari, trovo positivamente agghiacciante il fatto che gli scienziati abbiano trovato prove di ipometabolismo del glucosio nel cervello di donne di 24 anni.

 

Vera speranza per il tuo futuro

Di fronte al MA ci sentivamo impotenti, perché ci avevano detto che tutti i principali fattori di rischio per questa devastante condizione erano fuori del nostro controllo: età, genetica e storia familiare. Eravamo anitre zoppe, si viveva nella paura del peggio, fino ad ora.

  • La cattiva notizia è che la resistenza all'insulina è diventata così comune che è probabile che tu ce l'abbia già in qualche misura.
  • La buona notizia è che l'insulino-resistenza è un importante fattore di rischio del MA per cui si può fare qualcosa.


Mangiare troppi carboidrati sbagliati, troppo spesso, fa aumentare i livelli di zucchero nel sangue e di insulina, ponendoci ad alto rischio di insulino-resistenza e MA. Il nostro corpo si è evoluto per gestire fonti alimentari integrali di carboidrati come mele e patate dolci, ma non è semplicemente attrezzato per far fronte ai moderni carboidrati raffinati come la farina e lo zucchero. In parole povere, i carboidrati raffinati causano danni cerebrali.


Non puoi fare nulla per i tuoi geni o quanti anni hai, ma puoi certamente cambiare il modo in cui mangi. Non si tratta di mangiare meno grassi, meno carne, più fibre o più frutta e verdura. Il punto è cambiare la quantità e il tipo di carboidrati che si mangia.

 

3 passi che puoi fare adesso per ridurre al minimo il rischio di MA:

  1. Scopri quanto sei insulino-resistente.
    Il tuo medico può stimare dove ti trovi nello spettro di resistenza all'insulina usando semplici esami del sangue come glucosio, insulina, trigliceridi e livelli di colesterolo HDL, in combinazione con altre informazioni come la misurazione della vita e la pressione sanguigna. In questo mio articolo ho incluso un PDF scaricabile di test con intervalli di obiettivo sani da discutere con il tuo medico e una semplice formula che puoi usare per calcolare la tua resistenza all'insulina.
  2. Evita i carboidrati raffinati come la peste, iniziando proprio ora.
    Anche se non hai ancora l'insulino-resistenza, rimani ad alto rischio di svilupparla fino a quando non elimini i carboidrati raffinati come bagel, succhi e barrette di cereali. Per definizioni chiare e un elenco di cibi raffinati da evitare, clicca qui.
  3. Se hai insulino-resistenza, controlla i carboidrati.
    Sfortunatamente, le persone con insulino-resistenza devono stare attente con tutti i carboidrati, non solo quelli raffinati. Sostituisci la maggior parte dei carboidrati presenti nel tuo piatto con deliziosi grassi e proteine ​​salutari per proteggere il tuo sistema di segnalazione dell'insulina.

 

Puoi esercitare un tremendo potere sull'insulino-resistenza e sul tuo futuro intellettuale semplicemente cambiando il modo in cui mangi. I test di laboratorio per la resistenza all'insulina rispondono in modo sorprendentemente rapido ai cambiamenti dietetici - molte persone vedono miglioramenti drastici nei livelli di zucchero nel sangue, insulina e trigliceridi entro poche settimane.


Se hai già dei problemi di memoria e pensi sia troppo tardi per fare qualcosa, pensa di nuovo! Questo studio del 2012 ha dimostrato che una dieta ricca di carboidrati a basso contenuto di grassi ha migliorato la memoria nelle persone con lieve decadimento cognitivo (pre-Alzheimer) in sole sei settimane.


Sì, è difficile rimuovere i carboidrati raffinati dalla dieta, sono avvincenti, economici, convenienti e deliziosi, ma puoi farlo. È principalmente la tua dieta, non il tuo DNA, a controllare il tuo destino. Non devi essere un'anatra zoppa che aspetta di vedere se arriva il MA. Armati di queste informazioni, puoi essere un'anatra proattiva e nuotatrice che sfoggia un grande e bellissimo ippocampo che riesce a conservare ogni singola rotella per il resto della tua vita.

 

 

 


Fonte: Georgia Ede MD, psichiatra e consulente nutrizionale addestrata ad Harvard, pratica allo Smith College.

Pubblicato su Psychology Today (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Il cammino può invertire l'invecchiamento del cervello?

2.09.2021

Il cervello è costituito principalmente da due tipi di sostanze: materia grigia e bianc...

L'Alzheimer inizia all'interno delle cellule nervose?

25.08.2021

Uno studio sperimentale eseguito alla Lund University in Svezia ha rivelato che la prote...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nu...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer

20.07.2021

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scie...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memor…

9.06.2021

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i l...

Dosi basse di radiazioni possono migliorare la qualità di vita nell'Alzheimer…

6.05.2021

Individui con morbo di Alzheimer (MA) grave hanno mostrato notevoli miglioramenti nel co...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione de...

Un nuovo modello per l'Alzheimer: fenotipi di minaccia, stati di difesa e meta…

23.04.2021

Che dire se avessimo concettualizzato erroneamente, o almeno in modo incompleto, il morb...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per mon...

Nuova teoria sulla formazione dei ricordi nel cervello

9.03.2021

Una ricerca eseguita all'Università del Kent ha portato allo sviluppo della teoria Mesh...

Nuovo farmaco previene le placche amiloidi, un segno specifico di Alzheimer

8.03.2021

Le placche di amiloide sono caratteristiche patologiche del morbo di Alzheimer (MA): son...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Che speranza hai dopo la diagnosi di Alzheimer?

25.01.2021

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia che cambia davvero la vita, non solo per la p...

Il gas da uova marce potrebbe proteggere dall'Alzheimer

15.01.2021

La reputazione dell'[[acido solfidrico]] (o idrogeno solforato), di solito considerato v...

4 Benefici segreti di un minuto di esercizio al giorno

29.12.2020

Conosci tutti gli effetti positivi dell'esercizio fisico sul tuo corpo e sulla tua mente...

Il ruolo sorprendente delle cellule immunitarie del cervello

21.12.2020

Una parte importante del sistema immunitario del cervello, le cellule chiamate microglia...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è l...

Rete nascosta di enzimi responsabile della perdita di sinapsi nell'Alzheimer

8.12.2020

Un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA) eseguito da scienziati dello Scripps Researc...

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggregazione

20.11.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipen...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'inizio…

9.11.2020

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Paesi asiatici assistono gli anziani in modo diverso: ecco cosa possiamo impar…

28.10.2020

A differenza dei paesi occidentali, le culture tradizionali asiatiche mettono un forte a...

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzheime…

29.09.2020

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alzheimer

4.09.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumul...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratte...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari n...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta<...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la c...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una dell...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carrier...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'coprono' i ri…

11.06.2020

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di gi...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie…

28.05.2020

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e pe...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più con l…

26.05.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, men...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di…

6.05.2020

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, m…

6.05.2020

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di m...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo da zero

17.04.2020

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nell...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Hupe…

27.03.2020

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame tra …

28.02.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo d...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Tutti gli articoli da non perdere