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Placche rilevate da scansioni cerebrali prevedono il deterioramento cognitivo

Placche rilevate da scansioni cerebrali prevedono il deterioramento cognitivoI caratteristici risultati dell’Alzheimer al microscopio includono le placche neuritiche ("placche senili") che sono depositi extracellulari di proteina amiloide-beta (Aß). Tra le numerose placche più piccole diffuse, solo questo Aß è presente come masse filamentose. Tuttavia, le placche neuritiche diagnostiche hanno anche neuriti distrofici dilatati e tortuosi: le microglia e gli astrociti reattivi circostanti. Queste placche si vedono meglio con una macchia d'argento, come si vede nell’immagine in un caso con molte placche di varie dimensioni. (Fonte: http://library.med.utah.edu/WebPath/CNSHTML/CNS090.html)Le scansioni cerebrali con un colorante radioattivo possono rilevare le prove iniziali dell'Alzheimer, che possono predire il  declino cognitivo futuro negli adulti con o senza decadimento cognitivo lieve, secondo uno studio durato 36 mesi, guidato dalla Duke Medicine.


Lo studio multicentrico nazionale conferma i risultati precedenti che suggerivano che individuare l'accumulo silenzioso di placca amiloide-beta nel cervello potrebbe aiutare a prendere decisioni di assistenza e di trattamento per i pazienti a rischio di Alzheimer. I risultati sono apparsi online il 11 Marzo 2014 in Molecular Psychiatry, una rivista del Nature Publishing Group.


"La nostra ricerca ha scoperto che gli adulti sani e quelli con perdita di memoria lieve, che hanno una scansione positiva di queste placche, hanno un tasso molto più veloce di declino della memoria, del linguaggio e del ragionamento, su tre anni", ha detto l'autore P. Murali Doraiswamy, MD, professore di psichiatria e direttore del programma disturbi neurocognitivi alla Duke University.


L'Alzheimer - che non ha attualmente alcuna cura - affligge circa cinque milioni di adulti negli Stati Uniti, ed è la sesta causa di morte tra gli adulti, secondo i Centers for Disease Control and Prevention [ndt: ma secondo uno studio recente è la terza causa]. Precedenti studi hanno trovato che i cambiamenti nel cervello cominciano anni, forse decenni, prima che emergano i sintomi cognitivi. Un biomarcatore in grado di identificare con precisione quelli con un rischio maggiore di declino cognitivo potrebbe aiutare i medici a valutare e a trattare meglio i pazienti, ma anche ad accelerare la sperimentazione di farmaci per trattare la malattia.


L'attuale studio, che ha arruolato 152 adulti over 50, è stato progettato per valutare se le alterazioni patologiche silenziose nel cervello, connesse all'Alzheimer e rilevate con la tomografia ad emissione di positroni (PET), possono predire il declino cognitivo. Dei partecipanti, 69 avevano una funzione cognitiva normale all'inizio dello studio, 52 avevano una diagnosi recente di decadimento cognitivo lieve, e 31 avevano la diagnosi di Alzheimer.


I soggetti hanno completato i test cognitivi e si sono sottoposti a scansioni PET del cervello. Questo tipo di imaging utilizza un tracciante radioattivo per cercare segni chimici della malattia in tessuti specifici. Il colorante radioattivo utilizzato, il florbetapir (Amyvid), è stato approvato dalla US Food and Drug Administration nel 2012 per l'imaging PET del cervello, per stimare la densità della placca di amiloide-beta nei pazienti in valutazione per il deterioramento cognitivo. Esso si lega alle placche di amiloide-beta che caratterizzano l'Alzheimer, contribuendo a misurare il grado di formazione dele placche nelle diverse aree del cervello.


Con queste informazioni, i ricercatori valutano le scansioni PET come positive o negative. Dopo 36 mesi, i ricercatori hanno ripetuto gli stessi esami cognitivi per rivalutare i partecipanti. Essi hanno scoperto che quelli senza o con decadimento cognitivo lieve, che avevano una evidenza di placche all'inizio dell'esperimento, erano peggiorati in misura maggiore nei test cognitivi rispetto a quelli con scansioni negative.


Il 35 per cento dei partecipanti placca-positivi che hanno iniziato con un decadimento cognitivo lieve sono progrediti all'Alzheimer, rispetto al 10 per cento senza placca. Inoltre, i partecipanti placca-positivi con deterioramento lieve avevano più del doppio delle probabilità di essere avviati su un trattamento farmacologico di miglioramento cognitivo, rispetto a quelli senza placca. Al contrario, quelli con scansioni negative avevano sperimentato molto meno calo: il 90 per cento dei partecipanti con decadimento cognitivo lieve, ma senza placca, non aveva progredito all'Alzheimer.


Questa scoperta supporta il valore predittivo negativo dell'uso della PET per identificare i pazienti che probabilmente non declineranno, che ha importanti implicazioni sia per la ricerca clinica che per il trattamento. "Avere una scansione negativa potrebbe rassicurare le persone che non sono suscettibili al rischio di progressione nel prossimo futuro", ha detto Doraiswamy.


Doraiswamy avverte che il florbetapir non è attualmente approvato per predire lo sviluppo della demenza e non è usato come strumento di screening nelle persone cognitivamente normali. Sono necessari studi longitudinali futuri per chiarire ulteriormente il ruolo prognostico delle scasioni PET per la placca di amiloide-beta in ambito clinico. "Anche se il nostro studio suggerisce che il test ha valore predittivo negli adulti normali, abbiamo ancora bisogno di ulteriori elementi di prova", ha detto Doraiswamy. "Abbiamo bisogno di studi a lungo termine per esaminare le conseguenze dell'accumulo silenzioso di placca nel cervello, dato che colpisce dal 15 al 30 per cento delle persone anziane normali".


Doraiswamy aggiunge che i risultati forniscono supporto per gli studi clinici multicentrici programmati ed in corso su anziani asintomatici, con scansioni placca-positive. La ricerca ha anche implicazioni per altre condizioni in cui l'amiloide potrebbe avere un ruolo, come ad esempio le lesioni cerebrali traumatiche (da sport o combattimento).


Oltre a Doraiswamy, hanno collaborato allo studio Terence Z. Wong della Duke (attualmente alla University of North Carolina a Chapel Hill); Reisa A. Sperling e Keith Johnson del Massachusetts General Hospital, Harvard Medical School; Eric M. Reiman del Banner Alzheimer Institute; Marwan Sabbagh N. del Banner-Sun Health Institute Research; Carl H. Sadowsky della Nova SE University; Michael Grundman della Global R&S Partners e dell'Università della California di San Diego; Adam S. Fleisher del Banner Alzheimer's Institute e dell'Università di California di San Diego; e Alan Carpenter, Abhinay D. Joshi, Ming Lu, Mark A. Mintun, Daniel M. Skovronsky e Michael J. Pontecorvo della Avid Radiopharmaceuticals.

Lo studio è stato finanziato dalla Eli Lilly/Avid Radiopharmaceuticals, che commercializza il florbetapir, ed è stato condotto dalla Avid e dal gruppo di studio AV45-A11, un consorzio di centri di ricerca clinica di Alzheimer. Doraiswamy riceve commissioni di consulenza e conferenze dalla Lilly/Avid, così come da altre società. Un elenco completo delle divulgazioni dell'autore si trovano nel manoscritto.

 

 

 

 

 


FonteDuke Medicine  (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti:  P M Doraiswamy, R A Sperling, K Johnson, E M Reiman, T Z Wong, M N Sabbagh, C H Sadowsky, A S Fleisher, A Carpenter, A D Joshi, M Lu, M Grundman, M A Mintun, D M Skovronsky, M J Pontecorvo, Ranjan Duara, Marwan Sabbagh, Geoffrey Lawrence Ahern, Richard F Holub, Mildred V Farmer, Beth Emmie Safirstein, Gustavo Alva, Crystal F Longmire, George Jewell, Keith A Johnson, Ron Korn, Eric M Reiman, Jeanette K Wendt, Dean Wong, P Murali Doraiswamy, R Edward Coleman, Michael Devous, Danna Jennings, Michael W Weiner, Cynthia A Murphy, Karel D Kovnat, Jeff D Williamson, Carl H Sadowsky. Florbetapir F 18 amyloid PET and 36-month cognitive decline:a prospective multicenter study. Molecular Psychiatry, 2014; DOI: 10.1038/mp.2014.9

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