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Esperienze e opinioni

Demenza il Lunedi Mattina (5): i cambiamenti

Demenza il Lunedi Mattina (5): i cambiamenti

Mentre lasciamo l'ospedale e mia madre si allontana di nuovo (vedi parte quarta), mi viene in mente che siamo entrati in un nuovo capitolo nell'assistenza alla sua demenza. Ma prima di addentrarci nelle sue ramificazioni, abbiamo bisogno di recuperare la sua macchina di fuga dalla struttura satellitare dove è stata bloccata.


Ho preso accordi per incontrare mia sorella, che sta portando la caregiver del Lunedi, e spero di scoprire cosa è successo lì. "Perchè mia madre non lo dice". In questa puntata finale, scopriamo come mia madre è stata recuperata dalle autorità, quali regolazioni apportare alla sua assistenza, e come organizzarsi per un lungo viaggio.


Mentre esco del parcheggio dell'ospedale, accendo la radio. Sta trasmettendo il successo hip-hop "Numb" di August Alsina.

I can’t feel my face                      Non riesco a sentire la mia faccia
I’m so numb, I’m so wasted   
Sono così insensibile, sono così sciupato
So dumb, so shit faced-ed        
Così ammutolito, una faccia orribile
In case I don’t make it              
Nel caso che non arrivo


Mi meraviglio e ridacchio della coincidenza. Mai così opportunamente, questa canzone parla di essere tanto giù di corda che qualcuno farebbe meglio a buttare via le chiavi della macchina. Ah, la nuova sigla musicale di mia madre. Le dò un'occhiata ed è abbastanza allegra, muove la testa a destra e sinistra, batte le dita dei piedi, e segue il forte ritmo con le mani sul sedile di pelle. Mi aggiungo alla festa, ballo al volante, ancora di più ai semafori.

Take my drink…. I’m buzzin’                    Prendi il mio drink ... sento un ronzio
Take my trees … I’m gone                         Prendi i miei alberi ... me ne sono andato
Take my keys… it’s nothin’                        Prendi le mie chiavi ... non è niente
One of these chicks is takin’ me home.   Uno di questi pulcini mi sta portando a casa.

Prima della demenza, mia madre era una "brava ragazza" puritana, cresciuta durante i periodi della Grande Depressione e della seconda guerra mondiale. Tutto è successo in privato. Mantenere il decoro non ha mai comportato ballare su un motivo radicale. Se il suo sè precedente potesse vederla ora, morirebbe di imbarazzo.

Take my keys… it’s nothin’                      Prendi le mie chiavi ... non è niente
One of these chicks is takin’ me home. Uno di questi pulcini mi sta portando a casa.


Questo pulcino sarei io, la sua primogenita.


Giriamo sulla Route 121, che si snoda lungo la base delle colline portandoci verso un canyon. E' un bel paese, sta rinverdendo per la primavera, ed è pieno di caratteristiche geologiche interessanti. Le chiedo se ha mai visto questo panorama. "Oh, sono stato qui in giro", dice esitante. La metto ulteriormente alla prova: "Non sono mai stata su questa strada prima, e tu?""E' la 55", dice, leggendo un cartello con il limite di velocità. Un'abile furbacchiona, ecco cos'è.


Al bivio dove una strada più piccola conduce al canyon, la strada dove siamo fa una curva brusca, e si dirige verso una collina. Dietro uno spuntone di roccia c'è il punto di controllo di sicurezza. Parcheggiamo all'esterno dell'edificio principale della sicurezza. Vedo la Jeep di mio padre sul lato opposto del parcheggio. Sembra così innocente, questo complice nel crimine.


Mia sorella e la caregiver del Lunedi arrivano. Consegno a loro mia madre con precise istruzioni di non perderla mai di vista mentre entro nell'edificio. Voglio ringraziare la sicurezza per aver recuperato mia madre e far loro sapere che siamo venute a riprendere la Jeep. Ma ho un altro motivo. Ho bisogno di sentire la storia. Il ragazzo dietro il bancone mi mette al corrente.


A quanto pare, mia madre è arrivata fino alla cabina di sicurezza e ha insistito che doveva andare oltre, perchè stava "andando in Ohio". L'ufficiale di turno ha capito subito di avere «una situazione» tra le mani. Ha chiesto aiuto, non sapendo se si trattava di un caso di shock diabetico, ubriachezza da alcol o droga, ictus, o un atto di spionaggio intelligente.


Considerando la sua età (o era un travestimento?), hanno chiamato i paramedici della contea, che sono arrivati subito. Dopo aver fatto domande come "Chi è il presidente degli Stati Uniti?" e "Qual è la data di oggi?" ed aver avuto risposte come "Oh, doveste saperlo" e "Accidenti, non ne ho idea", i paramedici l'hanno invitata nell'ambulanza per un giro piacevole in ospedale. Chiedo se l'ha fatto facilmente. "Oh sì, lei era cooperativa e desiderosa di aiutare". Sì, questa è mia madre. Scommetto che non sbaglio dicendo che ha pensato che i paramedici erano bei giovani prestanti.


Ho detto a questa guardia di sicurezza quanto siamo grati della loro gentilezza, e ritorno da mia sorella e dalla caregiver per condividere la storia. La metto in termini di: "Ecco cosa mi è successo oggi". Mia madre ascolta, affascinata dal mio tentativo di violare l'alta sicurezza, dal test di acutezza mentale fallito, e dal viaggio al PS con dei giovani atletici e prestanti.


Arriviamo al distributore di benzina più vicino per fare il pieno così che la Jeep possa fare il viaggio di ritorno. E' in questo momento che mi accorgo del pigiama di mia madre sul sedile posteriore. A quanto pare aveva anche pensato di fare i bagagli per il suo viaggio!


Istruisco la caregiver del Lunedi a inghiottire le chiavi della macchina quando tornano a casa.

 

Cosa succede dopo?

Finalmente svincolata, guido fino a casa e faccio i bagagli. Quella sera mi trasferisco a casa dei miei genitori, con l'intenzione di rimanere un paio di giorni, in modo da poter valutare e affrontare il rischio-fuga di mia madre.


Quella notte, a dispetto della routine incrollabile di mia madre di dormire 10 ore filate alla notte, dormo agitata, sognando che entrava in ogni sorta di guai intorno alla casa e facendo varie fughe. Tengo la porta della camera socchiusa così da svegliarmi se sento la porta scricchiolare al mattino.


Ma sono in pieno sonno quando la porta cigola, e quando mi alzo sul serio, lei ha già fatto la prima colazione, si è vestita, e sta guardando delle riviste nella sua stanza, dove rimane felicemente fino a che la caregiver del Martedì prepara il pranzo. Delicata come un agnello e fresca come un cetriolo, non si avventura nemmeno fuori per prendere il giornale.


Ho messo le chiavi della macchina nel loro Posto Segreto. Compro tasselli di legno per fissare le porte scorrevoli in vetro. Assumo il tuttofare per rimettere in funzione la maniglia del portone del garage e mettere chiavistelli sulla porta di servizio del garage e sulla porta d'ingresso.


Le faccio un test. Lei è confusa da queste uscite che non si aprono. "Oh bene", e scrolla le spalle. Non mostra alcun desiderio di indagare e nessuna capacità di risolvere il problema. E lentamente arrivo a realizzare che non può essere lasciata sola. Lei non usa il tempo o lo spazio per orientarsi. Lei usa le persone. Così schiero il nostro cerchio di assistenza, forte ora di cinque membri, e programmo i turni per passare la notte e non lasciarla sola nelle prossime sei settimane quando mio padre è fuori città per una tregua obbligata.


In realtà, non voglio nemmeno parlare con mio padre fino a quando le misure di sicurezza sono attive e il calendario è pieno con una assistenza 24/7. Sono consapevole del fatto che lui è appena arrivato alla fattoria di suo fratello, dopo aver guidato il camper fino al torrente, che egli considera un piccolo pezzo di paradiso. Infatti, il terzo giorno, lascia un messaggio vocale, raccontandomi quanto è bello. E conclude con: "Ho la tettoia da fissare, con un piccolo fuoco di fronte ad essa ed è l'ora del tè qui, quindi sto bevendo una tazza di tè".


Non c'è bisogno che io faccia scoppiare la sua bolla con il racconto di mia madre ribelle, il nostro trauma, le soluzioni da cercare, e l'assistenza 24/7 da organizzare. L'intero motivo perchè lui resti là fuori è non avere a che fare con questa calamità. Ho già comprato del tempo inviando una e-mail il Giorno 2, quando mi sono ricordata che sarebbe stato avvisato dalla società della carta di credito che sarebbero stati addebitati più di $ 50, e piuttosto lontano da casa per capire il perchè.


Scrivo: "Per tua informazione, c'è un aadebito di $ 50 sulla tua carta di credito. Ho fatto il pieno alla Jeep Cherokee. Essendo chiusa la scuola, abbiamo programmato un'avventura nella zona del Waterton Canyon, in collina. Incantevole posto. Ci siamo divertiti."  Mi chiama di nuovo il giorno 5 e sono pronta a vuotare il sacco. Lo intrattengo con l'ilarità dell'avventura reale, i nostri rimedi successivi, e la garanzia che la navigazione è chiara e tranquilla qui. Lui ride con me e osserva: "Una parte di me pensa che dovrei saltare sul primo aereo e tornare a casa per affrontare questa nuova situazione, ma sembra che hai risolto tutto, quindi forse dovrei restare. Ma mi sento in colpa per non essere lì".


Lo convinco che il suo compito è restare in vacanza e che, mentre il suo sollievo sarà molto più costoso del previsto (per pagare tutte le ore extra dei lavori), otterrà comunque il meglio da quanto pagato, e se la tregua gli allunga la vita come dovrebbe, si tratta di soldi super-ben spesi!


Nelle successive cinque settimane, quando sono in servizio durante la notte, dormo con un occhio e un orecchio aperti, soprattutto all'avvicinarsi dell'alba, la mia reazione al trauma di perdere mia madre. Siamo tutti un po' più vigili, ma dopo un'estate coperta di notte da mio padre (il resto di noi copre 11 ore di giorno, tutti i giorni), eccoci qui, ad assistere di nuovo 24/7, mentre mio papà è lontano per questo mese di settembre, con la nostra benedizione.


In servizio proprio ieri sera, ho dormito a tratti durante le prime ore del mattino, continuando a sognare di mia madre in fuga. Ma tasselli, bulloni e chiavistelli stanno facendo il loro lavoro e l'assistenza 24/7 serve a ri-orientare e rassicurare mia madre, che è felice e riconoscente. Continua a chiedersi come farà a "tornare a casa", ma non sta più cercando di andarci da sola.

 

 

Vai alla Parte 1Parte 2,Parte 3, Parte 4

 

 

 


Fonte:  Deborah L. Davis, Ph.D. in PsychologyToday.com (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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