Associazione Alzheimer ONLUS logo

NewsletterLogo
Con l'iscrizione alla newsletter ricevi aggiornamenti giornalieri o settimanali sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.

Esperienze e opinioni

Con l'invecchiamento della popolazione, aumentano le sfide del caregiving

Con l'invecchiamento della popolazione, aumentano le sfide del caregivingSteven Zarit, PhD (Foto: American Psychological Association)Poichè la vita continua ad allungarsi, sempre più persone devono prendersi cura di una persona con una condizione cronica, una invalidità o la vecchiaia.


Secondo Action Network Caregiver, ci sono circa 90 milioni di caregiver familiari oggi negli Stati Uniti e due adulti ogni cinque si occupano di un famigliare. Con l'invecchiamento della generazione del baby boom, il caregiving continuerà ad essere una questione cruciale tra gli americani.


Steven Zarit, PhD, è professore emerito del Dipartimento di Sviluppo Umano e Studi Famigliari alla Penn State University e professore aggiunto all'Istituto di Gerontologia della Facoltà di Scienze della Salute all'Università di Jönköping in Svezia. Egli ha condotto numerosi studi di ricerca sui caregiver e ha sviluppato interventi e programmi per ridurne l'onere e migliorarne il benessere. Studia anche le relazioni familiari intergenerazionali e la salute e il funzionamento della vita nella vecchiaia avanzata. Fa parte del consiglio di amministrazione della National Adult Day Services Association ed è un ex membro del consiglio dell'Alzheimer's Association.


L'American Psychological Association ha recentemente rivolto al Dr. Zarit le seguenti domande:

 


APA: Come è cambiato il ruolo del caregiver negli Stati Uniti? Data la crescente diversità della nostra popolazione, come influenzano il caregiving oggi l'etnicità e la cultura?

Dr. Zarit: Anche se le statistiche storiche sono rare, è chiaro che sempre più persone stanno fornendo assistenza continua ai familiari per la disabilità e le altre esigenze speciali. Un rapporto del 2009 della National Alliance on Caregiving indicava che il 28 per cento degli adulti stanno fornendo aiuto regolare ad un'altra persona. Questa assistenza va soprattutto ad una persona anziana, ma può anche includere bambini con bisogni individuali speciali, persone con gravi problemi cronici di salute mentale e così via.

Per restare agli anziani, la quantità di assistenza è aumentata perché le persone vivono più a lungo e raggiungono età in cui le disabilità sono comuni. Inoltre, le persone sembrano vivere più a lungo che in passato, dopo l'insorgenza di una disabilità, compresi i problemi cognitivi associati a malattie neurodegenerative, come la demenza.

Un altro cambiamento è il calo di risorse disponibili nelle famiglie per fornire assistenza. L'assistenza famigliare è più spesso assunta dalle donne della famiglia, in particolare le figlie e le nuore. Negli ultimi 50 anni, l'aumento di donne che lavorano ha sollevato la sfida di come mantenere l'occupazione, fornendo assistenza ad un anziano, mentre, in alcuni casi, devono anche prendersi cura dei bambini. Famiglie più piccole significano anche che ci sono meno figli che possono assistere un genitore.

Uno dei vantaggi della maggiore longevità è che la sopravvivenza di entrambi i coniugi in un matrimonio implica che, quando uno di loro diventa disabile, l'altro sarà generalmente in grado di fornire assistenza. Probabilmente sono più i coniugi che le figlie ora che prestano assistenza, anche se la loro età e la salute a volte è un fattore limitante.

Ci sono grandi diversità tra i caregiver. Una delle differenze è l'impegno un po' maggiore degli afro-americani nell'aiutare i genitori anziani. Uno studio recente ha scoperto, per esempio, che gli afro-americani di mezza età aiutano relativamente di più i genitori e un po' meno i figli, rispetto a quanto fanno i bianchi, e questa differenza è associata ad una forte sensibilità sull'importanza di aiutare i propri genitori.

 

APA: Quali sono alcune delle sfide psicologiche più significative per chi si assume il ruolo di caregiver di un genitore o di un altro parente?

Dr. Zarit: Le sfide psicologiche dipendono in parte dal grado di assistenza. Il caregiving può variare dall'assistenza occasionale e minimale, all'assistenza continua e ampia, e talvolta a tempo pieno. Queste sfide dipendono anche dalla relazione tra caregiver e destinatario della cura (per esempio, per un coniuge è diverso rispetto ad un figlio adulto), e dalla qualità della relazione. Nella situazioni di cura intensa, a stress elevato, le sfide sono notevoli.

Il caregiving può prendere la maggior parte del tempo del caregiver, se non tutto. Può far sentire di essere sempre in servizio e di dover essere vigili. Può anche far sentire di essere come travolti, che la vita sia solo un occuparsi di qualcuno e che non si possano fare le altre cose che erano importanti e gratificanti. Un'altra grande sfida sta nel coordinare la cura con i medici e gli altri operatori. I nostri sistemi di supporto al caregiver sono complicati, confusi e senza fondi, e i caregiver spesso si sentono frustrati e soli nel cercare di muoversi tra i vari servizi.

L'altra sfida psicologica importante è che l'assistenza avviene nel contesto di un rapporto che ha una storia lunga e  complessa. Nella gestione di situazioni difficili di assistenza è utile avere una certa distanza emotiva da chi riceve la cura, per pianificare strategie di cura adeguate. Ma questo può essere difficile per molti caregiver a causa della lunga storia, nel bene e nel male, del rapporto. I caregiver possono sentirsi criticati e non apprezzati da un genitore o da un coniuge di cui si prendono cura, o dai fratelli e altri parenti.

 

APA: Quanto è comune per le persone che diventano caregiver familiari avere una formazione o un orientamento specifico? Cosa potrebbe comportare questo tipo di formazione? E' disponibile e chi dovrebbe darlo?

Dr. Zarit: Pochi caregiver sono addestrati e orientati, quando lo diventano. La maggior parte non riceve mai alcuna formazione per tutto l'intero percorso di caregiving. Le fonti più probabili sono gruppi di sostegno attraverso l'Associazione Alzheimer o altri gruppi e associazioni nella comunità. Purtroppo, non ci sono abbastanza psicologi clinici con la formazione sufficiente in tali questioni.

La formazione dovrebbe iniziare con informazioni pratiche sulla malattia della persona, come gestirla e dovrebbe contenere le informazioni sulle risorse che possono essere utili per chi riceve la cura e per il caregiver. Oltre a ciò, si è scoperto che i caregiver trovano benefici nell'apprendere approcci di problem solving [risoluzione dei problemi], sia che questo significhi imparare a gestire i problemi comportamentali o emotivi del ricevitore della cura, sia imparare a chiedere più aiuto da altri famigliari, sia per bilanciare il caregiving con altre aree della loro vita.

Sono coinvolto in un progetto guidato da Carol Whitlatch, PhD, del Benjamin Rose Institute on Aging di Cleveland, dove si organizzano sessioni di formazione per le persone con Alzheimer lieve o altri disturbi neurocognitivi e i loro partner di assistenza. Il nostro obiettivo è identificare le preferenze dalla persona con demenza, come vuole essere trattata in futuro quando la malattia progredirà, e fare in modo che il caregiver conosca queste preferenze e abbia un piano di assistenza. Crediamo che il programma possa contribuire a preparare i caregiver alle sfide che li attendono, compresa la necessità di chiedere aiuto per dare tale assistenza. Il programma è ancora in fase di test, ma è diventato molto popolare tra le persone che hanno partecipato finora.

 

APA: Cosa dice la ricerca psicologica sull'effetto - buono o cattivo - che il caregiving a lungo termine può avere su un individuo?

Dr. Zarit: La ricerca ha dimostrato che le situazioni di caregiving intense possono essere dannose per la salute e il benessere di un caregiver. I caregiver in queste situazioni hanno tassi più elevati di sintomi depressivi e di rabbia, meno emozioni positive, più problemi di salute e una mortalità superiore a quella dei coetanei dello stesso sesso.

Tuttavia, molti caregiver percepiscono anche un senso di soddisfazione nel prendersi cura. Sentono che stanno facendo la cosa giusta per un genitore o un coniuge, e questo può aiutarli ad affrontare le frustrazioni che sperimentano.

 

APA: Come può capire una persona se può essere un buon caregiver per un familiare?

Dr. Zarit: All'interno delle famiglie, è spesso la persona che è brava a prendersi cura, e può già esserlo in altri ruoli. Ma, tutti i caregiver probabilmente devono imparare le strategie che li aiutano ad essere efficenti e pazienti, in ascolto di chi riceve la cura, per mantenere una certa distanza emotiva, per gestire il tempo in modo da avere pause regolari, per chiedere aiuto agli altri, compresi i famigliari e un aiuto pagato. In altre parole, non cercando di fare tutto da soli: questo è un errore comune per molti caregiver.

 

APA: Quali sono i benefici e/o gli inconvenienti psicologici di un famigliare caregiver rispetto a un professionista pagato?

Dr. Zarit: Non vorrei caratterizzare questo come una questione "questo o quello". Quando la cura è più che minimale, funziona meglio quando c'è una partnership tra il caregiver familiare e i professionisti pagati, che forniscono sollievo regolare, sia attraverso l'assistenza domiciliare, che in un programma di assistenza per adulti. I caregiver familiari possono aspettarsi svantaggi dall'aiuto pagato, del tipo che il loro genitore o coniuge può non gradire il supporto o il programma, ma i buoni programmi sono in grado di superare questi tipi di barriere. Quando la cura è 24 ore su 24 e il caregiver e chi riceve la cura sono in costante compagnia, entrambi troveranno benfici dal cambio di scena.

Passare l'assistenza all'aiuto pagato può essere difficile, anche per poche ore alla settimana. I caregiver familiari si sentono in colpa o sono convinti che nessun altro è in grado di fornire il giusto tipo di aiuto per il loro genitore o coniuge. Lo spostamento di un parente in una casa di cura può essere estremamente difficile e una sfida. Inoltre, il caregiving non termina alla porta dell'istituto. I famigliari possono continuare a fornire un aiuto nell'istituzione e possono incontrare una serie di nuove sfide, come capire il loro ruolo nell'istituzione e come lavorare con il personale.

 

 

 

 

 


FonteAmerican Psychological Association (APA)  (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

È lo scopo o il piacere la chiave della felicità mentre invecchiamo?

19.11.2021

I benefici di avere un senso di scopo nella vita sono davvero incredibili. Le persone co...

Cerca il tuo sonno ideale: troppo e troppo poco legati al declino cognitivo

28.10.2021

Come tante altre cose buone della vita, il sonno fa meglio se è moderato. Uno studio pl...

Il cammino può invertire l'invecchiamento del cervello?

2.09.2021

Il cervello è costituito principalmente da due tipi di sostanze: materia grigia e bianc...

L'Alzheimer inizia all'interno delle cellule nervose?

25.08.2021

Uno studio sperimentale eseguito alla Lund University in Svezia ha rivelato che la prote...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nu...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer

20.07.2021

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scie...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memor…

9.06.2021

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i l...

Dosi basse di radiazioni possono migliorare la qualità di vita nell'Alzheimer…

6.05.2021

Individui con morbo di Alzheimer (MA) grave hanno mostrato notevoli miglioramenti nel co...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione de...

Un nuovo modello per l'Alzheimer: fenotipi di minaccia, stati di difesa e meta…

23.04.2021

Che dire se avessimo concettualizzato erroneamente, o almeno in modo incompleto, il morb...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per mon...

Nuova teoria sulla formazione dei ricordi nel cervello

9.03.2021

Una ricerca eseguita all'Università del Kent ha portato allo sviluppo della teoria Mesh...

Nuovo farmaco previene le placche amiloidi, un segno specifico di Alzheimer

8.03.2021

Le placche di amiloide sono caratteristiche patologiche del morbo di Alzheimer (MA): son...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Che speranza hai dopo la diagnosi di Alzheimer?

25.01.2021

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia che cambia davvero la vita, non solo per la p...

Il gas da uova marce potrebbe proteggere dall'Alzheimer

15.01.2021

La reputazione dell'[[acido solfidrico]] (o idrogeno solforato), di solito considerato v...

4 Benefici segreti di un minuto di esercizio al giorno

29.12.2020

Conosci tutti gli effetti positivi dell'esercizio fisico sul tuo corpo e sulla tua mente...

Il ruolo sorprendente delle cellule immunitarie del cervello

21.12.2020

Una parte importante del sistema immunitario del cervello, le cellule chiamate microglia...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è l...

Rete nascosta di enzimi responsabile della perdita di sinapsi nell'Alzheimer

8.12.2020

Un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA) eseguito da scienziati dello Scripps Researc...

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggregazione

20.11.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipen...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'inizio…

9.11.2020

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Paesi asiatici assistono gli anziani in modo diverso: ecco cosa possiamo impar…

28.10.2020

A differenza dei paesi occidentali, le culture tradizionali asiatiche mettono un forte a...

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzheime…

29.09.2020

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alzheimer

4.09.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumul...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratte...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari n...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta<...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la c...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una dell...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carrier...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'coprono' i ri…

11.06.2020

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di gi...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie…

28.05.2020

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e pe...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più con l…

26.05.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, men...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di…

6.05.2020

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, m…

6.05.2020

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di m...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo da zero

17.04.2020

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nell...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Hupe…

27.03.2020

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame tra …

28.02.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo d...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Tutti gli articoli da non perdere