Associazione Alzheimer ONLUS logo

NewsletterLogo
Con l'iscrizione alla newsletter ricevi aggiornamenti giornalieri o settimanali sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.

    Iscriviti   


captcha 

Ricerche

L'ippocampo è anche la sede della 'memoria sociale'

L'ippocampo è anche la sede della 'memoria sociale'

Come riconosciamo gli altri? Come distinguiamo l'amico dal nemico, la minaccia dalla ricompensa? Il cervello come calcola la moltitudine di segnali che ci dicono che Susan non è Erica, anche se si assomigliano? La complessità delle interazioni sociali - sia degli umani che dei mammiferi - sta confondendo da decenni i ricercatori del cervello.


Ora un nuovo studio, condotto nei topi da neuroscienziati rigenerativi della Harvard Medical School, dell'Harvard Stem Cell Institute e del Massachusetts General Hospital, fornisce informazioni cruciali sui circuiti neurali e sulla cascata di segnali che stanno alla base del riconoscimento sociale.


Gli esperimenti, descritti l'8 dicembre su Nature Communications, mostrano che il riconoscimento sociale è regolato da un reticolo di neuroni sensibili all'ossitocina in una parte dell'ippocampo, una struttura del cervello a forma di cavalluccio marino, responsabile della formazione della memoria.


I risultati si sommano a un corpo di ricerca scarso ma in crescita, che proietta l'ippocampo sotto una nuova luce. Descritto di solito come il bibliotecario del cervello - incaricato di formare i ricordi a breve termine, consolidarli in quelli a lungo termine e etichettandoli e conservandoli per il successivo recupero - il ruolo dell'ippocampo nella navigazione spaziale è ben consolidato. Tuttavia, il suo coinvolgimento nel comportamento sociale in generale e nel riconoscimento sociale in particolare è rimasto finora poco chiaro.


Le ultime scoperte indicano che l'ippocampo ha un ruolo di differenziatore dei ricordi sociali, se abilitato dalla sostanza neurochimica ossitocina, nota per il suo ruolo nei legami, nell'empatia e nel piacere sessuale.


In particolare, gli esperimenti del team rivelano che il calcolo degli stimoli sociali avviene nel circuito CA3 del giro dentato (DG-CA3), una subunità dell'ippocampo che si ritiene abbia il ruolo di catalogatore principale, responsabile della memorizzazione di ricordi simili in 'cartelle' distinte, assicurandosi che il file corretto venga recuperato quando è necessario.


I risultati indicano che l'ossitocina è un catalizzatore critico che commuta la modalità funzionale del circuito. In assenza di ossitocina, il circuito regola il riconoscimento degli oggetti.


"I nostri risultati indicano che l'ossitocina usurpa [le funzioni di] questo circuito neurale preesistente all'interno dell'ippocampo, che di norma regola la differenziazione di ricordi simili"
, ha detto il primo autore dello studio Tara Raam, studente laureato in neuroscienze all'Università di Harvard. "In presenza di ossitocina, il circuito assume un ruolo aggiuntivo come regolatore della cognizione sociale".


Tale 'compartecipazione alla scelta', hanno aggiunto i ricercatori, illustra l'efficienza dell'evoluzione. "La natura è essenziale, è parsimoniosa", ha detto l'autore senior Amar Sahay, professore associato alla Harvard Medical School al Centro di Medicina Rigenerativa e al Dipartimento di Psichiatria del Massachusetts General Hospital. "Non le piace inventare componenti diversi per processi diversi. Ripropone quelli esistenti".


Le scoperte del team della Harvard Medical School possono aiutare a spiegare perché l'interruzione dell'attività ippocampale può portare a tipi di anomalie del comportamento sociale osservate in una varietà di condizioni neurologiche, psichiatriche e del neurosviluppo, in particolare i disturbi dello spettro autistico.


I calcoli neurali di base che separano stimoli simili, ma diversi l'uno dall'altro, sono fondamentali anche nella più prosaica delle attività quotidiane. Il lavoro precedente pubblicato dal team di Sahay indica che questo vaglio neurale è alla base della capacità di distinguere tra stimoli benigni e minacciosi nei nostri dintorni. Quando tale aritmetica neurale va male - ad esempio come accade nelle persone con disturbo post-traumatico da stress (DPTS) - può portare alla percezione della minaccia laddove non ce n'è.


Ad esempio, dice Sahay, un soldato che è tornato a casa dal combattimento sta andando a bersi un caffè in macchina. Vede qualcosa sulla strada che assomiglia a un ordigno esplosivo improvvisato. "La vista innesca un ricordo precedente", ha detto Sahay. "Un soldato sano ignorerebbe l'oggetto, ma quello con DPTS recupera l'intero ricordo iniziale a causa del deterioramento della discriminazione tra stimoli simili. Quella persona percepirà l'oggetto benigno come una minaccia. È una eccessiva generalizzazione della paura".

 

L'informazione

Nell'attuale studio, gli scienziati si sono concentrati su un'area dell'ippocampo chiamata giro dentato, che riceve segnali dall'ambiente esterno e li trasmette a un gruppo di neuroni chiamato CA3, che è essenzialmente il condotto delle informazioni elaborate nel giro dentato.


Il lavoro precedente di Sahay e altri aveva suggerito che l'impalcatura neurale DG-CA3 ha un ruolo nel distinguere ricordi simili l'uno dall'altro, in particolare quelli relativi allo spazio e al luogo: pensa di arrivare a una parte familiare della città e vedere un segno o una struttura che in un'istante ti dice che sei in un territorio conosciuto.


L'ippocampo e la sua impalcatura DG-CA3 (epicentri di formazione e differenziazione della memoria) hanno un intricato circuito neuronale. I neuroni in queste aree sono costellati da un'abbondanza di recettori dell'ossitocina, un'osservazione che fino ad ora aveva lasciato un po' sconcertati gli scienziati.


Sahay e il team si sono chiesti: perché i principali catalogatori del cervello sono dotati di così tanti recettori di una sostanza neurochimica affettiva? Secondo loro, era un segno rivelatore del fatto che l'ossitocina avesse una funzione critica, che valeva la pena esplorare ulteriormente. In una serie di esperimenti, il team di Sahay ha dimostrato che, in effetti, la presenza di ossitocina scatena la segnalazione attraverso il circuito per guidare l'interazione sociale.


In una serie di esperimenti, i ricercatori hanno usato dei virus per eliminare i recettori di ossitocina nel circuito DG-CA3 del cervello di topi. Nonostante abbiano perso i loro recettori di ossitocina, gli animali hanno mantenuto la loro capacità di differenziare tra oggetti vecchi e nuovi, come tazze e ciotole. Potevano anche distinguere tra oggetti inanimati e animati: optavano, in modo appropriato, di passare il tempo con un altro topo invece che con una ciotola vuota.


La storia è cambiata quando questi topi insensibili all'ossitocina sono stati messi in situazioni sociali. In presenza di topi noti e altri sconosciuti, i topi normali hanno trascorso più tempo con gli animali sconosciuti. Tuttavia, gli animali a cui mancavano i recettori di ossitocina non riuscivano più a distinguere i loro vecchi conoscenti dai nuovi arrivati, trascorrendo lo stesso tempo con i vecchi amici e con gli estranei. "In termini di etichetta sociale del topo, gli animali privi dei recettori dell'ossitocina erano socialmente inetti", ha detto Sahay.


La scoperta, dice Sahay, dimostra che, sebbene il circuito DG-CA3 regoli il riconoscimento degli oggetti, quando è inondato di ossitocina, regola anche il riconoscimento sociale.

 

Un relè neurale

Mentre l'ippocampo indicizza nuovi ricordi, il comportamento sociale è guidato da altre aree del cervello. Perciò la domanda successiva dei ricercatori è diventata: una volta che sono stati fatti i calcoli sociali nel circuito DG-CA3, come vengono inoltrati dall'ippocampo per guidare il comportamento?


Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno usato una tecnica chiamata optogenetica, che comporta la modificazione genetica dei neuroni per renderli sensibili alla luce.


Per mappare il percorso specifico preciso della trasmissione del segnale sociale, i ricercatori hanno illuminato tutte le vie neurali che vanno dal DG-CA3 ad altre parti del cervello. Per individuare la rotta responsabile della conduzione delle memorie sociali, gli scienziati hanno attivato e disattivato i vari percorsi neurali e osservato l'effetto sul comportamento degli animali.


I risultati hanno rivelato un'autostrada neurale che inizia nel circuito DG-CA3. Da lì i segnali sociali vengono trasmessi alla parte posteriore dell'ippocampo, che a sua volta invia i dati all'esterno dell'ippocampo in un'area del proencefalo chiamata nucleo accumbens, noto per governare una serie di comportamenti sociali e per il suo ruolo nella ricerca della ricompensa, nell'avversione, nella dipendenza e nel piacere.


Presi insieme i risultati rivelano che i recettori di ossitocina agiscono come catalizzatori critici che accendono il calcolo neurale degli stimoli sociali in un circuito specifico all'interno dell'ippocampo, che trasmette i segnali ad altre regioni del cervello per ulteriori analisi e successive decisioni.

 

 

 


Fonte: Ekaterina Pesheva in Harvard University (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Tara Raam, Kathleen M. McAvoy, Antoine Besnard, Alexa Veenema, Amar Sahay. Hippocampal oxytocin receptors are necessary for discrimination of social stimuli. Nature Communications, 2017; 8 (1) DOI: 10.1038/s41467-017-02173-0

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali colelgamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggregazione

20.11.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipen...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'inizio…

9.11.2020

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Paesi asiatici assistono gli anziani in modo diverso: ecco cosa possiamo impar…

28.10.2020

A differenza dei paesi occidentali, le culture tradizionali asiatiche mettono un forte a...

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzheime…

29.09.2020

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alzheimer

4.09.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumul...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratte...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari n...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta<...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la c...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una dell...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carrier...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'coprono' i ri…

11.06.2020

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di gi...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie…

28.05.2020

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e pe...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più con l…

26.05.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, men...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di…

6.05.2020

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, m…

6.05.2020

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di m...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo da zero

17.04.2020

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nell...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Hupe…

27.03.2020

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame tra …

28.02.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo d...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Tutti gli articoli da non perdere