Ricerche

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarloI neuroni trattati con le proteine dell'Alzheimer mostrano un aumento drastico di calcio (blu, verde, giallo, rosso fino al bianco) e le cellule formano strutture a perla con tau (evidenziate dalle frecce) identiche ai neuroni dei pazienti di Alzheimer.Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta e ​​tau e sciami di cellule immunitarie attivate. Ma gli scienziati non capiscono ancora come si combinano questi tre fattori principali per guidare la malattia.


Ora, ricercatori della University of North Carolina e dei National Institutes of Health hanno messo a nudo il mistero negli esperimenti di laboratorio, rivelando perché è promettente un farmaco di Alzheimer attualmente in sviluppo e come altre terapie potrebbero invertire il processo della malattia.


Guidati da Todd Cohen PhD, assistente di neurologia, gli scienziati dell'UNC hanno usato cellule umane in coltura per dimostrare che l'amiloide-beta scatena una drammatica risposta infiammatoria nelle cellule immunitarie e che tale interazione danneggia i neuroni. Poi hanno mostrato come tale tipo di danni al neurone porta alla formazione di strutture a forma di perla, piene di proteine ​​tau anomali. Sappiamo già che strutture di tipo perla si formano nelle cellule cerebrali delle persone con Alzheimer.


I ricercatori dell'UNC hanno anche identificato due proteine ​​- MMP-9 e HDAC6 - che contribuiscono a promuovere questa cascata dannosa amiloide-infiammazione-tau. Queste proteine, ​​e altre associate a loro, potrebbero diventare bersagli farmacologici per trattare o prevenire l'Alzheimer.


"È interessante essere riusciti a osservare la tau - la proteina principale dell'Alzheimer - all'interno di queste strutture a perla", ha dichiarato Cohen, che fa parte anche del Centro Neuroscienze dell'UNC. "Pensiamo che, impedendo che si formino queste strutture, si potrebbero lasciare alle persone neuroni più sani e più resistenti all'Alzheimer".


I risultati, pubblicati ieri nella rivista Cell Reports, sono stati resi possibili grazie a una collaborazione di tre laboratori dell'UNC guidati da Rick Meeker PhD, Xian Chen PhD e Cohen, nonché dal laboratorio di Jau-Shyong Hong PhD dei NIH. Per iniziare lo studio, Cohen, Meeker e colleghi hanno esposto cellule immunitarie, presenti di solito in uno stato attivato e infiammatorio nel cervello di Alzheimer, a minuscoli gruppi di amiloide-beta (oligomeri), che sono considerati le forme più dannose della proteina.


"Pensavamo che gli oligomeri di amiloide-beta avrebbero attivato una risposta infiammatoria in queste cellule immunitarie, come suggeriva una precedente ricerca di Meeker e volevamo capire se ciò avrebbe indotto forme patologiche di tau quando somministrati ai neuroni", ha detto Cohen.


I ricercatori si sono quindi concentrati sul fluido in cui le cellule immunitarie stavano crescendo. Questo fluido, pieno di fattori infiammatori - o proteine ​​- somigliava al fluido in cui queste cellule vivono abitualmente all'interno del cervello umano. Il team di Cohen ha aggiunto questo fluido alle colture dei neuroni corticali umani. I neuroni hanno sviluppato presto gonfiori anomali, a forma di perla, lungo i loro assoni e dendriti che erano stati ben studiati in precedenza nel laboratorio di Meeker.


Questo 'perlatura neuritica' sugli assoni e sui dendriti è stata osservata nei pazienti di Alzheimer ed è considerata un segno precoce del danno neuronale, anche se non era chiaro come la perlatura possa essere collegata alla tau anomala o se la perlatura porti all'Alzheimer.


Il team di Cohen ha cercato poi la tau nelle perle e ne ha trovato uno straordinario accumulo, anche se era in forma anomala e non rilevabile con i soliti strumenti che gli scienziati usano per individuare il tipo di tau tipico dei pazienti di Alzheimer. Invece, la tau nelle perle era modificata in modo diverso da come si pensava prima. Questo cambiamento è ciò che secondo Cohen induce la tau ad aggregarsi.


Le proteine ​​Tau di norma danno supporto strutturale alle strutture longitudinali chiamate microtubuli, che vengono usate per trasportare molecole cruciali lungo gli assoni. Per ragioni che non sono mai state chiarite, le proteine ​​tau nei neuroni affetti da Alzheimer hanno un modello diverso: sono staccate dai microtubuli, portano modifiche chimiche anomale e si aggregano in grumi lunghi, aggrovigliati e filiformi. Non è chiaro se questi agglomerati tau danneggiano attivamente i neuroni, ma studi precedenti avevano suggerito che la perdita di tau dai microtubuli e la conseguente disfunzione del trasporto assonale potrebbero causare gravi danni.


La scoperta di tau anomala nelle perle neuritiche indica che queste perle potrebbero segnare l'ingresso della tau nel processo dell'Alzheimer. All'interno delle perle, il laboratorio di Cohen ha trovato anche livelli elevati di calcio, che sappiamo essere dannosi per i neuroni e sono considerati una caratteristica importante dei neuroni nelle persone con Alzheimer.


"Pensiamo che questi fattori neuroinfiammatori innescano questa cascata", ha detto Cohen. "Inondano il neurone con calcio. E pensiamo che una volta che il calcio si accumula, provoca la trasformazione anomala della tau. Questo probabilmente porta ad un effetto valanga: la tau si stacca dai microtubuli e viene trasportata per tutto il neurone, finendo in queste perle. Una possibilità è che queste perle piene di tau siano i luoghi dove infine emergono i classici agglomerati di tau, che sono il segno distintivo dell'Alzheimer".


Un team guidato dal ricercatore associato Xian Chen, professore associato di biochimica e biofisica all'UNC, ha usato la spettrometria di massa per individuare le molecole neuroinfiammatorie indotte dall'amiloide-beta che avevano innescato l'afflusso di calcio e la formazione di neuriti. Sono riusciti a dimostrare che una proteina in particolare, la MMP-9, è responsabile di alcuni di questi effetti avversi.
"La MMP-9 è una proteina infiammatoria che è elevata nel cervello dei pazienti di Alzheimer", ha dichiarato Cohen. "Nel nostro studio dimostriamo che la MMP-9 da sola può innescare un flusso di calcio che inonda il neurone".


I ricercatori hanno anche identificato la proteina HDAC6, che origina dall'interno dei neuroni e si concentra nelle perle neuritiche. Si ritiene che, di norma, l'HDAC6 rilevi gli aggregati proteici indesiderati all'interno dei neuroni e li porti via per essere smaltiti. Tuttavia, negli esperimenti del laboratorio di Cohen il blocco dell'HDAC6 ha impedito la formazione di quasi tutte le perle.


Entrambe queste proteine ​​sono elevate nelle aree colpite del cervello di Alzheimer. Le aziende farmaceutiche stanno ora sviluppando e testando inibitori dell'HDAC6, che hanno avuto risultati sorprendentemente buoni negli studi preliminari, anche se non sappiamo bene come funzionano questi inibitori.


"Il nostro lavoro potrebbe spiegare perché gli inibitori dell'HDAC6 si sono dimostrati così promettenti inizialmente", ha detto Cohen. "E pensiamo che il nostro lavoro possa aiutare a informare lo sviluppo di altri tipi di inibitori che influenzano questa cascata, in particolare quelli che possono impattare sui processi cognitivi".


Una strategia terapeutica per bloccare HDAC6 e/o MMP-9 potrebbe avere applicazioni oltre all'Alzheimer. La formazione di neuriti è nota in molte altre malattie neurodegenerative e dopo lesioni alla testa. Gli scienziati hanno persino osservato la perlatura a piccole dosi in cervelli anziani apparentemente sani. La perlatura potrebbe essere un meccanismo generale che sottende il declino cognitivo, ha detto Cohen.


Nel loro studio, Cohen e colleghi hanno trovato alcune perle neuriti piene di tau nel cervello di topi invecchiati. E hanno scoperto che la neuroinfiammazione cronica potrebbe indurre le perle a formarsi nei topi più giovani. Essi sono ora concentrati sulla creazione di un modello di topo per confermare e approfondire il processo amiloide-infiammazione-tau visto in questo studio.


"Se riuscissimo a dimostrare questa cascata in un topo non manipolato, allora potremo studiare l'Alzheimer e testare le terapie in un normale laboratorio senza la necessità di un'ingegneria genetica artificiale usata nei modelli tradizionali di topi di Alzheimer", ha dichiarato Cohen.

 

 

 


Fonte: Mark Derewicz in University of North Carolina at Chapel Hill (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Jui-Heng Tseng, Ling Xie, Sheng Song, Youmei Xie, Lauren Allen, Deepa Ajit, Jau-Shyong Hong, Xian Chen, Rick B. Meeker, Todd J. Cohen. The Deacetylase HDAC6 Mediates Endogenous Neuritic Tau Pathology. Cell Reports, Volume 20, Issue 9, p2169–2183, 29 August 2017, DOI: 10.1016/j.celrep.2017.07.082

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali colelgamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Prev Next

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzhei…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picc...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adul…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...