Ricerche

Nuovo metodo non invasivo individua l'Alzheimer precocemente

Una tecnologia con sonde RM mostra per la prima volta le tossine cerebrali dell'Alzheimer in animali viventi.

Nuovo metodo non invasivo individua l'Alzheimer precocementeOligomeri di amiloide-beta si legano ai neuroni e sono distinti dalle placche amiloidi. La sezione di cervello di un topo anziano modello di Alzheimer sondate con anticorpi contro oligomeri Abeta (568-NU4, rosso) e placche amiloidi (ThS, verde). Le immagini dimostrano che gli oligomeri Abeta (568-NU4) sono spesso associati con, ma distinti da, le placche amiloidi (ThS). Dove si sovrappongono sia le placche amlioidi (verde) che gli oligomeri ABeta (rosso) il colore diventa giallo. La marcatura NU4 è più abbondante rispetto alla colorazione ThS. (Fonte: Adattato da Viola et al., Nature Nanotechnology, 2014)Non esistono attualmente metodi per la diagnosi precoce dell'Alzheimer, che colpisce una persona su 9 oltre i 65 anni.


Ora, un team interdisciplinare di scienziati e ingegneri della Northwestern University ha sviluppato un approccio non invasivo con scansioni di risonanza magnetica (RM) in grado di rilevare la malattia in un animale vivente.


E può farlo nelle prime fasi della malattia, ben prima della comparsa dei sintomi tipici del morbo.


Il team di ricerca, guidato dal neuroscienziato William L. Klein e dallo scienziato dei materiali Vinayak P. Dravid, ha sviluppato una sonda per RM che abbina una nanostruttura magnetica (MNS) con un anticorpo che cerca la tossina cerebrale amiloide-beta, responsabile dell'insorgenza della malattia. Per merito delle nanostrutture magnetiche associate, le tossine accumulate appaiono come aree scure sulla risonanza magnetica del cervello.


Questa capacità di rilevare le tossine molecolari un giorno potrebbe consentire agli scienziati sia di individuare presto i guai, sia di progettare farmaci o terapie migliori per combattere e monitorare la malattia. E, pur non essendo centrale allo studio, i primi dati disponibili indicano anche che la sonda RM migliora la memoria, legandosi alle tossine e «ammanettandole» per impedire loro di fare ulteriori danni.


"Abbiamo un nuovo metodo di visualizzare il cervello, in grado di rilevare la tossina che porta all'Alzheimer", ha detto Klein, che ha ha identificato per primo gli oligomeri di amiloide-beta nel 1998. E' professore di neurobiologia nel Weinberg College of Arts and Sciences. "Con la RM possiamo vedere le tossine collegate ai neuroni nel cervello. Ci aspettiamo di utilizzare questo strumento per rilevare questa malattia precocemente e aiutare a identificare i farmaci che possono effettivamente eliminare la tossina e migliorare la salute".


Con la riuscita della dimostrazione della sonda RM, i ricercatori della Northwestern hanno ora posto le basi molecolari della causa, dell'individuazione non invasiva via RM e del trattamento dell'Alzheimer. Dravid ha introdotto l'approccio con questa nanostruttura magnetica di contrasto RM per l'Alzheimer a seguito del suo lavoro precedente che usava vettori MNS come nanotecnologie intelligenti per la diagnostica e la terapia di tumori specifici. (Un MNS è in genere da 10 a 15 nanometri di diametro, un nanometro è un miliardesimo di metro).


I dettagli della nuova diagnostica per l'Alzheimer sono stati pubblicati ieri 22 dicembre sulla rivista Nature Nanotechnology. Klein e Dravid sono gli autori co-corrispondente.


L'impatto emotivo ed economico dell'Alzheimer è devastante. Quest'anno, il costo diretto della malattia negli Stati Uniti supera i 200 miliardi di dollari, secondo l'Alzheimer's Association. Entro il 2050, quel costo dovrebbe essere di 1.100 miliardi dollari con l'invecchiamento dei baby boomer. E queste cifre non includono il tempo perso dai caregivers.


Questa nuova tecnologia di sonda RM rileva qualcosa di diverso dalla tecnologia convenzionale: oligomeri tossici di amiloide-beta, invece delle placche, che sono presenti in una fase dell'Alzheimer quando un intervento terapeutico potrebbe essere troppo tardivo. Gli oligomeri di amiloide-beta sono ora ampiamente ritenuti i colpevoli dell'insorgenza della malattia e della conseguente perdita di memoria.


In un cervello malato, gli oligomeri di amiloide-beta mobili attaccano le sinapsi dei neuroni, distruggendo la memoria e provocando la morte dei neuroni. Col passare del tempo, l'amiloide-beta si accumula e comincia a stare insieme, formando le placche amiloidi che puntano le sonde attuali. Gli oligomeri possono apparire più di un decennio prima che siano rilevate le placche.


"La scansione non invasiva via RM degli oligomeri di amiloide-beta è un enorme passo avanti verso la diagnosi di questa malattia debilitante nella sua forma iniziale" ha detto Dravid, Professore di Scienza dei Materiali e Ingegneria alla Scuola McCormick di Ingegneria e Scienze Applicate.


C'è un grande bisogno di ciò che sta facendo il team di ricerca della Northwestern: identificare e rilevare il biomarcatore corretto per scoprire nuovi farmaci. Nonostante gli sforzi straordinari, non esistono ancora farmaci efficaci per l'Alzheimer. "Questo metodo di RM potrebbe essere usato per determinare quanto funziona un nuovo farmaco", ha detto Dravid. "Se un farmaco è efficace, ci si aspetta che il segnale dell'amiloide-beta scenda".


La sonda non tossica di RM è stata introdotta via intranasale a topo modelli di Alzheimer e a topi di controllo senza la malattia. Negli animali con Alzheimer, la presenza delle tossine può essere vista chiaramente nell'ippocampo con la RM del cervello. Nessuna area scura, tuttavia, è stata osservata nell'ippocampo del gruppo di controllo.


Secondo Klein, la capacità di rilevare oligomeri di amiloide-beta è importante per due motivi: gli oligomeri di amiloide-beta sono le tossine che danneggiano i neuroni, e gli oligomeri sono il primo segno di difficoltà nel processo di malattia, che appare prima di qualsiasi altra patologia.


Klein, Dravid ed i loro colleghi hanno anche osservato che il comportamento degli animali con Alzheimer è migliorato dopo aver ricevuto anche una singola dose della sonda RM. "Anche se sono preliminari, i dati suggeriscono che la sonda potrebbe essere usata non solo come strumento diagnostico ma anche come terapia", ha detto Kirsten L. Viola, co-autore dello studio e dirigente di ricerca nel laboratorio di Klein.


Oltre agli studi sugli animali vivi, il team di ricerca ha studiato anche del tessuto cerebrale umano del Cognitive Neurology and Alzheimer's Disease Center della Northwestern. I campioni provenivano da persone morte di Alzheimer e da coloro che non avevano la malattia. Dopo aver introdotto la sonda RM, i ricercatori hanno visto grandi aree scure nel cervello di Alzheimer, che indicavano la presenza di oligomeri di amiloide-beta.

 

********
Oltre a Klein, Dravid e Viola, altri autori della ricerca provengono dalla Northwestern University, dalla Universidade Federal de Santa Catarina in Brasile, dalla Illinois Mathematics and Science Academy, e dalla North Shore University Health Systems.

 

 

 

 

 


Fonte: Northwestern University via EurekAlert! (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti:  Kirsten L. Viola, James Sbarboro, Ruchi Sureka, Mrinmoy De, Maíra A. Bicca, Jane Wang, Shaleen Vasavada, Sreyesh Satpathy, Summer Wu, Hrushikesh Joshi, Pauline T. Velasco, Keith MacRenaris, E. Alex Waters, Chang Lu, Joseph Phan, Pascale Lacor, Pottumarthi Prasad, Vinayak P. Dravid, William L. Klein. Towards non-invasive diagnostic imaging of early-stage Alzheimer's disease. Nature Nanotechnology, 2014; DOI: 10.1038/nnano.2014.254

Pubblicato in

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

04.08.2017 DaNonPerdere

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017 DaNonPerdere

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​​a...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017 DaNonPerdere

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV ...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

07.10.2016 DaNonPerdere

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer …

16.06.2016 DaNonPerdere

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 DaNonPerdere

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocamp…

17.02.2016 DaNonPerdere

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015 DaNonPerdere

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015 DaNonPerdere

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della compa…

27.08.2015 DaNonPerdere

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le proteina…

31.07.2015 DaNonPerdere

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015 DaNonPerdere

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015 DaNonPerdere

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015 DaNonPerdere

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzheim…

27.04.2015 DaNonPerdere

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015 DaNonPerdere

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picco...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014 DaNonPerdere

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

05.12.2014 DaNonPerdere

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 DaNonPerdere

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

02.11.2014 DaNonPerdere

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

06.10.2014 DaNonPerdere

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

01.10.2014 DaNonPerdere

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014 DaNonPerdere

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...