Associazione Alzheimer ONLUS logo

Ricerche

Ancora dieci anni di Alzheimer

Ancora dieci anni di Alzheimer - Grafica di Young Jin Cho

All'inizio del mio dottorato di ricerca, un ricercatore molto stimato mi ha detto che entro dieci anni avremmo avuto alcune opzioni reali di trattamento per i pazienti con Alzheimer. Ora, quasi sei anni dopo, mentre mi avvicino alla fine del percorso di laurea, non ci sono opzioni di trattamento in vista. Questo ricercatore aveva sbagliato? Che cosa sta succedendo? Perché ci mettiamo così tanto tempo?


Il morbo di Alzheimer (AD) è stato descritto nel 1906 da Alois Alzheimer in un paziente di nome Auguste Deter, che ripeteva "Mi sono perso" durante l'esame. Alla sua morte, il dottor Alzheimer ha descritto le placche e i grovigli presenti nel suo cervello, che sono diventate le caratteristiche della malattia. Solo negli anni ottanta, attraverso moderne tecniche biochimiche, è stata determinata la composizione di queste placche e grovigli.


La proteina nelle placche è stato caratterizzata e chiamata amiloide-beta e la proteina che compone i grovigli è stata identificata come tau. L'ultima, e forse più importante, caratteristica dell'AD è la morte delle cellule, che è diffusa nelle fasi avanzate della malattia.


I primi farmaci usati per trattare l'AD sono stati introdotti negli anni Novanta e agivano sulla regolazione dei livelli dei messaggeri chimici nel cervello. Il sollievo offerto dai farmaci è minimo, e non è una soluzione permanente. E tuttavia, anche se questo trattamento per l'AD da allora è caduto in disgrazia, questi farmaci sono attualmente le uniche opzioni disponibili come trattamento.


Da allora, il settore si è concentrato sulla «ipotesi cascata amiloide», basata sulla scoperta che l'amiloide è tossica per i neuroni. Ci sono linee molto convincenti di evidenze che dimostrano che l'eccesso di produzione di amiloide è la causa dell'AD, e tuttavia nessuno studio clinico diretto sull'amiloide ha prodotto nuove opzioni di trattamento per i pazienti affetti da AD. Come mai?


Secondo me, i tre motivi più importanti sono che:

  1. stiamo usando i modelli sbagliati,
  2. stiamo intervenendo troppo tardi e
  3. non sappiamo come funziona il cervello.

 

1. Modelli errati

Ci sono due tipi di Alzheimer. Uno è causato da mutazioni dominanti nei geni che codificano la proteina precursore dell'amiloide (APP), o la presenilina-1 o la presenilina-2; tutte influenzano lo stesso percorso e causano una sovrapproduzione di amiloide. Questo tipo di AD è spesso chiamato "precoce", in quanto i sintomi si presentano in genere prima dei sessant'anni, a volte a trenta o quaranta. Tuttavia, questa forma rappresenta meno dell'1 per cento dei casi. Quasi tutti i modelli di topo della malattia si basano sull'insorgenza precoce.


Dall'altra parte, il secondo tipo di AD costituisce la maggior parte dei casi, ha una causa sconosciuta, ed è denominato "sporadico". Anche se questa forma ha una componente genetica, è stato più difficile da modellare nei topi. Il fattore di rischio genetico per questo tipo di AD è la presenza del gene apoE4, che può aumentare fino del 60 per cento il rischio di sviluppare AD. Tuttavia, a differenza delle mutazioni dominanti, la presenza di questo gene non garantisce lo sviluppo di AD, e viceversa non avere la mutazione non è una garanzia. Capire il rapporto tra il fattore di rischio genetico ApoE4 e lo sviluppo di AD può probabilmente migliorare la nostra comprensione attuale della causa della forma sporadica di AD. In confronto all'APP/amiloide, il genotipo ApoE4 è sotto-rappresentato tra i modelli di topo, rendendo difficile studiare le cause alla base della malattia.


Oltre a modellare solo il sottoinsieme "precoce" dei casi di AD, la stragrande maggioranza dei modelli di topo attualmente allo studio non mostrano una qualsiasi morte cellulare. Questa mancanza di morte cellulare può essere la ragione per cui si è visto che l'AD è in realtà molto facile da trattare ... nei topi. I ricercatori lo fanno ogni giorno. Decine di composti hanno dimostrato di migliorare la memoria e di ridurre la patologia amiloide ... nei topi. Ma quando i composti più promettenti sono portati agli studi clinici, tutti hanno dovuto essere fermati a causa della mancanza di efficacia o delle preoccupazioni sulla sicurezza.


Non è che questi modelli di topo siano fatti male; piuttosto il contrario. Questi modelli hanno permesso ai ricercatori di effettuare studi dettagliati sugli effetti della patologia amiloide e di individuare il percorso molecolare che produce l'amiloide. La ricerca prodotta da questi modelli è molto promettente per identificare una terapia che punta la causa molecolare alla base dell'AD.


Questi topi hanno solo bisogno di un po' di un ri-modellazione. Non possiamo ragionevolmente aspettarci che questi modelli di topo possano riassumere tutti gli aspetti della malattia umana e prevedere attendibilmente l'efficacia e la sicurezza dei farmaci. Una teoria emergente suggerisce che i ricercatori dovrebbero prendere in considerazione la patologia di questi topi come modello di Alzheimer di stadio iniziale, prima della morte cellulare dei neuroni. Se questa teoria fosse valida, potremmo usare questi modelli per capire i meccanismi che possono contribuire alla patologia di AD.

 

2. Trattamento in ritardo

Un recente studio di Randall Bateman ha esaminato persone con una mutazione dominante di AD che, in base alla loro storia famigliare, aveva un'età prevedibile dei sintomi. I ricercatori hanno scoperto che potevano rilevare i cambiamenti nei livelli di amiloide nel liquido cerebrospinale fino a 25 anni prima dell'età stimata di insorgenza dei sintomi. Questo studio, e altri, indicano che l'AD si sviluppa insidiosamente nel corso di decenni. Con il tempo sorgono i sintomi cognitivi, i danni neurologici sono ampi e difficili da invertire.


In passato, gli studi clinici usavano partecipanti che stavano già sperimentando sintomi cognitivi. Questa potrebbe essere una delle ragioni del fallimento di questi esperimenti. Intervenire più presto possibile, prima che ci siano danni neurologici estesi, o addirittura sintomi cognitivi, avrebbe dato maggiori possibilità di successo all'intervento.


Perché non trattare le persone prima? Il costo di uno studio clinico è molto variabile, ma la maggior parte delle stime mettono in conto da centinaia di milioni a miliardi di dollari, e le fasi da 1 a 3 in genere durano 5 anni. Questo costo è un grave ostacolo per lo svolgimento di un esperimento che potrebbe durare 20/30 anni senza la certezza di un progetto terapeutico definitivo.


Tuttavia, il settore ha cambiato il modo di pensare come prevenire l'AD e iniziare il trattamento prima. Gli studi clinici stanno ora reclutando persone che sono cognitivamente sane, ma che possono avere un rischio più alto di sviluppare AD. Queste ricerche comprendono l'Anti-Amyloid Treatment in Asymptomatic Alzheimer’s (AA) e il Dominantly Inherited Alzheimer Network (DIAN) che stanno reclutando rispettivamente pazienti dai 65 anni, e fino a 15 anni prima dell'età prevista di insorgenza dei sintomi. Questi studi sono un passo importante verso un intervento prima che sia troppo tardi.

 

3. Il cervello, questo sconosciuto

È vero. Bradley Voytek, assistente professore di Computational Cognitive Science e di Neuroscienze alla UC San Diego, stima che sappiamo come funziona il 2 per cento del cervello. Sappiamo che regioni diverse del cervello sono associate a funzioni diverse, ma ciò è lontano dal capire come questo organo complesso produce pensieri e personalità.


Oltre agli 86 miliardi di neuroni, ognuno dei quali può connettersi con altre cellule su un numero di punti chiamati sinapsi che può arrivare a 10.000, Voytek scrive in un articolo su Nature che ci sono almeno altrettante, se non fino a dieci volte più numerose, cellule gliali. Prendendo il nome dal termine greco che significa 'colla', le cellule gliali sono state inizialmente considerate solo atte a tenere insieme i neuroni. Ora, sempre più prove dimostrano che le glia sono anche coinvolte nella segnalazione e nella comunicazione, aggiungendo un ulteriore livello di complessità al cervello.


Se questo non è incredibile abbastanza, cerchiamo e mappiamo le connessioni. Il settore in crescita della connettomica mira a mappare le reti di connessione sinaptica e sta affrontando sfide inaspettate. In un recente articolo, Jeff Lichtman, professore di biologia molecolare e cellulare della Harvard University e i suoi colleghi, sottolineano che l'acquisizione dei dati è "in realtà la parte (relativamente) più facile". Con la microscopia elettronica, i ricercatori possono acquisire un'immagine del cervello su una scala nanometrica che rivela tutte le connessioni sinaptiche. Il team di Lichtman converte queste immagini su scala nanometrica in un grafico di connettività digitale che è essenzialmente una mappa di tutte le sinapsi.


Una delle sfide è l'enorme quantità di dati generati. L'articolo spiega che "acquisire le immagini di un singolo millimetro cubo di un cervello di ratto può generare circa 2 milioni di gigabyte, 2 petabyte, di dati". Un cervello completo di ratto produrrebbe circa un exabyte (1.000 petabyte) di dati. Questo va ben oltre la capacità di qualsiasi sistema di registrazione disponibile oggi. Mappare un cervello umano completo in questo modo "richiederebbe un zetabyte (1.000 exabyte), una quantità di dati che si avvicina a quella di tutte le informazioni registrate a livello globale oggi".


Il cervello è incredibilmente complicato. Mentre una mappa completa del cervello umano è ancora un po' lontana, una mappa del cervello di topo potrebbe non essere così lontana. Oltre alla microscopia, nuove tecniche (ad esempio la optogenetica) stanno acquisendo importanza. L'optogenetica è un metodo che permette essenzialmente ai ricercatori di far brillare una luce su una specifica area del cervello per attivare quelle sinapsi e misurare gli effetti a valle.


I progressi fatti per capire come funziona il cervello avranno senza dubbio un impatto sul modo in cui è studiato e curato l'AD, e tutte le altre malattie neurologiche. Nonostante questi ostacoli, i ricercatori hanno fatto grandi progressi verso la comprensione e il trattamento dell'AD. Quello che ha detto Socrate, «più so, più so di non sapere», sembra proprio essere vero. Tuttavia, abbiamo sezionato il percorso amiloide con l'aiuto dei topi. Abbiamo spostato miliardi di dollari sugli studi clinici volti a prevenire l'AD. E la quantità di conoscenze su questa ultima frontiera sta crescendo a un ritmo senza precedenti.


Allora quando penso che saranno disponibili opzioni reali di trattamento per i pazienti di AD? Forse nei prossimi dieci anni.

 

 

 


Fonte: Chelsea Cavanagh in McGill Daily (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Hupe…

27.03.2020

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame tra …

28.02.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo d...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzhei…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picc...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adul…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...