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Ricerche

La sindrome di Down può avere la chiave per nuovi trattamenti di Alzheimer

CHICAGO (Reuters) - Per iniziare un nuovo filone di ricerca sull'Alzheimer, la Johnson & Johnson sta finanziando uno studio pilota di tre anni su persone con sindrome di Down per identificare i primi cambiamenti che segnalano la demenza, presente quasi nel 75 per cento degli adulti con questa condizione.

L'obiettivo è generare il supporto per una collaborazione pubblico-privata molto più grande, finanziata da case farmaceutiche, promotori e agenzie governative che studierà almeno 1.000 persone con la sindrome di Down, monitorandole loro fin dalla tenera età e, infine, testerà trattamenti per impedire alla demenza di svilupparsi.

dottor Husseini Manji"Lo studio che proponiamo permetterà di scoprire di più sui trattamenti dell’Alzheimer, ma può pure aiutare le persone con sindrome di Down", ha detto il dottor Husseini Manji (foto), responsabile globale dello sviluppo di farmaci neurologici alla J & J. Esperti in sindrome di Down e Alzheimer che si sono riuniti a Chicago per un seminario su questa idea negli uffici dell’Alzheimer’s Association questo mese dicono che comunque può offrire il miglior modello scientifico per testare i farmaci per prevenire la malattia degenerativa del cervello.

L'industria è stata più volte colpita dal fallimento dei trattamenti sperimentali di Alzheimer, tra cui gli studi recenti del J & J e Pfizer Inc sulla terapia con bapineuzumab. Di conseguenza, le imprese e i ricercatori sono alla ricerca di modi per testare prima i farmaci di Alzheimer, prima che il cervello delle persone diventi troppo danneggiato per avere benefici. Gli studi sono già in programma per iscrivere persone che portano mutazioni genetiche con la certezza di sviluppare l’Alzheimer in età precoce.

Uno studio sostenuto dal Dipartimento dei Servizi Sanitari e Umani intende sperimentare un farmaco della Genentech di proprietà della Roche Holding AG chiamato crenezumab in una famiglia allargata dalla Colombia che porta una mutazione che causa lo sviluppo dell’Alzheimer a partire dai 30 anni. Poche centinaia di famiglie in tutto il mondo portano questi geni, e vi è una certa preoccupazione che i farmaci testati nelle persone con mutazioni genetiche che causano Alzheimer ad insorgenza precoce possano funzionare in modo diverso nelle persone che sviluppano il più comune Alzheimer ad insorgenza tardiva, che si sviluppa dopo i 65.

Una differenza importante

La demenza che si sviluppa nelle persone con sindrome di Down può assomigliare molto alla malattia della popolazione più ampia in quanto si differenzia da altre forme di Alzheimer ad insorgenza precoce, dicono i ricercatori. Le persone con sindrome di Down ereditano una terza copia del cromosoma 21, dando loro una razione supplementare di un gene che produce proteina precursore dell'amiloide o APP, che è collegata con lo sviluppo di placche nel cervello dei malati di Alzheimer.

La maggior parte dei casi di Alzheimer ad insorgenza precoce è causata da mutazioni nel gene APP o in uno dei due geni conosciuti come presenilina 1 o presenilina 2. Le persone con sindrome di Down sembrano sviluppare demenza a causa della loro copia extra di un gene APP altrimenti normale. "C'è una possibilità che le popolazione con sindrome di Down si avvicini molto all’Alzhiemer ad insorgenza precoce", ha detto Manji, co-autore di un commento questo mese su Nature Review Drug Discovery , dove ha spiegato i piani dello studio.

La demenza inizia molto prima nelle persone con sindrome di Down, che sviluppano placche e grovigli nel cervello all'età di 30 anni e i segni della demenza a 40 anni. Il numero di potenziali pazienti con sindrome di Down supera quelli con la mutazione genetica. Ci sono circa 400.000 persone negli Stati Uniti e 6 milioni di persone in tutto il mondo con la sindrome di Down. "Queste malattie hanno quasi certamente caratteristiche comuni", ha detto il Dott. William Mobley del Centro sindrome di Down per la Ricerca e la Cura dell'Università della California di San Diego. Anche se tutte le somiglianze non sono ancora chiare, studi in topi con sindrome di Down mostrano che anche eliminando solo la copia in più del gene per l'APP si impedisce alle cellule cerebrali di morire, ha detto.

Il centro di Mobley eseguirà lo studio pilota su 12 pazienti, per gettare le basi del progetto più ampio, denominato Down Syndrome Biomarker Initiative. La sperimentazione più grande sarà modellata dopo due studi di successo: la Neuroimaging Alzheimer Disease Initiative, un partenariato pubblico-privato che ha contribuito a identificare biomarcatori legati all’Alzheimer, e un test sul cancro al seno noto come I-SPY che ha aperto la strada alla progettazione di test adattivo, in cui i ricercatori utilizzano biomarcatori per abbinare il farmaco giusto al paziente giusto.

Ciò che non è ancora noto è quanti genitori di persone con sindrome di Down saranno disposti a iscrivere i propri figli adulti su tali prove. Michelle Whitten della Global Down Syndrome Foundation pensa che saranno in molti. La Whitten, con figlio di 9 anni con sindrome di Down, dice che la durata della vita delle persone con la condizione è passata da 28 anni nel 1980 ai 60 di oggi a causa di un trattamento migliore. Ciò significa che molti genitori che hanno lottato per dare ai propri figli una buona istruzione e un lavoro utile, spesso devono invece affrontare il loro declino nella demenza. "Vogliamo solo che sia risolto", ha detto la Whitten.

Il Dr. Michael Krams, responsabile della licenza di neurologia alla J&J, ha detto che la sfida è quella di sviluppare farmaci in grado di offrire un grande beneficio potenziale con pochi rischi per i pazienti. Questo può escludere il farmaco bapineuzumab della società, che ha dimostrato di causare gonfiore del cervello noto come edema vasogenico in alcuni pazienti. Krams ha detto che un approccio promettente sarebbe un inibitore beta-secretasi (BACE), un farmaco progettato per impedire all'enzima beta-secretasi di tagliare l’APP in pezzetti che producono beta amiloide, che forma le placche cerebrali nei pazienti di Alzheimer.

Un recente studio sulla rivista Nature ha fatto capire che inibire la beta-secretasi potrebbe funzionare. Un team della deCODE Genetics di Reykjavik ha scoperto una rara mutazione nel gene APP che protegge contro l’Alzheimer, e funziona interferendo con la beta-secretasi. Tra le case farmaceutiche che stanno già sviluppando inibitori BACE ci sono Eli Lilly and Co, Roche e Merck & Co. Krams ha rifiutato di dire se anche la J&J ha un farmaco BACE, ma ha detto che testare tali farmaci in pazienti con Alzheimer ad insorgenza tardiva richiederebbe studi molto grandi, aggiungendo che"fare questo in una popolazione di Down potrebbe essere molto più efficiente, almeno in termini di principio".

 

 

 

 

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Scritto da Julie Steenhuysen, verificato da Michele Gershberg e Prudence Crowther

Pubblicato in Reuters.com il 25 Settembre 2012 - Traduzione di Franco Pellizzari.

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