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Ricerche

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

Alzheimers patient and caregiver

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che essere caregiver familiare ha un impatto negativo sulla salute di una persona, poiché aumenterebbe i livelli di infiammazione, indebolendo la funzione del sistema immunitario.


Ora, dopo aver analizzato 30 studi sui livelli di molecole immunitarie e infiammatorie dei caregiver, ricercatori della Johns Hopkins University hanno affermato che il collegamento è stato sopravvalutato e che l'associazione è estremamente ridotta.


Essi riferiscono che lo stress del caregiver spiega meno dell'1% della variabilità dei biomarcatori del sistema immunitario e dell'infiammazione. La loro nuova meta-analisi è stata pubblicata il 10 marzo su The Gerontologist.


"Non stiamo dicendo che il caregiving familiare non è stressante, ma è comune pensare che è così stressante da causare un peggioramento della salute e un aumento della mortalità. Questo può portare a temere il caregiving e una riluttanza a prendersi cura dei propri cari nel bisogno", dice il primo autore David Roth MA/PhD, professore di medicina e direttore del Center on Aging and Health della Johns Hopkins University. "Stiamo sfidando quella narrativa come troppo esagerata".


Secondo la National Alliance for Caregiving, più di 34 milioni di persone negli Stati Uniti danno assistenza a un familiare o a un amico disabile o anziano o malato cronico in ogni dato anno. Il valore dei servizi forniti da questi caregiver familiari è stimato in 375 miliardi di dollari all'anno. Nel 1987, uno studio ha concluso che i caregiver di persone con Alzheimer avevano livelli inferiori di alcune molecole immunitarie. Da allora, altri studi hanno suggerito che i caregiver familiari hanno mortalità e tasso di malattie psichiatriche maggiori, funzione immunitaria e durata della vita minori, e guarigione delle ferite più lenta rispetto ad altre persone.


Dopo aver notato debolezze statistiche in diversi studi recenti sul caregiving e l'immunità, Roth e i suoi colleghi volevano rivisitare oltre trent'anni di studi su queste idee. Hanno ristretto la loro analisi alle ricerche sui biomarcatori immunitari o infiammatori - molecole che possono essere rilevate attraverso un esame del sangue - e raccolte dai database della letteratura medica, per trovare studi che collegano lo stress cronico del caregiving familiare a questi biomarcatori. Dopo aver esaminato 132 testi completi, hanno ristretto la meta-analisi a 30 documenti originali basati su dati.


Nel complesso, i documenti che il gruppo di Roth ha studiato andavano dal 1987 al 2016 e riportavano i dati su 86 biomarcatori di 1.848 caregiver e 3.640 non caregiver. Quando i ricercatori hanno iniziato a revisionare i manoscritti, Roth afferma di aver immediatamente notato le tendenze: per iniziare, gli studi erano piuttosto piccoli. Dei 30 studi, 16 avevano meno di 50 caregiver, e alcuni addirittura solo 11 o 14. "Molti di questi sono piccoli studi esplorativi che possono finire per sovra-interpretare ciò che trovano", dice Roth.


Roth aggiunge che gli studi tendevano a confrontare i caregiver che si trovano in contesti clinici con altri adulti reclutati da centri anziani, chiese o altre organizzazioni comunitarie. "Queste persone differiscono per molti fattori da chi è propriamente un caregiver", dice Roth. "Molti dei cosiddetti controlli sono volontari sani e socialmente attivi". A causa di problemi come questo, 11 di questi studi sono stati classificati  'moderati' (anziché 'bassi' o 'minimi') per i potenziali pregiudizi.


Quando il team ha riunito i dati in una meta-analisi, ha trovato che la dimensione complessiva dell'effetto del caregiving sui biomarcatori è di 0.164 unità di deviazione standard. Anche se l'effetto è statisticamente significativo, i ricercatori hanno riferito che l'associazione è generalmente debole e di rilevanza clinica discutibile. Secondo Roth, si ritiene generalmente che una deviazione standard inferiore a 0,20 indichi una piccola dimensione dell'effetto.


"Non è che non abbiamo trovato nulla, ma è il sussurro di un effetto, non così grande come quello che le persone sono state indotte a credere", dice Roth.


Il team spera che il suo nuovo sguardo ai dati esistenti aiuti a incoraggiare le persone ad essere più aperte a diventare caregiver. I ricercatori sperano anche che aiuti le professioni mediche ad allontanarsi dall'idea che i caregiver sono vulnerabili:  "Il caregiving, se fatto bene, può effettivamente essere un'attività estremamente benefica e salutare, che migliora la tua vita perché ti stai comportando in modo pro-sociale", dice Roth.


I ricercatori stanno ora conducendo un ampio studio basato sulla popolazione, con controlli abbinati accuratamente e con biomarcatori raccolti più volte, al fine di ottenere informazioni ancora più dettagliate sulla connessione, o la sua mancanza, tra il caregiving e il sistema immunitario.

 

 

 


Fonte: Johns Hopkins Medicine (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: David L Roth, Orla C Sheehan, William E Haley, Nancy S Jenny, Mary Cushman, Jeremy D Walston. Is Family Caregiving Associated With Inflammation or Compromised Immunity? A Meta-Analysis. The Gerontologist, 10 Mar 2019, DOI: 10.1093/geront/gnz015

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Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

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