Un nuovo studio di revisione offre una guida legislativa per bilanciare l’autonomia del paziente con la sicurezza pubblica
Foto: Case Western Reserve University
Quando una donna californiana con demenza ha sbandato nel traffico e ha ucciso il suo passeggero, la famiglia della vittima ha fatto causa al medico curante, sostenendo che avrebbe dovuto intervenire per impedirle di guidare. Una giuria alla fine ha ritenuto che il medico non fosse responsabile, ma il caso ha messo in luce una preoccupante lacuna politica: quali responsabilità hanno i medici quando sanno che i loro pazienti mostrano segni di declino cognitivo ma continuano a guidare?
Due decenti della Case Western Reserve University di Cleveland (Ohio/USA) affermano che le leggi attuali lasciano sia i medici che le famiglie senza una guida chiara e mettono a rischio la sicurezza pubblica. In un nuovo studio pubblicato su UC Irvine Law Review, le prof.sse di diritto Sharona Hoffman, condirettrice del Law-Medicine Center, e Cassandra Burke Robertson, hanno analizzato il crescente dilemma posto dagli anziani che guidano con deficit cognitivo e hanno proposto linee guida che offrono chiarezza ai medici.
"L’obiettivo è proteggere meglio il pubblico. Gli ospedali e le cliniche vedono in prima persona come il declino cognitivo influisce sul giudizio, sui tempi di reazione e sul processo decisionale", ha affermato la Hoffman. "Ma i medici operano in un ambiente in cui le aspettative legali non sono chiare. I medici devono considerare indicazioni pratiche e proteggere i diritti dei pazienti, il tutto cercando di aiutare a prevenire tragedie evitabili".
Hoffman e Robertson notano che gli approcci attuali, come i test della vista prima del rinnovo della patente o l'affidamento esclusivo ai familiari, sono insufficienti. Propongono invece una legislazione statale che impone ai medici che diagnosticano il declino cognitivo di inviare i pazienti a valutazioni di guida standardizzate. Secondo il modello proposto, i medici notificherebbero alle Motorizzazioni statali solo i casi di rifiuto del test da parte dei pazienti o quando non li ritengono sicuri per la guida.
Le autrici hanno inoltre osservato che gli agenti di polizia dovrebbero essere formati per identificare il potenziale declino cognitivo nei guidatori anziani e inviare gli individui a rischio alla valutazione di guida.
Una preoccupazione crescente
Secondo l’Insurance Institute for Highway Safety, ci sono più di 32 milioni di conducenti in USA over-70, e circa il 10% degli over-65 vive con demenza, secondo l’Alzheimer’s Association. Hoffman e Robertson prevedono che la tensione tra autonomia personale e sicurezza stradale non potrà che intensificarsi con l’invecchiamento della popolazione del baby boom.
Per molti anziani, tuttavia, guidare è molto più che semplice spostamento. È essenziale per l’indipendenza, la connessione sociale e la qualità della vita. Secondo la ricerca delle prof.sse, la perdita della capacità di guidare può portare all’isolamento sociale, alla dipendenza dagli altri e a un significativo calo del benessere mentale e fisico. La Robertson ha detto che questo rende particolarmente tesa la decisione su quando qualcuno dovrebbe smettere di guidare.
“Il nostro obiettivo è trovare un equilibrio tra autonomia e sicurezza”, ha affermato. "Vogliamo dare potere ai medici con un processo chiaro, non per togliere le chiavi loro stessi, ma per garantire che valutatori formati prendano decisioni informate sulla capacità di guida. Questo crea un sistema giusto per i pazienti e molto più protettivo nei confronti del pubblico".
Fonte: Colin McEwen in Case Western Reserve University (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.
Riferimenti: S Hoffman, CB Robertson. Patient Autonomy, Public Safety, and Drivers with Cognitive Decline. UC Irvine Law Review, 2025, Permalink
Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.
Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.
Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.












Associazione Alzheimer OdV