Cosa implica la mancanza di un farmaco miracoloso per l'Alzheimer?

In un editoriale intitolato "La promessa non mantenuta di un farmaco miracoloso per l'Alzheimer: implicazioni per la pratica, la politica e la ricerca", Malaz Boustani MD/MPH, ricercatore del Regenstrief Institute e direttore-fondatore del Centro Innovazione Sanitaria e Implementazione della Scienza dell'Università dell'Indiana, e i co-autori Philip D. Sloane MD/MPH e Sheryl Zimmerman PhD dell'Università della Carolina del Nord di Chapel Hill, lamentano la promessa non mantenuta di un farmaco miracoloso per il morbo di Alzheimer (MA), ma sono rincuorati da ciò che essi considerano miglioramenti incoraggianti nell'assistenza della popolazione in crescita di anziani, molti con demenza.


Sedici anni fa essi avevano delineato l'impatto di un farmaco rivoluzionario per il MA con due scenari: uno in cui questo ipotetico farmaco ritardava l'insorgenza della malattia e l'altro in cui il nuovo farmaco rallentava la progressione della malattia. Sfortunatamente nessuno dei due si è realizzato. Dal 2002 oltre 100 farmaci promettenti per il MA sono entrati in studi clinici, ma nessuno si è dimostrato efficace a sufficienza da essere approvato per l'uso nei pazienti.


Essi scrivono che i veri miglioramenti nella gestione del MA in un futuro prevedibile saranno nel ridurre i fattori di rischio (farmaci che danneggiano il cervello che invecchia, per esempio) oltre a alleviare la sofferenza e migliorare la qualità della vita attraverso il caregiving e i processi assistenziali informati. Notano che molti progressi sono stati fatti nella trasformazione dell'assistenza.


Ad esempio, il Dott. Boustani e i colleghi del Regenstrief Institute e del Center for Aging Research dell'Indiana University hanno sviluppato e testato il modello «Aging Brain Care» (ABC) che ha dimostrato di ridurre i sintomi comportamentali e psicologici del MA, l'uso di farmaci con effetti cognitivi avversi e il peso del caregiver familiare. Questo innovativo modello di assistenza collaborativa amplia la definizione di paziente per includere i familiari che consentono alla persona che vive con MA di rimanere a casa più a lungo.


I medici, gli infermieri, gli assistenti sociali e gli operatori sanitari in comunità lavorano a stretto contatto sia con gli anziani che con i caregiver familiari - nella stanza di test e a casa, oltre al telefono e via email - fornendo assistenza per ottimizzare la qualità di vita della persona con MA e i suoi familiari.


Ai pazienti e alle famiglie che partecipano al modello di cura ABC viene fornita una valutazione iniziale dei bisogni cognitivi, sociali e psicologici. Il team ABC quindi li aiuta a sviluppare un piano di trattamento personalizzato che in genere include il riconoscimento di farmaci potenzialmente dannosi, la prescrizione di nuovi farmaci, l'avvio di regimi di esercizio fisico e cerebrale e l'insegnamento di strategie di risoluzione dei problemi per affrontare gli effetti cognitivi, funzionali e psicologici del MA.


L'editoriale, pubblicato nel numero di luglio 2018 di JAMDA, conclude con ottimismo: "Potremmo non avere una cura per la demenza, ma si profila l'enorme speranza di un continuo miglioramento dell'assistenza".

 

 

 


Fonte: Regenstrief Institute/Indiana University (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Philip D. Sloane, Sheryl Zimmerman, Malaz Boustani. The Unmet Promise of a Miracle Drug for Alzheimer's Disease: Implications for Practice, Policy, and Research. Journal of the American Medical Directors Association, 2018; 19 (7): 557 DOI: 10.1016/j.jamda.2018.05.026

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