Associazione Alzheimer ONLUS logo

Esperienze e opinioni

E se il tuo uso del cellulare potesse rivelare se hai l'Alzheimer?

E se il tuo uso del cellulare potesse rivelare se hai l'Alzheimer?

Molti di noi hanno visto i propri cari diventare prede di un disturbo neurologico. All'inizio si notano cambiamenti nei loro modelli di linguaggio, e poi la loro andatura diventa meno stabile, poi diventano più lenti nel complesso. Queste condizioni peggiorano mentre avanzano nella malattia. Per ogni azione che facciamo, diamo al mondo alcune prove indirette della nostra salute neurologica.


Prendiamo il modo di parlare come esempio. È un'attività ingannevolmente complicata. Dobbiamo pensare alle parole per trasmettere il nostro messaggio, organizzare le parole in conformità alle regole del nostro linguaggio e attivare più di 100 muscoli per produrre un discorso intelligibile. Questo processo richiede un coordinamento in più aree del cervello. Se c'è una perturbazione anche in una sola di queste regioni, appare evidente nel parlato che ne deriva. Quello che diciamo e come lo diciamo è in realtà una finestra nella salute del nostro cervello. Dopo tutto, anche solo alcuni cocktail influenzano il cervello in modi che possiamo percepire con le nostre orecchie e gli occhi nudi.


Noi, come professori della Arizona State University (partner di Slate e New America in Future Tense), facciamo ricerca sull'intersezione tra dati analitici e disturbi neurologici. E ci siamo chiesti: e se potessimo misurare gli aspetti delle attività quotidiane come parlare, camminare e digitare, per quantificare oggettivamente e tracciare la salute e la funzione del nostro cervello nel tempo?


Vedi lo smartphone. Le applicazioni mobili e web che usiamo, monitorano coerentemente i nostri modelli quotidiani. Ogni volta che inviamo e-mail, effettuiamo una chiamata, scriviamo un messaggio su Facebook o registriamo uno snap su Snapchat, stiamo fornendo prove indirette della nostra salute neurologica. Secondo una stima, ogni giorno, le persone passano in media 4 ore sul loro smartphone. I nostri telefoni contengono vari sensori che possono fornire informazioni rilevanti per la salute, come ad esempio il nostro modo di parlare e di comunicare, dove andiamo, la velocità del movimento e come cambiamo le nostre espressioni facciali.


Ciò significa che c'è una opportunità significativa per sfruttare queste nuove fonti di dati per migliorare il processo decisionale e la diagnosi nei campi medici. Immagina che un professionista sanitario sia in grado di monitorare il discorso di tua zia nelle telefonate, per ottimizzare il suo farmaco del Parkinson. Immagina degli algoritmi applicati alle e-mail del tuo nonno che il suo medico può usare per tenere traccia della progressione dell'Alzheimer. Immagina un monitor telefonico che avvisa una famiglia che il figlio potrebbe aver smesso di prendere il farmaco per il disturbo bipolare al college, in base a delle modifiche insolite dei suoi schemi quotidiani.


Nel nostro lavoro usiamo i principi della elaborazione dei segnali, di matematica e di analisi del parlato/linguaggio per risolvere quello che in termini di ingegneria chiamiamo «problema inverso»: cosa possiamo dire sulla salute neurologica di un individuo in base ai dati di lungo termine? Come prova di concetto, abbiamo lavorato su dati retrospettivi e opportunistici di fonti pubbliche per testare i nostri algoritmi. Il nostro primo studio di casi è stato il presidente Ronald Reagan, diagnosticato con Alzheimer nel 1994. Analizzando la complessità del linguaggio usato nelle conferenze stampa, abbiamo individuato i cambiamenti linguistici che erano coerenti con la demenza sei anni prima della sua diagnosi ufficiale nel 1994. Allo stesso modo, l'analisi computazionale delle interviste su YouTube del defunto pugile Muhammad Ali ha rivelato un lento rallentamento e un farfugliare del suo parlato in linea con il Parkinsonismo ben prima della sua diagnosi ufficiale nel 1984.


Più di recente abbiamo effettuato un'analisi simile sui giocatori attivi della National Football League per individuare i potenziali segnali precoci di encefalopatia traumatica cronica (CTE). Questo studio ha dimostrato che ci sono cambiamenti clinicamente interpretabili e preoccupanti nell'uso del linguaggio dei giocatori attivi della NFL. Le loro frasi sono diventate più semplici di anno in anno e la dimensione del vocabolario si è ridotta. Variazioni simili sono state osservate nelle popolazioni con lieve deterioramento cognitivo e demenza. Ora ci siamo messi insieme all'industria e alle cliniche per valutare prospettivamente questa analisi del parlato e del linguaggio su larga scala nazionale.


Tutto questo è molto promettente. Tuttavia, i medici non possono ancora diagnosticare qualcuno da lontano solo con i dati dello smartphone. Prima di poter usare queste nuove fonti di dati per informare il processo decisionale clinico, dobbiamo superare alcune importanti sfide tecniche. Anche se abbiamo visto di recente importanti progressi nell'applicazione di macchine e nell'intelligenza artificiale (IA), questo lavoro è stato ampiamente guidato dalle applicazioni al consumo, e Google, IBM, Facebook, Microsoft e Amazon aprono la strada. Queste aziende hanno sviluppato modelli di apprendimento profondi che ottengono prestazioni quasi umane su determinati compiti, anche se i loro lavori sono in gran parte incomprensibili per gli utenti umani. La maggior parte delle persone usa l'Echo di Amazon senza capire gli algoritmi IA che sono alla base del motore di riconoscimento vocale. E per la maggior parte, non hanno bisogno di sapere. Se il tuo Echo non ti capisce, semplicemente ripeti la frase finché non lo fa o ti arrendi.


Ma le applicazioni sanitarie sono fondamentalmente diverse. Le ripercussioni di una diagnosi errata possono essere letali. Ecco perché i medici sono prudenti nel fare affidamento solo su l'IA per una diagnosi. Per costruire la fiducia, i medici devono avere accesso a prove interpretabili che confermano qualsiasi diagnosi o valutazione fatte da un motore di IA. Questi algoritmi dovrebbero non solo fornire una diagnosi finale, ma anche l'evidenza interpretabile del motivo per cui è stata presa una decisione. Ad esempio, un motore IA che prevede una diagnosi finale di Parkinson può provare questa affermazione fornendo informazioni aggiuntive riguardanti l'andatura dell'uomo, gli schemi del discorso, il tremore, ecc. Queste metriche sono interpretabili dai medici quando appaiono sulle batterie di test esistenti per diagnosticare la malattia. Anche se recentemente abbiamo visto progressi verso questo obiettivo, la strada è ancora lunga.


Oltre agli ostacoli tecnici, ci sono anche sfide politiche. Come trovare l'equilibrio tra benefici massimi sanitari e privacy? La maggior parte di noi accetta che Facebook, Google e Snapchat possano vendere i nostri dati per la pubblicità mirata; in cambio, ci forniscono servizi che per noi valgono. Ci va ugualmente bene che le stesse aziende vendano i nostri dati ai fornitori di assicurazione sanitaria per la valutazione dei rischi? E se gli utenti adottano azioni basate su questi dati senza consultazione medica? Quali sono le responsabilità etiche di Facebook se determina che qualcuno è a rischio di un disturbo dell'umore in base alle modifiche della cronologia di interventi di un utente? Quali sono le responsabilità del medico se prende una decisione errata sulla base di informazioni provenienti da un motore IA?


Queste sono domande complicate che possono richiedere ulteriori regole. L'innovazione tecnica nell'IA sta superando l'innovazione politica necessaria per affrontare i cambiamenti significativi che vedremo in futuro. E quel futuro si sta avvicinando prima di quanto tutti noi pensiamo.

 

 

 


Fonte: Visar Berisha (professore all'Arizona State University, ricercatore di analitica dei segnali, intelligenza artificiale e scienza del linguaggio) e Julie Liss (professoressa e preside associato all'Arizona State University, ricercatrice di linguaggio e disturbi neurologici).

Pubblicato su Slate (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzhei…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picc...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adul…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...