Associazione Alzheimer ONLUS logo Christmas

Esperienze e opinioni

Il letargo degli animali può aiutare i medici a curare diabete e Alzheimer

Il letargo degli animali può aiutare i medici a curare diabete e AlzheimerIn termini di chimica del sangue, gli orsi in letargo appaiono come esseri umani diabetici, ma al risveglio dal letargo la chimica torna alla normalità (Foto: Dolovis / Wikimedia Commons)Le persone vanno a dormire, il corpo si raffredda, la pelle diventa blu, i monitor elettronici mostrano che la frequenza cardiaca e la respirazione precipitano quasi a zero. Questo è il tipo di immagine drammatica dell'ibernazione umana che vediamo nei film di fantascienza.


Di solito, la premessa è che i personaggi devono trascorrere lunghi periodi di tempo in viaggio nello spazio esterno senza morire di vecchiaia, o scrittori e futuristi hanno immaginato una tale capacità applicata a pazienti con malattie terminali, in modo che possano essere risvegliati quando, dopo secoli, è stata sviluppata una cura.


La ricerca sul letargo umano, spesso chiamato «animazione sospesa», può alla fine trasformare quelle immagini di fantascienza in realtà scientifica, ma nel breve termine, l'ibernazione è pronta a trasformare la medicina.


I medici già oggi impiegano di routine l'«ipotermia terapeutica lieve» - abbassano di qualche grado la temperatura corporea interna - per rallentare il metabolismo dopo un arresto cardiaco. E' anche di routine raffreddare i pazienti per facilitare alcune operazioni, come ad esempio le procedure a cuore aperto, compresa la sostituzione della valvola e l'applicazione del bypass aorto-coronarico (CABG). Meno frequente è l'abbassamento della temperatura corporea di più di un paio di gradi e sono in corso studi clinici per bloccare la morte per un paio d'ore, abbassando la temperatura corporea a pochi gradi sopra lo zero nelle vittime di gravi traumi con perdita di sangue.


Quest'ultimo scenario equivale all'animazione sospesa a breve termine, ma nella vita reale. Anche se l'ipotermia terapeutica è di serie negli ospedali, gli scienziati stanno cercando di rubare i trucchi dal letargo degli animali, come ad esempio gli scoiattoli.


“Le risposte termoregolatorie, come i brividi, complicano il raffreddamento degli esseri umani e di altri animali che non vanno in letargo”, osserva Kelly Drew, Professore di Chimica e Biochimica all'Università dell'Alaska di Fairbanks. “I medici impediscono i tremori con stupefacenti e paralitici e altre classi comuni di farmaci, ma gli scoiattoli rivelano percorsi cerebrali che potrebbero essere sfruttati per rendere più liscia e più sicura negli esseri umani l'induzione dell'ipotermia”.


Uno di tali percorsi cerebrali aiuta ad attivare il letargo degli scoiattoli quando la sostanza chimica 6N-cyclohexyladenosine (CHA) si attacca a una proteina della superficie cellulare chiamata «recettore adenosina A1» (A1AR). Il team della Drew a Fairbanks ha dimostrato che quando si blocca l'azione della CHA su questi recettori negli scoiattoli, si impedisce il letargo. E ha anche dimostrato che dare CHA ad animali che non vanno in letargo, come i ratti, fa apparire che vadano anch'essi in letargo, a condizione che siano messi in un ambiente freddo.


“Questo ci dice che la CHA potrebbe avere un ruolo potenziale nell'ipotermia terapeutica”, suggerisce la Drew, ma c'è anche un altro fattore. Gli animali che di norma vanno in letargo ‘si ammalano’ quando vi entrano e si ‘curano’ quando si risvegliano. Ciò potrebbe avere profonde implicazioni per il modo in cui valutiamo le malattie e le tipologie dei trattamenti che le affrontano.


Si consideri il sistema respiratorio, per esempio. Nel bel mezzo di un attacco d'asma, e nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), le vie aeree si comprimono, inducendo i polmoni a gonfiarsi eccessivamente, come un palloncino che si espande. La ricerca sui criceti siriani dimostra che i loro polmoni si gonfiano eccessivamente per evitare il collasso dei polmoni, quando il tasso di respirazione diminuisce fino a due/tre respiri al minuto. Questo accade quando la temperatura corporea dell'animale scende durante l'insorgenza del torpore, una sorta di letargo di breve durata. Nella COPD umana e nell'asma ​​appare una pletora di proteine diverse sulla superficie delle cellule polmonari, insieme al gonfiaggio eccessivo. Questo è chiamato rimodellamento molecolare e accade non solo nella malattia polmonare ma anche quando i criceti entrano nel torpore.


Quando i criceti escono dal torpore, i cambiamenti polmonari si invertono, così come i cambiamenti che erano avvenuti in altri organi. La diminuzione della temperatura corporea nel letargo è associata ad una riduzione della frequenza cardiaca. Fisiologicamente, il cambiamento appare come quello che i medici chiamano blocco cardiaco di secondo grado. Mentre l'animale si riscalda, la frequenza cardiaca ritorna alla normalità. Attraverso lo studio dei meccanismi alla base delle inversioni del letargo, gli scienziati possono scoprire nuove strategie di trattamento per le malattie polmonari e cardiache negli esseri umani.


In un altro settore, nel diabete di tipo 2, i pazienti producono insulina ma l'insulina non è efficace perché la sensibilità delle cellule all'insulina è anormalmente bassa. A causa della ridotta sensibilità all'insulina, le cellule non assorbono zucchero dal sangue. Gli scienziati della University of Tennessee hanno dimostrato che in sostanza la stessa cosa accade negli orsi neri quando entrano in letargo: diventano resistenti all'insulina. Ciò impedisce alle loro cellule di assorbire lo zucchero del sangue (glucosio), permettendo loro di trarre energia dai grassi che si sono accumulati nelle settimane prima del letargo. In termini di chimica del sangue, gli orsi in letargo sembrano esseri umani diabetici, ma al risveglio dal letargo la chimica torna alla normalità. Questo suggerisce che ci deve essere un percorso chimico sottostante la sensibilità all'insulina che può essere regolato. Se gli scienziati riusciranno a capire tale percorso, potrebbero essere in grado invertire lo stesso effetto nelle persone diabetiche.


Ma forse i benefici più grandi della ricerca sul letargo saranno per coloro che soffrono di patologie degenerative del cervello. Le sinapsi sono connessioni tra le cellule nervose, simili ai collegamenti elettronici in un computer. L'apprendimento e la creazione della memoria sono associati alla formazione di nuove sinapsi nel cervello. Nella demenza, soprattutto nelle persone con Alzheimer, si deteriorano i ricordi recenti assieme alla capacità di formarne di nuovi. Ciò avviene quando le sinapsi scompaiono. Durante il letargo, le connessioni tra i neuroni nel cervello si deteriorano, proprio come succede nell'Alzheimer, ma cosa succede, quando gli animali iniziano a svegliarsi? Hai indovinato: le sinapsi si ripristinano. Infatti, al risveglio, gli animali che vanno in letargo passano attraverso il cosiddetto stato ipersinaptico, caratterizzato da una sovrabbondanza di connessioni. Successivamente, il cervello si assesta sui suoi collegamenti pre-letargo.


Questo implica che gli animali che vanno in letargo conservano le informazioni delle sinapsi e le usano per ripristinare i modelli precedenti. In un senso molto reale, è come il software che ripristina la memoria del computer a quella che era in un giorno precedente. Considerando quello che potrebbe significare svelare i segreti del letargo per le persone che soffrono, non solo di Alzheimer, ma anche di condizioni che colpiscono altri organi con cambiamenti che rispecchiano l'ibernazione, la ricerca sul letargo promette di diventare molto clinica.

 

 

 


Fonte: David Warmflash in Wired (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzhei…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picc...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adul…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...