Associazione Alzheimer ONLUS logo Christmas

Esperienze e opinioni

L'assistenza alla demenza del futuro dovrebbe essere a domicilio

L'assistenza alla demenza del futuro dovrebbe essere a domicilioMindy Fain, al centro, responsabile del programma di geriatria dell'UA, e la geriatra Sumaya Farran parlano con Noel Ring, 80enne che ha un po' di dolore dopo una caduta. Il programma della Fain gestisce pazienti con tutti i tipi di malattie, compresa la demenza. (Foto: Mamta Popat / Arizona Daily Star)L'invecchiamento, anche con una demenza, non deve significare visite mediche frequenti, ricoveri temuti in ospedale e collocamento inevitabile in una casa di cura.


Nell'ambito di un sistema sanitario riconfigurato con supporto crescente, i medici dovrebbero visitare di più gli anziani e i pazienti con malattie croniche a casa loro.


Così dovrebbero fare anche gli operatori sociali, gli infermieri aiutanti, i farmacisti e gli altri operatori sanitari. I pazienti che hanno bisogno di cure a livello ospedaliero potrebbero essere tenuti nel proprio letto a casa, con la supervisione di operatori sanitari a domicilio.


Una voce importante che spinge per tale cambiamento è la dott.ssa Mindy Fain, responsabile di Geriatria, Medicina Interna Generale e Medicina Palliativa alla Facoltà di Medicina della University of Arizona di Tucson. Il 1° ottobre, la Fain inizierà il suo mandato come presidente della American Academy of Home Care Medicine.


Lei ed altri esperti in materia di invecchiamento dicono che la modifica è assolutamente necessaria nel prossimo decennio, con l'invecchiamento della popolazione. Il primo passo, dicono, è informare gli operatori sanitari sul modo di prendersi cura di persone anziane, anche in un ambiente domestico.


Il numero di Arizoniani con Alzheimer è previsto in crescita del 66,7 per cento entro il 2025, un tasso superiore rispetto a qualsiasi altro stato della nazione ad eccezione dell'Alaska, secondo le cifre del censimento statunitense. In Arizona, si prevede che il 22 per cento dei residenti avrà più di 65 anni entro il 2030, sempre secondo il censimento.


Quella crescita è direttamente correlata all'età. Più si invecchia, più alto è il rischio di Alzheimer, che è una delle malattie più devastanti dell'invecchiamento, che spesso spinge i pazienti alla residenza assistita o alle strutture di cura specializzate.


"Anche chi cade in casa non dovrebbe essere messo in una struttura d'assistenza specializzata", dice la Fain, che è anche condirettrice del Center on Aging della UA. "Dovremmo, come comunità, fornire il supporto per alzarli e rimetterli nella loro sedia o letto, perchè è meglio per la maggior parte delle persone e meno costoso dell'assistenza istituzionale".


In futuro, la Fain e altri dicono che dovrebbero essere i fornitori di cure primarie (medici, professionisti sanitari e comportamentali e anche dentisti e podologi) a visitare gli anziani malati cronici, non il contrario. Invece di costruire altre strutture di assistenza alla memoria, i nuovi sistemi e i programmi aggiuntivi (come i diurni per anziani) potrebbero aiutare le persone con Alzheimer e altre forme di demenza a rimanere a casa per l'intera vita.

 

Prevalenza di demenza

Uno studio spesso citato apparso sulla rivista Neurology, basato sui numeri del censimento 2010, e pubblicato nel 2013, ha concluso che la probabilità di un over-85 anni di avere l'Alzheimer è di 1 a 3. Anche se c'è qualche evidenza che i tassi sono diminuiti un po' a causa dei miglioramenti nella salute cardiovascolare, la crescita della popolazione implica che la malattia è ancora una grande sfida sociale.


Le persone con demenza possono spesso trarre benefici rilevanti dai servizi a casa, dice il dottor Bruce Leff, professore di medicina geriatrica alla Johns Hopkins di Baltimora. Leff ha contribuito a sviluppare un programma noto come "Hospital at Home" [Ospedale a Casa], che sta ottenendo apprezzamenti in tutto il paese.


Ci sarà sempre una necessità di ospedali per i pazienti più gravi, perchè per esempio «Hospital at Home» non esegue chirurgia a domicilio. Ma i pazienti con patologie come polmonite acquisita nella comunità, insufficienza cardiaca congestizia e cellulite sono ammessi come pazienti ricoverati nel proprio letto a casa e visitati da un 'medico ospedaliero a domicilio'.


"Le persone con demenza e decadimento cognitivo sono a rischio molto elevato quando si recano in ospedale", dice Leff. "Queste sono le persone che vagano fuori del loro letto d'ospedale alle 3 del mattino e cadono e si rompono la testa o l'anca. Fare quello che si può per tenerli fuori dall'ospedale è il tipo migliore di cura".

 

"Ospedale-centrico"

Gli Stati Uniti, compresa l'Arizona, si trovano ad affrontare costi pesanti per prendersi cura della popolazione anziana, in particolare quelli con demenza, che generano costi più elevati e fanno in gran parte affidamento sul governo per finanziare la loro cura.


Medicaid, assicurazione pubblica sanitaria per i pazienti a basso reddito, paga per la casa di cura e per gli altri servizi di assistenza a lungo termine. L'elevato uso di tali servizi da parte di persone con demenza si traduce in costi elevati per il programma Medicaid. A livello nazionale, la Rand Corporation stima che i costi annuali per la cura della demenza negli Stati Uniti sono da 159 a 215 miliardi di dollari all'anno che, secondo questa no-profit, sono simili o superiori ai costi attribuibili alle malattie cardiache e al cancro. Tali costi potrebbero più che raddoppiare entro il 2040, dice il gruppo.


L'American Academy of Home Care Medicine sta facendo pressioni per la copertura assicurativa dei servizi di supporto, come il coordinamento delle cure. "Siamo molto ospedale-centrici", afferma la Fain, della UA. "Gli ospedali sono grandi e salvavita, sono luoghi impressionanti. Ma il nostro sistema sanitario è stato creato per prendersi cura di 50enni con attacco di cuore, di 30enni con appendicite. Non siamo stati organizzati per prenderci cura di una società di anziani con un cumulo di condizioni croniche, molti dei quali svilupperanno la demenza".

 

Indipendenza a casa

Studi recenti, basati sul programma pilota «Independence at Home» [Indipendenza a casa] creato attraverso l'Affordable Care Act, mostrano che i pazienti anziani con malattie croniche preferiscono la cura a domicilio, piuttosto che negli studi medici e negli ospedali, con il risultato di un minor numero di complicanze mediche e un risparmio del 15-20 cento sui costi per paziente.


«Independence at Home», che ha avuto inizio nel 2012, è stato creato sulla base del successo del «Programma di cure primarie a domicilio» gestito dal Department of Veterans Affairs per più di 30 anni in tutti i 50 stati e nel Distretto di Columbia. Il programma provvede ai beneficiari Medicare malati cronici i servizi di assistenza primaria a casa. Nel suo primo anno, 17 pratiche - nessuna in Arizona - hanno servito più di 8.400 pazienti. In luglio il presidente Obama ha esteso il programma da 3 a 5 anni.


Un'analisi federale ha rilevato che i partecipanti a «Independence at Home» hanno risparmiato più di 25 milioni di dollari in un anno, 3.070 dollari per beneficiario in media.

 

Carenza di forza lavoro

Uno dei principali ostacoli per spostare più cure primarie all'ambiente domestico, dice la Fain di UA, è che non ci sono abbastanza operatori sanitari addestrati per questo, o anche addestrati per prendersi cura di persone anziane. "Formiamo i medici per lavorare negli ospedali", dice. "Non ci sono abbastanza medici o infermieri che capiscono veramente cos'è l'assistenza domiciliare. Se c'è una crisi, è nello sviluppo della forza lavoro geriatrica. Potresti passare attraverso facoltà per infermieri, o facoltà di assistenza sociale, e non trovare la geriatria".


In effetti, Leff della Johns Hopkins dice che è una sfida trovare fornitori addestrati a lavorare sui programmi «Hospital at Home». Egli paragona il fornitore sanitario a domicilio al medico ospedaliero, una posizione sconosciuta fino a 20 anni fa, ma ora comune. Gli ospedalieri sono medici il cui obiettivo primario professionale è la cura dei pazienti ricoverati in ospedale. "Questo settore non esisteva. Esso si basa su un modello economico che li retribuisce bene per fare un lavoro che non erano interessati a fare", dice Leff.


L'Arizona può essere una guida in quella direzione. La Task Force di Alzheimer dello Stato ha pubblicato un piano statale la scorsa settimana che include l'espansione della nostra forza lavoro "competente sulla demenza".


Inoltre, la scorsa estate la University of Arizona ha ricevuto un finanziamento di 2,5 milioni di dollari per tre anni, per valorizzare la forza lavoro geriatrica, e preparare l'assistenza sanitaria a rispondere alle esigenze legate all'avanzare dell'età. I soldi andranno all'istruzione e alla formazione geriatrica globale per i fornitori e gli studenti di medicina, compresi infermieri, medici, infermieri professionali, assistenti medici, farmacisti e operatori sociali. Essa comprende la formazione sul lavoro a domicilio dei pazienti, e di quelli che hanno l'Alzheimer.


La Fain è ricercatrice principale della sovvenzione, insieme a Jane Mohler, direttrice associata del Center on Aging della UA. La Mohler dice che il finanziamento si concentrerà sulla formazione dei lavoratori sanitari comunitari che interagiscono con anziani a basso reddito, meno abbienti, spesso ispanofoni, e le loro famiglie.

 

Ospedale a casa

Il prossimo passo naturale di «Hospital at Home» è «Independence at Home», dice Leff. Il Cedars-Sinai di Los Angeles ha già un programma «Hospital at Home». Il Sistema Sanitario Geisinger della Pennsylvania ne sta sviluppando uno e così è per Centura Health di Colorado Springs.


"Ci ne sono probabilmente molti altri di cui non sono nemmeno a conoscenza", dice Leff. "L'interesse sta crescendo, non solo tra i medici appassionati guidati dalla loro missione, ma ora si sta cominciando a vedere l'interesse di grandi sistemi sanitari, l'interesse di sistemi di assistenza gestita, dell'iniziativa privata, una gran quantità di forze che può effettivamente spingere il campo in avanti".


Il modello può funzionare anche per le persone che vivono da sole: "Nei primi anni 2000 abbiamo fatto un studio nazionale multi-sito e circa un terzo dei nostri pazienti viveva da solo. Quando hanno bisogno di aiuto nelle loro attività quotidiane, è davvero molto economico avere aiuto infermieristico in casa rispetto al costo di un letto d'ospedale. Appena entri in un letto d'ospedale, anche prima che ti diano la prima aspirina, sono già 2.000 dollari".

 

Stress

Le persone affette da demenza in genere sono in più ambiti di cura e sperimentano più transizioni tra ambiti di cura di quanto non facciano gli anziani con altre patologie croniche, dice un rapporto sulla demenza del 2014 della Rand. Questi cambiamenti sono più difficili per le persone con demenza di quanto non lo siano per gli altri pazienti. E soprattutto se seguono una degenza ospedaliera, hanno un maggiore rischio di errori medici e infezioni, stress e agitazione che possono portare a nuovi ricoveri e al peggioramento del delirium, dice il rapporto.


Ma i caregiver spesso raggiungono un punto in cui non vedono altra scelta che mettere il famigliare in una struttura a causa di cadute, vagabondaggio o "Sundowning" [sindrome del tramonto], per cui il loro caro resta sveglio tutta la notte.


Le visite a domicilio potrebbero aiutare alcuni di questi pazienti, ma non tutti sono aperti all'idea. Il dottor Paul D. Kartchner, medico di Tucson che fa visite a domicilio, dice che le visite a domicilio possono portare a "un esame migliore e più facile", ma ha avuto pazienti che hanno rifiutato: "Dicono di no, che la loro casa è incasinata. Non credo che sostituiranno mai le visite in studio, ma avranno sicuramente un ruolo, soprattutto se si conosce bene il paziente e si sta monitorando la sua condizione".


La Fain dice che l'idea non è mandare a casa i malati per risparmiare denaro. E non si tratta di avere un medico di assistenza primaria che fa visite a domicilio. Si tratta di una continuità di cura per le persone che hanno bisogno di sostegno a partire dalle prime fasi e arrivare alla completa assistenza a casa. Per il paziente giusto "questo è il genere, e la cosa giusta, da fare", dice la Fain. "Forse non dovrà andare in una residenza assistita o prendere infermieri specializzati".


La chiave, dice, sta nello sviluppo di un sistema che offra opzioni: "Dovremmo essere in grado di anticipare e preparare la famiglia, essere lì quando hanno bisogno di noi, e fare il passaggio secondo il loro obiettivi, preferenze e valori. Il sistema sta cambiando. E sta cambiando molto velocemente".

 

 

 


Fonte: Stephanie Innes in Tucson.com (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzhei…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picc...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adul…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...