Associazione Alzheimer ONLUS logo

Ricerche

Cascata patogena dell'Alzheimer è attivata da segnalazione difettosa della noradrenalina

Noradrenergic system

Ricercatori della University of Alabama di Birmingham hanno rivelato, con esperimenti preclinici, un pezzo mancante e fondamentale del puzzle del morbo di Alzheimer (MA). Ciò ha permesso di fare esperimenti prova-di-concetto (con un farmaco già esistente) che hanno ridotto drasticamente la patologia e i sintomi del MA in due diversi topi modello, delineando potenzialmente un trattamento immediato per questa malattia devastante.


La ricerca, pubblicata ieri 15 gennaio 2020 sulla rivista Science Translational Medicine, comprende analisi su tessuto cerebrale umano e dati clinici longitudinali che confermano i dati di topi modello viventi.


“Il nostro studio fornisce intuizioni traslazionali sui meccanismi alla base della tossicità della proteina amiloide-beta (Aβ), che può avere forti implicazioni per la progettazione futura di farmaci”, ha detto Qin Wang MD/PhD, professoressa nel Dipartimento di Biologia Cellulare, dello Sviluppo e Integrativa della UAB. “Esso identifica un'interazione tra Aβ e 'G protein-coupled receptor' (recettore G accoppiato a proteina) che rappresenta un obiettivo terapeutico attraente, specifico per la malattia, per il MA”.


È interessante notare che il meccanismo patologico trovato può anche spiegare il fallimento di numerosi studi clinici di MA che avevano come obiettivo la riduzione del colpevole: l'accumulo di proteina Aβ nel cervello.


Secondo la Wang, è ampiamente accettato che l'accumulo di oligomeri di Aβ nel cervello è lo scatenante che provoca le alterazioni patologiche della proteina tau, e che la proteina tau alterata è il proiettile che punta e uccide i neuroni nel MA. Tuttavia, era ancora sconosciuto il percorso che collega questi due processi.


La Wang e i suoi colleghi hanno scoperto che gli oligomeri di Aβ dirottano la segnalazione della norepinefrina (o noradrenalina) nei neuroni del cervello, deviando falsamente questo segnale per attivare una chinasi denominata GSK3-beta. Quell'enzima chinasi attivato, a sua volta, iper-fosforila la proteina tau, rendendola tossica per i neuroni.


Questa ricablaggio della segnalazione noradrenalinica avviene ad un recettore della membrana cellulare sulla superficie dei neuroni chiamato 'recettore adrenergico alfa-2A'. Questo recettore fa parte di una grande famiglia di recettori G accoppiati a proteine ​​che rilevano le molecole fuori della cellula e quindi attivano un segnale interno che provoca una risposta cellulare. Wang e colleghi hanno trovato che, mentre una certa concentrazione di oligomeri di Aβ può attivare la GSK3-beta, la presenza di noradrenalina sensibilizza notevolmente quell'attivazione fino a due ordini di grandezza.


Perciò i ricercatori ipotizzano che concentrazioni nanomolari di oligomeri di Aβ nel cervello umano inducano una cascata patogena GSK3-beta / tau nelle prime fasi del MA. Questa teoria può spiegare perché sono falliti diversi studi clinici per ridurre i livelli di oligomeri di Aβ nei pazienti con MA: non potevano ridurre i livelli di amiloide a concentrazioni così basse.

 

Lo studio

Il recettore adrenergico alfa-2A funziona normalmente in questo modo: ha un sito di legame per il neurotrasmettitore noradrenalina, e quel legame attiva un processo di segnalazione che mobilita all'azione il cervello e il corpo. I ricercatori dell'UAB hanno scoperto che oligomeri Aβ si legano ad un sito separato sul recettore adrenergico alfa-2A, distinto dal sito di legame della noradrenalina. Questo avvia il dirottamento patologico.


Tale legame in un secondo sito si chiama 'legame allosterico'. Nei recettori G accoppiati a proteina, i legami allosterici sono noti per alterare spesso la segnalazione del recettore nell'ambito della fisiologia normale. Dopo che i ricercatori hanno capito il legame allosterico, hanno cercato di vedere quale chinasi potrebbe essere attivata da quel legame, arrivando così a identificare la GSK3-beta.


Alcuni dati clinici supportano questo meccanismo. I ricercatori hanno scoperto che il recettore adrenergico alfa-2A prelevato postmortem da cortecce prefrontali di pazienti con MA aveva un significativo aumento di recettore adrenergico alfa-2A, rispetto ai controlli a basso patologia, senza demenza. Inoltre, l'analisi epidemiologica dei casi del National Alzheimer’s Coordinating Center ha mostrato che l'assunzione del farmaco clonidina - un attivatore del recettore adrenergico alfa-2A usato per abbassare la pressione sanguigna - peggiora la funzione cognitiva nei pazienti con deficit cognitivi. Inoltre, gli effetti negativi della clonidina sono più forti nei pazienti con demenza più grave. L'uso della clonidina sui soggetti con funzioni cognitive normali non ha avuto alcun effetto.


Qin Wang e colleghi hanno testato un farmaco già esistente (idazoxan) in un topo modello di MA. L'idazoxan è un antagonista dei recettori adrenergici alfa-2A che è stato analizzato da studi clinici sulla depressione. L'ipotesi è che il blocco da parte dell'idazoxan del recettore adrenergico alfa-2A in presenza di patologia Aβ abbia un potenziale terapeutico. Questo è stato confermato nei topi modello di MA.


I topi sono stati trattati con idazoxan per otto settimane a partire dall'età di 8 mesi, momento in cui le placche Aβ sono già presenti nel cervello e il recettore adrenergico alfa-2a mostra un'enfasi nell'attività. I ricercatori della UAB hanno scoperto che, rispetto ai controlli:

  1. l'idazoxan ha invertito l'iperattivazione della GSK3-beta nel cervello del topo, dando supporto aggiuntivo al ruolo critico del recettore adrenergico alfa-2A nel mediare l'attivazione della GSK3-beta indotta dall'Aβ in vivo;
  2. nella corteccia cerebrale di topi modello di MA trattati con idazoxan, l'entità del carico di Aβ è risultata inferiore, dimostrando che il blocco del recettore adrenergico alfa-2A rallenta la progressione della patologia Aβ;
  3. il trattamento idazoxan ha ridotto la densità delle cellule microgliali infiammatorie, suggerendo una riduzione della neuroinfiammazione;
  4. i trattamento idazoxan ha ridotto l'iper-fosforilazione della tau, suggerendo che il blocco del recettore adrenergico alfa-2A allevia efficacemente la patologia tau indotta da Aβ;
  5. i topi modello di MA trattati con idazoxan hanno avuto prestazioni quasi come i topi normali, e significativamente migliori dei topi modello di MA non trattati, in due test della funzione cognitiva.


La Wang ha detto:

“Questi dati dimostrano nell'insieme che bloccare la segnalazione della norepinefrina attraverso il recettore adrenergico alfa-2A è una strategia efficace per migliorare patologica e deficit cognitivi associati all'Aβ.

“I bloccanti del recettore adrenergico alfa-2A come l'idazoxan sono stati sviluppati per altri disturbi, e riproporre questi farmaci potrebbe essere una strategia potenzialmente efficace, e già disponibile, per trattare il MA.

“Inoltre, i nostri dati suggeriscono che l'interazione tra Aβ e recettore adrenergico alfa-2A è un obiettivo terapeutico attraente e specifico della malattia per il MA, perché la cascata recettore adrenergico alfa-2A / GSK3-beta / tau può essere attivata solo in presenza di oligomeri Aβ.

“Puntare direttamente l'interfaccia allosterica Aβ/recettore adrenergico alfa-2A non dovrebbe interferire con le normali funzioni del recettore adrenergico alfa-2A, e quindi sarebbe meno suscettibile di provocare complicazioni associate con un periodo di dosaggio prolungato, necessario per il trattamento del MA”.

 

 

 


Fonte: The University of Alabama at Birmingham (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Fang Zhang, Mary Gannon, Yunjia Chen, Shun Yan, Sixue Zhang, Wendy Feng, Jiahui Tao, Bingdong Sha, Zhenghui Liu, Takashi Saito, Takaomi Saido, C. Dirk Keene, Kai Jiao, Erik D. Roberson, Huaxi Xu, Qin Wang. β-amyloid redirects norepinephrine signaling to activate the pathogenic GSK3β/tau cascade. Science Translational Medicine 15 Jan 2020, DOI

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una dell...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carrier...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'coprono' i ri…

11.06.2020

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di gi...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie…

28.05.2020

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e pe...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più con l…

26.05.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, men...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di…

6.05.2020

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, m…

6.05.2020

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di m...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo da zero

17.04.2020

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nell...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Hupe…

27.03.2020

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame tra …

28.02.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo d...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

Tutti gli articoli da non perdere