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Ricerche

Tecnica di stimolazione cerebrale profonda per combattere l'Alzheimer

L'inserimento di uno stimolatore cerebrale profondo (DBS), un dispositivo simile a un pacemaker per il cervello, può migliorare la memoria e la funzione per i pazienti con Alzheimer.

L'Istituto Nazionale dei Disordini Neurologici e Ictus (NINDS) spiega che la sistemazione della stimolazione cerebrale profonda consiste di tre parti: un elettrodo; un neurostimolatore (la batteria) e la connessione.

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Il chirurgo impianta l'elettrodo in una regione specifica del cervello, che egli identifica con la visualizzazione di una scansione, ad esempio una risonanza magnetica per immagini (MRI) o una tomografia computerizzata (TC). Per quanto riguarda il neurostimolatore, il chirurgo lo impianta vicino alla clavicola, poi connette le due parti con il file di connessione, che è sotto la pelle. I segnali elettrici vengono inviati dal neurostimolatore attraverso la connessione e attraverso l'elettrodo su al cervello.

Recenti ricerche hanno dimostrato che dopo l'impianto di un DBS in sei pazienti con Alzheimer, la metà di loro aveva sia un miglioramento della memoria, o un tasso più lento di declino. "Abbiamo dimostrato non solo che è una procedura sicura, ma che le prove sono lì per giustificare una implementazione più vasta", dice il Dr. Andres Lozano e colleghi del Toronto Western Hospital, che ha condotto la ricerca. "Qualsiasi sia il tempo in cui viene prolungata la vita di buona qualità per il malato di Alzheimer può essere un vantaggio."

L'Alzheimer (AD) è la forma più comune di demenza tra gli anziani, e colpisce più di cinque milioni di americani, secondo l'Alzheimer's Organization. "L'Alzheimer (AD) è caratterizzata da una compromissione funzionale negli elementi e nei circuiti neurali alla base delle funzioni cognitive e della memoria", secondo Lozano. Inizialmente, le persone colpite hanno problemi lievi di memoria, che peggiorano nel tempo fino al punto di aver bisogno di assistenza totale. Altri sintomi più avanti possono includere ansia, vagabondaggio, e aggressività. Nessun trattamento può fermare la malattia. Tuttavia, alcuni farmaci possono ritardarne la progressione e altri, compresi gli antipsicotici, possono contribuire a trattare alcuni sintomi per un tempo limitato.

Lozano e la sua equipe ha studiato la teoria che la stimolazione elettrica delle strutture profonde del cervello, tra cui l'ipotalamo, può migliorare i sintomi, su sei partecipanti con i primi sintomi dell'Alzheimer disposti a iscriversi allo studio. Ogni paziente ha lasciato l'ospedale tre giorni dopo lo studio e ha continuato la terapia medica standard per l'Alzheimer, così come la stimolazione continua del dispositivo impiantato per un anno.

Durante questo periodo, i soggetti sono stati valutati in diversi modi, compresi test cognitivi, mappatura del cervello e visualizzazione di scansione. La loro funzione cognitiva è stata valutata con diversi tipi di scale di misurazione. E' stata utilizzata la tomografia a emissione positiva (PET), un tipo di scansione cerebrale che misura l'attività metabolica, per valutare il modo in cui il dispositivo DBS cambiava il metabolismo del glucosio nel cervello (l'Alzheimer può modificare l'utilizzazione del glucosio nel cervello).

In metà dei pazienti, dopo sei o 12 mesi, la funzione cognitiva è migliorata o era peggiorata ad un tasso più lento del previsto. "La valutazione sulla sottoscala cognitiva Alzheimer Disease Assessment Scale e del Mini Mental State Examination ha suggerito possibili miglioramenti e / o rallentamento del tasso di declino cognitivo a 6 e 12 mesi, in alcuni pazienti", secondo i ricercatori. Inoltre, dopo l'inserimento del dispositivo DPS, le scansioni PET hanno mostrato il miglioramento dell'anormale metabolismo del glucosio, tipicamente osservato in pazienti con Alzheimer, e il continuo miglioramento nel corso dell'anno di osservazione. Nessuno dei pazienti ha avuto effetti collaterali gravi nel corso dell'anno dopo l'impianto del dispositivo.

Sebbene lo studio di Lozano sia piccolo, i risultati sono incoraggianti. In futuro studi più grandi possono fornire maggiori informazioni su una terapia potenzialmente efficace per il trattamento dell'Alzheimer, o rallentarne il declino, integrando le terapie aggiuntive. "C'è un urgente bisogno di nuovi approcci terapeutici per l'Alzheimer. La modulazione dell'attività patologica del cervello in questa malattia con il DBS merita ulteriori indagini".

"E' uno studio molto interessante", dice Laurie Ryan, direttrice del programma di sperimentazione clinica dell'Alzheimer presso il National Institute on Aging, che non era coinvolta nella ricerca. "Non credo che siamo in grado di prevedere come andrà a finire su un maggior numero di individui, ma ha ottenuto alcuni dati molto interessanti, in particolare quelli dal PET [sul metabolismo del glucosio]."

Anche se Lozano è attento a sottolineare che la stimolazione cerebrale profonda è una terapia potenziale atta a migliorare i sintomi dell'Alzheimer senza necessariamente affrontare la causa di fondo, dice che si apre una nuova visuale per guardare la malattia. "Dobbiamo pensare all'Alzheimer come un disturbo che circuita il cervello" dice. Questo è in linea con alcune delle ricerche in corso circa l'effetto dell'invecchiamento normale sui circuiti cerebrali, dice Ryan. "Penso che questo è un altro pezzo del puzzle che ci sta facendo puntare in questa direzione". Lozano e i suoi colleghi hanno ora intenzione di intraprendere uno studio clinico più grande, di Fase II.

I pazienti con forme più lievi di Alzheimer sembrano beneficiare di più dalla stimolazione cerebrale profonda. Tuttavia, la stimolazione cerebrale profonda è una tecnica invasiva. "Questa non è una procedura libera da rischi", ha osservato il Dr. Richard Lipton, un neurologo che esercita al Montefiore Medical Center di New York City. "Si tratta di prendere anziani spesso fragili, e praticare un foro attraverso il cranio, poi premere un ago attraverso il tessuto del cervello fino a che la punta entra in un settore cruciale dove si vuole lasciare. Se si passa attraverso un vaso sanguigno, si possono produrre sanguinamenti che possono causare gravi danni. Questa non è una procedura benigna. Così, il dispositivo dovrà essere approvato prima che sia disponibile per un uso diffuso".

Il Dr. Lozano ha scoperto inizialmente il potenziale del DBS per la cura dell'Alzheimer, trattando un paziente per l'obesità con DBS nel 2003. Nel segnalare aree del cervello, il dottor Lozano e la sua squadra hanno innescato ricordi nel paziente. Nel seguito dei test sulla memoria il paziente è migliorato ed il Dott. Lozano ha messo in moto il primo studio con il DBS su pazienti con segni precoci dell'Alzheimer.

 


Pubblicato su Alzheimer-Review.Blogspot.com il 11 marzo 2011 Traduzione di Franco Pellizzari.

 

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