L'arte dell'equilibrio nel cervello: è pari tra eccitazione e inibizione

I ricercatori della University of California di San Diego hanno scoperto un meccanismo fondamentale attraverso il quale il cervello mantiene il suo equilibrio interno.


Il meccanismo, descritto nell'edizione online del 22 giugno 2014 della rivista Nature, coinvolge il cablaggio interno più basico del cervello e i processi che controllano se un neurone ritrasmette informazioni ad altri neuroni o ne sopprime la ritrasmissione.


In particolare, gli scienziati hanno dimostrato che esiste un rapporto costante tra la quantità totale di stimolazione pro-attivazione che un neurone riceve da centinaia o migliaia di neuroni eccitatori che lo alimentano, e la quantità totale di segnalazione con luci rosse di stop che riceve dagli altrettanto numerosi neuroni inibitori.


Si sapeva che questo rapporto costante, chiamato «rapporto E/I», avviene in singoli neuroni in un determinato momento. Questo studio fa un passo avanti e dimostra che il rapporto E/I è costante per molti neuroni nella corteccia dei topi e probabilmente anche degli esseri umani, dal momento che l'architettura fondamentale del cervello dei mammiferi è altamente conservata tra le varie specie.


"I neuroni nel nostro cervello guidano premendo il freno e l'acceleratore allo stesso tempo", ha detto Massimo Scanziani, PhD, professore di neuroscienze dell'Howard Hughes Medical Institute e co-autore dello studio. "Questo significa che non c'è stimolo applicabile che attivi dei neuroni puramente eccitatori o quelli puramente inibitori". "C'è sempre un braccio di ferro. E' strano, ma molto intelligente. Esso permette al cervello di esercitare un controllo molto sottile sulla nostra risposta agli stimoli". Ad esempio, Scanziani ha detto che esso impedisce sia una perdita di controllo di scariche neuronali (eccitazione) sia una quiescenza permanente (inibizione), perché eccitazione e inibizione sono sempre accoppiate.


Negli esperimenti, gli scienziati hanno anche dimostrato come il cervello mantiene costante il rapporto E/I in tutti i neuroni: la regolazione viene effettuata dai neuroni inibitori attraverso il rafforzamento o l'indebolimento delle sinapsi inibitorie appropriate. Una sinapsi è lo spazio o giunzione tra due neuroni e la forza sinaptica si riferisce al grado in cui viene amplificato un segnale trasmesso nella giuntura.


"Il nostro studio dimostra che i neuroni inibitori sono i regolatori principali, che contattano centinaia o migliaia di cellule e si assicurano che le sinapsi inibitorie in ciascuno di questi contatti siamo abbinate alle diverse quantità di eccitazione che ricevono queste cellule", ha spiegato Scanziani. Se, per esempio, il livello di stimolazione eccitatoria che una cellula nervosa sta ricevendo è doppia, anche le sinapsi inibitorie raddoppieranno la loro forza per un periodo di alcuni giorni.


In termini di applicazioni cliniche, gli scienziati hanno detto di ritenere che le malattie neurologiche come l'autismo, l'epilessia e la schizofrenia siano un problema, almeno in parte, della capacità del cervello di mantenere un rapporto E/I ottimale. "Se si rompe questo equilibrio E/I, si altera completamente la percezione del mondo", ha detto Scanziani. "Si sarà meno in grado di adeguarsi e adattarsi adeguatamente alla gamma di stimolazione in un giorno normale, senza essere sopraffatti o completamente ignari, e gli squilibri E/I potrebbero essere notati più facilmente nelle interazioni sociali, perché queste interazioni richiedono tale regolazione sfumata e sottile". Gli scienziati hanno inoltre proposto che alcune malattie neurodegenerative, come il Parkinson e l'Huntington, possono essere associate ad un cambio nell'equilibrio E / I.


Minghan Xue, ricercatore post-dottorato in neurobiologia e autore principale dello studio, ha detto: "Ora che sappiamo come è regolato questo equilibrio E/I in un cervello normale, possiamo cominciare a capire che cosa va storto nelle malattie. Si apre la strada ad interventi che possano ristabilire l'equilibrio nel cervello".

 

*********
Tra i co-autori c'è Bassam Atallah, PhD, del Programma di Neuroscienze Champalimaud al Centro Chamaplimaud per l'Ignoto in Portogallo. Il finanziamento di questo studio è arrivato, in parte, dalla Jane Coffin Childs Memorial Fund for Medical Research e dalla Gatsby Foundation.

 

 

 

 

 


FonteUniversity of California, San Diego  (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Reference:  Mingshan Xue, Bassam V. Atallah, Massimo Scanziani. Equalizing excitation–inhibition ratios across visual cortical neurons. Nature, 2014; DOI: 10.1038/nature13321

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Notizie da non perdere

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare …

27.06.2018 | Ricerche

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle mo...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al canc…

21.09.2014 | Ricerche

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l…

4.08.2017 | Ricerche

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017 | Ricerche

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta e ​...

L'impatto del sonno su cognizione, memoria e demenza

2.03.2023 | Ricerche

Riduci i disturbi del sonno per aiutare a prevenire il deterioramento del pensiero.

"Ci...

Demenze: forti differenze regionali nell’assistenza, al Nord test diagnostici …

30.01.2024 | Annunci & info

In Iss il Convegno finale del Fondo per l’Alzheimer e le Demenze, presentate le prime linee guida...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019 | Ricerche

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA), ...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017 | Ricerche

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di Alzheimer. Ho avuto pr...

Il ciclo dell'urea astrocitica nel cervello controlla la lesione della me…

30.06.2022 | Ricerche

Nuove scoperte rivelano che il ciclo dell'urea negli astrociti lega l'accumulo di amiloide-beta e la...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 | Ricerche

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale amiloid...

Gas xeno potrebbe proteggere dall'Alzheimer, almeno nei topi; previsti te…

30.01.2025 | Ricerche

Molti dei trattamenti perseguiti oggi per proteggere dal morbo di Alzheimer (MA) sono co...

Come una collana di perle: la vera forma e funzionamento dell'assone dei …

30.12.2024 | Ricerche

Con un nuovo studio provocatorio, degli scienziati sfidano un principio fondamentale nel...

Sintomi visivi bizzarri potrebbero essere segni rivelatori dell'Alzheimer…

1.02.2024 | Ricerche

Un team di ricercatori internazionali, guidato dall'Università della California di San F...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memori…

9.06.2021 | Ricerche

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i li...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'cop…

11.06.2020 | Ricerche

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggreg…

20.11.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

Cervello del toporagno si restringe in inverno e rinasce in estate: c'è q…

10.09.2025 | Ricerche

I toporagni comuni sono uno dei pochi mammiferi noti per restringere e far ricrescere in...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020 | Esperienze & Opinioni

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipend...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018 | Ricerche

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di Hô...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nelle...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.