Associazione Alzheimer ONLUS logo

NewsletterLogo
Con l'iscrizione alla newsletter ricevi aggiornamenti giornalieri o settimanali sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.

    Iscriviti   


captcha 

Ricerche

La 'marijuana interna' del cervello e l'Alzheimer

La 'marijuana interna' del cervello e l'AlzheimerUn nuovo studio condotto da ricercatori della Stanford University coinvolge il blocco degli endocannabinoidi (sostanze di segnalazione che sono la versione interna al cervello delle sostanze chimiche psicoattive della marijuana e dell'hashish) nella patologia iniziale dell'Alzheimer.


Secondo i risultati dello studio, una sostanza chiamata A-beta (fortemente sospettata di avere un ruolo cruciale nell'Alzheimer perché è il principale costituente dei ciuffi caratteristici che punteggiano il cervello delle persone affette dal morbo) può compromettere l'apprendimento e la memoria nelle prime fasi della malattia, bloccando l'azione naturale e benefica degli endocannabinoidi nel cervello.


Il gruppo di Stanford sta ora cercando di capire i dettagli molecolari del luogo e modo in cui si verifica questa interferenza. Definire con precisione questi dettagli potrebbe spianare la strada a nuovi farmaci per allontanare i difetti della capacità di apprendere e della memoria che caratterizzano l'Alzheimer.


Nello studio, pubblicato il 18 giugno su Neuron, i ricercatori hanno analizzato gli effetti dell'A-beta su una struttura del cervello chiamata ippocampo. In tutti i mammiferi, questa struttura del mesencefalo ha la funzione combinata di un sistema GPS e di assistenza alla memorizzazione dei ricordi, insieme ad altri compiti. "L'ippocampo ci dice dove siamo nello spazio in un dato momento", ha detto Daniel Madison, PhD, professore associato di fisiologia molecolare e cellulare e autore senior dello studio. "Esso elabora anche le nuove esperienze in modo che i nostri ricordi di esse possano essere memorizzati in altre parti del cervello. E' il segretario dell'archivio, non il contenitore dell'archivio".

 

Constatazione sorprendente

Madison ed i suoi collaboratori hanno esaminato, con tecniche elettrofisiologiche di sezioni del cervello di ratti, un circuito ippocampale chiave, formato da una classe di cellule nervose chiamate «cellule piramidali». Essi volevano vedere come i diversi elementi del circuito reagiscono a piccole quantità di A-beta, che viene prodotta in tutto il corpo, ma le cui funzioni fisiologiche normali non erano ancora state ben definite fino ad ora.


Un risultato sorprendente del gruppo di Madison suggerisce che, in piccole concentrazioni fisiologicamente normali, l'A-beta induce un processo di rilancio di segnali che, in certe condizioni, aumenta le probabilità che le cellule nervose piramidali trasmettano le informazioni che hanno ricevuto ad altre cellule nervose dopo di loro.


Quando i segnali diretti al tratto piramidale arrivano ad alta intensità, le cellule piramidali si adattano, diventando più inclini ad attivarsi di quello che sono normalmente. Questo fenomeno, che i neuroscienziati chiamano «plasticità», è ritenuto di supporto all'apprendimento e alla memoria. Esso assicura che le scariche in arrivo ad alta intensità (come quelle che potrebbero accompagnare la caduta in un buco, nel bruciarsi un dito con un fiammifero, nel ricordarsi repentinamente dove è seppellito il tesoro o nell'apprendere per la prima volta come si scrive «gatto») siano saldamente memorizzate nei depositi della memoria del cervello e più accessibili per essere recuperate.


Questi scoppi intensi di segnali in ingresso sono l'eccezione, non la regola. Le cellule nervose piramidali ricevono continuamente impulsi casuali dalle cellule nervose a monte; di fatto è il rumore di un sistema elettrochimico di segnalazione molto complesso. Ciò richiede un certo controllo di qualità.


Le cellule piramidali sono incoraggiate ad ignorare il semplice rumore da un'altra serie di cellule nervose «guastafeste» chiamate interneuroni. Come il coniuge proverbiale che legge il giornale a tavola, gli interneuroni scoraggiano continuamente le cellule piramidali dal trasmettere impulsi alle cellule nervose a valle secernendo di continuo una sostanza inibitrice; è l'equivalente molecolare di suggerire con sbadigli, strabuzzamento degli occhi e mormorio frequente che questa o quella chiacchiera non vale proprio la pena di essere ripetuta al mondo intero, quindi perché non starsene semplicemente zitti?

 

Passare avanti il messaggio

Ma quando la notizia è particolarmente significativa, le cellule piramidali sparano il proprio "no, questo è importante, stai zitto!" chimico (gli endocannabinoidi) che si legano ai recettori specializzati sugli interneuroni dell'ippocampo, li sopprimono temporaneamente e permettono agli impulsi di continuare a viaggiare lungo le cellule piramidali verso le loro colleghe successive.


Si sa che l'A-beta compromette la plasticità della cellula piramidale. Ma il team di ricerca di Madison ha mostrato per la prima volta come lo fa. Dei piccoli gruppi costituiti da poche molecole di A-beta rendono impotenti i recettori degli endocannabinoidi degli interneuroni, lasciando l'inibizione intatta anche a fronte di importanti novità e quindi schiacciano la plasticità.


Mentre si sa da almeno 10 anni che i piccoli gruppi di A-beta sono tossici per le cellule nervose, questa tossicità richiede un'esposizione di termine relativamente lungo, ha detto Madison. L'effetto di annullamento degli endocannabinoidi rivelato dal nuovo studio, è molto più transitorio. Un ruolo fisiologico possibile dell'A-beta nel cervello normale e sano, ha detto, è fornire a quei circuiti sofisticati dell'organo un altro strato benefico di discrezionalità nell'elaborare le informazioni.


Madison pensa che questo meccanismo normale e quotidiano dell'A-beta, che va fuori controllo, possa rappresentare un punto di partenza verso gli stadi progressivi e distruttivi dell'Alzheimer.


Non si sa ancora esattamente come l'A-beta blocca l'azione degli endocannabinoidi. Ma il gruppo di Madison ha dimostrato che l'A-beta non impedisce loro di raggiungere e di vincolarsi ai loro recettori sugli interneuroni. Piuttosto, essa interferisce con qualcosa che genera normalmente il vincolo. (Per analogia, girare la chiave nel blocchetto di accensione dell'auto non farà granchè se la batteria è morta).


Madison ha detto che sarebbe fuori luogo supporre che, proprio perché l'A-beta interferisce con un processo neurofisiologico prezioso, mediato dagli endocannabinoidi, fumare erba sarebbe un ottimo modo per contrastare o prevenire gli effetti nefasti dell'A-beta sulla memoria e sulla capacità di apprendere. Fumare o ingerire marijuana ha il risultato di inibire per lungo tempo l'azione degli interneuroni da parte del prodotto chimico attivo della pianta, il tetraidrocannabinolo. Questo è molto diverso dalle brevissime raffiche di endocannabinoidi con tempistica precisa che avvengono solo quando un segnale è veramente degno di attenzione.


"Gli endocannabinoidi nel cervello sono molto transitori e agiscono solo quando sono disponibili stimoli importanti"
, ha detto Madison, che è anche membro dell'istituto interdisciplinare Stanford Bio-X. "L'esposizione alla marijuana oltre minuti o ore è diversa: assomiglia ad enfatizzare tutto indiscriminatamente, così si perde l'effetto filtrante. E' come ascoltare cinque stazioni radio alla volta".


Inoltre, inondare il cervello con cannabinoidi esterni induce tolleranza e può ridurre il numero dei recettori degli endocannabinoidi sugli interneuroni, tarpando la capacità degli endocannabinoidi di fare il loro lavoro fondamentale di aprire le porte all'apprendimento e alla memoria.

 

**********
L'autore principale dello studio é lo studioso postdottorato Adrienne Orr, PhD. Altri co-autori sono Jesse Hanson, PhD (ora al Genentech) e Dong Li, PhD;Adam Klotz, ora studente alla Stanford Graduate School of Business. Lo studio è stato finanziato dal National Institute for Mental Health, dalla Harold e Leila Y. Mathers Charitable Foundation e dalla Elan Pharmaceuticals.

 

 

 

 

 


Fonte:  Bruce Goldman in Stanford University Medical Center  (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti:  Adrienne L. Orr, Jesse E. Hanson, Dong Li, Adam Klotz, Sarah Wright, Dale Schenk, Peter Seubert, Daniel V. Madison. β-Amyloid Inhibits E-S Potentiation through Suppression of Cannabinoid Receptor 1-Dependent Synaptic Disinhibition. Neuron, 2014; 82 (6): 1334 DOI: 10.1016/j.neuron.2014.04.039

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Informazione pubblicitaria

Notizie da non perdere

Goccioline liquide dense come computer cellulari: nuova teoria sulla causa del…

22.09.2022

Un campo emergente è capire come gruppi di molecole si condensano insieme all'interno d...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

Scoperto un fattore importante che contribuisce all'Alzheimer

22.08.2022

Una ricerca guidata dai dott. Yuhai Zhao e Walter Lukiw della Luisiana State University ...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il ris...

Svolta per l'Alzheimer? Confermato collegamento genetico con i disturbi intest…

26.07.2022

Uno studio eseguito in Australia alla Edith Cowan University (ECU) ha confermato il legame tra Alzhe...

Studio rivela dove vengono memorizzati i frammenti di memoria

22.07.2022

Un momento indimenticabile in un ristorante può non essere esclusivamente il cibo. Gli ...

A 18 come a 80 anni, lo stile di vita è più importante dell'età per il risc…

22.07.2022

Gli individui senza fattori di rischio per la demenza, come fumo, diabete o perdita dell...

Le donne possono vivere meglio con una dieta migliore

22.07.2022

Mangiare frutta e verdura di colori più brillanti può aiutare i problemi di salute delle donne. <...

Il ciclo dell'urea astrocitica nel cervello controlla la lesione della memoria…

30.06.2022

Nuove scoperte rivelano che il ciclo dell'urea negli astrociti lega l'accumulo di amiloide-beta e la...

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

13.06.2022

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi ...

La scoperta del punto di svolta nell'Alzheimer può migliorare i test di nuovi…

20.05.2022

 Intervista al neurologo William Seeley della Università della California di San Francisco

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alzhei…

24.03.2022

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'A...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Nuovo metodo di selezione farmaci spiega perché quelli di Alzheimer falliscon…

31.01.2022

Analizzando i meccanismi di malattia nei neuroni umani, dei ricercatori dell'Università de...

Perché dimentichiamo? Nuova teoria propone che 'dimenticare' è in realtà un…

17.01.2022

Mentre viviamo creiamo innumerevoli ricordi, ma molti di questi li dimentichiamo. Come m...

Studio cinese: 'Metti spezie nel tuo cibo per tenere a bada l'Alzheimer'

13.01.2022

Proprio come 'una mela al giorno toglie il medico di torno', sono ben noti i benefici di...

Meccanismo neuroprotettivo alterato dai geni di rischio dell'Alzheimer

11.01.2022

Il cervello ha un meccanismo naturale di protezione contro il morbo di Alzheimer (MA), e...

È lo scopo o il piacere la chiave della felicità mentre invecchiamo?

19.11.2021

I benefici di avere un senso di scopo nella vita sono davvero incredibili. Le persone co...

Cerca il tuo sonno ideale: troppo e troppo poco legati al declino cognitivo

28.10.2021

Come tante altre cose buone della vita, il sonno fa meglio se è moderato. Uno studio pl...

Il cammino può invertire l'invecchiamento del cervello?

2.09.2021

Il cervello è costituito principalmente da due tipi di sostanze: materia grigia e bianc...

L'Alzheimer inizia all'interno delle cellule nervose?

25.08.2021

Uno studio sperimentale eseguito alla Lund University in Svezia ha rivelato che la prote...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nu...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer

20.07.2021

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scie...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memor…

9.06.2021

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i l...

Dosi basse di radiazioni possono migliorare la qualità di vita nell'Alzheimer…

6.05.2021

Individui con morbo di Alzheimer (MA) grave hanno mostrato notevoli miglioramenti nel co...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione de...

Un nuovo modello per l'Alzheimer: fenotipi di minaccia, stati di difesa e meta…

23.04.2021

Che dire se avessimo concettualizzato erroneamente, o almeno in modo incompleto, il morb...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per mon...

Nuova teoria sulla formazione dei ricordi nel cervello

9.03.2021

Una ricerca eseguita all'Università del Kent ha portato allo sviluppo della teoria Mesh...

Nuovo farmaco previene le placche amiloidi, un segno specifico di Alzheimer

8.03.2021

Le placche di amiloide sono caratteristiche patologiche del morbo di Alzheimer (MA): son...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Che speranza hai dopo la diagnosi di Alzheimer?

25.01.2021

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia che cambia davvero la vita, non solo per la p...

Il gas da uova marce potrebbe proteggere dall'Alzheimer

15.01.2021

La reputazione dell'[[acido solfidrico]] (o idrogeno solforato), di solito considerato v...

4 Benefici segreti di un minuto di esercizio al giorno

29.12.2020

Conosci tutti gli effetti positivi dell'esercizio fisico sul tuo corpo e sulla tua mente...

Il ruolo sorprendente delle cellule immunitarie del cervello

21.12.2020

Una parte importante del sistema immunitario del cervello, le cellule chiamate microglia...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è l...

Rete nascosta di enzimi responsabile della perdita di sinapsi nell'Alzheimer

8.12.2020

Un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA) eseguito da scienziati dello Scripps Researc...

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggregazione

20.11.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipen...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'inizio…

9.11.2020

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Paesi asiatici assistono gli anziani in modo diverso: ecco cosa possiamo impar…

28.10.2020

A differenza dei paesi occidentali, le culture tradizionali asiatiche mettono un forte a...

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzheime…

29.09.2020

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alzheimer

4.09.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumul...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratte...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari n...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta<...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la c...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una dell...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carrier...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'coprono' i ri…

11.06.2020

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di gi...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie…

28.05.2020

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e pe...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più con l…

26.05.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.