Associazione Alzheimer ONLUS logo

Ricerche

Bloccare la distruzione di proteine ​​difettose ritarda neurodegenerazione

Rappresentazione grafica ProteasomaSi potrebbe presumere che liberare una cellula cerebrale dalle proteine danneggiate sarebbe sempre positivo, e che ostacolare la capacità della cellula di farlo provocherebbe l'accumulo delle proteine difettose all'interno della cellula, probabilmente a livelli tossici.

Quindi molto impegno scientifico si è concentrato sul modo per migliorare il processo attraverso il quale le cellule eliminano le proteine scoppiate.


Ma questo modo di pensare potrebbe dover essere rivisto, secondo un nuovo studio della School of Medicine della Stanford University. L'autore senior Sudhof Thomas, MD, professore di fisiologia molecolare e cellulare, e i suoi colleghi ricercatori hanno inaspettatamente trovato che, inibire il processo attraverso il quale le proteine danneggiate vengono normalmente scomposte all'interno delle cellule, ritarda l'insorgenza dei sintomi nei topi di laboratorio che sono molto inclini alla neurodegenerazione e ne aumenta significativamente la longevità.


Lo studio, pubblicato online il 15 agosto su Science Translational Medicine, ha anche dimostrato che bloccare l'attività dei tritarifiuti interni delle cellule (conosciuti in biologia come proteasomi - vedi sopra una rappresentazione grafica da Wikipedia) nelle cellule nervose prelevate dai topi predisposti alla neurodegenerazione restaura molte caratteristiche biochimiche cruciali necessarie per la funzione sana delle cellule. Anche se Sudhof avverte che sono necessarie ulteriori ricerche, i risultati rappresentano una sfida alle idee prevalenti circa la patologia di alcune malattie neurodegenerative. "Il consenso corrente nelle neuroscienze favorisce una strategia terapeutica di cercare di accelerare, anziché ostacolare, lo smaltimento delle proteine danneggiate che si accumulano nel cervello dei pazienti con Alzheimer, Parkinson, corea di Huntington e altre malattie neurodegenerative", ha detto Sudhof, che è anche Professore Avram Goldstein alla School of Medicine.


I proteasomi sono componenti delle cellule che distruggono le proteine danneggiate. Non solo le cellule nervose, ma praticamente tutte le cellule nelle creature che vanno dal lievito all'uomo, contengo moltitudini di questi piccole macchine a forma di tubo, che succhiano le proteine difettose nei loro buchi e li tagliano in frammenti. Esaminando il tessuto cerebrale di pazienti di Alzheimer e di Parkinson defunti, il gruppo di Sudhof ha osservato che era in corso un aspetto del processo degenerativo identico a quello che avevano impedito nei topi di laboratorio, suggerendo che i loro risultati nel modello animale potrebbero risultare rilevanti pure per queste e altre malattie umane.


La proteina difettosa particolare la cui demolizione è stata evitata nello studio di Sudhof, è la SNAP-25, che svolge un ruolo chiave nel rilascio di segnali chimici che le cellule nervose utilizzano per comunicare una con l'altra. Ma come tutte le proteine, la SNAP-25 non può fare il suo lavoro fino a quando non viene costretta ad assumere una forma. "La struttura equivale alla funzione" è una parola d'ordine della biochimica. Le proteine - le creature molecolari che fanno il grosso del lavoro in ogni cellula vivente - sono inizialmente prodotte come lunghe sequenze lineari di subunità chimiche di piccole dimensioni che progressivamente vengono legate insieme come perle di una collana. Ma la stringa rimane solo una stringa fino a quando non assume una specifica struttura, in genere con l'aiuto di uno o più molecole "chaperone" che la guidano alla sua conformazione corretta. Come i piedi di un postino, le proteine oberate di lavoro possono finalmente andare liscie. Le proteine misfolded [mal ripiegate] e quindi non più funzionali possono, in alternativa, essere rapidamente recondizionate e rimesse al lavoro o essere chimicamente etichettate, come con un "codice a barre", per essere demolite dai proteasomi.


La SNAP-25 viene utilizzata da molti tipi di cellule, ma lavora duramente in particolare nelle cellule nervose, o neuroni. Per trasmettere segnali tra loro, i neuroni rilasciano sostanze chimiche specializzate in piccoli spazi chiamati sinapsi che separano un neurone dall'altro come un relè. Prima del rilascio, queste sostanze chimiche vengono sequestrate in pacchetti, o vescicole, tenute dalla membrana, all'interno del neurone. Ogni volta che un neurone trasmette un segnale al successivo - che può avvenire più di 100 volte al secondo - centinaia di piccole vescicole confezionate chimicamente si avvicinano al bordo del primo neurone e si fondono con la sua membrana esterna. Una superficie interna di una vescicola fusa diventa parte della superficie esterna del neurone (come accadrebbe se una piccola bolla si fondesse con una più grande che la circonda), ed i suoi contenuti memorizzati fuoriescono nella sinapsi.


Perché ciò accada, le vescicole devono essere costrette attivamente a mettersi a stretto contatto con le membrane dei neuroni. Ciò viene realizzato da un gruppo di proteine che sono l'equivalente molecolare di un morsetto. Nel corso di ripetuti impulsi di scariche neuronali, la SNAP-25 (un elemento chiave di questo complesso di serraggio) può piegarsi in modo errato, rendendo inutile l'intero processo di aggancio. Più un neurone si accende, più le molecole di SNAP-25 si deformano nel tempo.


Alcuni anni fa, il gruppo di Sudhof ha utilizzato una sofisticata tecnica genetica per creare un ceppo di topi di laboratorio privi di una molecola chaperone che aiuta a guidare il ripiegamento corretto della SNAP-25. Questi topi sembrano abbastanza normali nei primi anni di vita. Ma il fallimento graduale dell'azione di serraggio necessaria per la fusione delle vescicole e per la segnalazione neuronale fa sì che i neuroni moiano, innescando infine i sintomi comportamentali e la morte precoce. Sudhof ha ampiamente utilizzato questi topi come sistema modello per comprendere le proteine mal ripiegate e le malattie degenerative.

Nel nuovo studio, iniettare nei topi carenti di chaperone uno dei due farmaci inibitori del proteasoma (lactacistina e epoxomicina) una volta ogni cinque giorni (probabilmente lontano da un regime ottimale, ma almeno un esperimento animale fattibile, secondo Sudhof) ha ritardato i tipici sintomi esteriori della loro malattia neurodegenerativa fino al 30 per cento e ha prolungato la sopravvivenza di quasi il 20 per cento. Successivamente, i ricercatori hanno incubate neuroni dei topi sperimentali in soluzioni con o senza farmaci inibitori del proteasoma. Misurazioni biochimiche hanno mostrato che, anche se la quantità complessiva di SNAP-25 nei neuroni incubati con o senza farmaci era la stessa, l'attività del complesso di bloccaggio è stata ripristinata a livelli normali nei neuroni impregnati di farmaco. (Nelle neuroni senza farmaco l'attività di aggancio è rimasta enormemente compromessa).


E' chiaro che impedire la scomposizione delle molecole SNAP-25 mal ripiegate ne ha aumentato i livelli nei neuroni - un risultato che si potrebbe intuitivamente ritenere come tossico, dice Sudhof. Ma gli esperimenti del nuovo studio, invece suggeriscono che le proteine mal ripiegate, sia casualmente essendo solo respinte in giro nell'ambiente circostante, sia con l'assistenza attiva di molecole chaperone "generiche", possono tornare alle forme normali e tornare nella mischia. Con l'accumulo nella cellula di SNAP-25 difettose, una parte crescente ne viene riparata, con implicazioni benefiche a valle dell'attività molecolare di aggancio, per la fusione della membrana delle vescicole e una migliore segnalazione chimica dei neuroni. Poiché i neuroni devono segnalare in modo efficace per sopravvivere, ne muoiono di meno.


Un certo numero di patologie neurodegenerative come l'Alzheimer, il Parkinson e l'Huntington sono associate alla presenza di proteine danneggiate. È opinione diffusa tra i ricercatori nel settore che l'accumulo di queste proteine danneggiate contribuisce sostanzialmente al processo patologico. Sudhof avverte che, anche se è possibile che i farmaci inibitori del proteosoma potrebbero, paradossalmente, rivelarsi un rallentamento del progresso di queste ed altre condizioni degenerative umane, questo è ben lungi dall'essere dimostrato. Tuttavia per alcune indicazioni tumorali sono già in uso clinico farmaci inibitori del proteasoma molto più potenti rispetto ai vecchi farmaci fuori licenza che Sudhof e i suoi colleghi hanno dato ai topi sperimentali, quindi potrebbero essere rapidamente implementati in studi preclinici che testano questa possibilità.


Il primo autore dello studio, finanziato dal National Institute on Aging, è Manu Sharma, PhD, studioso postdottorato; co-autrice Jacqueline Burre, PhD, ricercatrice postdottorato.

 

 

 

 

***********************
Cosa pensi di questo articolo? Ti è stato utile? Hai rilievi, riserve, integrazioni? Conosci casi o ti è successo qualcosa che lo conferma? o lo smentisce? Puoi usare il modulo dei commenti qui sotto per dire la tua opinione. Che è importante e unica.

 

***********************
Fonte: Materiale del Stanford University Medical Center. Articolo originale scritto da Bruce Goldman.

Riferimento:
Manu Sharma, Jacqueline Burré, and Thomas C. Südhof. Proteasome Inhibition Alleviates SNARE-Dependent Neurodegeneration. Science Translational Medicine, 2012; DOI: 10.1126/scitranslmed.3004028.

Pubblicato in ScienceDaily il 15 Agosto 2012 - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:




Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratte...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari n...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta<...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020

 

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a m...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una dell...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carrier...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'coprono' i ri…

11.06.2020

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di gi...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie…

28.05.2020

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e pe...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più con l…

26.05.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, men...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di…

6.05.2020

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, m…

6.05.2020

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di m...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo da zero

17.04.2020

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nell...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Hupe…

27.03.2020

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame tra …

28.02.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo d...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Tutti gli articoli da non perdere