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Esperienze e opinioni

La demenza non è un treno in fuga. Possiamo ritardarne l'inizio.

La demenza non è un treno in fuga. Possiamo ritardarne l'inizio.Runaway train by photolife512 (Fonte: Deviantart.com)

Ci sono ben poche cose che i baby boomer che invecchiano temono più della demenza, una condizione che ti depreda della memoria - e troppo spesso della dignità - e ti lascia morire poco a poco, pezzo per pezzo.


I numeri sono spaventosi: in tutto il mondo, si stima che quasi 50 milioni di persone siano affette dalla demenza, un numero che si prevede salirà a 131 milioni entro il 2050. I dati sono tristi, anche senza menzionare l'impatto sui caregiver, sul sistema sanitario e sull'economia.


Tuttavia, ci sono piccoli lampi di speranza, in particolare per la ricerca che dimostra che la demenza è prevenibile, almeno in parte. Uno studio pubblicato sulla rivista medica The Lancet mostra che un caso su tre potrebbe essere impedito o ritardato se le persone si prendessero cura del loro cervello.


Sulla base di una revisione della letteratura scientifica e della modellazione matematica, un gruppo di 24 esperti globali ha individuato nove fattori che aumentano il rischio di demenza e quanto tali rischi possono essere abbassati se fossero affrontati:

  1. Perdita uditiva in mezza età: 9 per cento;
  2. Non completare l'istruzione secondaria (superiore e oltre): 8 per cento;
  3. Fumo: 6 per cento;
  4. Mancato trattamento precoce della depressione: 4 per cento;
  5. Inattività fisica: 3 per cento;
  6. Isolamento sociale: 2 per cento;
  7. Alta pressione sanguigna: 2 per cento;
  8. Obesità: 1 per cento;
  9. Diabete di tipo 2: 1 per cento.

 
A quanto pare, la riduzione potenziale del rischio assomma al 36 per cento, ma, naturalmente, i problemi di salute sono più facili da evitare in teoria che in pratica. Tuttavia, alcune lezioni importanti possono essere tratte da questo elenco di fattori di rischio modificabili.


Mentre cose come il fumo e l'inattività sono di solito considerate scelte di stile di vita, i fattori sono in gran parte sintomi di condizioni socioeconomiche scadenti. Questo ci ricorda che, come scrive su The Lancet il Dr. Martin Prince del King's College di Londra : "La demenza colpisce selettivamente i vecchi e i fragili, le donne e gli svantaggiati socio-economicamente e per istruzione".


La ricerca porta a casa anche un altro punto chiave: i cambiamenti cerebrali alla radice della demenza avvengono anni prima dell'insorgenza dei sintomi. Il dottor Antoine Hakim, professore emerito di neurologia dell'Università di Ottawa, sottolinea questo punto nel suo nuovo libro Save Your Mind: Seven Rules To Avoid Dementia: "Mentre la sequenza di istruzioni per la demenza è scritta presto, forse già nei nostri anni adolescenti, il rischio di demenza è modificabile - fino a quando, e compreso, quando iniziano i sintomi del declino cognitivo - per merito della plasticità del cervello".


La demenza è causata dalla morte delle cellule cerebrali. Ma il dottor Hakim osserva che la maggior parte dei casi non sono Alzheimer - caratterizzato da grovigli e placche nel cervello - ma sono causati da problemi vascolari come la pressione alta e l'ictus. In altre parole, ciò che fa bene al cuore fa bene al cervello (e viceversa).


Delle sue sette regole d'oro per la salute del cervello e la riduzione del rischio di demenza, la prima raccomandazione del Dr. Hakim è "risparmiare per una giornata di pioggia": aumentare la capacità e la resilienza del cervello esercitandolo come un muscolo.


Non possiamo impedire alla demenza di uccidere le persone, ma possiamo ritardare il suo inizio. Un ritardo di un anno si tradurrebbe in nove milioni di casi in meno entro il 2050; un ritardo di cinque anni potrebbe dimezzare la prevalenza della demenza a livello globale nello stesso periodo di tempo.


Vuoi evitare la demenza? Leggi. Scrivi. Suona. Sii fisicamente attivo. Sii socialmente impegnato. Mangia cibo sano. Mantieni un peso sano. Dormi bene. Non stare seduto stupidamente davanti alla TV. Questi semplici consigli sono gli strumenti migliori che abbiamo in un mondo dove non ci sono farmaci o trattamenti che impediscono la demenza.


Ci sono 100 miliardi di neuroni, trilioni di punti di contatto chiamati 'sinapsi' e 600 chilometri di vasi sanguigni nel cervello e "tutto ciò che facciamo, e che non facciamo, influenza la salute di queste cellule e le loro connessioni", scrive Dr. Hakim.


La demenza non è una conseguenza naturale dell'invecchiamento. Il rischio dipende in parte dalla genetica e dalle 'scelte' di stile di vita che facciamo. (E dobbiamo stare attenti a questa parola perché i fattori più importanti come la povertà e l'istruzione sono raramente una scelta.)


Come osserva The Lancet, "la demenza è la più grande sfida globale per la salute e l'assistenza sociale nel ventunesimo secolo". Ma non è un treno in fuga. Abbiamo la capacità di prevenire - o più realisticamente, ritardare - la malattia. E tenere al largo la demenza, anche temporaneamente, può cambiare molte vite.

Possiamo salvare molte menti usando la nostra testa.

 

 

 


Fonte: André Picard in The Globe and Mail (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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