Esperienze e opinioni

Prevenire la demenza

Prevenire la demenza

La demenza sembra venire fuori dal nulla. Le persone si sentono vittime impotenti dei propri geni. Ma questo è un errore. Quanto aumenta le possibilità di demenza l'ApoE4, il gene più temuto? Questo non è un calcolo semplice, proprio perché la correlazione deve essere controllata con molti fattori di dieta e di stile di vita che si sono dimostrati importanti quanto la genetica. Per le donne con ApoE4 da un genitore, il rischio di AD è doppio, ma questo fattore è facilmente recuperato con dieta, esercizio fisico e integratori. Per gli uomini, l'effetto di una copia di ApoE4 è abbastanza basso da perdersi nel rumore. Per gli uomini e le donne con due copie di ApoE4, il rischio di AD è molto elevato, ma anche qui i fattori sotto il nostro controllo offrono rimedi promettenti.


Confesso di amare l'attenzione del pubblico. Per lungo tempo, ho pensato a questo come a un fallimento personale e ho evitato consapevolmente di perseguire la pubblicità. Quando sono uscito con idee radicali sulla biologia evolutiva e sulla direzione della ricerca medica, ho contato sulle persone perché pensassero per se stessi e valutassero le prove; se avessero guardato solo le credenziali dei teorici, sarei stato seriamente in inferiorità.


La reputazione non dovrebbe contare, ma è così. Solo nell'ultimo decennio, ho capito che le persone sono ricettive alle idee che vengono da coloro di cui si fidano già e sono scettiche per le idee provenienti da una fonte sconosciuta. Sto imparando a lucidare la mia reputazione ...


Così, quando ho ricevuto la richiesta da un interlocutore della CBS che chiedeva "Cosa possiamo fare per migliorare le nostre probabilità di evitare la demenza?", mi sono preso il tempo per rivedere la letteratura prima di parlare con lui. Ecco quello che ho trovato nelle cinque aree esaminate:

  1. esercizio fisico;
  2. stimolazione mentale e fattori sociali;
  3. sindrome metabolica / sensibilità all'insulina;
  4. dieta;
  5. medicinali e integratori mirati al cervello.

 

L'esercizio è la cosa più importante

All'inizio della mia ricerca, ero pronto a scoprire che il numero 2 è il più importante. Per la longevità, le connessioni sociali sono più importanti di qualsiasi altra cosa; e ho ragionato che questo dovrebbe essere ancora più vero per mantenere il cervello sano nell'anzianità. Ma sono rimasto sorpreso. La stimolazione mentale e i fattori sociali sono efficaci in alcuni studi, ma non in altri. Il vincitore chiaro nella letteratura è il # 1. Ci sono prove robuste che l'esercizio fisico riduce il rischio di demenza. Ecco una meta-analisi dal 2011 e una revisione dal 2017. Anche modeste quantità di esercizio sono molto meglio che restare incollati sul divano. C'è un vantaggio extra nell'essere un fanatico della palestra, ma c'è un calo del ritorno con l'intensità.

 

Connessione sociale e stimolazione intellettuale

Lo studio più positivo che collega i fattori sociali con un rallentamento del declino cognitivo è stato fatto nel 2001. Un team dell'UCLA ha seguito 1.200 uomini e donne per oltre 7,5 anni e ha concluso che tra i fattori sociali, il 'supporto emotivo' è quello più importante.


Ma negli studi successivi, l'importanza del sostegno emotivo è scomparsa. In una revisione nel 2010, nessuna variabile sociale è entrata nell'elenco dei fattori protettivi. E uno studio del 2016 ha trovato che la connettività sociale è collegata a livelli minimi della funzione cognitiva in mezza età, ma non su 20 anni di cambiamento nelle prestazioni cognitive.

 

La dieta MIND

Delle diverse diete che sono state testate per trovare benefici neuroprotettivi, la dieta MIND, sviluppata da Martha Morris dell'Università Rush di Chicago sembra essere la migliore documentata. Nell'unico test fatto finora, la Morris sostiene che può ridurre il rischio di AD del 50%. La M di MIND sta per Mediterranea, di cui la dieta MIND è una variante. Inizia con molte foglie verdi, bacche e frutta a guscio, frutta e verdura, olio d'oliva, cereali integrali e pesce per le proteine ​​e i grassi omega 3. La variante MIND enfatizza i mirtilli e le noci, che sembrano fare particolarmente bene al cervello.


Il consumo abituale del caffè è associato ad una modesta diminuzione del rischio [2016], ma il tè, in particolare il tè verde, è migliore [2015]. Questo studio [2006] ha trovato un fattore 2 di benefici per i più grandi bevitori di tè in Giappone. La caffeina sembra essere moderatamente neuroprotettiva [2008], ma il miglior beneficio proviene dalle catechine o polifenoli, per i quali anche il tè decaf funziona. Il tè verde fa parte della dieta MIND.

 

Sindrome metabolica

A partire da vent'anni fa, è stata trovata una forte associazione tra la sindrome metabolica e l'AD [1997]. I trattamenti di insulina sembravano peggiorare il rischio [1999], anzi, l'insulina eccessiva sembra essere al centro della connessione. Alcuni ricercatori hanno cominciato a dire che dobbiamo pensare all'AD come a un diabete di tipo 3. La metformina è il trattamento standard per il diabete e questo studio [2011] ha scoperto che l'assunzione di metformina riduce il rischio di AD nei diabetici al tasso paragonabile a quelli di coetanei non diabetici. Ma questo studio [2013] ha scoperto che l'assunzione di metformina in realtà aumenta il rischio di AD.


Una forte ipotesi è che la metformina usi la vitamina B12. La B12 è essenziale per il funzionamento dei neuroni ed è concentrata nel cervello. Molte persone sono carenti di B12 anche senza metformina e chiunque prende la metformina dovrebbe integrarla con B12. Resta da vedere se esiste un rischio residuo di AD nella metformina anche con B12, ma probabilmente non sono solo le persone che prendono metformine che dovrebbero integrare con B12 [2014, 2015]. Le diete a basso contenuto di proteine sono protettive per molti aspetti dell'invecchiamento e la dieta MIND è prevalentemente vegetariana. La B12 è una sostanza nutritiva essenziale che non può essere assunta da fonti vegetali.

 

Farmaci, ormoni e integratori

L'approccio farmaceutico più comune è migliorare il neurotrasmettitore acetilcolina. L'acetilcolina si trova ovunque si trovano nervi, per la cognizione, la sensazione e il controllo motorio, e sembra particolarmente imortante per la memoria. L'alfa GPC (gliceril fosforil colina) è un precursore dell'acetilcolina che può essere somministrato per via orale. In questo studio [2003], 132 pazienti con AD, che hanno preso Alfa-GPC, hanno avuto risultati migliori sui test dopo 90 e 180 giorni rispetto all'inizio, contro il peggioramento dei pazienti trattati con placebo. Che l'A-GPC sia nootropica o neuroprotettiva è meno chiaro. Ecco una bibliografia su Examine.com.


Sono stato lento a riconoscere il potenziale dei bloccanti del recettore dell'angiotensina (ARB), farmaci prescritti che sembrano essere una nuova classe che rallenta l'età, di cui non ho parlato prima. Il più noto è il Losartan. Questo studio [2010] ha trovato una riduzione del 25% nell'AD. E negli studi con topi, gli ARB aumentano la durata della vita [2009]. Funzionano rilassando le arterie, riducendo la pressione sanguigna, riducendo nel processo il rischio di tutte le malattie cardiovascolari. Il problema con gli ARB è che le persone non li gradiscono. Alcune persone si sentono letargiche, deboli e non motivate. Alcune persone tossiscono. Il Telmisartan dovrebbe essere il farmaco in questa classe con i minori effetti collaterali.


Sia gli ormoni sessuali maschili che quelli femminili sono protettivi contro la demenza [2017]. Un modo modesto per ottenere questo beneficio senza prendere ormoni sessuali è l'integrazione con DHEA. I livelli di DHEA diminuiscono con l'età e il DHEA sierico è più basso nei pazienti con AD, suggerendo, ma non dimostrando, che il DHEA potrebbe essere protettivo. Il Pregnenolone è un altro precursore ormonale, e infatti il ​​corpo ottiene DHEA dal pregnenolone. Come con il DHEA, quando invecchiamo abbiamo meno pregnenolone. Studi sui topi hanno trovato che il pregnenolone porta ad una maggiore ritenzione di memoria nel qui e ora. Però mancano le prove che sia neuroprotettivo.


La qualità scadente del sonno, il dormire più di 8 o meno di 7 ore per notte e l'apnea del sonno sono tutti fattori di rischio per la demenza [2016]. L'effetto è grande, ma i dati sono lievi. E' comune che il sonno sia interrotto nell'AD, con livelli di melatonina bassi e non sincronizzati con il ciclo circadiano. L'integrazione di melatonina è una cosa naturale da provare, e c'è un certo successo limitato con la melatonina come trattamento per l'AD [revisione 2010]. Non ho trovato alcun dato se aiuta in termini preventivi, ma le alternative farmaceutiche che inducono il sonno sono associate ad un aumento del rischio.

 

Menzione d'onore

Questi integratori sono riportati come neuroprotettivi o nootropici (aumentano le capacità cognitive) o entrambi. È interessante per me che ci sia una sovrapposizione. Non dobbiamo scegliere "adesso o dopo", ma possiamo avere subito la nostra torta e mangiarla.

  1. Principalmente nootropico
    • Bacopa
    • Ginkgo biloba
    • Ginseng
    • Gotu kola
    • Uperzina
    • Piracetam
    • Fungo di Mane del Leone
  2. Principalmente neuroprotettivo
    • Acetil L-Carnitina
    • Ashwagandha
    • Nigella sativa (= kalonji = charnoucha)
    • Curcumina (curcuma)
    • Zenzero
    • acidi grassi Omega 3
    • acido alfa lipoico

Speranza per il doppiamente sfortunato

Una persona ogni 50 ha due copie del gene ApoE4. Il rischio di demenza adattato all'età è più di dieci volte superiore sia per i maschi che per le donne. Per queste persone, c'è la teoria [1989] che mantenere basso il colesterolo nel sangue può migliorare completamente  il rischio. La teoria deriva da un'analisi meccanicistica e si estrae dal fatto strano che la Nigeria ha la più alta prevalenza di ApoE4 nel mondo, ma non c'è aumento della demenza. E' più recente [2016] l'ipotesi che i portatori di ApoE4 necessitano di molti più omega 3 rispetto al resto di noi.


Il mio studio preferito di Alzheimer è quello di Dale Bredesen dell'Istituto Buck [2014], che ha offerto protocolli di trattamento intensamente personalizzati a dieci pazienti di Alzheimer e ha migliorato notevolmente le prestazioni cognitive per 9 dei 10. Questo è un esempio sorprendente che dimostra di cosa è capace la scienza medica quando vengono rimosse le barriere istituzionali e i medici hanno il tempo di lavorare individualmente con i pazienti.


Il lavoro di Bredesen offre incidentalmente la possibilità che i benefici di alcune delle azioni che ho descritto siano cumulative e che possano essere combinate con programmi individuali attentamente elaborati per respingere il rischio di Alzheimer per molti anni.

 

 

 


Fonte: Dr Josh Mitteldorf in Aging Matters (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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