Associazione Alzheimer ONLUS logo

NewsletterLogo
Con l'iscrizione alla newsletter ricevi aggiornamenti giornalieri o settimanali sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.

Esperienze e opinioni

Segnare la traiettoria verso la fine dell'Alzheimer

Segnare la traiettoria verso la fine dell'AlzheimerReisa Sperling, professore di neurologia alla Harvard Medical School e condirettore dell'Harvard Aging Brain Study. (Foto: Rose Lincoln)

Scoprirla presto. Queste sono le parole d'ordine nella battaglia contro una serie di malattie, da quelle cardiovascolari, al cancro, al diabete di tipo 2. La diagnosi precoce offre ai medici la possibilità di minimizzare i danni, inserire uno stent e mantenere il flusso di sangue al cuore, rimuovere un tumore prima che uno diventi molti, sollecitare cambiamenti cruciali dello stile di vita come perdere peso, mangiare meglio, fare esercizio fisico.


Ma questa strategia può funzionare per l'Alzheimer? Gli scienziati stanno iniziando a pensare che potrebbe essere così. L'Harvard Aging Brain Study, un progetto finanziato dal National Institute on Aging, giunto al settimo anno, ha dimostrato che l'amiloide-beta, la proteina ritenuta causa dell'Alzheimer, si accumula nel cervello anche più di dieci anni prima che si notino i sintomi [della malattia].


Tale constatazione ha dato una nuova speranza ai ricercatori che lottano per superare una valanga di fallimenti importanti negli studi clinici dei farmaci. In Febbraio, appena tre mesi dopo che la Eli Lilly & Co. aveva annunciato il fallimento di un esperimento, il produttore di farmaci Merck & Co. ha bloccato uno studio. Diversi altri farmaci sono ancora in sperimentazione, ma i ricercatori stanno riconsiderando il loro approccio e si chiedono se il problema è cercare di invertire, piuttosto che prevenire, la demenza.


“Penso che abbiamo fallito 11 esperimenti di fase 3, non è un buon risultato”, ha detto Reisa Sperling, professore di neurologia alla Harvard Medical School, medico del Brigham and Women's Hospital, e condirettore del Harvard Aging Brain Study al Massachusetts General Hospital (MGH). “Da un punto di vista clinico, è un fallimento orribile”.


Ora, l'idea di “scoprirla presto” è stata messa alla prova in un nuovo studio chiamato A4 (Anti-Amyloid Treatment in Asymtomatic Alzheimer's Disease), guidato dalla Sperling e da Paul Aisen della University of Southern California. I ricercatori proveranno un farmaco anti-amiloide sulle persone che non mostrano segni di declino cognitivo, ma che hanno livelli anormalmente elevati di amiloide-beta nel cervello.


“Penso che questo sia un esperimento estremamente importante”, ha detto Aisen. “E' il primo in una popolazione che chiamiamo ‘Alzheimer preclinico'. Crediamo che questo possa identificare una fase precoce della malattia, non solo in pazienti ‘a rischio’ .... Se aspettiamo che le persone abbiano i sintomi, c'è già una neuro-degenerazione sostanziale”.


Negli ultimi decenni, i ricercatori hanno elaborato quello che molti credono sia il meccanismo passo-passo attraverso il quale l'Alzheimer fa il suo lavoro. L'amiloide-beta, una proteina naturale la cui funzione normale nel cervello è tuttora poco chiara, si accumula in quantità anomala. L'amiloide-beta forma placche, che a loro volta portano ai grovigli della proteina tau all'interno delle cellule nervose, uccidendole. Questo innesca l'infiammazione, una risposta naturale che combatte l'infezione, che in questo caso non fa che peggiorare le cose.


L'A4 sta selezionando tra 5.000 candidati cognitivamente normali, età 65-85, con l'obiettivo di iscriverne circa 1.150 che hanno livelli elevati di amiloide-beta. L'esperimento testerà il solanezumab di Eli Lilly, un anticorpo anti-amiloide che si è dimostrato sicuro, anche se giudicato inefficace, nei pazienti con demenza lieve da Alzheimer. L'anticorpo punta le forme solubili della proteina, non le placche stesse. Anche se il solanezumab è stato provato nei pazienti di Alzheimer senza successo, i dati provenienti da quell'esperimento avevano indicazioni di tendenze positive, ha detto la Sperling.


Lo studio A4 (in corso presso 67 siti negli Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia) ha già arruolato 875 persone ed è finanziato dal National Institute on Aging, dalla Eli Lilly, e da diverse organizzazioni filantropiche. Gran parte del lavoro di lancio - la firma dei partecipanti e la gestione dei dati - è stato condotto dall'Alzheimer’s Therapeutic Research Institute della USC.


Lo studio A4 si basa sui risultati dell'Harvard Aging Brain Study, che ha avuto inizio nel 2009 ed è diretto dalla Sperling e da Keith Johnson, professore di radiologia dell'HMS e del MGH. Lo studio, che ha finanziamenti fino al 2019, scansiona il cervello di persone da 60 a 90 anni per seguire i cambiamenti nel tempo.


All'inizio del 2013 era chiaro che i pazienti che hanno iniziato con livelli più elevati di amiloide - anche quelli che erano cognitivamente normali - avevano un tasso molto più veloce di declino della capacità cognitiva, da quattro a cinque volte quello dei pazienti con livelli normali della proteina, ha detto la Sperling.


Questa scoperta puntava a un inizio molto più precoce della malattia di quanto gli scienziati avevano capito e ha portato all'approccio “rilevarlo prima” dell'A4. La Sperling si preoccupa, tuttavia, che anche il progetto dell'A4 possa intervenire troppo tardi, e che, anche se i soggetti sono cognitivamente normali, i loro livelli alti di amiloide hanno già segnato la cascata che finisce nella demenza, che un farmaco non può fermare.


E quella non è la sua unica preoccupazione. Anche se lo scenario amiloide-tau-infiammazione ha guadagnato un ampio sostegno, rimangono molti scettici. In realtà, ci sono abbastanza eccezioni nell'Harvard Aging Brain Study da far esitare la Sperling: casi di persone con alti livelli di amiloide-beta che non hanno declino cognitivo e altri con livelli più bassi, che però peggiorano rapidamente.


“Penso che ci siano ancora troppe questioni [aperte]”
, ha detto. “Possiamo spiegare solo il 50 per cento - ad essere ottimisti - della varianza di ciò che accade cognitivamente alle persone. Cosa succede se siamo sulla strada completamente sbagliata? E se fosse tutto circostanziale? E se ci fosse qualche fattore-X gigante che ci siamo persi?”


Anche Dorene Rentz, professoressa associata di neurologia all'HMS e al Brigham e condirettrice, con la Sperling, del Center for Alzheimer Research and Treatment dell'ospedale, sta lavorando allo studio A4. Per la Rentz le questioni aperte nell'Alzheimer includono i ruoli relativi di amiloide-beta e tau. Anche se la rimozione dell'amiloide-beta è stato finora uno degli elementi principali nello sviluppo di farmaci, potrebbe essere che bisogna rimuovere la tau, che forma i grovigli all'interno dei neuroni, per vedere un effetto clinico. E non ci sono composti che fanno questo lavoro.


“Ma l'argomento nella comunità è che dobbiamo iniziare da qualche parte”, ha detto Rentz. “Tutto quello che abbiamo fatto è fallire”.


L'infiammazione associata alla malattia - parte del processo di eliminazione delle proteine amiloide e tau ​​dal cervello, ma distruttivo per il tessuto - è un'altra domanda senza risposta, ha detto la Sperling. E' possibile che si debba ridurre o evitare del tutto l'infiammazione per non avere danni cognitivi. Un'altra possibilità è che l'Alzheimer faccia parte di un problema di fondo, l'incapacità di gestire i rifiuti delle proteine e, come ha detto la Sperling, “svuotare la pattumiera di proteine del corpo”. Il fatto che anche altre malattie neurodegenerative, come la sclerosi laterale amiotrofica e il Parkinson, siano collegate all'accumulo di proteine ​​anomale, punta potenzialmente a un problema più ampio.

 

Nonostante queste domande, Sperling, Aisen, e Rentz concordano sul fatto che c'è senso di speranza nella comunità di Alzheimer, una sensazione che i progressi nei diversi settori abbiano messo la scienza sull'orlo di una svolta. “Sono molto fiducioso sul settore in generale”, ha detto Aisen. “C'è una serie di terapie promettenti. Credo che avremo successo e credo che sarà un successo di grande impatto. Questo è un enorme problema di salute mondiale e un grave problema per la salute di questo paese“.


Se l'A4 fallisse, la Sperling ha un piano per cercare di individuare la malattia più presto ancora. Mentre l'A4 punta pazienti cognitivamente normali con alti livelli di amiloide, lei sta progettando l'A3, che testerà interventi su persone di 60 anni - o anche di 50 - che sono cognitivamente normali e i cui livelli di amiloide devono ancora salire. “L'A3 sta cercando di avvicinarsi alla prevenzione primaria, spingendosi ai limiti estremi”, ha detto la Sperling.

Segnare la traiettoria verso la fine dell'AlzheimerLa Sperling e suo nonno Irving, la cui battaglia contro l'Alzheimer ha ispirato inizialmente la Sperling a impegnarsi nella neurologia. (Foto per gentile concessione di Reisa Sperling)

Per Sperling e Rentz, l'Alzheimer non è solo un problema clinico, ma anche personale. Il marito della Rentz ha la malattia e sta attualmente partecipando a un esperimento di farmaci, e la carriera della Sperling è scaturita dall'Alzheimer di suo nonno, che è diventato evidente quando faceva la richiesta per entrare alla facoltà di medicina. Il padre, che era professore di chimica alla Lehigh University, ha avuto la diagnosi della malattia sei anni fa ed è morto l'anno scorso.


“Ingenuamente pensavo che avrei potuto fare qualcosa prima che [la malattia] toccasse altri membri della mia famiglia”, ha detto Sperling. “Spero che i miei figli non debbano prendersi cura di me in quel modo e spero che i miei nipoti non arrivino mai a sapere che cosa è l'Alzheimer”.

 

 

 


Fonte: Alvin Powell in Harvard Gazette (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Il cammino può invertire l'invecchiamento del cervello?

2.09.2021

Il cervello è costituito principalmente da due tipi di sostanze: materia grigia e bianc...

L'Alzheimer inizia all'interno delle cellule nervose?

25.08.2021

Uno studio sperimentale eseguito alla Lund University in Svezia ha rivelato che la prote...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nu...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer

20.07.2021

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scie...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memor…

9.06.2021

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i l...

Dosi basse di radiazioni possono migliorare la qualità di vita nell'Alzheimer…

6.05.2021

Individui con morbo di Alzheimer (MA) grave hanno mostrato notevoli miglioramenti nel co...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione de...

Un nuovo modello per l'Alzheimer: fenotipi di minaccia, stati di difesa e meta…

23.04.2021

Che dire se avessimo concettualizzato erroneamente, o almeno in modo incompleto, il morb...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per mon...

Nuova teoria sulla formazione dei ricordi nel cervello

9.03.2021

Una ricerca eseguita all'Università del Kent ha portato allo sviluppo della teoria Mesh...

Nuovo farmaco previene le placche amiloidi, un segno specifico di Alzheimer

8.03.2021

Le placche di amiloide sono caratteristiche patologiche del morbo di Alzheimer (MA): son...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Che speranza hai dopo la diagnosi di Alzheimer?

25.01.2021

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia che cambia davvero la vita, non solo per la p...

Il gas da uova marce potrebbe proteggere dall'Alzheimer

15.01.2021

La reputazione dell'[[acido solfidrico]] (o idrogeno solforato), di solito considerato v...

4 Benefici segreti di un minuto di esercizio al giorno

29.12.2020

Conosci tutti gli effetti positivi dell'esercizio fisico sul tuo corpo e sulla tua mente...

Il ruolo sorprendente delle cellule immunitarie del cervello

21.12.2020

Una parte importante del sistema immunitario del cervello, le cellule chiamate microglia...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è l...

Rete nascosta di enzimi responsabile della perdita di sinapsi nell'Alzheimer

8.12.2020

Un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA) eseguito da scienziati dello Scripps Researc...

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggregazione

20.11.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipen...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'inizio…

9.11.2020

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Paesi asiatici assistono gli anziani in modo diverso: ecco cosa possiamo impar…

28.10.2020

A differenza dei paesi occidentali, le culture tradizionali asiatiche mettono un forte a...

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzheime…

29.09.2020

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alzheimer

4.09.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumul...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratte...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari n...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta<...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la c...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una dell...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carrier...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'coprono' i ri…

11.06.2020

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di gi...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie…

28.05.2020

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e pe...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più con l…

26.05.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, men...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di…

6.05.2020

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, m…

6.05.2020

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di m...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo da zero

17.04.2020

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nell...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Hupe…

27.03.2020

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame tra …

28.02.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo d...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Tutti gli articoli da non perdere