Esperienze e opinioni

Il collegamento sorprendente tra l'Alzheimer e la dieta

Il collegamento sorprendente tra l'Alzheimer e la dietaRecentemente ho acquistato un magnete per il frigorifero a mia moglie Vivien (che attualmente si sta divertendo un sacco a Parigi con la sorella), con la scritta: Quanti anni avresti, se non sapessi quanti anni hai?


Grande idea. Naturalmente è meglio non essere governati da concetti del calendario per gli anni che abbiamo ... sto arrivando velocemente ai 70 e anche se non posso dire più che me ne sento 21, posso dire che mi sento un pò più di trentenne!

Tu sei vecchio come il tuo cervello

Detto questo, diamo un'occhiata a una questione chiave dell'invecchiamento: la vitalità del cervello. Quando viene persa, si inizia ad avere la demenza. L'Alzheimer è la prima terribile malattia dell'età. Per molti, è peggio del cancro perché almeno con quello la persona cara rimane nel mondo con noi, mentre vive i suoi giorni.


Ma con l'Alzheimer, ti giri, e improvvisamente se ne sono «andati»! Nessuna dubbio che sia una prospettiva spaventosa. Ma sto scrivendo questo perché oggi ho ricevuto un bollettino della AARP che ha avuto la sciocchezza e la faccia tosta di dire: "l'Alzheimer non può essere curato e non può essere prevenuto".


Questo è il modo in cui Big Pharma [ndt: l'industria farmaceutica] tiene per la gola i media. Sputano queste bugie fino a quando non sono ripetute così spesso da diventare vere nella mente delle persone. Peter Jaret, l'autore di questo articolo, è un medico sconosciuto che fa la sua "ricerca", cercando i pareri su Google. Ma questo Bollettino dell'AARP è molto diffuso e il danno è presto fatto.


La verità è ben diversa: l'Alzheimer è essenzialmente prevenibile e anche alquanto curabile. Tra un momento approfondirò. Nel frattempo, cerchiamo di demolire il resto della birichinata di Jaret. La spinta del pezzo, come sempre, è vendere farmaci. Il Bollettino dell'AARP riporta l'annuncio di un nuovo biomarcatore per coloro che potrebbero sviluppare l'Alzheimer.


La prima domanda è: perché si vuole farlo, se non può essere comunque impedito? La risposta, non a caso, è: identificare queste persone e pomparli di farmaci, per vedere se l'AD può essere prevenuto. Forse partendo presto con i farmaci possiamo ottenere un risultato migliore?


Questo è vago e, in ogni caso, propaganda.


Il test proposto controlla 10 biomarcatori di AD (fosfolipidi di delicate membrane cellulari). Il test si legge in senso inverso, cioè meno sono i marcatori, più è probabile che il paziente stia sviluppando l'AD. E' accurato solo al 90%, ma gli sviluppatori affermano che non ci sono falsi negativi. In altre parole, tutti quelli che sono positivi al test avranno infine l'AD. Ma poi il 10% ottiene un falso positivo, cioè il test ha detto che sono a rischio, ma non lo sono. Questo vola come un palloncino di piombo.


Inoltre, ci sono grandi implicazioni morali ed etiche in un test di questo tipo (vedi sotto).

 

Possibile proteina protettiva

In un recente studio di marzo 2014 sulla rivista Nature, gli scienziati hanno identificato una proteina chiamata REST che accende e spegne i geni e, naturalmente, aumenta durante l'invecchiamento. La REST, hanno trovato, reprime i geni coinvolti nell'Alzheimer, ed i suoi livelli sono ridotti in aree chiave del cervello di persone con diagnosi di Alzheimer o con decadimento cognitivo lieve che precede la demenza.


Nei test di laboratorio, la REST ha protetto le cellule cerebrali dalla morte quando erano esposte ad un numero di sollecitazioni, compresa la proteina beta amiloide che si accumula nel cervello dei pazienti di Alzheimer. Tuttavia, è necessario essere chiari su questo: le placche amiloidi beta non hanno dimostrato di causare il danno. Sono più probabilmente dei marcatori del danno. La placca amiloide è presente negli individui normali, senza alcun deterioramento cognitivo. Ecco un'altra cosa che si potrebbe pensare sia vera: tanti articoli hanno detto, così tante volte, che l'amiloide-beta provoca l'Alzheimer, che sembra essere diventato "vero".


Poiché gli studi genetici non sono realizzabili negli esseri umani, il team di ricerca del REST ha creato geneticamente dei topi manipolati che non avevano la proteina REST. Quando i ricercatori hanno confrontato i topi di un mese, con e senza REST, avevano un numero simile di neuroni in aree chiave del cervello, ma al momento in cui avevano otto mesi, nei topi privi della proteina sono risultate degenerate e perse più cellule cerebrali rispetto ai topi con la proteina. Gli scienziati hanno anche scoperto che tra le cellule cerebrali esposte ad una tossina, quelle con più REST avevano meno probabilità di morire.


Roba buona, eh? E spiega anche quanto sia falso l'assunto che nulla può essere fatto.


Il litio, tra l'altro, stimola la produzione di REST. E' noto anche per l'aiuto alla memoria. (Unire i puntini! Non posso legalmente consigliare di prendere il litio, senza consultare il proprio medico autorizzato. Ma io l'ho ordinato!). Il litio orotato, circa 120 mg, fornisce 4,6 mg di litio elementare, ma si deve rispettare un regime di dosaggio sicuro, altrimenti si finisce nei guai.

 

"Test" di Alzheimer

Allora a che serve un test per identificare coloro che potrebbero probabilmente sviluppare l'Alzheimer? Non molto.


Infatti senza alcun trattamento efficace sul tavolo, è peggio che inutile. E' potenzialmente dannoso dire ai pazienti che sono candidati per la demenza. Il Prof. Jason Karlawish dell'Università della Pennsylvania, sente che questo potrebbe motivare le persone a cambiare stile di vita in uno più sano. Ma è immorale farlo solo per raccogliere le vendite di medicinali.


Craig Klugman, bioetico che presiede il Dipartimento di Scienze della Salute alla DePaul University, osserva abbastanza giustamente che potrebbe cambiare la prospettiva di una persona sulla vita, rendendola ansiosa, depressa e ritirata. I vuoti improvvisi di memoria diventeranno spaventosi e visti come un segno sicuro della malattia.


Inoltre c'è un'altra preoccupazione; il nuovo test è accurato solo al 90%, e quindi ad alcune persone sarà detto che svilupperanno l'Alzheimer, anche se non succederà. Dato il potenziale stress e tumulto psicologico di sentire una tale cattiva notizia, non credo che i falsi positivi siano accettabili.


Resta il fatto che la risposta migliore all'Alzheimer è non averlo mai. Negli Stati Uniti oggi, il 10% della popolazione sopra i 65 anni (1 su 9) ce l'ha. Ciò significa che il 90% non ce l'ha ed è meglio a essere tra questi!

 

Che cosa funziona?

Gli integratori utili per la vitalità del cervello sono l'acetil-L-carnitina, il Ginkgo biloba, l'olio di pesce (DHA in particolare), la vitamina B12, il DMAE, e la vinpocetine (meglio per la memoria del Gingko). Ci sono altre 4 specifiche delle quali voglio parlare (l'ho già fatto per il litio):

  1. Controlalre i fosfolipidi, ricordando che erano un grande fattore nel test della REST. La colina è cruciale. Nel 1998, l'Istituto di Medicina degli Stati Uniti ha ufficialmente riconosciuto la colina come un nutriente essenziale, istituendo un livello adeguato di assunzione di 550 mg/giorno per gli uomini e 425 mg/giorno per le donne e un limite superiore tollerabile di 3.500 mg/die. La fosfatidilcolina (PC) non va molto bene, meglio la fosfatidilserina (PS).
  2. Dimenticatevi della lecitina. E' emersa una fonte migliore di colina: l'alfa-glicerilfosforilcolina (A-GPC). Essa contiene circa il 40% di colina, in peso, che è molto potente. Grazie alla sua carica elettrica caratteristica (polarità), l'A-GPC rilascia la sua colina molto efficacemente nei tessuti. Nella dieta, la colina è ricavata dai semi di soia, dalle uova, dal fegato, dalla carne, dal latte e dalle verdure crocifere.
  3. Usare il fungo di criniera del leone, Hericium Erinaceous. Contiene un fattore di crescita nervoso che promuove la crescita di nuove cellule cerebrali sane.
  4. Usare la terapia elettromagnetica pulsata (PEMT). Semplice, poco costosa (una volta che si ha la propria macchina) e con molti altri vantaggi, come la diminuzione della viscosità del sangue.


L'Alzheimer è essenzialmente una condizione infiammatoria e non possiamo permetterci di avere infiammazione in corso nel corpo; ci farà invecchiare più velocemente di qualsiasi altra cosa. L'infiammazione è anche il processo principale di artrite, malattie cardiache, diabete, obesità e molti disturbi ormonali, come la tiroide. Anche il cancro ha bisogno dell'infiammazione per diffondersi.

 

 

 

 

 


Fonte:  Prof. Keith Scott-Mumby in alternative-doctor.com (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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