Segni precoci di Alzheimer nelle persone con la sindrome di Down

Alzheimer Downs syndromA sinistra: grovigli di tau visti con un nuovo tracciante PET nel tessuto dell'ippocampo nel cervello di un individuo deceduto con sindrome di Down e Alzheimer (da accumulo alto = rosso, a basso = verde). A destra: la tau è importante per la normale funzione delle cellule nervose, ma nell'Alzheimer i lunghi filamenti di tau si aggrovigliano e impediscono alla cellula di funzionare normalmente. Quando ciò accade, le cellule nervose muoiono.

Ricercatori del Karolinska Institutet hanno studiato l'incidenza e la distribuzione regionale dei biomarcatori del morbo di Alzheimer (MA) nel cervello delle persone con sindrome di Down. I risultati possono dare nuove opportunità per una diagnosi più precoce e per il trattamento preventivo della demenza. Lo studio è pubblicato in Molecular Neurodegeneration.


Mentre i progressi medici e i miglioramenti della qualità della vita hanno aumentato l'aspettativa di vita delle persone con sindrome di down fino alla media di 60 anni, quasi il 90% di loro sviluppa il MA se vive abbastanza a lungo.


Nel MA, ciuffi di amiloide formano placche intorno ai neuroni del cervello, mentre un'altra proteina, la tau, si accumula all'interno delle cellule nervose in quelli che sono chiamati grovigli. Placche e grovigli appaiono prima in una regione del cervello, e quindi si diffondono, causando un deterioramento graduale della funzionalità.

 

Tau e Sindrome di Down

Le persone con sindrome di Down hanno una copia in più del cromosoma 21. Una ragione dell'alta incidenza del MA nelle persone con sindrome di Down è che il gene che codifica la produzione di amiloide si trova sul cromosoma 21, e questo può causare un accumulo di amiloide nel cervello già nell'infanzia.


"Studi precedenti sulla sindrome di Down da parte del nostro gruppo e di altri avevano dimostrato che le forme patologiche di amiloide e tau possono apparire anni prima che la persona mostri segni di demenza", afferma Lotta Granholm, professoressa del Karolinska Institutet e dell'Università di Denver, e una delle autrici senior della ricerca.


Nello studio attuale, i ricercatori hanno esaminato l'entità e la distribuzione di tau e amiloide nel tessuto cerebrale delle persone con sindrome di Down, con o senza una diagnosi di MA, e di persone che erano morte con MA ma senza altre invalidità funzionali.


Le loro analisi hanno dimostrato che l'incidenza di tau nel tessuto cerebrale delle persone con sindrome di Down e MA era più alta che nelle persone con MA ma senza sindrome di Down, suggerendo che la tau è un cambiamento precoce nella sindrome di Down.


"A parte l'alto livello di tau, abbiamo anche misurato una diversa distribuzione regionale della tau nel cervello delle persone con sindrome di Down e MA rispetto al gruppo di controllo", afferma la prima autrice Laetitia Lemoine, assistente prof.ssa del Dipartimento di Neurobiologia, Scienze Assistenziali e Società, del Karolinska Institet.

 

Trattamenti profilattici

Tracce di tau sono state rilevate anche nel tessuto cerebrale dei feti con sindrome di Down. I ricercatori credono che misure profilattiche precoci contro l'accumulo di tau potrebbero impedire lo sviluppo della patologia di MA nell'infanzia, per questo gruppo di pazienti.


"I nostri studi supportano la necessità di una ricerca continua sul progresso e l'incidenza della placca amiloide e della tau nel cervello, via scansioni del cervello degli individui viventi con sindrome di Down", afferma Agneta Nordberg, prof.ssa del Dipartimento di Neurobiologia e coautrice senior della ricerca. "Il nostro obiettivo è capire meglio quali sono i primi passi da fare per scoprire i cambiamenti patologici che producono sintomi cognitivi e iniziare a dare i farmaci che aiutano a migliorare la qualità della vita".

 

 

 

 


Fonte: Karolinska Institutet (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: L. Lemoine, A. Ledreux, E. Mufson, S. Perez, G. Simic, E. Doran, I. Lott, S. Carroll, K. Bharani, S. Thomas, A. Gilmore, E. Hamlett, A. Nordberg & L. Granholm. Regional binding of tau and amyloid PET tracers in Down syndrome autopsy brain tissue. Molecular Neurodegeneration, 23 Nov 2020, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alz…

4.09.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumulo...

Zen e mitocondri: il macchinario della morte rende più sana la vita

20.11.2023 | Ricerche

Sebbene tutti noi aspiriamo a una vita lunga, ciò che è più ambito è un lungo periodo di...

Come un meccanismo di difesa antivirale può portare all'Alzheimer

30.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che la tau iperfosforilata, il componente principale dei grovigli pato...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014 | Ricerche

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo d…

17.04.2020 | Ricerche

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al canc…

21.09.2014 | Ricerche

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019 | Esperienze & Opinioni

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svani...

Studio rafforza il legame tra vaccino contro l'herpes zoster e minore ris…

10.04.2025 | Ricerche

La nuova analisi di un programma di vaccinazione in Galles ha scoperto che il vaccino contro l'he...

Maggior parte dei casi di Alzheimer legati a varianti di un singolo gene

21.01.2026 | Ricerche

Secondo una nuova analisi condotta dai ricercatori di University College London (UCL), potenzialm...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Huper…

27.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019 | Ricerche

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 | Ricerche

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale amiloid...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017 | Ricerche

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV ...

Perché la tua visione può prevedere la demenza 12 anni prima della diagnosi

24.04.2024 | Ricerche

 

Gli occhi possono rivelare molto sulla salute del nostro cervello: in effetti, i p...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021 | Ricerche

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per moni...

Scoperta ulteriore 'barriera' anatomica che difende e monitora il ce…

11.01.2023 | Ricerche

Dalla complessità delle reti neurali, alle funzioni e strutture biologiche di base, il c...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 | Ricerche

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'i…

9.11.2020 | Ricerche

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018 | Ricerche

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

Dosi basse di radiazioni possono migliorare la qualità di vita nell'Alzhe…

6.05.2021 | Ricerche

Individui con morbo di Alzheimer (MA) grave hanno mostrato notevoli miglioramenti nel co...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)