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Ricerche

Collegare i punti tra pressione alta nei primi anni di vita e demenza

connecting the dots

Se la pressione alta nei primi anni di vita si traduce in aumento del rischio di demenza è una domanda a cui stanno lavorando degli scienziati dell'Augusta University.


"La demenza non è una parte normale dell'invecchiamento, e una volta che parte, non si può invertire", dice il Dott Shaoyong Su, epidemiologo genetico. "Emerge di solito verso i 65 anni, ma pensiamo che il problema in realtà inizi molto prima", spiega Su a proposito della condizione caratterizzata da perdita di memoria che può evidenziarsi come dimenticanza e progredire a diverse velocità fino alla disfunzione.


Ci sono molti fattori di rischio per la demenza, la maggior parte dei quali sono anche rischi noti per le malattie cardiovascolari, come colesterolo alto e pressione alta, irrigidimento delle arterie, l'obesità e semplice invecchiamento. Ma Su e i suoi colleghi sembrano essere i primi ad esplorare specificamente se un aumento maggiore, o più rapido, della pressione arteriosa nell'infanzia aiuta a preparare il terreno, perché pressioni più elevate portano a un danno vascolare con conseguente minore flusso di sangue e, probabilmente, danni finali alle cellule cerebrali in alcune aree.


La demenza colpisce già circa 50 milioni di persone in tutto il mondo e ci sono circa 10 milioni di nuovi casi ogni anno, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità. La crescente incidenza di rischi correlati nei bambini, come la pressione alta (condizione finora relegata in gran parte agli adulti), ha migliorato l'opportunità e l'importanza di trovare un modo per identificare precocemente quelli più a rischio, e intervenire, dice Su.


In effetti, quando gli viene chiesto se pensa che siamo di fronte ad un'epidemia di demenza, Su e i co-investigatori Dott.ssa Catherine Davis (psicologa clinica) e Nathan Yanasak (scienziato di risonanza magnetica) rispondono all'unisono che è così.


Quindi stanno cercando altre 600 persone (equamente divise tra bianchi e neri e tra uomini e donne) che stanno entrando nella mezza età, ma dei quali hanno dati fin dall'infanzia. Gli individui, che ora hanno mediamente 40 anni, hanno dati completi raccolti fino a 16 volte nel corso di 23 anni, che includono la pressione e la rigidità arteriosa, e altre valori di stress cronico e stile di vita. Come la popolazione generale, circa un terzo dei componenti del gruppo hanno ora l'ipertensione.


Questa volta gli investigatori stanno facendo scansioni cerebrali, indolori e sofisticate, per esaminare fattori rilevanti come il flusso sanguigno cerebrale, e test cognitivi per controllare la salute del cervello. Vogliono capire se la rigidità arteriosa e l'aterosclerosi che hanno già individuato nel sistema vascolare di alcuni di questi individui ancora giovani sono associate con cambiamenti strutturali e funzionali malsani nel cervello mentre arrivano alla mezza età.


"Prima dobbiamo sapere esattamente cosa sta succedendo"
, dice Yanasak. "Una volta che sappiamo che cosa sta accadendo, potremo iniziare a cercare soluzioni". "Saremo in grado di guardare le associazioni tra i valori cardiovascolari nel corso del tempo e lo stato attuale delle loro capacità cognitive, la loro struttura cerebrale e il flusso di sangue al cervello", spiega la Davis.


Hanno già alcune evidenze che una pressione elevata (che dipende da traumi dell'infanzia, da obesità o da fattori di stile di vita come l'alimentazione e l'inattività) comincia ad interessare il flusso di sangue e ad alterare la delicata architettura del cervello.


"Riduzioni di flusso portano ad aumento della probabilità che accada qualcosa di brutto"
, dice Yanasak, usando l'analogia di irrigare un campo con piantine in crescita e sapere che se si chiude completamente o parzialmente il rubinetto, ci saranno dei danni. Nel caso della demenza, i danni non sono istantanei, ma piuttosto dei problemi progressivi. Gli studi hanno già associato, ad esempio, l'ipertensione nella mezza età con il declino cognitivo in età avanzata, dice Su.


Gli studi con risonanza magnetica (MRI) non invasiva, che ora stanno usando per vedere cosa succede nel cervello di questi partecipanti, includono le varianti 'arterial spin labeling' e scansione a 'tensore di diffusione'.


L'arterial spin labeling, usata regolarmente per valutare rapidamente il flusso di sangue al cervello nei pazienti con ictus, dice quanto sangue scorre nel cervello dei partecipanti allo studio, dice Yanasak. Lo scanner permette in sostanza di misurare il flusso di sangue attraverso i minuscoli capillari che alimentano il tessuto cerebrale, eliminando le proprietà magnetiche del sangue, in modo che la zona diventa scura sulla scansione e si può dire com'è il flusso di sangue.


La scansione a tensore di diffusione permette di avere una prospettiva sulla materia bianca, le fibre nervose, o assoni, che, come una candela dell'auto e i suoi fili, consentono la comunicazione tra i neuroni, tra i neuroni e le cellule muscolari e anche tra i neuroni e altri organi. Queste scansioni avanzate usano il flusso naturale di acqua per esaminare l'integrità delle fibre neurali. Ogni sottile cambiamento in questo tessuto, che non ha probabilità di essere rilevato da una risonanza magnetica standard, è un segno precoce che i vasi sanguigni fragili del cervello sono influenzati dalla pressione alta nel corpo, dice Yanasak. La tecnica, che viene usata anche per il cancro al cervello, è già impiegata per associare il declino della funzione esecutiva alle alterazioni della sostanza bianca.


Gli investigatori stanno valutando la salute cognitiva con test come il compito antisaccade, che richiede ai partecipanti di guardare nella posizione esattamente opposta ad uno stimolo, resistendo all'impulso naturale a guardare lo stimolo.


Per continuare a valutare lo stile di vita, i partecipanti stanno rispondendo a domande come quanti giorni alla settimana fanno attività fisica sufficiente per sudare, e quanto fumano e bevono alcolici. Gli investigatori stanno poi cercando di vedere se i fattori ambientali malsani si correlano con la pressione alta e peggiorano l'impatto sul cervello e sulla cognizione. "Possiamo vedere se il loro stile di vita può influenzare o modificare la relazione tra pressione e funzione cognitiva del cervello", spiega Su.


Si stanno anche valutando i livelli di stress dei partecipanti che rispondono alle domande su problemi come lo stress all'interno della famiglia o con i vicini o al lavoro, così come gli eventi avversi dell'infanzia e lo status socio-economico. Le esperienze traumatiche infantili, come la violenza sessuale o l'abbandono, possono provocare cambiamenti strutturali reali al  cervello di un bambino in fase di sviluppo e aumenta il suo rischio di abitudini non salutari come il fumo e l'altro abuso di sostanze, dice Su.


Ora i ricercatori vogliono sapere di più su questo e sull'impatto dello stress cronico, quando invecchiamo. I valori attuali saranno confrontati con quelli analoghi rilevati nel corso degli ultimi 23 anni per capire meglio i principali fattori di stress su circa 40 anni di vita, dice Su.


Essi inoltre cercheranno di capire se etnia e sesso sono fattori positivi o negativi. Ci sono già alcune associazioni stabilite, come i maschi neri che tendono ad avere una pressione più alta prima nella vita, compresa una pressione notturna significativamente più alta. Anche in questo caso, dice Su, vogliono vedere se queste differenze sessuali ed etniche si traducono in un rischio diverso di demenza e nella necessità di diversificare le strategie e i tempi per intervenire o trattare il problema.


È assodato che la pressione elevata nel corpo può portare a danni nelle arterie sia del corpo che del cervello. Nel gruppo di studio di lunga data sono già state fatte associazioni tra una pressione elevata a riposo e un più grande ventricolo sinistro, la camera di pompaggio del cuore. L'incremento delle dimensioni e forse l'eventuale disfunzione del ventricolo implicano che il muscolo deve lavorare più duramente per l'aumento della pressione nei vasi sanguigni. Le associazioni tra la pressione alta in mezza età e la demenza sono state fatte studiando la funzione esecutiva (concentrazione, attenzione, memoria di lavoro) che, come suggerisce il nome, ci permette di fare le cose come risolvere problemi e prendere decisioni.


Gli investigatori sospettano che anche a questo punto di ingresso nella mezza età (circa da 40 a 65 anni) troveranno i cambiamenti del cervello che possono emergere in seguito come demenza.


Tra lo stesso gruppo di individui, nel 2015 Su ha riferito sulla rivista Circulation che coloro che durante l'infanzia hanno avuto diversi eventi traumatici (dall'abuso emotivo e sessuale all'abbandono), avevano una pressione più alta da giovani adulti, rispetto ai coetanei. La differenza di 10 punti nella pressione sistolica (il numero superiore che indica la pressione mentre il cuore si contrae) all'inizio dell'età adulta, assegna a questi giovani un rischio più alto di ipertensione e malattia coronarica nella mezza età o nell'anzianità.


L'Alzheimer e la demenza vascolare sono le forme più comuni di demenza.

 

 

 


Fonte: Toni Baker in Augusta University (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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