Gli anestetici sono tossici per il cervello?

Si è ipotizzato che gli anestetici hanno effetti minimi o non persistenti dopo l'emersione dall'anestesia.

Tuttavia, gli anestetici generali agiscono sui divresi canali ionici, recettori e sistemi di segnalazione cellulare nel sistema nervoso centrale per produrre anestesia, così non dovrebbe sorprendere che abbiano anche azioni non-anestetiche sia benefiche che dannose.

La crescita delle prove sta costringendo la comunità degli anestesisti a mettere in discussione la sicurezza dell'anestesia generale ai due estremi di età. I dati preclinici suggeriscono che gli anestetici inalatori possono avere effetti profondi e duraturi nei periodi chiave dello sviluppo neurologico neonatale negli animali, aumentando la morte neuronale delle cellule (apoptosi) e riducendo la neurogenesi. I dati clinici restano contrastanti sul significato di questi dati di laboratorio per la popolazione pediatrica.

All'estremo opposto dell'età, ai pazienti anziani è riconosciuto un rischio maggiore di disfunzione cognitiva post-operatoria (POCD) con un calo ben accertato della funzione cognitiva dopo l'intervento chirurgico. I meccanismi alla base e il contributo al POCD dell'anestesia in particolare rimangono poco chiari.

Modelli di laboratorio indicano le interazioni anestetiche con i meccanismi neurodegenerativi, come quelli legati alla comparsa e alla progressione dell'Alzheimer, ma la loro irrilevanza clinica non consente conclusioni. Studi clinici randomizzati prospettici sono in corso per affrontare il significato clinico di questi risultati, ma ci sono sfide importanti a progettare, eseguire e interpretare tali prove.

E' improbabile che studi clinici definitivi nell'assolvere da neurotossicità gli anestetici generali saranno disponibili nel prossimo futuro, richiedendo ai medici di usare il proprio giudizio attento quando si utilizzano questi neurosedativi profondi nei pazienti vulnerabili.

 

Estratto di uno studio condotto da AE Hudson e HC Hemmings J dei dipartimenti di Anestesia e di Farmacologia del Weill Cornell Medical College della Cornell University di New York, NY 10065, USA.

 

 


Pubblicato in Oxford Journals/BJA il 26 maggio 2011 - Traduzione di Traduzione di Franco Pellizzari.

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