Ricerche

Ridefinita la biologia dell'Alzheimer: implicazioni per diagnostica e farmaci

Ridefinita la biologia dell'Alzheimer: implicazioni per diagnostica e farmaciL'evoluzione degli autoritratti di William Utermohlen, artista che ha contratto l'Alzheimer.

Nonostante l'attenzione data per 25 anni, come presunta origine del morbo di Alzheimer (MA), all'accumulo della proteina amiloide-beta nel tessuto cerebrale, un nuovo studio sostiene che è probabilmente scatenato dal fallimento di un sistema che elimina i rifiuti dal cervello, e in realtà inizia decenni prima che i ricordi svaniscano.


Sulla base dei risultati pubblicati online il 7 febbraio sulla rivista PLOS ONE, i ricercatori della New York University dimostrano che è del tutto incompleta l'attuale comprensione biologica del MA. Le nuove prove suggeriscono che gli strumenti diagnostici standard non riescono a cogliere il rischio futuro della malattia in molti pazienti sotto i 70 anni.


Nella definizione comune del MA, un tipo di amiloide-beta (Aβ42) inizia a formare ammassi tra le cellule nervose, ferendole. Il peggioramento delle lesioni è quindi contrassegnato dal rilascio e dall'accumulo tossico di una seconda proteina chiamata tau. I cambiamenti dei livelli di Aβ42 e di tau, insieme, rappresentano la misura standard internazionale del rischio di una persona del futuro declino cognitivo.


Il nuovo studio ha scoperto che l'accumulo nel cervello di amiloide-beta non può essere l'unico fattore scatenante dei successivi danni ai nervi perché molte persone relativamente più giovani che sviluppano la malattia in seguito non mostrano segni di accumulo.


"Una volta che si smette di assumere che il punto di partenza del MA è segnato dall'accumulo di Aβ42 nelle cellule cerebrali, emerge un quadro diverso", dice l'autore Mony de Leon EdD, professore del Dipartimento di Psichiatria e direttore del Centre for Brain Health, della NYU. "Riconoscendo una fase precedente della malattia, potremmo iniziare a trattarla prima e in modi specifici basati su una migliore comprensione della biologia della malattia".


Per molti anni, i neuroscienziati hanno cercato di predire il rischio di MA attraverso i livelli di proteine ​​nel liquido cerebrospinale (CSF), che riempiono gli spazi attorno al tessuto cerebrale e che possono essere campionati mediante puntura lombare con un prelievo spinale. Nel 1999, ogni due anni, il Dr. de Leon e colleghi hanno raccolto dati clinici e livelli proteici nel CSF ​​di soggetti normali sani. Combinando questo database con altri due, lo studio attuale è il più grande fatto fino ad oggi nel suo genere, comprendendo circa 700 pazienti.


Nello specifico, lo studio ha rilevato che il miglior predittore del futuro rischio di MA non sono, come attualmente si pensa, i livelli minori di Aβ42 del CSF con tau elevata. Anche i livelli elevati di Aβ42 nel CSF hanno dimostrato di conferire un rischio futuro.


Includendo nei modelli di previsione del rischio i pazienti con Aβ42 in aumento o in diminuzione nel CSF, insieme alla tau in costante aumento, il team ha aumentato di circa il 20% l'accuratezza della previsione del rischio futuro rispetto ai modelli attuali, che considerano solo i livelli in calo. La migliore accuratezza era ancora più pronunciata in chi aveva meno di 70 anni, dice il dottor de Leon.


In termini matematici, la relazione tra Aβ42 e tau è descritta meglio da un'equazione quadratica piuttosto che da quella lineare corrente, che tenta di far "piegare" una curva su una linea retta.


I risultati si aggiungono alle evidenze che un aumento della tau nel CSF nel corso della vita può essere la caratteristica più rilevante e precoce del MA rispetto a una diminuzione dell'Aβ42 nel CSF, presa come prova di accumulo nelle cellule cerebrali, dicono i ricercatori.


Anche se il meccanismo attuale alla base del MA e la traiettoria dei livelli di Aβ42 e tau rimane oscuro, affermano gli autori, i risultati forniscono prove a supporto della "teoria della clearance / eliminazione": essa postula che il pompaggio del cuore, insieme alla costrizione dei vasi sanguigni, spinge il liquido cerebrospinale attraverso gli spazi tra le cellule cerebrali, spingendo proteine ​​potenzialmente tossiche nel sangue; i cambiamenti cardiovascolari a medio-termine che causano insufficienza cardiaca e ipertensione possono ridurre il flusso di liquido cerebrospinale necessario per eliminare la tau e forse altre proteine ​​causa della malattia ancora da identificare.


A parte l'Aβ42, che è pronto a depositarsi nel cervello, il team ha scoperto che i livelli nel CSF di altre due forme comuni di amiloide-beta (Aβ38 e Aβ40, che hanno meno capacità di accumularsi) aumentano in proporzione all'aumento della tau durante la normale durata della vita nell'anziano, anche dopo che l'Aβ42 inizia a diminuire nel CSF.


Questa è un'ulteriore prova del declino dell'eliminazione [delle proteine tossiche] con l'età, dicono i ricercatori. "I futuri studi sul CSF devono seguire per decenni i soggetti normali, a partire dai 40 anni, per avere uno sguardo imparziale sulla traiettoria delle proteine ​​del CSF e sulla probabilità di sviluppare decadimento cognitivo nei decenni successivi", dice il dott. De Leon.

 

 

 


Fonte: New York University Langone Hospitals (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Mony J. de Leon, Elizabeth Pirraglia, Ricardo S. Osorio, Lidia Glodzik, Les Saint-Louis, Hee-Jin Kim, Juan Fortea, Silvia Fossati, Eugene Laska, Carole Siegel, Tracy Butler, Yi Li, Henry Rusinek, Henrik Zetterberg, Kaj Blennow, the Alzheimer’s Disease Neuroimaging Initiative , the National Alzheimer’s Coordinating Center. The nonlinear relationship between cerebrospinal fluid Aβ42 and tau in preclinical Alzheimer’s disease. PLOS ONE, published 7 Feb 2018  DOI 10.1371/journal.pone.0191240

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Prev Next

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demenz...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ese...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di A...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta e ​...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​​a...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV ...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer …

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocamp…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della compa…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le proteina…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzheim…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picco...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...