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Ricerche

La dimensione del cervello potrebbe predire il rischio di deterioramento cognitivo?

La dimensione del cervello potrebbe predire il rischio di deterioramento cognitivo?Immagine: Viktor Koen per il New York Times

L'Alzheimer e il deficit cognitivo possono compromettere seriamente la capacità di una persona di svolgere le attività quotidiane, ma solo il 45% delle persone affette da Alzheimer o i loro caregiver sono informati della diagnosi. Ora, un nuovo studio suggerisce che dimensioni più grandi del cervello potrebbero preludere a una riduzione del rischio di deterioramento cognitivo, compresa la demenza.


La ricerca è pubblicata sulla rivista Alzheimer's Research and Therapy. Essa si concentra in particolare sugli ippocampi, due 'strutture simili a cavallucci marini' che si trovano nel cervello destro e sinistro, e che aiutano a formare nuovi ricordi. Quando queste strutture sono danneggiate (per esempio a causa dell'Alzheimer), può essere difficile ricordare le cose che sono accadute di recente.


I ricercatori, guidati da Aaron Bonner-Jackson del Center for Brain Health della Cleveland Clinic in Ohio, dicono che gli studi precedenti avevano suggerito che le dimensioni dell'ippocampo potrebbero essere una misura per coloro che hanno un rischio più alto di Alzheimer. Essi spiegano che l'ippocampo sinistro è collegato alla ritenzione verbale, mentre quello destro ha a che fare con la memoria spaziale.


Per indagare ulteriormente l'associazione tra il volume del cervello e la memoria, i ricercatori hanno valutato 226 pazienti in una clinica della memoria per determinare eventuali aumenti del rischio di demenza.

 

'I risultati devono essere considerati nella progettazione di nuovi farmaci'

Per questo tipo di studio, i ricercatori dicono che la dimensione del gruppo di pazienti era abbastanza grande, e alcuni avevano vari tipi di malattie neurodegenerative. Tra i pazienti, 34 avevano una diagnosi di Alzheimer e 82 avevano un lieve decadimento cognitivo (MCI), un precursore dell'Alzheimer.


I ricercatori hanno analizzato i ricordi dei pazienti attraverso un test di cui i pazienti hanno dimostrato la loro capacità di ricordare liste di parole sentite. I pazienti hanno poi effettuato test spaziali, per dimostrare quanto ricordavano forme e modelli. Successivamente, il team ha esaminato le scansioni cerebrali dei pazienti attraverso la risonanza magnetica (MRI).


I risultati dimostrano che i pazienti con una memoria cosiddetta normale avevano ippocampi più grandi e sono andati meglio nei compiti di memoria, rispetto a coloro che avevano deficit cognitivo.


Spiegando ulteriormente i risultati, Bonner-Jackson dice: "Noi crediamo che le prestazioni sul compito di memoria spaziale siano una misura più sensibile del volume dell'ippocampo, rispetto alla prestazione sul compito di memoria verbale. Questo sfida gli studi precedenti e gli studi clinici incentrati solo sulla memoria verbale, perchè ora stiamo scoprendo che la memoria spaziale è un giocatore più importante nella valutazione delle persone a rischio di Alzheimer".


Anche se i ricercatori si sono concentrati solo sull'ippocampo, Bonner-Jackson dice che la ricerca futura dovrebbe includere altre strutture cerebrali, come ad esempio il talamo e l'amigdala. "Anche se questo è uno dei più grandi studi ad aver esaminato il ruolo dell'ippocampo nell'insorgenza della demenza, sono necessarie ulteriori indagini per confermare la relazione", egli osserva, aggiungendo che i futuri studi di Alzheimer dovrebbero anche "prendere in considerazione questi risultati nella progettazione di nuovi farmaci".

 

Lo studio non può determinare la relazione causa-effetto

Anche se lo studio ha molti punti di forza, i ricercatori fanno osservare alcune limitazioni. In primo luogo, poiché lo studio era di osservazione, non può dimostrare causa ed effetto, perchè potrebbero essere in gioco altri fattori.


Inoltre, anche se il team ha studiato solo l'ippocampo, un precedente studio aveva trovato effetti nel giro paraippocampale destro, quindi è possibile che essi avrebbero individuato "effetti di lateralità se avessero esaminato più strutture nei lobi temporali mesiali". Essi aggiungono che questi risultati dovrebbero essere replicati su campioni di dimensioni più grandi.


Visto che 1 anziano su 3 muore con l'Alzheimer o un'altra demenza, i risultati come questi sono di grande importanza, in particolare per l'invecchiamento della popolazione.

 

 

 


Fonte: Marie Ellis in Medical News Today (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Aaron Bonner-Jackson, Shamseldeen Mahmoud, Justin Miller and Sarah J Banks. Verbal and non-verbal memory and hippocampal volumes in a memory clinic population. Alzheimer's Research & Therapy 2015, 7:61  doi:10.1186/s13195-015-0147-9

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