Ricerche

Programma sperimentale di assistenza tiene anziani a casa più a lungo

Programma sperimentale di assistenza tiene anziani a casa più a lungoUn programma pilota di 18 mesi, che ha portato risorse e consiglieri a degli anziani con demenza e altri disturbi della memoria, residenti a Baltimora, ha aumentato significativamente la lunghezza del tempo vissuto bene a casa propria, secondo i ricercatori della Johns Hopkins.


Restare a casa era una preferenza chiara della maggior parte di coloro che hanno partecipato allo studio. "Il progetto ha dimostrato che siamo riusciti ad aiutare queste persone anziane sul posto, senza sacrificare la qualità della loro vita", dice il leader dello studio Quincy Miles Samus, PhD, assistente professore di psichiatria e scienze comportamentali alla School of Medicine della Johns Hopkins University.


L'eseprimento, noto come «Maximizing Independence at Home» (MIND), ha coinvolto 303 persone over 70 con disturbi della memoria, soprattutto demenza e decadimento cognitivo lieve. 110 di loro hanno ricevuto una visita a domicilio da un coordinatore di assistenza alla memoria, e da un infermiere, che hanno valutato una serie di bisogni di assistenza, che comprendono la diagnosi dei problemi di memoria, la revisione dei farmaci, i problemi di comportamento, le attività quotidiane, e i problemi di salute non trattati come l'udito o la vista, e la pressione alta o il diabete. Il team di assistenza ha poi sviluppato un piano di assistenza personalizzato e ha lavorato con la famiglia nel corso del tempo per sovrintendere i progressi e occuparsi delle nuove esigenze sorte.


L'obiettivo era vedere se un modello di coordinamento dell'assistenza alla demenza che incorpora pratiche di cura sostenute dall'evidenza avrebbe potuto ritardare o prevenire la necessità dello spostamento dalla propria residenza ad altre strutture, come case di cura o strutture di residenza assistita.


In un rapporto pubblicato online la settimana scorsa in The American Journal of Geriatric Psychiatry, i ricercatori della Johns Hopkins dicono che quelli che hanno ricevuto 18 mesi di coordinamento dell'assistenza, con visite a domicilio, sono riusciti a rimanere tranquillamente nella loro casa mediamente per 288 giorni supplementari, o circa 9 mesi e mezzo su un periodo di studio mediano di circa 2 anni. "Questo può costituire una grande differenza in termini di comfort, di denaro e di qualità della vita per coloro che sono coinvolti", dice Samus.


I ricercatori hanno scoperto che i partecipanti che hanno incontrato regolarmente i coordinatori hanno avuto una probabilità significativamente minore di lasciare la loro casa o di morire, rispetto a quelli del gruppo di controllo (30% contro 45,6%). Inoltre, avevano meno bisogni non soddisfatti di cure, soprattutto per sicurezza e assistenza legale, e avevano una migliore qualità della vita.


Le persone affette da demenza, un segmento crescente della popolazione, soffrono non solo per il deficit della memoria, ma hanno anche difficoltà con le mansioni quotidiane e con la capacità di prendersi cura in modo sicuro di se stesse o per gestore gli altri problemi di salute.


Poiché l'assicurazione non copre sempre le esigenze non sanitarie e i servizi dei coordinatori, Samus dice che la ricerca del suo team è stata progettata per iniziare a rispondere alla domanda se gli schemi di assistenza come il MIND possono dimostrare risparmi e valore della cura basata sulla comunità, nella speranza che sempre più assicuratori sanitari possano coprire il costo di programmi come questo in futuro.


Nello studio, i coordinatori hanno controllato la sicurezza della casa, la nutrizione e la disponibilità di cibo, e se i pazienti partecipavano ad attività significative o intenzionali di là del semplice guardare la televisione per gran parte della giornata. Essi hanno inoltre valutato se i pazienti dovevano essere ri-valutati per la sicurezza della guida, se erano a rischio di vagare e perdersi, e quali risorse della comunità locale erano disponibili per rispondere ai bisogni insoddisfatti.


Al di là di tali servizi, il programma ha fornito formazione sulla demenza e i problemi di memoria ai caregiver e ai pazienti, nonché consulenza informale e di problem-solving. Sono state discusse anche le questioni giuridiche quali le direttive anticipate e il testamento e i coordinatori hanno contattato i familiari, almeno una volta al mese. I problemi di sicurezza della casa e personale riguardavano il 90 per cento dei partecipanti all'inizio dello studio, secondo i ricercatori. Circa il 65 per cento aveva bisogno di cure di medicina generale, il 52 per cento ha mostrato una mancanza di attività significative e il 48 per cento aveva bisogno di pianificare l'assistenza legale.


I coordinatori di assistenza alla memoria erano lavoratori di comunità, senza conoscenze cliniche o formazione precedente per l'assistenza alle persone con disturbi della memoria, suggerendo una vasta platea potenziale di lavoratori  che potrebbe acquisire competenze di coordinamento, dice Samus. I coordinatori hanno ricevuto una formazione intensiva per 4 settimane, con conferenze, giochi di ruolo, e l'osservazione dei pazienti affetti da demenza in ambito clinico.


I coordinatori dell'assistenza hanno ricevuto l'aiuto di un infermiere e un medico e il team si è incontrato ogni settimana per discutere i casi. I risultati suggeriscono di valutare una più ampia applicazione del modello di assistenza domiciliare in futuro, così come se è in grado di fornire un rapporto costo-beneficio agli assicuratori pubblici come Medicaid e Medicare, dice Samus.

 

 

 

 

 


FonteJohns Hopkins Medicine  (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017 DaNonPerdere

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta e ​...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

04.08.2017 DaNonPerdere

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017 DaNonPerdere

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​​a...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017 DaNonPerdere

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV ...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

07.10.2016 DaNonPerdere

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer …

16.06.2016 DaNonPerdere

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 DaNonPerdere

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocamp…

17.02.2016 DaNonPerdere

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015 DaNonPerdere

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015 DaNonPerdere

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della compa…

27.08.2015 DaNonPerdere

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le proteina…

31.07.2015 DaNonPerdere

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015 DaNonPerdere

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015 DaNonPerdere

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015 DaNonPerdere

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzheim…

27.04.2015 DaNonPerdere

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015 DaNonPerdere

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picco...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014 DaNonPerdere

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

05.12.2014 DaNonPerdere

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 DaNonPerdere

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

02.11.2014 DaNonPerdere

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

06.10.2014 DaNonPerdere

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

01.10.2014 DaNonPerdere

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014 DaNonPerdere

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...