Cellule immunitarie cerebrali amplificano il danno causato dal gene di rischio dell'Alzheimer

Trapiantando neuroni umani nel cervello di topi, uno studio ha scoperto interazioni che causano la malattia tra la proteina ApoE4 e le cellule immunitarie chiamate microglia.

Rao et al / Gladstone / Cell Stem Cell / 2024Sunto grafico dello studio Rao et al su Cell Stem Cell.

Nel cervello sano, le cellule immunitarie chiamate microglia sono sempre di pattuglia per rilevare danni ed eliminare detriti e proteine ​​dannose. Ma in presenza della proteina ApoE4 - il più importante fattore di rischio genetico del morbo di Alzheimer (MA) - le stesse cellule causano infiammazione dannosa e ciuffi di proteine ​​mal ripiegate, secondo un nuovo studio eseguito agli Istituti Gladstone (Università della California di San Francisco).


Il team ha creato un nuovo modello di ricerca per studiare il MA, che ha comportato il trapianto di neuroni umani che generano la proteina ApoE4 nel cervello dei topi. Quando hanno rimosso le microglia dal cervello, hanno scoperto che la proteina ApoE4 non ha più innescato così tanti depositi di amiloide o tau, due tipi di proteine ​​mal ripiegate specifiche del MA.


"Lo studio sottolinea l'importanza delle microglia nel MA, di concerto con l'ApoE4 prodotto dai neuroni umani", afferma l'autore senior Yadong Huang MD/PhD, che ha supervisionato il nuovo studio pubblicato su Cell Stem Cell. "I nostri risultati suggeriscono che i farmaci che riducono le microglia potrebbero essere utili nel trattamento della malattia".

 

Un modello simil-umano

Esistono tre forme principali di proteina ApoE nell'uomo: rispetto alla versione più comune della proteina - ApoE3 - l'ApoE4 aumenta il rischio di MA e l'ApoE2 lo riduce. Circa un americano su 4 ha almeno una copia del gene ApoE4 e circa il 3% ne ha 2 copie, rendendo quegli individui particolarmente suscettibili alla malattia.


"Le persone con due copie del gene ApoE4 hanno un rischio 12 volte maggiore di sviluppare il MA rispetto a quelle con ApoE3", afferma Huang, che è anche direttore del Center for Translational Advancement dei Gladstone e professore nei dipartimenti di neurologia e patologia alla UC San Francisco.


Per studiare l'interazione complessa tra varianti di ApoE e cellule cerebrali, Huang e il suo team si sono affidati da tempo a topi modello, proprio come fanno molti altri gruppi di ricerca. Tuttavia, imitare il cervello umano in un topo è difficile; aggiungere geni umani dell'ApoE4 ai topi, come si fa spesso, non coglie completamente il modo in cui le cellule cerebrali umane si comportano nel MA.


Nel nuovo studio, il team di Huang ha sviluppato un topo modello  'chimerico' che non solo è portatore dei geni ApoE umani, ma contiene anche neuroni umani che sono trapiantati nel cervello. È importante sottolineare che i neuroni vengono trapiantati dopo che il cervello è maturato, consentendo ai ricercatori di imitare il MA ad esordio tardivo. Tentativi precedenti di progettare topi modello che esprimono le caratteristiche del MA ad esordio tardivo non hanno avuto successo usando solo la proteina ApoE4, senza neuroni umani trapiantati.


"Questo modello ci ha dato un modo molto più realistico di studiare come i neuroni umani portatori del gene ApoE4 contribuiscono al MA nel cervello vivente degli anziani", afferma Antara Rao, dottoranda del laboratorio di Huang che ha guidato gli esperimenti per il nuovo studio.


Huang e i suoi colleghi sapevano già che l'ApoE4 causa l'aumento delle placche amiloidi e dei grovigli tau nel cervello umano. Nel nuovo modello chimerico, i ricercatori hanno confermato che la presenza di neuroni ApoE4 umani porta ad alti livelli di depositi di amiloide e tau, come nei topi invecchiati. Hanno anche dimostrato che i neuroni ApoE3 umani portano a livelli moderati degli aggregati, e quelli privi del tutto del gene ApoE causano un numero minore di aggregati di tau e depositi amiloidi sparsi piuttosto che di aggregati densi e dannosi.


"Si scopre che modellare in modo più accurato il MA ad esordio tardivo richiede neuroni umani, piuttosto che neuroni di topo, producendo ApoE4 nel cervello del topo", afferma Huang.

 

Effetto protettivo della riduzione delle microglia

Il gruppo di Huang in precedenza aveva scoperto che i neuroni di topo che producono ApoE4 umani rilasciano segnali molecolari che attivano le microglia. Questa volta, hanno usato il nuovo modello di topo per sondare in modo più dettagliato la connessione tra microglia e neuroni umani che producono ApoE4. I ricercatori hanno usato un farmaco per rimuovere selettivamente le microglia dal cervello dei topi chimerici. 


Nei topi con neuroni ApoE4 umani, hanno scoperto che i livelli di aggregati di amiloide e tau erano significativamente ridotti, segno che ApoE4 e microglia lavorano insieme per guidare gli attributi chiave del MA. Il team si è quindi rivolto al sequenziamento dell'RNA a cella singola, una tecnica potente che studia l'attività genica nelle singole cellule, per determinare quali geni si attivavano ​​nelle microglia di ciascun topo modello.


Hanno scoperto che, in presenza di neuroni umani contenenti ApoE4 e ApoE3, aumentavano i livelli di molecole infiammatorie nelle microglia. Le microglia con le firme molecolari più infiammatorie costituivano il 30% di tutte le microglia nei topi con neuroni ApoE4 umani, il 20% di tutte le microglia nei topi con neuroni ApoE3 umani e solo l'8% di tutte le microglia nei topi che avevano neuroni umani privi del gene ApoE.


"Insieme, questi risultati suggeriscono che le microglia vengono attivate dall'ApoE4 prodotto dal neurone umano e, a loro volta, potenzialmente aiutano a formare gli aggregati proteici mal ripiegati che vediamo nel MA", afferma Rao.

 

Percorso verso nuovi trattamenti

I risultati offrono ai ricercatori nuove informazioni per capire come le microglia vanno male nel MA, quando virano dallo stato normalmente protettivo a uno dannoso in presenza di ApoE4 prodotto dai neuroni umani. Lo studio suggerisce anche che i farmaci che possono ridurre i livelli di ApoE4 nei neuroni o puntare le microglia, riducendo il numero di esse o il loro livello di attività infiammatoria, potrebbero essere una strategia per rallentare o prevenire la progressione del MA nelle persone con il gene ApoE4.


Tuttavia, sono necessarie altre ricerche per mostrare se queste strategie potenziali sarebbero efficaci nell'uomo, quali sarebbero gli effetti collaterali di puntare l'ApoE4 neuronale o le microglia e i tempi di tale trattamento. I ricercatori sperano anche di usare il loro nuovo topo chimerico per studiare i ruoli di altri tipi di cellule nel MA.


"Il nostro nuovo topo modello, insieme a questi risultati iniziali, offre un percorso per comprendere meglio il MA, specialmente nel contesto dell'ApoE4 e sviluppare nuovi farmaci che potrebbero trattarlo", afferma Huang.

 

 

 


Fonte: Sarah C.P. Williams in Gladstone Institutes/UCSF (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: A Rao, [+14], Y Huang. Microglia depletion reduces human neuronal APOE4-related pathologies in a chimeric Alzheimer’s disease model. Cell Stem Cell, 2024, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

 

Notizie da non perdere

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019 | Ricerche

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta re...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, me…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di me...

Sintomi visivi bizzarri potrebbero essere segni rivelatori dell'Alzheimer…

1.02.2024 | Ricerche

Un team di ricercatori internazionali, guidato dall'Università della California di San F...

Sonno insufficiente associato ad aspettativa di vita ridotta

22.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che dormire almeno sette ore a notte migliora il modo in cui ti senti ...

La scoperta del punto di svolta nell'Alzheimer può migliorare i test di n…

20.05.2022 | Ricerche

 Intervista al neurologo William Seeley della Università della California di San Francisco

...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020 | Esperienze & Opinioni

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è la ...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer…

20.07.2021 | Ricerche

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame t…

28.02.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo di ...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020 | Ricerche

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

Studio rivela dove vengono memorizzati i frammenti di memoria

22.07.2022 | Ricerche

Un momento indimenticabile in un ristorante può non essere esclusivamente il cibo. Gli o...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021 | Ricerche

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per moni...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie, ma…

28.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e per...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello acce…

5.12.2014 | Ricerche

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimostra che un...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheime…

1.10.2014 | Ricerche

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Cervello del toporagno si restringe in inverno e rinasce in estate: c'è q…

10.09.2025 | Ricerche

I toporagni comuni sono uno dei pochi mammiferi noti per restringere e far ricrescere in...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 | Ricerche

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale amiloid...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le pro…

31.07.2015 | Ricerche

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

Le donne possono vivere meglio con una dieta migliore

22.07.2022 | Ricerche

Mangiare frutta e verdura di colori più brillanti può aiutare i problemi di salute delle donne.

...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

Immergersi nella natura: gioia, meraviglia ... e salute mentale

10.05.2023 | Esperienze & Opinioni

La primavera è il momento perfetto per indugiare sulle opportunità.

La primavera è un m...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)