Da UNIBO una nuova tecnologia per migliorare la mappatura dell’attività cerebrale

Messo a punto da studiosi dell’Università di Bologna e del Dartmouth College, è un innovativo template (=modello, sagoma, schema) della superficie corticale, costruito a partire dall’anatomia di 1.031 cervelli umani, che permette di realizzare studi di risonanza magnetica funzionale con meno dati ed un maggiore livello di replicabilità e riproducibilità

brain health tips

Un nuovo strumento, più efficiente, più accurato e più economico, per studiare il funzionamento della corteccia cerebrale. Si chiama 'Onavg', abbreviazione di 'Open Neuro Average', ed è nato dal lavoro congiunto di studiosi dell’Università di Bologna e del Dartmouth College (USA).


"Onavg permette di analizzare i dati di neuroscansione con più accuratezza ed efficienza", spiega un’autrice dello studio, Maria Ida Gobbini, prof.ssa del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell'Università di Bologna e del Laboratorio Neuroimmagini, diretto dalla Prof.ssa Caterina Tonon, dell'IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna. "Questo nuovo modello della superficie corticale, che potrebbe essere applicato in tutti gli ambiti delle scienze cognitive e delle neuroscienze cliniche, permetterà di identificare in maniera più accurata o precisa le differenze individuali sia in volontari sani che in pazienti con malattie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer e la malattia di Parkinson".


Nella corteccia cerebrale, la parte più esterna del cervello, sono organizzate le nostre funzioni neurali. Queste funzioni possono essere indagate attraverso la tecnica di risonanza magnetica funzionale (fMRI): uno strumento che permette di localizzare quali aree cerebrali vengono attivate durante l'esecuzione di un compito o la somministrazione di uno stimolo. In questo modo è possibile ricostruire i meccanismi cerebrali legati a funzioni cognitive come la memoria, la percezione, il linguaggio e anche le emozioni.


C'è però un problema. La corteccia cerebrale è caratterizzata da diversi ripiegamenti: una strategia evolutiva che permette di avere una superficie più estesa all’interno del volume rigido imposto dalla scatola cranica. Non solo: se osserviamo la corteccia cerebrale di individui diversi possiamo notare che, sebbene ci siano delle caratteristiche in comune a livello macroscopico, andando più nel dettaglio emergono molte differenze che rendono ogni cervello diverso dall’altro.


Per superare questo problema sono nati i template corticali: modelli di 'cervello standard' che permettono di riportare negli stessi punti ‘geografici’ le attività cerebrali registrate con la risonanza magnetica funzionale nei cervelli di individui diversi.


"Negli ultimi 25 anni sono nati vari modelli di template corticali per le analisi dei dati ottenuti con la risonanza magnetica funzionale, tutti però basati su un numero esiguo di cervelli", dice la Gobbini. "Il modello finora più utilizzato nell’ambito delle neuroscienze (freesurfer), trasforma la conformazione corticale tridimensionale in una superficie bidimensionale, ed è stato costruito attraverso i dati raccolti sui cervelli di appena 40 individui".


Oltre al basso numero di cervelli presi in considerazione, i modelli utilizzati finora hanno un’ulteriore limitazione: campionano le diverse parti della corteccia in maniera disomogenea. Infatti, per creare il template occorre un passaggio intermedio, attraverso la trasformazione della superficie corticale tridimensionale in una superficie bidimensionale che viene poi ‘gonfiata’ in una forma sferica. L’ulteriore passaggio consiste nel ri-campionamento dei dati funzionali su punti anatomici standard di una griglia posta su questa superficie sferica e questo può produrre delle distorsioni nella ridistribuzione dei dati funzionali.


Il nuovo modello Onavg supera tutti questi problemi: nasce a partire dall’anatomia corticale di 1.031 cervelli ed è il primo a permettere una distribuzione uniforme dei diversi punti anatomici di interesse, perché tiene conto delle variazioni geometriche del cervello.


"Questo nuovo modo di costruire la superficie bidimensionale corticale ci permette di avere risultati riproducibili e replicabili utilizzando meno dati rispetto ai modelli precedenti", spiega la Gobbini. "Si tratta di un vantaggio non solo economico, ma può essere molto utile in diversi contesti, ad esempio nel caso di malattie rare dove non è possibile raccogliere grandi quantità di dati".

 

 

 


Fonte: Università di Bologna

Riferimenti: M Feilong, G Jiahui, MI Gobbini, JV Haxby. A cortical surface template for human neuroscience. Nat Methods, 2024, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017 | Ricerche

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di Alzheimer. Ho avuto pr...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020 | Esperienze & Opinioni

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Gli interventi non farmacologici per l'Alzheimer sono sia efficaci che co…

19.04.2023 | Ricerche

Un team guidato da ricercatori della Brown University ha usato una simulazione al computer per di...

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggreg…

20.11.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

Svelata una teoria rivoluzionaria sull'origine dell'Alzheimer

28.12.2023 | Ricerche

Nonostante colpisca milioni di persone in tutto il mondo, il morbo di Alzheimer (MA) man...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019 | Esperienze & Opinioni

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Al…

30.01.2015 | Ricerche

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picco...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019 | Ricerche

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA), ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017 | Ricerche

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta e ​...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione del...

Per capire l'Alzheimer, ricercatori di Yale si rivolgono alla guaina di m…

4.07.2025 | Ricerche

L'interruzione degli assoni, la parte simile a una coda nelle cellule nervose che trasme...

Mega-analisi rivela perché la memoria declina con l’età

28.01.2026 | Ricerche

Rischio genetico per l’Alzheimer e diffuso restringimento del cervello legati a una maggiore perd...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017 | Ricerche

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​​a...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015 | Ricerche

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018 | Ricerche

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di Hô...

Che speranza hai dopo la diagnosi di Alzheimer?

25.01.2021 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia che cambia davvero la vita, non solo per la pe...

[Dana Territo] Sii delicato e paziente quando parli ad amici e familiari della…

30.09.2025 | Esperienze & Opinioni

Come parlare alla famiglia della mia diagnosi di Alzheimer?

È difficile discerne...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019 | Esperienze & Opinioni

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Nuovo metodo di selezione farmaci spiega perché quelli di Alzheimer falliscono…

31.01.2022 | Ricerche

Analizzando i meccanismi di malattia nei neuroni umani, dei ricercatori dell'Università del...

Immergersi nella natura: gioia, meraviglia ... e salute mentale

10.05.2023 | Esperienze & Opinioni

La primavera è il momento perfetto per indugiare sulle opportunità.

La primavera è un m...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.