Ergotioneina: biomarcatore nel sangue che prevede declino cognitivo e demenza

L'identificazione delle persone anziane a rischio di deterioramento cognitivo e demenza potrebbe essere resa possibile esaminando i livelli di ergotioneina nel sangue

Lo studio recente di un team che comprende ricercatori dell'Università Nazionale di Singapore (NUS) e del suo sistema sanitario (NUHS) ha rivelato che livelli bassi di ergotioneina (ET) nel plasma sanguigno possono prevedere un aumento del rischio di deterioramento cognitivo e demenza, suggerendo una  terapia possibile o misure di individuazione precoce per il deterioramento cognitivo e la demenza negli anziani.


I team di ricerca erano guidati dal prof. Barry Halliwell del Dipartimento di Biochimica della NUS e dal prof. associato Christopher Chen e dott. Mitchell Lai del Memory, Aging and Cognition Center del NUHS. I risultati del loro studio più recente sono stati pubblicati su Antioxidants il 30 agosto 2022.

 

Studi precedenti sull'ET e il suo ruolo nella salute umana

L'ET è un composto unico derivato dalla dieta scoperto più di 100 anni fa da Charles Tanret. Tuttavia, è stato solo nel 2005 che gli scienziati hanno individuato un trasportatore specifico dell'ET che facilita l'assorbimento e l'accumulo di ET nel corpo.
Il prof. Halliwell e il suo team hanno dimostrato che l'ET è trattenuto avidamente nel corpo umano in seguito all'integrazione orale, e nei modelli preclinici l'ET è trasportato in quasi tutti gli organi, sebbene livelli più alti possano essere presenti in cellule e tessuti specifici, come le cellule del sangue, negli occhi, nel fegato, nei polmoni e persino nel cervello.


I lavori precedenti del prof. Halliwell avevano dimostrato le potenti proprietà antiossidanti dell'ET e, in seguito, la sua capacità di proteggere le cellule da diverse forme di stress e tossine. Poiché la sua principale fonte dietetica è nei funghi, si è scoperto che un aumento del consumo di funghi, come i dorati, i [[pleurotus ostreatus]] o orecchioni, funghi ostrica e talvolta 'sbrise', gli shiitake o [[lentinula edodes]] e gli [[agaricus bisporus]] o prataioli, è associato a un rischio ridotto di lieve deterioramento cognitivo negli anziani di Singapore.


Uno studio del team del prof. Halliwell nel 2016 ha trovato livelli ET più bassi nel plasma sanguigno dei partecipanti con lieve deterioramento cognitivo. Ciò è stato verificato in un gruppo molto più ampio di partecipanti cognitivamente deteriorati, con e senza demenza, in collaborazione con il dott. Lai e il prof. associato Chen. I risultati di questo studio sono stati pubblicati in Free Radical Biology and Medicine nel 2021.


Tuttavia, non c'era ancora l'evidenza che un livello basso di ET nel plasma sanguigno può prevedere la progressione del deterioramento cognitivo e della demenza. Lo studio più recente del team di ricerca NUS-NUHS affronta queste lacune nella ricerca sull'ET, dimostrando il potenziale dell'ET come biomarcatore predittivo del deterioramento cognitivo e della demenza negli anziani di Singapore.

 

ET come marcatore predittivo di deterioramento cognitivo e demenza

Nell'ultimo studio pubblicato in agosto 2022, il team di ricerca ha reclutato 470 pazienti anziani e li ha seguiti fino a 5 anni nel Memory, Aging and Cognition Centre. I ricercatori hanno misurato i livelli di ET nel plasma ematico dei partecipanti e hanno controllato le loro capacità cognitive e funzionali in diversi punti temporali. Hanno quindi esaminato il legame tra livelli bassi di ET e il rischio di declino cognitivo e funzionale nel tempo.


"Prima di questo studio, c'erano poche prove che i livelli di ET nel sangue potessero prevedere il rischio di sviluppare problemi cognitivi. Lo studio attuale è significativo perché ha misurato i livelli di ET dei partecipanti anziani prima che sviluppassero la demenza. I nostri risultati dimostrano che se i livelli ET sono bassi, il rischio di sviluppare problemi cognitivi aumenta", ha affermato il prof. Halliwell.


I ricercatori hanno dimostrato che i partecipanti con livelli più bassi di ET avevano prestazioni cognitive più scarse all'inizio dello studio e un tasso accelerato di declino delle capacità cognitive e funzionali durante il periodo in cui sono stati seguiti.


Il team ha anche osservato cambiamenti strutturali nel cervello, osservati dalle scansioni a risonanza magnetica dei partecipanti, il che ha suggerito che l'associazione tra un livello basso di ET nel sangue e il declino cognitivo era dovuta alla patologia della malattia sottostante. Questi cambiamenti strutturali, che comprendono spessore corticale ridotto, volume inferiore dell'ippocampo e iperintensità della materia bianca, sono caratteristiche della malattia neurodegenerativa.


"Ciò indica la possibilità di usare un semplice esame del sangue per rilevare i livelli di ET e individuare precocemente gli anziani, identificando coloro che possono avere un rischio maggiore di declino cognitivo"
, ha affermato il prof. Halliwell. "Livelli bassi di ET sono anche associati a una serie di altre malattie legate all'età come fragilità, malattie cardiovascolari e degenerazione maculare, quindi l'ET può avere un ruolo più generale nel mantenimento della salute".

 

Approfondire la relazione tra ET e malattia

Sulla base di questo studio, che ha dimostrato che i livelli plasmatici di ET nel sangue possono essere un biomarcatore predittivo del rischio di declino cognitivo e funzionale, il team di ricerca spera di raccogliere ulteriori prove del potenziale preventivo e terapeutico dell'ET attraverso uno studio clinico in doppio cieco controllato con placebo.


Per questo studio clinico, il team sta attualmente reclutando volontari, che dovrebbero essere pazienti over-60 con lieve deterioramento cognitivo. Ai volontari dello studio i ricercatori forniranno integratori di ET puro, o un placebo, per un periodo specificato, per valutare l'effetto e la relazione causale dell'integrazione di ET su pazienti anziani con lieve deterioramento cognitivo.


"Se la carenza di ET determinasse un aumento del rischio di declino cognitivo, allora avremmo il potenziale per intervenire, ed è quello che stiamo cercando di scoprire con questo nuovo studio clinico", ha affermato il dott. Irwin Cheah, ricercatore senior del Dipartimento di Biochimica della NUS.


Nonostante lo studio clinico sia stato interrotto bruscamente dalla pandemia di Covid-19, il team è comunque riuscito di recente a riavviarlo e a integrarne i progressi da dove l'avevano interrotto. Attraverso questo esperimento clinico, il team spera di comprendere ulteriormente le capacità preventive e terapeutiche potenziali dell'ET nel prevenire o ritardare il deterioramento cognitivo e la demenza.

 

 

 


Fonte: National University of Singapore (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Liu-Yun Wu. ...[+9], MKP Lai. Low Plasma Ergothioneine Predicts Cognitive and Functional Decline in an Elderly Cohort Attending Memory Clinics. Antioxidants, 2022, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Accumulo di proteine sulle gocce di grasso implicato nell'Alzheimer ad es…

21.02.2024 | Ricerche

In uno studio durato 5 anni, Sarah Cohen PhD, biologa cellulare della UNC e Ian Windham della Rockef...

Menopausa precoce e terapia ormonale ritardata alzano il rischio di Alzheimer

17.04.2023 | Ricerche

Le donne hanno più probabilità degli uomini di sviluppare il morbo di Alzheimer (MA), e ...

Perché la tua visione può prevedere la demenza 12 anni prima della diagnosi

24.04.2024 | Ricerche

 

Gli occhi possono rivelare molto sulla salute del nostro cervello: in effetti, i p...

Immergersi nella natura: gioia, meraviglia ... e salute mentale

10.05.2023 | Esperienze & Opinioni

La primavera è il momento perfetto per indugiare sulle opportunità.

La primavera è un m...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 | Ricerche

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale amiloid...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie, ma…

28.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e per...

Allenamento con i pesi protegge il cervello delle persone anziane dalla demenz…

15.04.2025 | Ricerche

Uno studio, condotto presso l'Università di Stato di Campinas (Brasile), ha scoperto che dopo sei...

[Domenic Praticò] Consigli pratici per diventare un super-anziano

1.12.2025 | Esperienze & Opinioni

Quando si parla di invecchiamento, sappiamo che esso non è un processo uniforme e uguale per tutt...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017 | Ricerche

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV ...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017 | Ricerche

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di Alzheimer. Ho avuto pr...

Ricercatori delineano un nuovo approccio per trattare le malattie degenerative

8.05.2024 | Ricerche

Le proteine sono i cavalli da soma della vita. Gli organismi li usano come elementi costitutivi, ...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021 | Ricerche

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022 | Ricerche

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Farmaco per Alzheimer non cambia l'eliminazione dei rifiuti a breve termi…

24.11.2025 | Ricerche

Dopo il trattamento con il farmaco, le scansioni MRI non mostrano alcun cambiamento a breve termi...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le pro…

31.07.2015 | Ricerche

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Huper…

27.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Malato di Alzheimer: la casa di cura la paga lo Stato?

25.05.2023 | Normativa

Chi si fa carico delle spese per un malato di Alzheimer ricoverato in una casa di riposo? Scopriamo ...

Nuova 'teoria unificata della mente': implicazioni per la prevenzion…

17.07.2025 | Ricerche

In un nuovo studio con implicazioni sulla prevenzione del morbo di Alzheimer (MA) e altr...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019 | Ricerche

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e mal…

4.06.2019 | Ricerche

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.