Associazione Alzheimer ONLUS logo

NewsletterLogo
Con l'iscrizione alla newsletter ricevi aggiornamenti giornalieri o settimanali sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.

Esperienze e opinioni

Fermiamo l'Alzheimer prima che cominci

Fermiamo l'Alzheimer prima che cominciIn arancio le aree del cervello danneggiate dall'Alzheimer.Nel 2015, il costo globale dell'Alzheimer era stato di 818 miliardi di dollari. Questo valore equivale al prodotto interno lordo della 18a economia del mondo. Entro il 2030, il numero di persone affette da questa malattia dovrebbe aumentare a più di 70 milioni in tutto il mondo.


A meno che non ci sia una svolta nel trattamento, quasi un over 85 su 2 o su 3 avrà l'Alzheimer. Anche coloro che sfuggiranno alla malattia avranno almeno un amico o un parente stretto con cui non possono più parlare, senza alcun ricordo di ciò che è accaduto un minuto prima, e che dipende dall'assistenza 24 ore su 24.


Le sperimentazioni cliniche si sono focalizzate in prevalenza su terapie che puntavano a trattare le persone che hanno già i sintomi (perdita di memoria, confusione e difficoltà di comunicazione) e hanno iniziato a perdere l'indipendenza. Negli ultimi cinque anni, gli investigatori hanno avviato sperimentazioni in una fase più precoce, quando la perdita di memoria è lieve o assente, ma le scansioni del cervello rivelano la caratteristica patologia delle placche di proteine ​​amiloide-β.


Tuttavia, riteniamo che l'orologio debba essere riportato ancora più indietro, a quando la patologia cerebrale non è ancora apparsa.


Un precedente importante di tale «prevenzione primaria» sono le statine. Nei primi anni '80, questi medicinali ormai diffusi erano prescritti per abbassare il colesterolo nel sangue nelle persone con un raro disordine genetico che lo alza molto. Le persone con la condizione (circa il 0,005% della popolazione) in genere sviluppano sintomi cardiovascolari da adolescenti o da giovani adulti. Senza trattamento, di solito muoiono appena dopo i 30 anni (rif. 1). Ma quando le statine vengono date a tali persone nell'infanzia, l'insorgenza delle malattie cardiache e ictus è ritardata di decenni e la durata della vita è prolungata di 15/30 anni.


La ricerca di una statina per l'Alzheimer è un passo indispensabile grazie ai recenti progressi della nostra comprensione della patologia e alla formazione di un gruppo di persone impegnate che desiderano partecipare alle sperimentazioni cliniche. Tutto ciò che rimane è che le aziende farmaceutiche, insieme alle agenzie pubbliche e private, forniscano le risorse necessarie, inclusi i finanziamenti.

 

Il momento giusto

Negli anni '80, riconoscendo l'imminente minaccia di una catastrofe di Alzheimer, gli US National Institutes of Health hanno iniziato a finanziare dei Centri Alzheimer in tutti gli Stati Uniti. Altri paesi, come il Regno Unito, hanno fatto investimenti simili. Mentre cresceva la nostra comprensione dell'Alzheimer, i ricercatori accademici e l'industria farmaceutica hanno aumentato i loro sforzi per identificare i farmaci per curare i sintomi della malattia.


Molti degli sforzi iniziali hanno cercato di alleviare la perdita di memoria bloccando il degrado del neurotrasmettitore acetilcolina. Le autopsie avevano rivelato che i neuroni che ne dipendevano erano gravemente esauriti nel cervello delle persone con Alzheimer. Alla fine degli anni '90, i ricercatori hanno spostato la loro attenzione sulle placche di amiloide-β e sui grovigli di tau che si crede danneggino il cervello. Centinaia di studi di farmaci hanno individuato diverse forme di amiloide-β allo scopo di rimuovere le placche o impedirne lo sviluppo.


Ma questi sforzi hanno coinvolto persone che erano da 20 anni o più nel processo patologico. In quel momento i neuroni hanno già cominciato a morire e il cervello ha cominciato a ridursi. Dei quattro farmaci approvati (tre basati sull'acetilcolina), nessuno altera il corso della malattia o tratta i sintomi a un grado che sia individuabile. Molti altri farmaci candidati non hanno avuto alcun effetto sulle placche di amiloide-β negli esseri umani. Alcuni hanno anche avuto gravi effetti negativi; un vaccino sperimentale per l'amiloide-β ha causato l'infiammazione nel cervello di diversi pazienti. Solo alcune eccezioni recenti hanno rimosso robustamente le placche amiloidi o hanno abbassato drasticamente i livelli di un precursore delle placche negli studi clinici (rif. 2, 3).


Negli ultimi cinque anni, le sperimentazioni cliniche hanno iniziato a tentare di ridurre la progressione della patologia cerebrale prima che i sintomi si sviluppino. Delle più di 11 di tali sperimentazioni in corso o pianificate, tutti iscrivono le persone con un rischio più alto di Alzheimer, come indicato dalla loro genetica o dalle scansioni cerebrali che mostrano le placche (rif. 4). Questi test sono molto promettenti.


Ma a nostro avviso, i recenti sviluppi su quattro fronti dicono che è ora il momento di avviare sperimentazioni cliniche per farmaci che prevengono la patologia del cervello.

  1. Evidenze scientifiche.
    Ci sono varie indicazioni che affrontare la malattia nelle prime fasi aumenta la probabilità che un singolo farmaco, con un singolo obiettivo, possa essere efficace. Gli studi sui topi alterati geneticamente per sviluppare placche di amiloide-β hanno dimostrato che le terapie che riducono la produzione di amiloide-β sono più efficaci quando sono somministrate prima che le placche si siano sviluppate (rif. 5, 6). Altri studi indicano che la progressione dell'Alzheimer può sfuggire al controllo dopo un certo punto, un punto che non è collegato a una specifica patologia. Per esempio, la diffusione dei grovigli di tau sembra essere innescata dalla presenza di placche di amiloide-β (rif. 7, 8). Una volta che cominciano, la creazione di altri grovigli sembra continuare senza sosta, anche dopo che l'amiloide-β è stata rimossa. Così, i farmaci anti-amiloide possono avere una efficacia limitata dopo un certo punto.
    I ricercatori hanno ora una conoscenza approfondita della sequenza di cambiamenti nel cervello che avvengono durante la fase asintomatica del morbo. Le placche sono seguite da cambiamenti nel metabolismo del cervello; questi sono seguiti da alterazioni nella deposizione e nell'infiammazione della tau. Queste intuizioni vengono in gran parte dagli studi osservazionali. Ad esempio, Dominantly Inherited Alzheimer Network (DIAN) ha registrato più di 40 anni di fasi della malattia - da prima di mostrare un qualunque sintomo alla demenza avanzata - in centinaia di persone portatrici di mutazioni genetiche che causano il morbo di Alzheimer.
    Tale conoscenza fornisce ai ricercatori una serie di biomarcatori per testare l'efficacia dei trattamenti dopo tre o cinque anni. È un periodo che può essere appetibile per finanziatori come le aziende farmaceutiche. Sono inoltre disponibili strumenti diagnostici migliori, che coinvolgono tecniche di scansione cerebrale e analisi del liquido cerebrospinale, per misurare la progressione della malattia.

  2. Popolazione per i test.
    Meno dell'1% di tutti quelli con una diagnosi, hanno l'«Alzheimer ereditato in modo dominante» (DIAD). Le persone con questa forma sviluppano placche di amiloide-β nel cervello dai 20 ai 40 anni, e i loro figli hanno una probabilità del 50% di ereditare la condizione. Cruciale per il successo dei test di prevenzione primaria è aumentare il coinvolgimento nella ricerca delle famiglie colpite da DIAD.
    Sapendo che i sintomi appaiono in un tempo prevedibile nelle persone portatrici delle mutazioni che causano DIAD (rif. 9), i ricercatori possono monitorare i cambiamenti nella patologia del cervello, iniziando molti anni prima che i sintomi siano evidenti. Le mutazioni DIAD influenzano tutti i percorsi di produzione dell'amiloide-β. Quindi, anche per le persone con mutazioni diverse (ne sono note 230), le placche amiloidi sono un obiettivo comune su cui concentrarsi, un obiettivo condiviso con la variante più diffusa della malattia, quella a insorgenza tardiva.
    Naturalmente, non è certo se e come i risultati di una forma genetica rara della malattia si traducano nella forma più comune. Ma c'è una forte evidenza che i processi fondamentali che conducono alla demenza sono molto simili. Cercare di identificare chi nella popolazione generale avrà l'Alzheimer, e prevedere quando svilupperà la patologia dell'amiloide-β, richiederebbe test con migliaia di persone.
    I portatori delle mutazioni DIAD sarebbero quasi certamente iscritti a esperimenti di prevenzione primaria, anche se possono servire dieci o più anni per dimostrare gli effetti di un farmaco sulla cognizione. Gli esperimenti in corso, come il DIAN Trials Unit (DIAN-TU), hanno dimostrato che è possibile registrare un numero appropriato di famiglie (diverse centinaia di persone) con mutazioni prevalentemente ereditate. Infatti, il DIAN-TU ha uno dei tassi migliori di arruolamento, mantenimento e completamento di qualsiasi esperimento di Alzheimer, per merito di familiari fortemente impegnati. Quando abbiamo analizzato le persone a rischio di Alzheimer familiare del nostro DIAN Expanded Registry (www.DIANexr.org) più del 90% degli 80 intervistati ha dichiarato di essere disposto a continuare le sperimentazioni "finché lo studio lo richiede, per arrivare a una risposta sull'efficacia del farmaco".

  3. Terapie efficaci e sicure.
    L'amiloide-β è un obiettivo ideale per la prevenzione primaria; numerosi risultati indicano che il suo metabolismo anormale è la causa di DIAD.
    Ora ci sono forti prove che una rara mutazione protegge alcune popolazioni dalle placche nel cervello. In Islanda, per esempio, la probabilità dei portatori di questa mutazione (che riduce la produzione di amiloide) è di un quinto rispetto alla popolazione generale (rif. 10).
    Negli ultimi anni, questo effetto genetico è stato imitato con vari farmaci (rif. 3). Circa una dozzina di terapie che puntano gli enzimi coinvolti nella produzione di amiloide-β in varie fasi di sperimentazione clinica riducono la produzione della proteina (rif. 3) di ben il 70-80%. Inoltre, i farmaci che puntano gli enzimi come la BACE e la gamma secretasi possono essere presi per via orale (gli altri farmaci che puntano l'amiloide-β devono essere somministrati via iniezione) e nuove generazioni di queste classi di composti sembrano avere pochi effetti collaterali gravi.

  4. Finanziamento e regolamentazione.
    Potrebbero servire più di dieci anni agli studi di prevenzione primari basati su esiti cognitivi o clinici perché le agenzie di regolamentazione approvino i farmaci per la prevenzione. Poche aziende farmaceutiche sono disposte a pagare la maggior parte delle spese di esperimenti così lunghi. Riconoscendo l'urgenza del problema, i governi, in particolare quelli degli Stati Uniti e dell'Europa, stanno appoggiando sempre più lo sviluppo di iniziative di prevenzione (vedi go.nature.com/2ubyv5k e go.nature.com/2tdrn4f).
    Un altro sviluppo incoraggiante degli ultimi quattro anni è che le linee guida per l'approvazione dei farmaci di Alzheimer della US Food and Drug Administration e dell'Agenzia Europea dei Medicinali ora includono la considerazione degli effetti dei composti sui biomarcatori surrogati, come le placche di amiloide-β, oltre ai test di memoria. (Finora, non c'è stato nessun caso di un farmaco approvato per l'Alzheimer solo sulla base di un biomarcatore).

 

Poste alte

Alcuni ricercatori potrebbero fare obiezioni alla nostra proposta di fare dell'amiloide-β l'obiettivo delle sperimentazioni primarie di prevenzione. Circa dieci grandi studi che puntano le placche di amiloide-β sono fallite negli ultimi cinque anni circa. A nostro avviso, le varie spiegazioni di questi fallimenti (rif. 11) possono essere riassunte in "troppo poco, troppo tardi". Il modo migliore per verificare il ruolo della patologia dell'amiloide-β nell'Alzheimer è impedire che prenda piede.

Alcuni scienziati sono preoccupati anche del fatto che un singolo farmaco ha poca probabilità di trattare un disordine cronico così complesso. Ma, come dimostrato nella ipercolesterolemia familiare, un farmaco può essere estremamente efficace se usato per la prevenzione. Ciò che è necessario adesso è l'impegno di tutti quelli coinvolti, inclusi i finanziatori pubblici e privati, che devono mettere centinaia di milioni di dollari.

La posta è straordinariamente alta. Se avremo successo, un trattamento di prevenzione primario potrebbe evitare la perdita di ricordi, pensieri e indipendenza per una parte significativa della popolazione anziana del mondo.





Riferimenti:

  1. Wiegman, A. et al. Eur. Heart J. 36, 2425–2437 (2015).PubMed
  2. Sevigny, J. et al. Nature 537, 50–56 (2016). PubMed
  3. Kennedy, M. E. et al. Sci. Transl. Med. 8, 363ra150 (2016). PubMed
  4. Carrillo, M. C. et al. Alzheimer Dement. 9, 123–131.e1 (2013). Article
  5. Brendel, M. et al. Mol. Psychiatry 20, 1179–1187 (2015). PubMed
  6. Das, P. et al. Mol. Neurodegener. 7, 39 (2012). PubMed
  7. Hampel, H. et al. Exp. Gerontol. 45, 30–40 (2010). PubMed
  8. Wang, L. et al. JAMA Neurol. 73, 1070–1077 (2016). PubMed
  9. Bateman, R. J. et al. N. Engl. J. Med. 367, 795–804 (2012). PubMed
  10. Jonsson, T. et al. Nature 488, 96–99 (2012). PubMed
  11. Karran, E. & Hardy, J. Ann. Neurol. 76, 185–205 (2014). PubMed


Fonte: Eric McDade (assistente professore di neurologia alla Washington University di St. Louis (Missouri/USA) e Randall J. Bateman (professore di neurologia alla Washington University)

Pubblicato su: Nature (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


  1.  

Annuncio pubblicitario

Notizie da non perdere

Goccioline liquide dense come computer cellulari: nuova teoria sulla causa del…

22.09.2022

Un campo emergente è capire come gruppi di molecole si condensano insieme all'interno d...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

Scoperto un fattore importante che contribuisce all'Alzheimer

22.08.2022

Una ricerca guidata dai dott. Yuhai Zhao e Walter Lukiw della Luisiana State University ...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il ris...

Svolta per l'Alzheimer? Confermato collegamento genetico con i disturbi intest…

26.07.2022

Uno studio eseguito in Australia alla Edith Cowan University (ECU) ha confermato il legame tra Alzhe...

Studio rivela dove vengono memorizzati i frammenti di memoria

22.07.2022

Un momento indimenticabile in un ristorante può non essere esclusivamente il cibo. Gli ...

A 18 come a 80 anni, lo stile di vita è più importante dell'età per il risc…

22.07.2022

Gli individui senza fattori di rischio per la demenza, come fumo, diabete o perdita dell...

Le donne possono vivere meglio con una dieta migliore

22.07.2022

Mangiare frutta e verdura di colori più brillanti può aiutare i problemi di salute delle donne. <...

Il ciclo dell'urea astrocitica nel cervello controlla la lesione della memoria…

30.06.2022

Nuove scoperte rivelano che il ciclo dell'urea negli astrociti lega l'accumulo di amiloide-beta e la...

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

13.06.2022

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi ...

La scoperta del punto di svolta nell'Alzheimer può migliorare i test di nuovi…

20.05.2022

 Intervista al neurologo William Seeley della Università della California di San Francisco

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alzhei…

24.03.2022

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'A...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Nuovo metodo di selezione farmaci spiega perché quelli di Alzheimer falliscon…

31.01.2022

Analizzando i meccanismi di malattia nei neuroni umani, dei ricercatori dell'Università de...

Perché dimentichiamo? Nuova teoria propone che 'dimenticare' è in realtà un…

17.01.2022

Mentre viviamo creiamo innumerevoli ricordi, ma molti di questi li dimentichiamo. Come m...

Studio cinese: 'Metti spezie nel tuo cibo per tenere a bada l'Alzheimer'

13.01.2022

Proprio come 'una mela al giorno toglie il medico di torno', sono ben noti i benefici di...

Meccanismo neuroprotettivo alterato dai geni di rischio dell'Alzheimer

11.01.2022

Il cervello ha un meccanismo naturale di protezione contro il morbo di Alzheimer (MA), e...

È lo scopo o il piacere la chiave della felicità mentre invecchiamo?

19.11.2021

I benefici di avere un senso di scopo nella vita sono davvero incredibili. Le persone co...

Cerca il tuo sonno ideale: troppo e troppo poco legati al declino cognitivo

28.10.2021

Come tante altre cose buone della vita, il sonno fa meglio se è moderato. Uno studio pl...

Il cammino può invertire l'invecchiamento del cervello?

2.09.2021

Il cervello è costituito principalmente da due tipi di sostanze: materia grigia e bianc...

L'Alzheimer inizia all'interno delle cellule nervose?

25.08.2021

Uno studio sperimentale eseguito alla Lund University in Svezia ha rivelato che la prote...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nu...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer

20.07.2021

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scie...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memor…

9.06.2021

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i l...

Dosi basse di radiazioni possono migliorare la qualità di vita nell'Alzheimer…

6.05.2021

Individui con morbo di Alzheimer (MA) grave hanno mostrato notevoli miglioramenti nel co...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione de...

Un nuovo modello per l'Alzheimer: fenotipi di minaccia, stati di difesa e meta…

23.04.2021

Che dire se avessimo concettualizzato erroneamente, o almeno in modo incompleto, il morb...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per mon...

Nuova teoria sulla formazione dei ricordi nel cervello

9.03.2021

Una ricerca eseguita all'Università del Kent ha portato allo sviluppo della teoria Mesh...

Nuovo farmaco previene le placche amiloidi, un segno specifico di Alzheimer

8.03.2021

Le placche di amiloide sono caratteristiche patologiche del morbo di Alzheimer (MA): son...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Che speranza hai dopo la diagnosi di Alzheimer?

25.01.2021

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia che cambia davvero la vita, non solo per la p...

Il gas da uova marce potrebbe proteggere dall'Alzheimer

15.01.2021

La reputazione dell'[[acido solfidrico]] (o idrogeno solforato), di solito considerato v...

4 Benefici segreti di un minuto di esercizio al giorno

29.12.2020

Conosci tutti gli effetti positivi dell'esercizio fisico sul tuo corpo e sulla tua mente...

Il ruolo sorprendente delle cellule immunitarie del cervello

21.12.2020

Una parte importante del sistema immunitario del cervello, le cellule chiamate microglia...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è l...

Rete nascosta di enzimi responsabile della perdita di sinapsi nell'Alzheimer

8.12.2020

Un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA) eseguito da scienziati dello Scripps Researc...

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggregazione

20.11.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipen...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'inizio…

9.11.2020

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Paesi asiatici assistono gli anziani in modo diverso: ecco cosa possiamo impar…

28.10.2020

A differenza dei paesi occidentali, le culture tradizionali asiatiche mettono un forte a...

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzheime…

29.09.2020

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alzheimer

4.09.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumul...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratte...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari n...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta<...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la c...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una dell...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carrier...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'coprono' i ri…

11.06.2020

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di gi...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie…

28.05.2020

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e pe...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più con l…

26.05.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Tutti gli articoli da non perdere
Usiamo cookie

Sul nostro sito Web usiamo solo cookie 'tecnici' utili per il suo funzionamento, non usiamo cookie di tracciamento.

Se decidi di non consentirne l'uso, potresti non riuscire a usufruire di tutte le funzionalità del sito.