Associazione Alzheimer ONLUS logo

Esperienze e opinioni

Demenza digitale: stiamo perdendo i ricordi a causa dell'abuso dei dispositivi digitali

Demenza digitale: stiamo perdendo i ricordi a causa dell'abuso dei dispositivi digitaliDimenticato qualcosa? Il problema può non essere l'età, ma il tuo smartphone o un altro dispositivo simile.

E gli esperti di salute del cervello hanno addirittura coniato un nome per la condizione: demenza digitale.

Un'indagine recente suggerisce che la condizione è prevalente tra gli adulti di Hong Kong [ndt: l'articolo è tratto da un giornale locale], con una correlazione tra la frequenza dell'uso dei dispositivi digitali e la perdita di memoria auto-riferita nella vita quotidiana e nel lavoro.

"La demenza digitale è diversa dalla demenza che vediamo in età avanzata, causata dall'Alzheimer", spiega il dottor Gary Small, direttore del Memory and Ageing Research Centre dell'Università della California di Los Angeles. "Ha proprio a che fare con le sfide cognitive e con i problemi di attenzione che derivano da un uso eccessivo della tecnologia digitale".

Small, di 64 anni, era a Hong Kong il mese scorso per dare consigli sul miglioramento della salute del cervello, nell'ambito dell'«Asia-Pacific Wellness Tour» [Tour del benessere per l'Asia-Pacifico] della società di nutrizione globale Herbalife. In coincidenza con la visita di Samll, la Herbalife ha pubblicato i risultati di un sondaggio condotto dalla società di ricerche di mercato Lightspeed GMI, che in Settembre ha intervistato on-line 400 abitanti di Hong Kong da 25 a 45 anni che lavorano a tempo pieno, a proposito del loro uso di dispositivi digitali e delle abitudini di vita.

"La cosa interessante è che, per la prima volta, l'indagine mostra questo legame tra uso eccessivo o più alto di dispositivi digitali e aumento delle lamentele per disturbi della memoria negli abitanti di Hong Kong", dice Small, professore di psichiatria e scienze bio-comportamentali, e membro del consiglio di amministrazione di Herbalife, società di consulenza in nutrizione di Los Angeles.

Quasi due intervistati su tre sono d'accordo con l'affermazione: "L'abuso di dispositivi digitali è dannoso per la memoria e l'intelligenza". Nel complesso, il 63 per cento ha riferito di sperimentare una perdita di memoria nella vita quotidiana e il 48 per cento ha riferito di sperimentare la perdita di memoria nei luoghi di lavoro.

Gli intervistati che avevano trascorso più di sei ore al giorno sui loro dispositivi digitali, avevano più probabilità di aver sperimentato dimenticanza nel mese passato rispetto a coloro che hanno passato meno ore (il 70 per cento rispetto al 57 per cento). Inoltre, l'incidenza di perdita di memoria riferita era leggermente maggiore nei under-35 (70 per cento) rispetto ai rispondenti più anziani (65 per cento). Quasi tutti gli intervistati (95 per cento) possedevano almeno due dispositivi digitali, e il 43 per cento aveva trascorso almeno 8 ore al giorno su questi dispositivi. Uno under-35 su 10 ha riferito di passare più di 14 ore al giorno sui propri dispositivi.

Nel suo libro del 2008 iBrain, Small parla di 'nativi digitali', giovani che sono cresciuti perennemente-sulla tecnologia e il cui cervello è diventato cablato per usarla, e 'immigrati digitali', la generazione più anziana che è cresciuta in un momento con meno tecnologia e sono leggermente più riluttanti ad abbracciarla.

"Abbiamo scoperto che la grande differenza tra questi due gruppi è che, pur passando molto per perfezionarsi su queste competenze tecnologiche, i giovani stanno trascurando molte altre competenze e non investono tempo a sviluppare altre abilità mentali" dice Small. "Stanno calando le abilità di conversare faccia a faccia, mantenere il contatto visivo, riconoscere espressioni emotive in faccia, o cogliere indizi non verbali durante una conversazione".

L'indagine ha inoltre rilevato cattive abitudini alimentari e di esercizio fisico tra gli intervistati: meno del 15 per cento osserva le raccomandazioni del governo sull'assunzione di frutta e verdura, e solo il 15 per cento rispetta le raccomandazioni sull'esercizio di almeno 30 minuti tre volte alla settimana. Il quaranta per cento ha dichiarato di non fare del tutto esercizio. Small dice che questo comportamento malsano aggrava la demenza digitale e cita la ricerca negli Stati Uniti che dimostra che le persone che non mangiano abbastanza frutta e verdura, non fanno abbastanza esercizio e/o fumano, hanno più problemi di memoria.

Il termine «demenza digitale» è stato coniato a pochi anni fa in Corea del Sud, dopo che i medici hanno riferito di aver visto pazienti giovani con problemi cognitivi e di memoria, condizioni che sono di solito legate a lesioni cerebrali. Secondo Yoon Se-chang, professore di psichiatria e medico del Samsung Medical Centre di Seoul in Corea del Sud: "Mentre le persone per cercare informazioni dipendono di più dai dispositivi digitali rispetto alla memorizzazione, migliora la loro funzione del cervello per la ricerca, ma diminuisce la capacità di ricordare".

Il Dr. Manfred Spitzer, neuroscienziato tedesco e autore del libro del 2012 «Demenza digitale: Cosa stiamo facendo alla nostra mente noi e i nostri figli», avverte che i bambini che trascorrono troppo tempo sui dispositivi elettronici potrebbero sperimentare deficit irreversibili nello sviluppo del cervello: "Nel 2020 il cervello degli adolescenti e dei giovani adulti che fa multitasking sarà collegato in rete in modo diverso dal cervello delle persone over-35, e questo si tradurrà in conseguenze negative e tristi. Essi saranno difficilmente in grado di ricordare alcunché, la maggior parte dell'energia sarà usata nello scambio di brevi messaggi sociali, intrattenimento e distrazione, invece di un impegno veramente profondo per le persone e per la conoscenza".

Alcuni scienziati, tuttavia, hanno criticato il concetto di demenza digitale. Michael Madeja, professore di neuroscienze dell'Università di Francoforte, dice che il termine è principalmente un 'richiamo pubblicitario' e che non ci sono prove che l'uso dei media digitali porti a cambiamenti nocivi nel cervello, e soprattutto non quelli presenti nei tipi di demenza, come l'Alzheimer. Secondo Madeja, l'impatto dei dispositivi digitali sulle prestazioni cognitive è personale. "Che una diminuzione della funzione della memoria sia indesiderata, o tollerata, o addirittura auspicabile, perché libera un po' di capacità di elaborazione del cervello per altre attività, è qualcosa che è deciso dalla nostra società e dall'ambiente", dice in un'intervista a Alumniportal Deutschland.

Small adotta un approccio equilibrato simile: "I dispositivi non sono del tutti negativi. E' invece un problema di contenuto, di contesto e dose". In realtà, una ricerca precedente di Small, che coinvolgeva un gruppo di anziani novizi di internet, che hanno imparato a cercare nella rete, ha dimostrato che l'uso di dispositivi digitali può aiutare a esercitare i nostri circuiti neurali e le cellule cerebrali. "Se giochi allo stesso videogioco violento per 14 ore al giorno, non va bene. Altri studi mostrano che un tempo eccessivo allo schermo è associato a sintomi peggiori di deficit di attenzione e, nei bambini, prestazioni peggiori a scuola. Quello che serve è bilanciare il tempo in linea con il tempo non in linea. Puoi anche usare i dispositivi per ricordare che è il momento di fare una pausa, di fare una conversazione, di fare un pasto o uno spuntino sano, di fare esercizio o di meditare. Usa il tuo dispositivo in modo da migliorare la tua vita".

Quanto è troppo il tempo digitale? Small dice che non sono stati fatti abbastanza studi per saperlo con certezza. Per ora, dipende semplicemente dal singolo individuo. "Penso che dovremmo chiederlo a noi stessi: questo è troppo? Mi sto stancando mentalmente? Sto facendo abbastanza esercizio? Alcune persone sono più sensibili ad esso di altri".

Facendo uno sforzo cosciente, la demenza digitale può essere invertita, dice Small. Uno dei suoi studi pubblicati quest'anno ha coinvolto dei 13enni che stavano usando i loro dispositivi circa quattro ore al giorno in media. I ragazzi sono stati inviati in un campeggio di natura per cinque giorni, durante i quali non potevano accedere ai dispositivi. La loro intelligenza emotiva e sociale è stata testata prima e dopo il campeggio, e Small dice che le prestazioni ai test dei ragazzi sono "aumentate in modo significativo", dopo soli cinque giorni, rispetto ad un gruppo di controllo che ha continuato con i loro dispositivi.

 

 

 


Fonte: Jeanette Wang in South China Morning Post (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzhei…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picc...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adul…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...