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Esperienze e opinioni

Possiamo creare un cervello artificiale?

Foto: BSIP/UIG Via Getty Images

Il dr. Miguel Nicolelis non è il tipo di persona da cui ci si può aspettare che dica che una cosa è impossibile. Dopo tutto, ha sviluppato un esoscheletro collegato al cervello che ha permesso a un uomo paraplegico di dare il calcio di inizio alla Coppa del Mondo l'anno scorso.


Ha usato impianti cerebrali per dare ai ratti un sesto senso (percezione della luce infrarossa). E ha collegato le menti delle scimmie, consentendo loro di eseguire dei compiti insieme, una tecnologia che secondo lui potrebbe alla fine essere usata per collegare la mente umana in una "rete cerebrale".


Eppure, nel suo ultimo libro, The Relativistic Brain: How it works and why it cannot be simulated by a Turing machine [Il cervello relativista: come funziona e perché non può essere simulato da una macchina di Turing], il direttore di neuroingegneria della Duke University dice che è impossibile emulare un cervello umano con un computer e che gli sforzi per farlo sono pericolosamente fuorvianti. "Il cervello non è un meccanismo; è un organismo", ci ha detto Nicolelis. "E gli organismi non sono costruiti; si evolvono secondo pressioni evolutive ed eventi che non possono essere previsti ragionevolmente".


Egli teme che se assumiamo che l'intelligenza artificiale possa un giorno emulare l'intelligenza umana, noi stessi diventeremo più simili a macchine e limiteremo la nostra intelligenza biologica. "Penso che siamo di fronte a un grande pericolo: se continuiamo a fare così tanto affidamento sui computer, inizieremo ad assomigliare alle nostre macchine", ha avvertito il neuroscienziato di origini brasiliane. "Il nostro cervello assimilerà il modo in cui funzionano i computer, causando una notevole riduzione della gamma di comportamenti che normalmente produciamo".


La tecnologia può cambiare il nostro cervello, dice Nicolelis, perché il nostro cervello è "plastico", intendendo che i percorsi neurali cambiano in risposta al nostro ambiente e al comportamento, un fenomeno che gli scienziati chiamano neuroplasticità. Se vogliamo preservare la nostra cultura e il nostro modo di vivere, dice, abbiamo bisogno di seguire il modo in cui la tecnologia potrebbe star danneggiando le attitudini del cervello.


Ci sono vari sforzi in corso per emulare il cervello, con algoritmi, circuiti al silicio e anche tessuto vivente. Nicolelis concentra le sue critiche sullo Human Brain Project, la creazione di Henry Markram, che è stato fondato nel 2013 e finanziato con un miliardo di euro da parte dell'Unione Europea. Numerosi altri neuroscienziati hanno criticato il progetto, definendo irrealistica la sua ambizione di modellare il cervello in un supercomputer; in risposta, il progetto è attualmente in fase di revisione.


Nel frattempo, si dice che sia Google che Facebook stiano costruendo cervelli artificiali nei computer, costituiti da reti di neuroni artificiali. Entrambe le aziende usano l'«apprendimento profondo», una forma di intelligenza artificiale destinata ad imitare da vicino il cervello umano, così come una serie di altre aziende tecnologiche, tra cui Twitter, Microsoft e Baidu.


Molti neuroscienziati sono scettici sugli sforzi per decodificare un cervello, in parte a causa delle grandi lacune nella nostra comprensione di come funziona il cervello. Altri sono più ottimisti, come Winfried Denk, direttore dell'Istituto Max Planck di Neurobiologia in Germania, che ha inventato una tecnica di mappatura cerebrale. Si pensa che tra circa 40 anni, potremmo avere un metodo per progettare una replica digitale della mente di una persona.


Nicolelis non è solo a preoccuparsi dell'impatto cognitivo dell'affidarsi alla tecnologia e all'intelligenza artificiale. Tra gli altri, l'autore Nicholas Carr ha scritto molto sulla sua preoccupazione che i computer e Internet stiano ostacolando la nostra capacità di leggere e pensare profondamente. Egli cita uno studio che ha trovato dei ricercatori che scremavano, invece di leggere, articoli di riviste on-line, e due studi - uno sui piloti e uno sui medici - che ha trovato che il ricorso a sistemi computerizzati indebolisce le prestazioni e l'abilità dei professionisti.


Abbiamo parlato con Nicolelis sulla progettazione inversa del cervello e della nostra dipendenza da computer e Internet.

 

Hai detto che la convinzione che il cervello può essere emulato nega l'evoluzione ed implica una progettazione intelligente. Spiega.

Se volessi riavvolgere il nastro dell'evoluzione e lasciarlo scorrere ancora una volta, non saremmo qui. L'evoluzione è una enorme sequenza di eventi casuali che non può mai essere riprodotta nella storia dell'universo. L'errore comune che commettono gli scienziati informatici e alcuni bioingegneri è pensare che il cervello sia stato costruito da una sorta di progetto - come se ci fosse un progettista che ha elaborato questa mappa. Non c'è una cosa del genere. E se non hai costruito la cosa, non c'è modo di riprogettarla all'inverso.


Il cervello - un sistema complesso auto-adattante - non è suscettibile di essere descritto da un algoritmo. Le persone fanno un grosso errore concettuale per quanto riguarda la tesi di Church-Turing. Non è stata concepita per essere applicata al mondo naturale, per niente, mai. C'è una ragione per cui Church e Turing hanno detto "funzioni calcolabili". I matematici sono ben consapevoli che ci sono funzioni che non sono computabili (cose che non possono essere risolte analiticamente), che non possono essere assimilate da una macchina di Turing. Ci sono fenomeni naturali che non sono calcolabili.


E' come per le previsioni meteo - o per il mercato azionario. Ci sono persone che pagano miliardi di dollari per cercare di prevedere il comportamento del mercato azionario al microsecondo. Ma il comportamento del mercato diverge dalle equazioni. Lo stesso vale per il nostro cervello. Quando qualcuno dice che sta per creare la vita o creare un cervello, sta creando qualcosa, ma non la vita o il cervello così come li conosciamo.

 

In un certo senso, anche Internet funziona come il cervello. Se si riavvolge la storia del web, non avremo gli stessi siti, articoli e commenti che esistono oggi online. Tuttavia, a differenza del cervello, sappiamo come creare Internet e il mercato azionario; se entrambi si schiantano domani, potremmo ricominciare.

Giusto, è possibile creare un Google, ma non è possibile prevedere le ricerche che farò domani. Si può avere una media di ciò che la gente cerca on-line tutti i giorni, ma non si può prevedere il flusso di ricerche secondo per secondo. Non si potrà mai descriverlo con un algoritmo. Non siamo dei robot. Non siamo prevedibili.


Ma corriamo il rischio di diventare robotici. E questo perché il cervello si adegua continuamente a tutto ciò a cui è esposto: maggiore l'esposizione, maggiore l'adattamento. L'uso pesante e quotidiano di smartphone, computer e tablet sta alterando il funzionamento del nostro cervello, compreso come dormiamo. Sta danneggiando la biologia del cervello. Se continua così, inizieremo ad assomigliare ai nostri sistemi di macchine.


Ci sono varie capacità umane che stiamo di fondo gettando sotto il bus, perché siamo così innamorati della tecnologia. Ad esempio, la ricerca ha dimostrato che l'ippocampo posteriore, una parte del cervello importante per la memoria, è più grande nei tassisti di Londra che nella maggior parte delle persone. Essendo gli autisti sotto test continuo ed estremamente rigoroso per il complesso labirinto di strade della città, una parte del loro cervello cresce realmente. Ma ora, i tassisti che si affidano al GPS non sperimenteranno questo tipo di crescita.


E penso che lo stesso vale per tutte le altre funzioni cerebrali, come la capacità di attenzione. Uno studio di quest'anno ha rilevato che la nostra capacità di attenzione media è scesa a soli 8 secondi, dai 12 del 2000. Per un confronto: crediamo che i pesci rossi abbiano una capacità di attenzione di 9 secondi.


A causa dell'uso eccessivo di schermi, sempre più persone ricevono la diagnosi di sindrome di visone da computer, che provoca visione sfocata e fatica. E poiché stiamo digitando così tanto, la nostra scrittura manuale si sta deteriorando rapidamente. E non sono sicuro che vada bene per i bambini imparare ad usare un tablet prima ancora di sapere come parlare e scrivere. In effetti, più di uno studio ha indicato che i bambini imparano in modo più efficace le lettere mediante la scrittura che non digitandole.


Non solo perdiamo attitudini; perderemo le diversità. Poiché noi tutti utilizziamo la stessa tecnologia per guidare le nostre decisioni, avremo tutti comportamenti più simili. Questo perché i computer non possono vedere le ambiguità. Hanno bianco o nero, uno o zero. Sono rigorosi nel modo in cui elaborano. Se si dà situazione X a un computer, la risposta sarà Y, non importa cosa. E questo è pericoloso perché la ricchezza della nostra cultura è costituita da comportamenti non computabili che ci rendono umani.


Se vogliamo preservare la condizione e la cultura umana, dobbiamo preservare il nostro senso dell'umorismo e le nostre abilità sociali. La tecnologia sta cambiando il nostro modo di socializzare. E questo va ben oltre ciò che è accaduto quando Gutenberg inventò la stampa. Ciò è su una scala e un volume che non ha precedenti.


Un computer non produrrà mai intuizione, per esempio. Il famoso matematico Kurt Gödel ha dimostrato che i matematici hanno bisogno di qualcosa al di là dei numeri: vale a dire, l'intuizione. È possibile usare l'intuizione quando si scrive o si cerca un articolo, per non parlare della prosa. Se ci si affida a un computer per comporre il testo, sarà molto asciutto, meno semantico, meno ricco. Non ci saranno sottigliezze, metafore, secondi significati e quindi no ironia e no congetture.


La linea di fondo è che le attitudini del cervello umano sono uniche del cervello umano. Dobbiamo concentrarci sul loro mantenimento piuttosto che sulla loro sostituzione.

 

 

 


Fonte: Kathleen Miles in The Huffington Post /World Post (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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