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Cosa dobbiamo ricordare dai farmaci di Alzheimer e cosa aspettarci

Cosa dobbiamo ricordare dai farmaci di Alzheimer e cosa aspettarciCopertina dell'ultimo numero di Time. Cosa dobbiamo ricordare dai farmaci di Alzheimer e cosa aspettarciCopertina di TIME di Ottobre 2010
Il titolo della rivista Time di Ottobre 2010, sopra al volto di una bella donna di mezza età che si dissolveva nello sfondo della copertina, annunciava: "Finalmente qualche progresso contro la malattia più ostinata, l'Alzheimer".


Gli articoli di copertina della rivista Time hanno sempre fatto molto clamore, e lo fanno tuttora, anche in un panorama mediatico che cambia. Ma come tutti quelli che seguono da vicino la ricerca sull'Alzheimer, mi chiedo: il messaggio che è stato trasmesso meritava una tale enfasi da questo media importante?


Questo articolo di copertina del 2010 si era concentrato principalmente sui farmaci che puntavano i depositi patologici della proteina amiloide. Dal momento della pubblicazione di quell'articolo, questi farmaci sono stati testati in ampi studi che sono finiti in cocenti delusioni. Eppure questa settimana, la copertina di Time drammatizza ancora i potenziali trattamenti di Alzheimer con il profilo di una persona in procinto di ingoiare una capsula blu brillante.


La rivista sta montando speranze che rischiano di vanificarsi ancora una volta scontrandosi con la realtà?


L'articolo promette "un approccio radicalmente nuovo", e cita la frustrazione del Dr. Frank Longo dell'Università di Stanford secondo il quale "abbiamo guarito molte volte l'Alzheimer nei topi". Ma l'unico straccio di prova a favore del nuovo farmaco del dottor Longo, (chiamato LM11A-31), è che ha effetti positivi sui topi. Il farmaco ora è in fase di test nelle persone con Alzheimer, in studi di fase II. Molti farmaci hanno superato gli studi di fase II, solo per fallire nei test più ampi e lunghi di fase III.


Il farmaco del Dr. Longo non punta l'amiloide, e l'articolo fa un buon lavoro nello spiegare questo. Cita un ricercatore noto di Alzheimer, il dottor Ronald Petersen della Mayo Clinic, che ipotizza che il farmaco possa stimolare i «fattori di crescita» per aiutare a preservare le connessioni tra le cellule nervose.


Chiunque sia citato, però, è importante stabilire se ha un conflitto finanziario di interesse, sia con la ditta del Dr. Longo (PharmatrophiX), che con qualsiasi altra società di farmaci. E nel caso del Dr. Petersen, egli ha rivelato in precedenza rapporti con un certo numero di aziende che sviluppano farmaci di Alzheimer, tra cui Roche, Merck e Genentech. Miliardi di dollari continuano ad essere incanalati nello sviluppo di farmaci per l'Alzheimer, perché si prevede che sarà un mercato da 20 miliardi di dollari all'anno. Come il dottor Petersen, la maggior parte degli studiosi che fanno ricerca clinica sull'Alzheimer sono consulenti pagati per le aziende farmaceutiche.


Noi sentiamo solo il lato positivo nell'articolo di Time, senza commenti sugli inconvenienti o sui possibili effetti collaterali. Se la parte rosea giustifica un articolo di copertina, l'equilibrio richiede un commento riguardo ai possibili aspetti negativi: per esempio, i fattori di crescita possono favorire il cancro.


I ricercatori intervistati hanno anche ipotizzato che questo nuovo farmaco, che punta la cascata di eventi negativi, potrebbe essere assunto insieme ad un farmaco che punta l'amiloide, e un terzo che punta i grovigli della proteina tau, creando un "nuovo cocktail di Alzheimer".


Berrei sicuramente alla salute di un qualsiasi farmaco, o mix di farmaci, che fermano la progressione della malattia con effetti collaterali tollerabili, ma le prospettive sono scarse. La maggior parte degli anziani assumono già vari farmaci, e sono particolarmente suscettibili agli effetti collaterali, che sono una causa importante di ospedalizzazione e di morte. Inoltre, con la corsa in alto dei prezzi dei nuovi farmaci, si può parlare di centinaia di migliaia di dollari all'anno. I giovani avranno bisogno di bere un cocktail o due quando vedranno ciò che sta costando Medicare [assicurazione sanitaria pubblica in USA], se pure potrà sopravvivere ai potenziali farmaci 'che cambiano il gioco', descritti da Time.


La FDA può approvare un farmaco che non funziona nemmeno, o che funziona molto bene ma costa comunque centinaia di migliaia di dollari all'anno. Questo potrebbe andare bene per il dr Longo e la sua compagnia che, se fa superare al farmaco la fase II, potrebbe essere acquistata da una grande azienda farmaceutica per l'ulteriore sviluppo e commercializzazione del farmaco.


I farmaci inefficaci sono approvati sulla base di "obiettivi surrogati", che ci auguriamo siano indicatori o marcatori di quello che potrà realmente aiutare le persone. I livelli di colesterolo sono un esempio di questo funzionamento, visto che livelli più bassi prevedono meno malattie cardiache. Ma, come ha sottolineato il giornalista John Fauber, molti farmaci anti-tumorali riducono i tumori, ma non influenzano la sopravvivenza o la qualità della vita.


Questo è confortevole per le aziende farmaceutiche, ma non per i pazienti, e alcuni scienziati pensano che scoraggi l'innovazione, poichè le aziende tendono a continuare a prendere questo percorso facile, tendente più all'approvazione della FDA, piuttosto che a benefici clinicamente significativi.


Come osserva l'articolo di Time, su 200 farmaci testati, nessuno si è concretizzato come "proiettile d'argento". E' comune considerare l'Alzheimer come la causa principale di demenza, responsabile del 60-70% dei casi. La maggior parte delle persone affette da demenza hanno superato gli 80 anni. Secondo molti esperti di demenza, "la stragrande maggioranza dei casi di demenza, in particolare quelli che insorgono in tarda età, tendono a coinvolgere una miscela di Alzheimer, malattie vascolari e altri fattori degenerativi". Non c'è da stupirsi se nessun farmaco ha funzionato.


L'articolo di Time di questa settimana osserva dei risultati interessanti da uno studio longitudinale della Rush University che indicano che i maggiori livelli del «fattore di crescita nervoso» BDNF potrebbero essere utili per l'Alzheimer. Anche se Time nota che "non c'è alcun farmaco che aumenta i livelli di BDNF ...", si tratta di un effetto ben noto degli anti-depressivi e si ritiene che sia coinvolto nel loro meccanismo d'azione. Sfortunatamente non si sono rivelati idonei ad aiutare i problemi di memoria dell'Alzheimer. Un altro modo per aumentare il BDNF: fare esercizio. Questo è molto ben documentato in studi su topi e ratti, e comprensibilmente più difficile da documentare nel cervello degli esseri umani, quindi i risultati sono variabili.


L'articolo cita l'esercizio, ma solo in due riquadri laterali dal titolo "Consigli per la longevità", e offre solo aneddoti di scienziati che parlano di ciò che fanno per l'esercizio. Viene da chiedersi, sanno qualcosa che l'autore non ci sta dicendo? In un riquadro laterale più ampio ("Altre strategie per la lotta contro l'Alzheimer") ci sono ancora farmaci, farmaci e farmaci, anche se ci sono buone prove che gli interventi non farmacologici (come l'esercizio fisico) possono essere utili tramite gli stessi meccanismi proposti, come combattere l'infiammazione e migliorare la regolazione dello zucchero nel sangue.


Questo mese gli scienziati dell'Università di Boston hanno pubblicato i risultati del Framingham Heart Study, che dimostra che il numero di nuovi casi di demenza è diminuito del 44% negli ultimi anni rispetto alle fine del 1970. Molti altri studi, in particolare dai paesi sviluppati in Europa, hanno dimostrato che anche lì i tassi di demenza sono in calo. I ricercatori pensano che parte di questo sia dovuto al miglioramento della salute del cuore e dei vasi sanguigni perchè si fuma di meno e si controlla di più la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo. Anche l'istruzione e/o la classe socio-economica sembrano avere qualcosa a che fare con questo miglioramento. Nel Framingham, per esempio, il calo di incidenza è stato visto solo in coloro che avevano almeno un diploma di scuola superiore.


"Se si vedesse una riduzione del rischio del 25 per cento derivante da un farmaco testato in un esperimento clinico di prevenzione, allora saremmo qui tutti a parlare di un effetto clinicamente significativo, come se si trattasse di una «cura»", ha commentato il Dr. Lon Schneider, ricercatore di Alzheimer della University of Southern California.


Il Time ha riferito sul tasso di demenza calante dello studio Framingham in un breve articolo nel numero del 10 Febbraio e ha citato uno degli scienziati: "Abbiamo bisogno di guardare alla ricerca preventiva con altrettanto entusiasmo di quello che mettiamo nell'esaminare le modalità di trattamento". Forse un giorno sarà la ricerca come quella del Framingham (che riferisce solo risultati reali negli esseri umani) a costituire l'articolo di copertina di Time.

 

 


Fonte: Dr. Susan Molchan (psichiatra) su Health News Review (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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