Il progetto PONDER: usare il cervello per scongiurare la demenza

Jens PruessnerSuona un po' come se portasse a un vecchio scherzo Vaudeville: cosa hanno in comune suore e camionisti?

Ma la risposta non è cosa da ridere:  entrambi sono più inclini a sviluppare malattie neurodegenerative e demenza rispetto alle persone di altri ambienti.


"Il vecchio adagio 'Usalo o lo perdi' si applica realmente al cervello", dice Jens Pruessner (nella foto), direttore del Centro per gli Studi sull'Invecchiamento della McGill. "La caratteristica delle monache é di passare molte ore a pregare, isolate e in un ambiente di tipo modo molto rituale e di routine, e i camionisti trascorrono lunghe ore noiose sulla strada con un uso molto ridotto della mente. Gli studi hanno dimostrato che entrambi sono più inclini a sviluppare una malattia neurodegenerativa in età avanzata perché non sono stati molto attivi mentalmente".


Però se quelle suore stesse e camionisti si iscrivessero al PONDER, programma di prevenzione delle malattie neurologiche per tutti quelli a rischio (Prevention of Neurological Diseases in Everyone at Risk, iniziali PONDER che significa anche ponderare, considerare), potrebbero ridurre significativamente quell'alto tasso di rischio di demenza.


Collaborazione tra il McGill Centre for Studies in Aging e il Douglas Mental Health University Institute, PONDER è un progetto duplice che offre gratuitamente la formazione cognitiva al pubblico, creando allo stesso tempo un ampio database di valutazioni longitudinali cognitive di soggetti adulti che daranno ai ricercatori una più completa comprensione delle malattie neurodegenerative e delle misure che possono essere adottate per evitarle. Dopo due anni come un progetto pilota, il PONDER sta cercando attivamente partecipanti e, dice Pruessner, più siamo meglio è.

 

Giochi online che beneficiano realmente il cervello

"L'attrazione per il pubblico è che stiamo offrendo qualcosa che si è dimostrato di beneficio per le persone. L'allenamento cognitivo è un bene per tutti", dice Pruessner, che sottolinea anche che il PONDER è gratuito, aperto a tutti ed è interamente online, il che significa che i partecipanti possono partecipare da qualsiasi luogo dove c'è un computer e l'accesso a Internet, anche da casa confortevolmente. Una volta che i partecipanti si registrano al programma, avranno pieno accesso a una serie di problemi "di tipo giochi" e enigmistica che testano specifici domini cognitivi come la memoria, l'attenzione e la navigazione spaziale. Tutti questi esercizi hanno dimostrato di costruire delle persone della "riserva cognitiva", dice Pruessner.


"Gli studi dimostrano che l'esercizio cognitivo ha un effetto significativo sulla conservazione di una alta funzione cognitiva in età avanzata. L'idea è che più capacità intellettuale si ha, per cominciare, più riserva é disponibile per impedire di essere afflitti da neurodegenerazione o demenza", dice. "La demenza è come scendere da una montagna [=la nostra cognizione]: ci vuole più tempo per raggiungere il fondo partendo da 300 metri che non partendo da 30 metri". Anche se questo tipo di formazione cognitiva è più efficace se fatto in giovane età, quando il cervello si sta ancora sviluppando, gli studi hanno dimostrato che ne beneficiano anche gli adulti - anche le persone alle quali é già stata diagnosticata la demenza.


"C'è la morte inevitabile [con l'Alzheimer e gli altri disturbi] e non esiste una cura in vista, a questo punto", dice Pruessner. "Ma questi interventi potranno almeno rallentare il suo corso e, in alcuni casi, potrebbero rallentarlo abbastanza da permettere realmente di continuare a funzionare fino al punto da mantenere l'indipendenza per il resto della tua vita - cosa che, naturalmente, sarebbe un bel successo di per sé".

 

Studio a lungo termine significa risposta rapida

Il progetto PONDER è tanto più importante in questi giorni, perché, ironia della sorte, i progressi della scienza medica hanno avuto successo nella lotta a una varietà di malattie e nel prolungare la vita delle persone. "Alcuni ricercatori sostengono che, se vivessimo fino a 150 anni, noi tutti avremmo la demenza", dice Pruessner. "Poiché viviamo sempre più a lungo significa che dovremo trattare sempre più casi di malattia neurodegerative". Secondo il sito web del PONDER, anche se un canadese su 13, tra 65 e 74 anni è affetto da Alzheimer e demenze correlate, questo numero cambia in uno su nove nell'età 75-84, e uno su quattro oltre gli 85 anni. Si stima che, entro il 2030, i canadesi affetti da malattie neurodegenerative diventeranno 750 mila.


Oltre alla formazione cognitiva gratuita, che le persone possono fare tutte le volte che vogliono, il PONDER richiede ai partecipanti di sottoporsi ad una valutazione neuropsicologica dopo la registrazione al programma. I risultati, del tutto riservati, daranno ai ricercatori un profilo di base per ogni partecipante, a fronte del quale potranno essere confrontate le prove future.


Tenendo traccia delle prestazioni cognitive di un individuo nel corso del tempo, i ricercatori saranno in grado di segnalare un calo notevole delle prestazioni, dopo il quale l'individuo sarà contattato e gli verranno offerte valutazioni più complete per individuare se, in realtà, essi si trovano ad affrontare l'insorgenza della demenza. Questo é il vantaggio maggiore a lungo termine del progetto.


"Diciamo che si ha un QI di 140, quando si partecipa per la prima volta al nostro programma e quando si viene in seguito testati per carenze di memoria a 65 anni ed esce un QI di 120, la maggior parte dei medici darà un certificato di buona salute e dirà che si é assolutamente normali; in realtà si è sopra la media. Il fatto che hai perso 20 punti non sarebbe rilevato perché non c'era una pre-valutazione utile come linea di base", dice Pruessner. "Ma se si iniziamo a seguire quando si é tra 40 e 50 anni, siamo in grado di tenere traccia nel tempo e potremmo essere in grado di captare molto prima i cambiamenti che si verificano nelle capacità. Possiamo quindi pianificare interventi precoci in aggiunta alla formazione cognitiva che potrebbero contribuire enormemente a mantenere la qualità della vita".

 

 

 

 

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Pubblicato da Neal McDevitt in McGill Reporter il 11 Ottobre 2012 - Traduzione di Franco Pellizzari. - Foto: Adam Scotti

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