Associazione Alzheimer ONLUS logo Christmas

Ricerche

La musicoterapia è efficace nella demenza di Alzheimer?

Alaine Reschke Hernandez musictherapy dementiaLa ricercatrice Alaine E. Reschke-Hernández canta e suona la chitarra per un ospite di una casa di cura. (Foto: Andrea Mahoney / Briarwood Healthcare Center)

Mentre i benefici della musicoterapia stanno diventando sempre più chiari, la musicoterapeuta Meghan Ross dice che i caregiver e i familiari di pazienti con morbo di Alzheimer (MA) o demenze correlate sono ancora sorpresi quando vedono i risultati in prima persona.


"Un membro del personale è passato di recente da uno dei miei gruppi e ha detto: 'Non posso credere che questa persona sorridesse e cantasse con te. Sembrava così impegnata, e non l'ho mai vista così", dice la Ross, che lavora con gli ospiti della Oaknoll Retirement Community di Iowa City. "Aveva visto un ospite coinvolto e di buon umore, mentre di solito è molto ansioso".


La Ross ha aiutato a facilitare il pilot di uno studio più ampio condotto da Alaine E. Reschke-Hernández, studentessa di dottorato in musicoterapia della University of Iowa. Lo studio si propone di fornire evidenze degli effetti della musicoterapia sulle persone con MA o demenze correlate.


[...] "Dopo decenni di risorse abbondanti e di innumerevoli studi scientifici su questo problema, ci manca ancora un qualsiasi farmaco efficace per la demenza e il MA", afferma Daniel Tranel, professore di neurologia / scienze psicologiche e del cervello della University of Iowa. "Non c'è davvero alcun farmaco che muova l'ago del miglioramento. Di fronte a ciò, è estremamente importante trovare interventi comportamentali - che valgono pochi centesimi rispetto ai molti dollari della medicina - che possono rendere i pazienti più calmi, migliorare la loro qualità di vita, ridurre l'agitazione, renderli più felici".


La Reschke-Hernández lavora nel laboratorio di neuroscienza cognitiva di Tranel e sta cercando di fare proprio questo: "Mentre stiamo ancora cercando una cura e le cause della demenza e del MA, come possiamo aiutare le persone che vivono in questo momento con la malattia? Voglio trovare e migliorare l'accesso ai servizi che potrebbero essere utili, e vedere se posso migliorare anche di poco la qualità di vita delle persone".


Alaine, nativa di Kansas City, nel Missouri, ha pianificato e facilitato uno studio in quattro case di cura dello Iowa per esaminare l'efficacia di un intervento di musicoterapia basato sul canto con persone con MA o demenze correlate. La musicoterapia è l'uso della musica in tutte le sue forme per soddisfare i bisogni fisici, emotivi, cognitivi e sociali degli individui.


Lo studio si è svolto nell'estate 2018 con 37 pazienti di 4 strutture diverse in tutto lo stato e si è concentrato sull'impatto della musica sulla qualità di vita, sull'umore e sull'impegno sociale dei partecipanti. La Reschke-Hernández afferma che un crescente numero di ricerche suggerisce che la musicoterapia potrebbe affrontare efficacemente molte di queste aree, ma ci sono lacune nelle attuali conoscenze, inclusa l'applicazione appropriata della musica come forma di terapia in questa popolazione.


"Ho pensato molto ai risultati che volevo vedere", dice la Reschke-Hernández. "Che cosa sarà significativo per queste persone, le loro famiglie e il personale di assistenza in queste strutture? Non risolveremo i loro problemi di memoria con la musica, ma la qualità di vita è un problema enorme. L'umore e se sei in grado di interagire con altre persone sono così importanti. Questi sono alcuni bisogni umani davvero basilari".


Nello studio della Reschke-Hernández, sei musicoterapeuti certificati hanno somministrato due settimane di musicoterapia e due settimane di discussione verbale. Ogni sessione era basata su un tema, come viaggi / hobby e amore / amicizia. A seconda del tipo di sessione, il terapeuta musicale ha guidato il gruppo a cantare canzoni o avviare conversazioni legate al tema.


Dottorandi e dottori di ricerca in musicoterapia della UI, formati per raccogliere dati, hanno chiesto ai partecipanti quali fossero le loro sensazioni prima e dopo ogni sessione. Hanno anche osservato i comportamenti emotivi durante la sessione, comprese le manifestazioni facciali delle emozioni e se ogni partecipante stesse cantando o partecipando alla conversazione. Ogni settimana, il team di assistenza per ogni individuo ha compilato anche questionari sui comportamenti al di fuori delle sessioni che indicano la qualità della vita e dell'umore.


La Reschke-Hernández afferma che i primi risultati mostrano che la musicoterapia era significativamente più efficace, in particolare nelle persone con demenza più avanzata.


"Alcuni critici delle ricerche passate hanno detto, 'Beh, stai solo dando loro più attenzione, quindi ovviamente andranno meglio' ", dice la Reschke-Hernández. "Ma questo suggerisce che il tipo di attenzione che si dà alle persone è importante, così come lo è presentarlo in modo che possono accedervi dato il loro declino cognitivo".


Quando la Reschke-Hernández ha iniziato il suo dottorato di ricerca alla UI, aveva programmato di concentrarsi sul lavoro con i bambini con disabilità, in particolare i bambini con autismo. Ma un corso di laurea magistrale in neuroscienze con insegnante Tranel l'ha ispirata a cambiare rotta.


"Era un mix di studenti laureati in diverse discipline, tutti collegati in qualche modo alle neuroscienze, e abbiamo fatto conversazioni davvero interessanti", dice la Reschke-Hernández. "Abbiamo letto di uno studio condotto da uno degli studenti del Dr. Tranel riguardo alla persistenza dei sentimenti nelle persone con demenza nonostante la perdita della memoria che aveva causato la sensazione. Ciò ha suscitato in particolare il mio interesse".


Dopo essere entrata nel laboratorio di Tranel, ha incontrato una co-autrice dello studio, Edmarie Guzmán-Vélez, nonché un'altra studentessa, Amy Belfi, impegnata nella ricerca musicale. Hanno deciso di replicare lo studio iniziale usando la musica come stimolo. "È stato un incontro di persone con aree di competenza molto diverse ma con un interesse comune nell'uso della musica per aiutare le persone con perdita di memoria", dice la Reschke-Hernández, il cui ultimo studio, in qualche modo, fa fare un ulteriore passo avanti a questa ricerca.


"Non è una sorpresa per molte persone che la musica sia uno stimolo potente e possa evocare ricordi forti", dice Tranel. "Ma possiamo sfruttarlo in un modo più scientifico ed supportarlo empiricamente per sviluppare trattamenti formali, interventi e programmi di riabilitazione. Abbiamo la possibilità qui di avere un effetto reale con qualcosa che non è una medicina ed è economicamente efficace e, penso, molto promettente per migliorare la qualità di vita delle persone che vivono con queste malattie".


La Ross ha incontrato la Reschke-Hernández mentre era studentessa all'UI, dove ha avuto la laurea e il master in musicoterapia e ha raccomandato la Oaknoll Retirement Community come luogo pilota per lo studio della Reschke-Hernández.


La Ross afferma che lo studio usava solo il canto come forma di terapia per isolare gli effetti di quel tipo di intervento, mentre di norma lei usa vari strumenti o incorpora movimento o danza nei suoi altri gruppi di musicoterapia. Anche le sessioni di discussione verbale erano una sfida per lei e per molti altri musicoterapeuti che partecipavano allo studio.


La Ross, che sta convalidando la differenza tra la musicoterapia e le sessioni di discussione verbale, dice:

"Una delle cose davvero meravigliose della musica è che, indipendentemente da come è progredito il MA o la demenza di una persona, e che possa o meno riuscire a parlare, molti riescono ancora a suonare uno strumento o battere i piedi o spostarsi sulla musica.

"Possono tutti interagire con la musica ad un livello più simile e coeso, mentre devo apportare più modifiche per ogni persona per coinvolgerla nella conversazione. Più di ogni altra cosa, è una conferma del potere della musica quando si tratta di MA e demenza".


La Reschke-Hernández dice che, oltre ad essere un'opportunità di sviluppo professionale per i musicoterapeuti partecipanti, alcuni hanno detto che hanno condiviso i suoi materiali di formazione con i colleghi durante le riunioni di servizio del personale o li hanno usati con i loro stagisti.


La Ross dice di essere felice che lo studio della Reschke-Hernández abbia avuto luogo in diverse comunità dell'Iowa e in case di cura che non avevano accesso alla musicoterapia:

"Con l'invecchiamento dei baby boomer, avremo più anziani nelle nostre comunità, specialmente in Iowa, quindi avremo bisogno di molti modi diversi per prenderci cura di loro. Penso che la musica avrà un ruolo importante nella terapia per questi anziani.

"Spero che, una volta pubblicati i risultati dello studio, più strutture lo inseriscano nel loro budget, non necessariamente per assumere un musicoterapeuta a tempo pieno, ma per prenderlo a contratto e vedere i vantaggi che può portare ai loro residenti".


Tifany Rickey, direttrice dell'assistenza infermieristica della Wilton Retirement Community, dice che mentre la struttura inserisce programmi musicali nelle attività dell'assistenza a lungo termine, non ne hanno tanti nell'unità di demenza: "A volte è difficile coinvolgere gli ospiti nelle attività, quindi questa è stata una buona opportunità per farlo. Sembravano davvero apprezzare la musica. Una volta che i risultati dello studio mostreranno quali sono i benefici, sarebbe bello coinvolgere maggiormente la nostra struttura".


La Reschke-Hernández dice che spera che una ricerca più basata sull'evidenza, che mostri l'efficacia della musicoterapia, aiuterà a convincere dell'utilità di tali servizi le parti interessate che prendono decisioni di bilancio: "Sono una grande fan della ricerca interdisciplinare, quindi spero anche che interessi altri scienziati a farsi avanti e a connettersi con la comunità della musicoterapia, per vedere come potrebbero creare partnership per ulteriori ricerche. Perché alla fine, che tu stia facendo un lavoro clinico o ricerche sul lavoro clinico, l'obiettivo finale è la persona che riceve i servizi".

 

 

 


Fonte: Emily Nelson in University of Iowa (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzhei…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picc...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adul…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...