La relazione tra la dieta occidentale moderna e l'Alzheimer

L'Alzheimer è spaventoso. Instilla paura perché, oltre a colpire in genere gli individui più anziani, sembra che ci sia poco senso o ragione in esso.


Le famiglie affrontano il fardello economico a causa delle spese della vita assistita, dell'assistenza a lungo termine o dell'abbandono della carriera per assistere a tempo pieno i propri cari, ma questi oneri finanziari impallidiscono rispetto ai pedaggi emotivi, psicologici e fisici che l'Alzheimer fa gravare sugli individui afflitti e sui loro caregiver.


Attualmente non esistono strategie di trattamento efficace per questa condizione così temuta. Ogni farmaco sviluppato fino ad oggi non ha avuto un impatto sensibile sulla progressione della malattia. È ora di smettere di aspettare la bacchetta magica o la scoperta di una 'pillola magica' nella lotta contro questa formidabile malattia. È tempo di un nuovo approccio.


La ricerca è inequivocabile. L'Alzheimer si traduce principalmente nell'incapacità di parti del cervello di ottenere energia sufficiente dal glucosio. La conseguenza di questo approvvigionamento insufficiente è che i neuroni nelle regioni cerebrali colpite degradano e degenerano, portando ad una perdita di comunicazione tra di loro. Questo guasto della comunicazione neuronale determina la confusione, la perdita di memoria e i cambiamenti comportamentali caratteristici dell'Alzheimer (AD).


La connessione tra la gestione del glucosio, la segnalazione di insulina e l'AD è così forte che molti ricercatori ora chiamano l'AD 'diabete del cervello' o 'diabete di tipo 3'. Anche se il diabete di tipo 2 e l'AD sono strettamente associati, non dobbiamo ingannarci credendo che il diabete di tipo 2 sia causa dell'AD. Molte persone con diabete di tipo 2 non passeranno mai all'AD, e molti pazienti di Alzheimer non hanno diagnosi di diabete.


La relazione tra le due assomiglia a quella di cugini fisiologici; cioè derivano dagli stessi disturbi metabolici sottostanti, ma si manifestano in modo diverso a seconda di quali parti del corpo sono interessate. Nel diabete di tipo 2, ad esempio, la resistenza all'insulina e il metabolismo disturbato dei carboidrati influenzano i muscoli, gli organi e la periferia (il resto del corpo a parte il cervello e il sistema nervoso centrale); nell'AD i danni sono per lo più localizzati nel cervello.

 

Una dieta a basso contenuto di carboidrati e grassi contro l'Alzheimer

Se l'Alzheimer è in ultima analisi il risultato di disturbi metabolici simili a quelli osservati nel diabete di tipo 2 (resistenza all'insulina e iperinsulinemia, cioè livelli elevati di insulina nel flusso sanguigno per lunghi periodi di tempo), allora dietro all'AD ci sono probabilmente le stesse cause del diabete di tipo 2.


Anche se ci sono molti fattori che contribuiscono alla disregolazione della segnalazione dell'insulina, uno dei più potenti è una dieta non corrispondente alla fisiologia umana di base. Il modello di mangiare che è diventato la 'dieta americana standard' e che si è trasformato e diffuso nella 'dieta occidentale moderna' in molte altre parti del mondo, è molto diverso da quello che si teorizza abbiano usato i nostri antenati umani per evolversi.


Sebbene le raccomandazioni dietologiche comunemente accettate dalle agenzie di sanità pubblica e dalle organizzazioni mediche stiano cambiando lentamente, più di mezzo secolo di vendita di paura riguardo i grassi saturi e il colesterolo alimentare nel mondo moderno industrializzato ha portato alla raccomandazione di avere una dieta con pochi grassi totali e colesterolo, con particolare attenzione ai carboidrati (in particolare i grani, come grano, mais e riso) come fonte primaria di calorie.


I pochi grassi consigliati sono gli oli vegetali (come l'olio di soia e di mais), che hanno molti acidi grassi polinsaturi, fragili e facilmente ossidati; siamo stati messi in guardia dai grassi saturi presenti prevalentemente negli alimenti animali e nelle piante tropicali (come burro, cocco e oli di palma), più stabili chimicamente e più adatti per la cottura.


Rispetto alla dieta che probabilmente avevano i nostri antenati robusti e sani, quella industriale moderna è anche generalmente più bassa di fitonutrienti e di frutta e verdura verde scuro e vivamente colorate, ricche di antiossidanti. La maggior parte dei cibi vegetali che consumiamo ora sono fonte di carboidrati amidacei, come il grano, le patate e il mais. Questa dieta evolutivamente discordante è stata legata a condizioni diverse come le malattie cardiache, l'acne, l'obesità, la vista carente, la sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) e il cancro.


Quando gli effetti fisiologici e biochimici di questi alimenti, accoppiati con una mancanza di verdure ricche di micronutrienti e di grassi naturali interi, non trasformati, iniziano a influenzare la funzione cognitiva più tardi nella vita, possiamo aggiungere l'Alzheimer all'elenco delle condizioni probabilmente causate da questo deragliamento dietologico.


Ci sono i modi per affrontare i fattori dietetici e di stile di vita che influenzano le dinamiche aberranti dell'insulina e del glucosio che si credono alla base dell'Alzheimer, senza farmaci o altri interventi costosi e inefficaci. Certamente, ci sono molte domande senza risposta e ci sono molti decenni di ricerca davanti a noi, ma ciò non significa che siamo completamente senza informazioni.


Il termine 'Antidoto di Alzheimer' [ndt: il titolo del libro dell'autrice dell'articolo] è la traduzione nel linguaggio comune della letteratura scientifica destinata ad armare gli individui con questa condizione, e i loro cari e caregiver, di informazioni tali che possano prendere il controllo del loro destino sanitario.

 

 

 


Fonte: Amy Berger, estratto dal suo libro The Alzheimer's Antidote: Using a Low-Carb, High-Fat Diet to Fight Alzheimer’s Disease, Memory Loss, and Cognitive Decline (2017, Chelsea Green Publishing).

Pubblicato in Alternet.org (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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