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Ricerche

Studio insiste sull'ipotesi amiloide come prima fase dell'Alzheimer

Scoperta quella che può essere la prima fase dell'AlzheimerI ricercatori della USC dicono che le proteine tossiche e appiccicose chiamate 'placche amiloidi' fanno parte dell'Alzheimer, il precursore che precede i sintomi.Gli anziani con livelli elevati di placche che intasano il cervello - ma che senza di queste avrebbero una cognizione normale - hanno un più rapido declino mentale che suggerisce l'Alzheimer, secondo un nuovo studio guidato dalla University of Southern California che ha esaminato 10 anni di dati.


Quasi tutti i ricercatori considerano le placche di amiloide un fattore di rischio per l'Alzheimer. Tuttavia, questo studio dice che la proteina tossica e appiccicosa fa parte della malattia, è il primo precursore che precede la manifestazione dei sintomi.


"Per avere un grande impatto sulla malattia, dobbiamo intervenire al più presto possibile contro l'amiloide, la causa molecolare di base", ha dichiarato Paul Aisen, autore senior dello studio e direttore dell'istituto terapeutico di ricerca di Alzheimer (ATRI) dell'USC. "Questo studio è un passo significativo verso l'idea che i livelli elevati di amiloide sono una fase precoce dell'Alzheimer, una tappa appropriata per la terapia anti-amiloide".


In particolare, il periodo di incubazione con placche amiloidi elevate - la fase asintomatica - può durare più a lungo della demenza stessa. "Questo studio sta cercando di supportare il concetto che la malattia inizia prima dei sintomi, ponendo le basi per condurre interventi precoci", ha dichiarato Michael Donohue, primo autore dello studio e professore associato di neurologia all'USC.


I ricercatori hanno paragonato la placca amiloide nel cervello al colesterolo nel sangue. Entrambi sono segni di avviso con poche manifestazioni esterne fino a quando si verifica un evento catastrofico. Trattare i sintomi può ostacolare la malattia risultante - l'Alzheimer o un attacco di cuore - i cui effetti possono essere irreversibili e troppo tardivi per il trattamento. "Abbiamo capito che intervenire prima dell'attacco cardiaco è un approccio molto più potente per trattare il problema", ha detto Donohue.


Aisen, Donohue e altri sperano che eliminare l'amiloide nella fase preclinica possa posticipare l'inizio dell'Alzheimer o addirittura impedirlo.

 

Il problema amiloide

Una persona ogni tre sopra i 65 anni ha molto amiloide nel cervello, ha osservato Aisen, e lo studio indica che la maggior parte delle persone con amiloide elevata progredirà verso l'Alzheimer sintomatico entro 10 anni.


Se le previsioni della prevalenza dell'Alzheimer dovessero includere questo 'stadio preclinico' prima che i sintomi si manifestino, il numero di colpiti sarebbe più che doppio rispetto all'attuale stima di 5,4 milioni di americani, dice lo studio, pubblicato nel Journal of the American Medical Association il 13 giugno.


La ricerca usa 10 anni di dati dell'Alzheimer’s Disease Neuroimaging Initiative, che esplora i biomarcatori che presagiscono l'Alzheimer. L'USC è il centro di coordinamento di questa ricerca nordamericana e Aisen condirige il suo nucleo clinico. L'USC ha un ruolo di primo piano nei due soli studi anti-amiloidi focalizzati sullo stadio preclinico di Alzheimer sporadico: The Anti-Amyloid Treatment in Asymptomatic Alzheimer’s (lo studio A4) e l'EARLY Trial, ha detto Aisen.


Secondo lui, "abbiamo bisogno di ulteriori studi che esaminano le persone prima che abbiano i sintomi di Alzheimer. La ragione per cui molti trattamenti farmacologici promettenti non sono riusciti a farlo è perché intervenivano nella fase finale della malattia, quando è troppo tardi. Il momento di intervenire è quando il cervello sta funzionando bene, quando le persone sono asintomatiche".


Anche se l'amiloide elevata è associata al declino cognitivo conseguente, lo studio non ha dimostrato una relazione causale.


Per anni, i ricercatori hanno riconosciuto che l'età è il fattore di rischio più importante quando si tratta di Alzheimer. Per oltre il 90 per cento delle persone affette da Alzheimer, i sintomi non appaiono che dopo i 60 anni, secondo i Centers for Disease Control and Prevention.

 

Il punto di svolta

I ricercatori hanno misurato i livelli di amiloide di 445 persone cognitivamente normali negli Stati Uniti e in Canada tramite prelievi di fluidi cerebrospinali o scansioni con tomografia a positroni (PET): 242 avevano livelli amiloidi normali e 202 avevano elevati livelli di amiloide. Sono stati condotti test cognitivi sui partecipanti, che avevano un'età media di 74 anni.


Anche se il periodo di osservazione è stato di 10 anni, ogni partecipante, in media, è stato osservato per tre anni. Il follow-up massimo è stato di 10 anni. Il gruppo con amiloide elevato era più vecchio e meno istruito. Inoltre, una grande percentuale di questo gruppo era portatore di almeno una copia del gene ApoE4, che aumenta le probabilità di Alzheimer.


Sulla base dei punteggi cognitivi globali al quarto anno, il 32% delle persone con amiloide elevata aveva sviluppato sintomi coerenti con la fase iniziale di Alzheimer. In confronto, solo il 15 per cento dei partecipanti con amiloide normale ha mostrato un declino notabile nella cognizione.


Analizzando una dimensione minore del campione all'anno 10, i ricercatori hanno osservato che l'88% delle persone con amiloide elevata avrebbe dovuto mostrare una significativa diminuzione mentale in base ai test globali cognitivi. Comparativamente, solo il 29% delle persone con amiloide normale ha mostrato un declino cognitivo.

[...]

 

 

 


Fonte: University of Southern California (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Michael C. Donohue, Reisa A. Sperling, Ronald Petersen, Chung-Kai Sun, Michael W. Weiner, Paul S. Aisen. Association Between Elevated Brain Amyloid and Subsequent Cognitive Decline Among Cognitively Normal Persons. JAMA. 2017;317(22):2305-2316. doi:10.1001/jama.2017.6669

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