Ricerche

Composto vegetale naturale previene l'Alzheimer, nei topi

Composto vegetale naturale previene l'Alzheimer, nei topiPamela Maher e Antonio Currais (Image: Courtesy of the Salk Institute for Biological Studies)Scienziati del Salk Institute for Biological Studies hanno scoperto che un prodotto chimico presente nella frutta e nella verdura, dalle fragole ai cetrioli, sembra arrestare la perdita di memoria che accompagna l'Alzheimer nei topi.


Negli esperimenti su topi che normalmente sviluppano sintomi di Alzheimer meno di un anno dopo la nascita, una dose giornaliera del composto, un flavonolo chiamato fisetina, ha impedito il deterioramento progressivo della memoria e dell'apprendimento.


Il farmaco, tuttavia, non modifica la formazione di placche amiloidi nel cervello, gli accumuli di proteine ​​che sono di solito incolpati dell'Alzheimer. La nuova scoperta suggerisce un modo per trattare i sintomi di Alzheimer, indipendentemente dal puntare alle placche amiloidi.


"Avevamo già dimostrato che negli animali normali, la fisetina può migliorare la memoria", dice Pamela Maher, scienziato senior del Cellular Neurobiology Laboratory del Salk che ha guidato il nuovo studio. "Quello che abbiamo mostrato qui è che può anche avere un effetto sugli animali inclini all'Alzheimer".


Più di dieci anni fa, la Maher aveva scoperto che la fisetina aiuta a proteggere i neuroni nel cervello dagli effetti dell'invecchiamento. Fin da quel momento, lei ed i suoi colleghi hanno indagato, sia in colture cellulari isolate che in studi sui topi, sugli effetti antiossidanti e anti-infiammatori del composto sulle cellule del cervello. Più di recente, hanno trovato che la fisetina attiva una via cellulare nota per il coinvolgimento nella memoria. "Quello che abbiamo capito è che la fisetina ha una serie di proprietà che riteniamo possano essere utili per l'Alzheimer", spiega la Maher.


Così la Maher - di concerto con Dave Schubert, il responsabile del Cellular Neurobiology Lab - si è rivolta ad un ceppo di topi che presentano mutazioni in due geni legati all'Alzheimer. I ricercatori hanno preso un sottoinsieme di questi topi e, quando avevano solo tre mesi di vita, hanno cominciato ad aggiungere fisetina al loro cibo. Mentre i topi invecchiavano, i ricercatori ne hanno testato le abilità di memoria e di apprendimento con labirinti d'acqua.


A nove mesi di età, i topi che non avevano ricevuto la fisetina hanno cominciato ad andare peggio nei labirinti. I topi che avevano ricevuto una dose giornaliera del composto, tuttavia, avevano le stesse prestazioni dei topi normali, sia a nove mesi che ad un anno. "Anche se la malattia comunque progrediva, la fisetina era in grado di continuare a prevenire i sintomi", spiega la Maher.


Il gruppo della Maher, in collaborazione con scienziati della University of California di San Diego, ha successivamente testato il livello di diverse molecole nel cervello sia dei topi che avevano ricevuto dosi di fisetina, sia degli altri. Nei topi con sintomi di Alzheimer, hanno scoperto l'accensione di percorsi coinvolti nell'infiammazione cellulare. Negli animali che avevano preso fisetina, quelle vie erano state smorzate ed erano presenti invece molecole anti-infiammatorie.


L'assunzione di fisetina ha impedito ad una proteina in particolare, conosciuta come p35, di essere scissa in una versione più corta. La versione ridotta della p35 è nota per accendere e spegnere molte altre vie molecolari. I risultati sono stati pubblicati il 17 dicembre 2013, nella rivista Aging Cell. Gli studi su tessuto isolato avevano indicato che la fisetina potrebbe anche diminuire il numero di placche amiloidi nel cervello colpito dall'Alzheimer. Tuttavia, tale osservazione non si è replicata negli studi sui topi. "La fisetina non ha influenzato le placche", spiega la Maher. "Sembra agire su altri percorsi che non erano stati seriamente esaminati in passato come bersagli terapeutici".


Per il futuro, il team della Maher spera di capire meglio i dettagli molecolari sul modo in cui la fisetina influenza la memoria, compresa la domanda se ci sono obiettivi diversi dal p35. "Può essere che i composti come questo, che hanno più di un bersaglio, siano più efficaci nel trattamento dell'Alzheimer", spiega la Maher, "perché è una malattia complessa, dove ci sono molte cose che non vanno".


Essi puntano anche a sviluppare nuovi studi per esaminare come la tempistica delle dosi della fisetina determini la sua influenza sull'Alzheimer. "Il modello che abbiamo usato qui è un modello di prevenzione", spiega la Maher. "Abbiamo iniziato a somministrare i farmaci al topo prima che avesse una qualsiasi perdita di memoria. Ma ovviamente i pazienti umani non vanno dal medico prima di avere già problemi di memoria". Quindi il passo successivo per portare la scoperta alla pratica clinica, dice, è verificare se la fisetina può invertire i cali di memoria, una volta che sono già apparsi.


Altri ricercatori coinvolti sono Antonio Currais, Marguerite Prior, Richard Dargusch, Jennifer Ehren, e David Schubert del Salk Institute e Aaron Armando e Oswald Quehenberger della University of California di San Diego. Il lavoro è stato finanziato dall'Alzheimer's Association, da Paul Slavik, dal National Institutes of Health, dalla Alzheimer's Drug Discovery Foundation, e dalla George E. Hewitt Foundation.

 

 

 

 

 


Fonte: Salk Institute for Biological Studies.

Riferimenti:  Antonio Currais, Marguerite Prior, Richard Dargusch, Aaron Armando, Jennifer Ehren, David Schubert, Oswald Quehenberger, Pamela Maher. Modulation of p25 and inflammatory pathways by fisetin maintains cognitive function in Alzheimer's disease transgenic mice. Aging Cell, 2013; DOI: 10.1111/acel.12185

Pubblicato in  salk.edu (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017 DaNonPerdere

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta e ​...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

04.08.2017 DaNonPerdere

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017 DaNonPerdere

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​​a...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017 DaNonPerdere

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV ...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

07.10.2016 DaNonPerdere

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer …

16.06.2016 DaNonPerdere

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 DaNonPerdere

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocamp…

17.02.2016 DaNonPerdere

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015 DaNonPerdere

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015 DaNonPerdere

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della compa…

27.08.2015 DaNonPerdere

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le proteina…

31.07.2015 DaNonPerdere

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015 DaNonPerdere

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015 DaNonPerdere

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015 DaNonPerdere

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzheim…

27.04.2015 DaNonPerdere

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015 DaNonPerdere

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picco...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014 DaNonPerdere

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

05.12.2014 DaNonPerdere

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 DaNonPerdere

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

02.11.2014 DaNonPerdere

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

06.10.2014 DaNonPerdere

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

01.10.2014 DaNonPerdere

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014 DaNonPerdere

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...