Associazione Alzheimer ONLUS logo

NewsletterLogo
Con l'iscrizione alla newsletter ricevi aggiornamenti giornalieri o settimanali sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.

    Iscriviti   


captcha 

Ricerche

Obesità alimentata dalla chimica del cervello: un circolo vizioso

ObesitàSecondo i risultati di uno studio, l'obesità (condizione collegata a un maggiore rischio di Alzheimer in età avanzata) impedisce la produzione di un ormone che frena l'appetito e induce la combustione di calorie nelle cellule cerebrali di ratti.

La causa principale sembra essere un guasto nel meccanismo delle cellule di elaborazione delle proteine. In laboratorio, i ricercatori hanno dimostrato di poter risolvere l'inconveniente con farmaci.

Mentre l'obesità sta raggiungendo livelli epidemici in alcune parti del mondo, gli scienziati hanno appena iniziato a capire perché è una condizione persistente. Uno studio pubblicato nel Journal of Biological Chemistry, da ricercatori della Brown University e di Lifespan, aiuta in modo sostanziale questa comprensione, riportando la scoperta di una catena molecolare di eventi nel cervello di ratti obesi che soffrono di una insufficiente capacità di sopprimere l'appetito e aumentare la combustione di calorie.


Il insieme complesso di processi neurochimici appena svelato dimostra che l'obesità può auto-sostenersi, ostacolando gli ormoni che frenano l'appetito e aumentano la velocità di combustione delle calorie. "Questo è così originale. Nessuno l'ha mai studiato", dichiara il ricercatore responsabile dello studio, della Brown University."E' un circolo vizioso, che coinvolge un deterioramento nel modo in cui le cellule cerebrali elaborano proteine cruciali, permettendo all'obesità di generare ulteriore obesità". Ma i ricercatori della Brown University e di Lifespan hanno fatto una scoperta che potrebbe rivelarsi incoraggiante nel lungo periodo, verificando che possono intervenire per rompere quel ciclo, risolvendo il problema centrale dell'elaborazione proteica.


Prima dello studio, gli scienziati sapevano che un meccanismo in auto-perpetuazione dell'obesità si ottiene inducendo la resistenza alla leptina, un ormone che segnala al cervello lo stato del grasso nel corpo. Ma anni fa, l'autore senior di questo studio, Eduardo A. Nillni, professore di medicina alla Brown University e ricercatore del Rhode Island Hospital, ha osservato che, dopo i pasti, i ratti obesi hanno una carenza di un altro ormone chiave (l'alfa-MSH) rispetto ai ratti di peso normale. L'Alfa-MSH ha due compiti nella regione dell'ipotalamo del cervello. Uno è sopprimere l'attività di ricerca di cibo delle cellule cerebrali ed il secondo è segnalare ad altre cellule cerebrali di produrre l'ormone TRH, che suggerisce alla tiroide di stimolare l'attività di combustione delle calorie nel corpo.


Nei ratti obesi l'alfa-MSH è bassa, nonostante l'abbondanza di leptina e nonostante i normali livelli di espressione genica, sia della sua proteina precursore biochimica chiamata pro-opiomelanocortina (POMC) che di un enzima chiave chiamato PC2 che elabora la POMC nelle cellule cerebrali. Ci doveva essere qualcos'altro della sola leptina, e non era un problema di espressione dei geni necessari. Nillni e i co-autori, tra cui i primi autori Isin Cakir e Nicole Cyr, hanno condotto il nuovo studio per scoprire da dove provenisse il deficit di alfa-MSH. Nillni dice di aver sospettato che il problema fosse nel meccanismo delle cellule cerebrali di elaborazione della proteina POMC per produrre alfa-MSH.

 

Problemi di elaborazione delle proteine

Per fare il lavoro, il team ha tenuto alcuni topi su una dieta ad alto contenuto calorico e ha nutrito gli altri con una dieta normale per 12 settimane. I ratti alimentati eccessivamente hanno sviluppato la condizione di "obesità indotta da dieta". Il team ha quindi studiato i livelli ormonali e la fisiologia delle cellule del cervello, e ha inoltre ricontrollato i risultati attraverso la sperimentazione con la biochimica delle singole cellule chiave sul banco di laboratorio.


I ricercatori hanno scoperto che nei topi obesi, un "macchinario" cruciale nella linea di assemblaggio di produzione delle proteine delle cellule cerebrali, chiamato reticolo endoplasmatico (ER), diventa stressato e sopraffatto. L'ER sovraccarico sembra maneggiare goffamente il PC2, forse scartandolo perché non può essere ripiegato correttamente. I livelli di PC2 presenti nei ratti obesi, per esempio, erano del 53 per cento inferiori rispetto a quelli dei topi normali. Anche i peptidi Alfa-MSH erano poco più della metà nei ratti obesi di quant'erano nei ratti sani.


"Nel nostro studio abbiamo dimostrato che ciò che effettivamente impedisce la produzione di più peptide alfa-MSH è lo stress dell'ER che diminuisce la biosintesi del POMC colpendo un enzima chiave che è essenziale per la formazione di alfa-MSH", spega Nillni. "Questo è del tutto nuovo. Nessuno l'ha mai studiato". Essendo così innovativa (un'ER stressato che maltratta il PC2, che lascia il POMC non piegato, impedendo la produzione di alfa-MSH), la storia aveva bisogno di una conferma sperimentale. Il team ha provveduto a questa conferma in diversi modi: ha verificato nei ratti obesi livelli elevati di marcatori noti di stress dell'ER e ha anche volutamente indotto stress dell'ER nelle cellule con agenti farmacologici, notando che scendevano sia i livelli di PC2 che di alfa-MSH.


I ricercatori hanno poi condotto un esperimento per vedere se, risolvendo lo stress dell'ER, si potesse migliorare la produzione di alfa-MSH. Essi hanno trattato topi magri e obesi per due giorni con una sostanza chimica chiamata TUDCA, nota per alleviare lo stress dell'ER. Se lo stress dell'ER fosse stato il responsabile dei problemi di produzione di alfa-MSH, i ricercatori avrebbero visto un recupero di alfa-MSH nei ratti obesi trattati con TUDCA. Hanno verificato che, mentre la TUDCA non ha aumentato la produzione di alfa-MSH nei ratti normali, l'ha aumentata marcatamente nei ratti obesi.


In modo simile sul banco di laboratorio, hanno preso neuroni di topo che producono PC2 e POMC e ne hanno pre-trattato alcuni con una sostanza chimica simile chiamata PBA che impedisce lo stress dell'ER. Hanno lasciato gli altri non trattati. Hanno poi indotto stress dell'ER in tutte le cellule.In regime di stress dell'ER, quelli che erano stati pre-trattati con PBA hanno prodotto circa il doppio di PC2 rispetto a quelli che non erano stati trattati.

**********


Nillni avverte che, anche se il suo gruppo ha trovato i modi per ripristinare PC2 e alfa-MSH trattando lo stress dell'ER nei ratti viventi e nelle singole cellule, gli agenti utilizzati nello studio non sono facilmente applicabili a farmaci per il trattamento dell'obesità negli esseri umani. Ci potrebbero anche essere effetti collaterali sconosciuti e indesiderati, per esempio, e la TUDCA non è approvata per l'uso umano dalla Food and Drug Administration.


Ma, spiegando l'esatto meccanismo che impedisce al cervello dei ratti obesi di frenare l'appetito e di stimolare un maggiore consumo di calorie, dichiara Nillni, lo studio indica ai produttori di farmaci diverse opportunità di intervento per spezzare questo nuovo ciclo vizioso, che aiuta l'obesità a perpetuare se stessa. "Capire il controllo centrale dei neuropeptidi che regolano l'energia durante l'obesità indotta da dieta è importante per identificare i bersagli terapeutici che prevengono o attenuano la patologia dell'obesità", scrivono gli autori.


Oltre a Nillni, Cakir e Cyr, altri autori del documento sono Mario Perello, Bogdan Litvinov, Amparo Romero e Ronald Stuart.

 

 

 

 

 


Fonte:  Brown University.

Riferimento: I. Cakir, NE Cyr, M. Perello, B. Patedakis Litvinov, A. Romero, RC Stuart, EA Nillni. Obesity Induces Hypothalamic Endoplasmic Reticulum Stress and Impairs Proopiomelanocortin (POMC) Post-translational Processing. Journal of Biological Chemistry, 2013; DOI: 10.1074/jbc.M113.475343.

Pubblicato in Science Daily il 16 Maggio 2013 (> English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alzheimer

4.09.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumul...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratte...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari n...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta<...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la c...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una dell...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carrier...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'coprono' i ri…

11.06.2020

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di gi...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie…

28.05.2020

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e pe...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più con l…

26.05.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, men...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di…

6.05.2020

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, m…

6.05.2020

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di m...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo da zero

17.04.2020

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nell...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Hupe…

27.03.2020

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame tra …

28.02.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo d...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Tutti gli articoli da non perdere