In uno studio che potrebbe avere importanti implicazioni per il futuro trattamento terapeutico dei pazienti con Alzheimer, ricercatori sono riusciti a invertire (in topi modello) la perdita di flusso sanguigno al cervello, uno dei primi segni della malattia neurodegenerativa.
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Supriya Chakraborty e Zeynab Tabrizi, dottorandi dell'Università di Miami sono impegnati in una ricerca che potrebbe aiutare a tracciare la strada verso trattamenti più efficaci per il morbo di Alzheimer (MA), forse anche portando a una cura per il disturbo che ruba la memoria.
In un nuovo studio collaborativo su topi modello di MA, i due ricercatori hanno scoperto che l'attivazione di Piezo1, un canale ionico meccanosensibile espresso funzionalmente nei vasi sanguigni, migliora il flusso microvascolare e l'accoppiamento neurovascolare.
"Il flusso sanguigno ridotto e le risposte vascolari alterate nel cervello sono le prime caratteristiche del MA e contribuiscono alla progressione della malattia", ha detto la Tabrizi. “Anche se il nostro studio è stato in grado di migliorare e ripristinare effettivamente tali funzioni nei topi modello della malattia, riteniamo che un tale metodo possa essere molto promettente come strategia terapeutica per gli esseri umani”.
Nel loro studio, i ricercatori hanno usato anche l’attivazione farmacologica di Piezo1 per migliorare l’iperemia funzionale, ovvero l’aumento localizzato del flusso sanguigno verso un tessuto o un organo specifico, come il cervello o i muscoli, in risposta all’aumento dell’attività metabolica o alla richiesta funzionale. Lo studio, che ha coinvolto anche ricercatori dell'Università del Vermont, è pubblicato su Alzheimer's and Dementia.
"È un altro importante trampolino di lancio nella corsa per risolvere il mistero del MA", ha detto Chakraborty della loro ricerca. “Ma sono necessarie ulteriori indagini, che è il nostro obiettivo”.
Per la Tabrizi, lo studio arriva sulla scia di altre ricerche legate alla demenza che ha condotto all’università. Lavorando con l'ex neuroscienziato del Dipartimento di Biologia Oliver Bracko, ha studiato come il sistema immunitario possa essere un fattore nella progressione di malattie neurodegenerative come il MA.
In quella ricerca, la Tabrizi si era concentrata sui globuli bianchi chiamati neutrofili, che in studi precedenti da lei condotti avevano dimostrato di bloccare i vasi sanguigni e contribuire alla riduzione del flusso sanguigno al cervello nei topi modello di MA. [...]
Fonte: Robert C. Jones Jr. in University of Miami (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.
Riferimenti: Z Tabrizi, [+3], O Bracko. Systemic Piezo1 activation improves cerebrovascular function in Alzheimer's disease. Alz&Dem, 2025, DOI
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