Associazione Alzheimer ONLUS logo

Rapporti e studi

I segni della demenza potrebbero apparire presto

Carol Miller, 61 anni, non ha mai avuto la diagnosi di problemi con la memoria, ma dimentica spesso le cose. [Foto: Jenn Ackerman, for The New York Times]Carol Miller, 61 anni, non ha mai avuto la diagnosi di problemi con la memoria, ma dimentica spesso le cose. [Foto: Jenn Ackerman, for The New York Times]L'uomo si lamentava dei problemi di memoria, ma sembrava perfettamente normale. Nessun specialista che l'ha visitato aveva rilevato un declino. "Insisteva sul fatto che le cose stavano cambiando, ma superava brillantemente tutti i nostri test", dice Rebecca Amariglio, neuropsicologo del Brigham and Women Hospital di Boston.


Ma circa sette anni dopo, ha iniziato a mostrare sintomi di demenza. Il Dr. Amariglio ora crede che lui avesse riconosciuto un cambiamento cognitivo molto tenue, "era l'unico che poteva identificarlo".


I pazienti di questo tipo sono da tempo chiamati "sani preoccupati", ha detto Phelps Creighton, responsabile operativo del settore demenze dell'invecchiamento al National Institute on Aging. "Le persone si lamentano, e noi finora non pensavamo che fosse il caso di tenerne conto". Ma ora, gli scienziati stanno scoprendo che alcune persone con tali lagnanze potrebbero in realtà mandare i primi segnali dell'Alzheimer.


Gli studi presentati Mercoledì scorso alla conferenza dell'Alzheimer's Association di Boston hanno dimostrato che le persone con alcuni tipi di problemi cognitivi hanno più probabilità di avere la patologia di Alzheimer nel cervello, e di sviluppare la demenza più tardi. La ricerca presentata dal Dott. Amariglio, per esempio, ha trovato che le persone con maggiori preoccupazioni per la memoria, e per la propria capacità organizzativa, avevano più probabilità di avere l'amiloide, una proteina chiave legata all'Alzheimer nel cervello.


E, con un cambio significativo evidenziato nel corso della conferenza, i principali ricercatori di Alzheimer stanno identificando una nuova categoria chiamata "declino cognitivo soggettivo", che è la sensazione propria delle persone che la loro memoria e capacità di pensare stiano scemando, prima che lo notino gli altri. "L'intero settore ora si sta muovendo in questa direzione, e dice: 'Ehi, forse c'è qualcosa di vero, e forse dovremmo prestare attenzione a queste persone' ", ha detto il dottor Ronald C. Petersen, presidente del comitato consultivo del Progetto Nazionale di Alzheimer del governo americano.


Il Dr. Petersen, direttore del Centro Alzheimer della Mayo Clinic, ha detto che i risultati preliminari di uno studio della Mayo su anziani sani in Minnesota suggerisce qualcosa di simile. "Coloro che avevano avuto preoccupazioni sulla loro memoria di fatto avevano più probabilità" di sviluppare in seguito un decadimento cognitivo lieve, una fase precoce di demenza, ha detto. E i partecipanti allo studio con problemi di memoria avevano il 56 per cento in più di probabilità di ricevere una diagnosi di tale deterioramento, anche quando i risultati sono stati aggiustati nei fattori come l'istruzione, il rischio genetico e i problemi psichiatrici, come ansia e depressione. "Queste persone sentono qualcosa, e ci sono alcuni segnali biologici che sono correlati", ha detto il dottor Petersen. "Penso che sia vero".


Esperti sottolineano che molte persone con queste lagnanze non svilupperanno la demenza. Qualche declino della memoria riflette l'invecchiamento normale, dicono, e alcune preoccupazioni riflettono una angoscia psicologica. Le persone che dimenticano ciò che volevano prendere in cucina, oppure i nomi delle persone relativamente poco familiari, stanno probabilmente invecchiando normalmente. Le persone che dimenticano importanti dettagli degli ultimi eventi, si perdono in luoghi familiari o perdono la trama di un libro o di un film potrebbero non sperimentare un invecchiamento normale, soprattutto se hanno più problemi di altri coetanei.


E molto rimane da capire sulle preoccupazioni soggettive. In alcuni studi, come quello del dottor Amariglio, le persone molto istruite notano i cambiamenti più facilmente, ma in altri studi, succede alle persone meno istruite. Alcuni studi suggeriscono che le persone che si preoccupano di più dei deficit di memoria hanno più rischio di demenza, ma non è chiaro se la preoccupazione riflette i cambiamenti che avvertono o se il preoccuparsi in sé aumenta il rischio. Le persone con storie familiari di demenza potrebbero segnalare i problemi semplicemente perché conoscono la malattia e la sua componente genetica. E, anche se uno studio presentato Mercoledì ha trovato lievi correlazioni tra le preoccupazioni soggettive e la mutazione genetica a rischio più alto (l'ApoE4), questo rapporto rimane poco chiaro.


Gli esperti non stanno ancora suggerendo ai medici di testare regolarmente le persone per il "declino cognitivo soggettivo", perché è necessaria molta più ricerca e finora non c'è alcun trattamento efficace per la demenza. Il Dr. Richard Caselli, professore di neurologia alla Mayo Clinic in Arizona, ha detto che, quando i pazienti citano problemi cognitivi, lui esclude "cose ​​reversibili" ma non raccomanda i test per l'Alzheimer, perché "se facciamo una scansione e diciamo 'Hey, abbiamo trovato un po' di amiloide nel cervello', non c'è purtroppo niente da fare".


Ma l'individuazione soggettiva è valida ora per la sperimentazione clinica, dicono gli esperti, perché può aiutare a individuare le persone con un rischio più alto di demenza, per determinare meglio se i trattamenti possono ritardare o prevenire l'Alzheimer.


Studi importanti come l'Alzheimer's Disease Neuroimaging Initiative stanno aggiungendo categorie soggettive di lamentele sulla memoria. Allo stesso modo sarà importante l'esperimento per vedere se un farmaco anti-amiloide può impedire la demenza in persone cognitivamente normali con amiloide nel cervello. "Le persone sono interessate a questa preoccupazione soggettiva da lungo tempo, ma finora non avevamo modo di dire se è normale", ha detto il Dott. Reisa Sperling, che gestisce il programma Alzheimer al Brigham and Women's e sta aiutando a guidare il prossimo studio anti-amiloide.


Non molto tempo fa, molti esperti consideravano non misurabili le preoccupazioni soggettive o correlate alla depressione o all'ansia. Frank Jessen, ricercatore del Centro tedesco per le Malattie Neurodegenerative, ha detto che il suo primo studio sull'argomento, presentato alle riviste intorno al 2004, "è stato rifiutato ovunque", ma nel 2012, lo stesso studio con più anni di dati è stato accettato da Neurology, una delle riviste più importanti. In Novembre è stato formato un gruppo di lavoro di esperti, diretto dal Dr. Jessen. Il nome "declino cognitivo soggettivo" è stato scelto dopo qualche discussione, perchè alcuni esperti preferiscono altri termini.


Il Dr. Jessen ha detto che in malattie dall'artrite al Parkinson, le persone spesso sentono che qualcosa non va prima che altri lo notino. Nella maggior parte delle fasi della demenza, familiari e amici vedono i deficit, ma la malattia ha di solito rubato la capacità della persona di riconoscerli. Ma nella fase soggettiva, gli studi suggeriscono che i familiari possono mancare di notare i problemi, la persona può sentire che la sua mente lavora di più, ma funziona ancora bene.


Uno dei pazienti del dottor Caselli, Roger Siegel, di 84 anni, ha notato problemi per almeno cinque anni, e ha detto che ora ricorda circa il 30 per cento di quello che lui vorrebbe, e ha difficoltà a concentrarsi. "Mi faccio una doccia e mi chiedo se mi sono lavato quella gamba", ha detto. Nei libri, "molte volte non ricordo chi è chi". Recentemente, ha comprato sei pacchetti di ripieno per torta invece di uno, "perché ho chiesto a qualcuno dove potevo trovarla e la risposta è stata nel Corridoio 6, così ho scritto 6, ma quando sono arrivato al corridoio, ho preso sei unità della cosa". Né la moglie, né il dottor Caselli percepivano queste difficoltà. "So che sto perdendo la mente", diceva il signor Siegel, "ma secondo Caselli, sto bene". Il dottor Caselli ha detto che il signor Siegel "diceva da anni che la sua memoria era in declino", ed ha avuto la diagnosi di deterioramento cognitivo lieve in un'altra clinica tre anni fa, "sulla base sulle sue lamentele soggettive, quando non aveva evidenza di declino, e gliel'ho detto". Ma recenti test cognitivi più sofisticati hanno dimostrato che aveva una "lieve flessione sui suoi test, e quindi potrebbe essere eventualmente in una fase molto precoce di una sindrome degenerativa che progredisce molto lentamente", ha detto il dottor Caselli.


Il gruppo di lavoro si propone di sviluppare test cognitivi soggettivi standard, così quando saranno disponibili trattamenti medici, si potranno eventualmente usare come un modo "economico e non invasivo" per aiutare ad identificare le persone con rischio maggiore, ha detto il dottor Petersen. "Non possiamo fare la risonanza magnetica e la scansione a tutti", ha detto. I test attuali vanno da una valutazione di otto pagine, come nella ricerca del Dott. Amariglio, a una domanda singola inclusa in un'ampio studio sulla demenza dell'Università del Kentucky. Ma Richard Kryscio, biostatistico e leader dello studio, ha detto che quei cambiamenti della memoria riferiti dall'ultima visita avevano una probabilità 2,8 volte maggiore di sviluppare decadimento cognitivo lieve o demenza anni più avanti, e l'autopsia dei partecipanti che sono morti hanno trovato più placche e grovigli di Alzheimer nelle persone con preoccupazioni cognitive soggettive.


Gli esperti dicono che l'obiettivo è un test che identifichi quali preoccupazioni soggettive sono potenzialmente preoccupanti, dal momento che non tutte lo sono. Sharon Atkinson-Mallory, 70 anni, di Belmont nel Massachusetts, partecipante allo studio del Dott. Amariglio su persone senza sintomi, ha detto che aveva problemi occasionali ad abbinare nome e volto e a ricordare perché entrava in una stanza. Ma la signora Atkinson-Mallory, psicoterapeuta, mantiene la pratica, si esercita, persegue un hobby di genealogia, e considera i suoi problemi simili a quelli di altri della sua età.


Carol Miller, 61 anni, di Rochester in Minnesota, che partecipa allo studio della Mayo Clinic su adulti cognitivamente sani, sembra più preoccupata. Infermiere diplomata, ritirata dopo essere stata licenziata pochi anni fa, ha dimenticato il vocabolario cardiovascolare e neurologico che una volta avrebbe "ricordato molto facilmente", ha detto. "Io non mi fido di me stessa come infermiere professionale sicura perché non ho più la conoscenza". Quando stava acquistando il ripieno di mirtillo per la torta di compleanno di sua figlia, è arrivata due volte alla cassa senza averlo preso. E per due volte ha lasciato accesa la stufa. "Avrei potuto bruciare la casa", ha detto. "E' stato spaventoso, tipo 'Wow, qual è il problema?' ". Eppure, ha detto, "finora mi hanno detto che sono normale".

 

 

 

 

 


Pubblicato da Pam Belluck/NYT in Herald Tribune (> English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzhei…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picc...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adul…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...