Associazione Alzheimer ONLUS logo

NewsletterLogo
Con l'iscrizione alla newsletter ricevi aggiornamenti giornalieri o settimanali sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.

    Iscriviti   


captcha 

Esperienze e opinioni

L'ansia è comune nei pazienti di demenza nelle case di riposo

AnxietyIsARiskFactor

Una donna con demenza entra di notte nella stanza delle infermiere e chiede che le venga steso un piumone su di lei. Le caregiver la aiutano. Dopo alcuni minuti, tuttavia, la donna torna e chiede di nuovo aiuto. Questo può accadere ancora e ancora e ancora, fino a quando un'infermiera si siede accanto a lei e le tiene la mano. Solo allora la donna si calma e si addormenta.


Molte persone che hanno lavorato in una casa di cura possono riconoscersi in questo tipo di situazione. Non è raro che le persone con demenza vaghino molto e siano molto irrequiete, sia di giorno che di notte. "L'ansia è così comune nelle persone con demenza che il personale delle case di cura non la prende sul serio. La loro agitazione è vista come parte della demenza", afferma Alka Rani Goyal.

 

 

Conseguenze per il trattamento

La Goyal è ricercatrice alla Oslo Metropolitan University (OsloMet) e ha lavorato come infermiera psichiatrica, in particolare con pazienti di demenza, per oltre 20 anni. Il personale delle case di cura non era a conoscenza del fatto che i pazienti in difficoltà stessero effettivamente lottando con l'ansia, dice.


“L'ansia nelle persone con demenza è trascurata, sottovalutata e non identificata. Semplicemente non lo sapevamo. Inoltre, non avevamo strumenti per valutare l'ansia nei pazienti, come ce l'abbiamo per la depressione", afferma. "Ciò ha implicazioni per il modo in cui trattiamo le persone con demenza. Se siamo a conoscenza che una persona soffre di ansia, sappiamo che è importante farla sentire sicura e trascorriamo del tempo con lei. Ma se pensiamo che vada in giro a causa della demenza e che la demenza è qualcosa che non possiamo curare, allora ci arrendiamo molto presto".

 

 

Documentare l'ansia nei pazienti

Inoltre, non sono state condotte molte ricerche sull'ansia nelle persone con demenza, ma la Goyal e altri scienziati hanno ora fatto qualcosa al riguardo. Quando ha iniziato il suo dottorato al Centro Ricerca sul Declino Funzionale e sulle Malattie Legate all'Età all'Innlandet Hospital Trust, ha iniziato traducendo in norvegese uno strumento inglese, il Rating Anxiety in Dementia (RAID). Ha quindi insegnato a usare lo strumento al personale delle 17 case di cura che partecipavano allo studio.


La Goyal e un gruppo di ricerca hanno testato lo strumento su circa 100 pazienti con demenza nelle case di cura. Lo strumento si è dimostrato facile da usare. I dipendenti delle 17 case di cura alla fine l'hanno aiutata a rilevare l'ansia nelle persone con demenza. Quasi 300 pazienti sono stati inclusi in questo sondaggio, che ha anche avuto un seguito un anno dopo.


I risultati hanno sorpreso la ricercatrice. Un ospite con demenza su tre delle case di cura presentava sintomi significativi di ansia. Il sintomo più comune dell'ansia è la preoccupazione, ma questo non era così comune tra le persone con demenza, dice la Goyal.


Lei crede che il fatto che qui ci sia una differenza tra quelli con demenza e altri pazienti con ansia fa sì che i sintomi di quelli con demenza vengano fraintesi e non diagnosticati. I sintomi dell'ansia per quelli con demenza avevano principalmente la forma di irritabilità, irrequietezza, tensione e insonnia.

 

 

Molti soffrivano di depressione

Un ospite su quattro delle casa di cura aveva la depressione. La maggior parte di quelli con depressione stava anche lottando con l'ansia. Ma circa la metà di coloro che avevano l'ansia ha anche ottenuto un punteggio elevato nella depressione. “L'ansia e la depressione hanno alcuni denominatori comuni. Ma molti sintomi non sono comuni. Ciò rende ancora più importante che l'ansia sia riconosciuta e non considerata una parte della depressione”, ha affermato la Goyal.


Quelli che avevano sia ansia che depressione hanno avuto il peggior aggravamento dei sintomi dopo un anno. Avevano anche la peggiore qualità della vita, rispetto a quelli che avevano solo ansia o depressione o nessuno di questi problemi.


Oggi è diventato un luogo comune fare un'indagine sul dolore nei pazienti nelle case di cura norvegesi. Quando il paziente è irrequieto e teso, il personale pensa di conseguenza che stia soffrendo. La Goyal ritiene che i pazienti nelle case di cura debbano essere esaminati per dolore, ansia e depressione.

 

 

Anche giocare a Ludo può essere una medicina

Questi pazienti non devono necessariamente essere trattati con farmaci. Il trattamento può essere semplice come stare con altri pazienti e fare cose che piacciono al paziente, come fare una passeggiata, dice la Goyal. Molte persone penseranno che non c'è abbastanza tempo per fare queste cose nel corso di una giornata lavorativa impegnativa.


“Non abbiamo mai abbastanza tempo in una casa di cura. Ma se i caregiver sanno che un paziente sta lottando con l'ansia, possono strutturare la loro giornata passando a un tipo diverso di cura, in modo che il paziente abbia qualcuno con loro in ogni momento. È anche impegnativo avere pazienti in difficoltà che vagano in continuazione", dice.


La Goyal descrive una situazione del suo tempo in una casa di cura: “Avevamo una paziente che aveva un'ansia terribile. Ma se si giocava a Ludo (un gioco di carte) con lei ed eravamo presenti per lei mentalmente, allora diventava molto concentrata e si dimenticava della sua ansia. Non era mai stanca di giocare a Ludo. Di conseguenza, lo staff ha iniziato a giocare con lei. Questo ci ha permesso di calmarla".


Ma a volte queste misure non vanno abbastanza lontano, dice la Goyal: "In quel caso, penso che sia appropriato esaminare quanto sono gravi i sintomi dell'ansia del paziente e trattarli con farmaci per alleviare i sintomi. Ma la medicina deve essere l'ultima scelta, non la prima. I sintomi dovrebbero essere riconsiderati per valutare se il trattamento sta funzionando".

 

 

Lascia che le persone mantengano un certo grado di dignità

Sissel Hafredal Sjåstad è un'infermiera professionista in una casa di cura da molti anni. Sa che molti pazienti con demenza hanno anche problemi di ansia.


"Ci sono alcune anime felici che scompaiono nel mondo della demenza con sorrisi e risate, ma la maggior parte di loro sono spaventate, sottomesse e disperate per tutto ciò che non capiscono. È naturale sentirsi così quando ti rendi conto che stai per perderti", dice.


Lei crede che i caregiver nei piccoli reparti di demenza generalmente conoscano bene i loro pazienti. Imparano gradualmente di più sui diversi tipi di malattie da demenza e su come usare la terapia ambientale, come le attività, l'aria fresca, la musica e la conversazione, l'orientamento alla realtà e quello alla non realtà.


Per quando riguarda i farmaci, crede che di solito meno sono, meglio è. "Ma in alcuni casi i pazienti hanno bisogno di medicine per poter mantenere un certo grado di dignità e perché noi possiamo trovare un modo di comunicare con loro", afferma la Sjåstad.

 

 

Molti diventano stanchi e letargici

Il problema con i diversi tipi di farmaci è che i pazienti possono diventare stanchi e letargici e sperimentare compromissione motoria e altri effetti collaterali, afferma la Sjåstad.


"Se questo sondaggio può semplificare la distinzione tra depressione e ansia e allo stesso tempo garantire che siano seguiti sia gli effetti positivi che quelli collaterali dei farmaci, allora va bene. Al contrario, se è solo un modulo che viene presentato agli infermieri per essere compilato e poi finisce in una cartella e nell'elenco di ciò che il dipartimento fa per la demenza, sarà solo dannoso", dice.


Tutti i moduli richiedono l'impegno della persona che li usa, afferma la Sjåstad. Se il risultato non si trasforma in qualche programma di trattamento, allora diventerà una nuova fonte di frustrazione.

 

 

 


Fonte: Siw Ellen Jakobsen in Science Norway (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzheime…

29.09.2020

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alzheimer

4.09.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumul...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratte...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari n...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta<...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la c...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una dell...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carrier...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'coprono' i ri…

11.06.2020

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di gi...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie…

28.05.2020

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e pe...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più con l…

26.05.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, men...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di…

6.05.2020

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, m…

6.05.2020

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di m...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo da zero

17.04.2020

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nell...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Hupe…

27.03.2020

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame tra …

28.02.2020

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo d...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Tutti gli articoli da non perdere