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Esperienze e opinioni

Animali con demenza? Aiutare l'animale domestico ad invecchiare

Dempsey, un Labrador retriever di 14 anni. (Foto: Kayana Szymczak, Getty Images)Dempsey, un Labrador retriever di 14 anni. (Foto: Kayana Szymczak, Getty Images)Un paio di mesi fa vi abbiamo detto come l'età di alcuni animali selvatici sia determinata. Da allora, alcuni di voi si sono interrogati sui cambiamenti legati all'età in questi animali.


Ora che è Settembre, il Mese Mondiale dell'Alzheimer, il morbo che rappresenta fino all'80 per cento di tutti i casi di demenza, e in cui le capacità mentali declinano e impediscono le funzioni quotidiane, abbiamo chiesto ad alcuni esperti se gli animali selvatici e quelli domestici soffrono di demenza o di sintomi simili alla demenza.


La risposta è: e (probabilmente) no.


Cani e gatti domestici, che vivono in ambienti sicuri e ricevono cure veterinarie, possono vivere abbastanza a lungo da sviluppare disfunzioni cognitive. Ci sono pochi dati sugli animali anziani in natura; ma, anche se essi possono raggiungere la vecchiaia, se dovessero sviluppare sintomi di tipo demenza, non durerebbero molto a lungo. 


In una ricerca pubblicata all'inizio di quest'anno in Ageing Research Reviews, i ricercatori hanno scoperto che in 334 studi, 175 specie animali hanno mostrato evidenze di senescenza, il processo di invecchiamento.

 

Demenza difficilmente presente negli animali selvatici

Il coautore dello studio Dan Nussey, dell'Istituto di Biologia Evoluzionistica dell'Università di Edimburgo, ha detto via email che alcune delle prove più forti e gli studi più approfonditi sulla senescenza provengono dagli ungulati selvatici (come i cervi, le pecore bighorn, e le capre di montagna) e dagli uccelli marini, come gli albatros longevi.


Nussey ha detto che gli animali selvatici possono mostrare deterioramento fisico come l'artrite o l'usura dei denti, ed in natura può presentarsi un po' di deterioramento cognitivo, ma qualsiasi cosa grave come la demenza o l'Alzheimer non permetterebbe semplicemente loro di durare.


"Gli animali selvatici hanno una vita dura", conviene David Mizejewski, naturalista della National Wildlife Federation. "Anche deterioramenti [fisici] precoci, come i denti o le giunture usurati dall'età, rendono più difficile per loro sopravvivere". Ulteriori problemi cognitivi li renderebbero semplicemente troppo vulnerabili per sopravvivere.

 

Animali domestici soggetti

Dall'altra parte, gli animali domestici tendono a vivere in ambienti sicuri e a ricevere regolari cure veterinarie. Ciò significa che molti gatti e cani vivono abbastanza a lungo per sviluppare disfunzioni cognitive.


Jennifer Bolser, medico capo della Società Umanitaria di Boulder Valley in Colorado, ha detto che i veterinari stanno scoprendo sempre più casi di sindrome da disfunzione cognitiva, comunemente chiamata disfunzione cognitiva canina (CCD). Questo è probabilmente perché i cani domestici vivono più a lungo, grazie a una migliore assistenza medica e preventiva a partire dalla giovane età e i veterinari che sono più abili a riconoscere i sintomi.


I segni più drammatici che i proprietari possono notare sono che i cani "sono disorientati, camminano in cerchio, o restano con lo sguardo fisso sugli angoli o sul muro". Altri sintomi includono aggressività, cambiamenti nel ritmo del sonno, perdita di interesse per i famigliari, e incapacità di controllare la minzione o la defecazione "più che per incontinenza, quasi come se stessero dimenticando l'educazione ricevuta per stare in casa", ha detto la Bolser. I proprietari di gatti possono anche notare i loro animali domestici miagolare casualmente nella giornata.


Si devono però escludere altre malattie, prima di diagnosticare definitivamente la disfunzione cognitiva. "Di solito si tratta di una diagnosi per esclusione", ha detto Bolser. "Se tutto il resto è nella norma", allora probabilmente è disfunzione cognitiva.


Amy Johnson, assistente professore di medicina degli animali di grandi dimensioni e di neurologia all'Università della Pennsylvania, ha detto che non sa se ​​anche i cavalli sono soggetti. Ma lei riceve chiamate dai proprietari di cavalli anziani che riferiscono cambiamenti nel comportamento degli animali e chiedono se il cavallo potrebbe avere l'Alzheime.
Per escludere cambiamenti strutturali del cervello o tumori cerebrali sono necessari test medici, come la risonanza magnetica. La maggior parte dei proprietari di cavalli non vogliono affrontare la spesa o correre il rischio di mettere il loro animale in anestesia, quindi queste domande di solito restano senza risposta.

 

Come si può aiutare l'animale domestico ad invecchiare?

La Bolser dice che, anche se non c'è una cura, ci sono dei modi per gestire la disfunzione cognitiva. "Tenere attivo il cervello [dell'animale], anche in età avanzata", ha detto. "Insegnare loro nuovi trucchi, portarli fuori, e sfidare il loro cervello con nuovi stimoli ambientali è molto importante per aiutare il cervello a deteriorarsi più lentamente".


Inoltre aggiungere antiossidanti alla loro dieta per aiutare la salute del cervello. E' disponibile una dieta prescritta potenziata con antiossidanti, acidi grassi, e L-carnitina, ha detto. Ci sono anche alcuni farmaci, il principale dei quali é la selegilina, che è stata usata come inibitore antidepressivo MAO nelle persone ed è talvolta usata pure nel consumo umano di pazienti di Alzheimer e di Parkinson, secondo la Bolser.


Mizejewski ha avuto qualche esperienza personale con la CCD, dopo aver perso due cani per vecchiaia. La chiave per mantenerli vivi e sani, ha detto, era un regolare esercizio fisico, la stimolazione mentale, l'interazione sociale, e una buona dieta."C'è della compassione quando pensiamo ai nostri animali domestici che perdono le funzioni cognitive", ha detto "Ma dall'altra parte, penso che se i miei cani fossero stati lupi selvaggi sarebbero periti per qualche altro motivo prima di arrivare a questa fase della vecchiaia e alla demenza. Che sia domestico o selvatico, ogni animale muore ad un certo punto. E in definitiva, non credo che un modo di finire la vita sia necessariamente migliore di un altro".

 

 

 

 

 


Pubblicato da Liz Langley in National Geographic (> English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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