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Ricerche

Nuovi fattori di rischio per AD: risultati scuola infanzia, diabete tipo 1, solitudine, TV

Nuovi fattori di rischio per AD: risultati scuola infanzia e diabete tipo 1Il primo studio sul rischio di demenza, compreso l'Alzheimer, negli anziani con diabete di tipo 1 è stato segnalato il 20 Luglio alla Conferenza Internazionale ® 2015 dell'Alzheimer's Association (AAIC®2015) a Washington/DC.


I partecipanti allo studio con diabete di tipo 1 hanno avuto il 93% di probabilità in più di subire una demenza (73% dopo l'aggiustamento per i fattori di rischio cardiaci) rispetto alle persone senza diabete.


Altri due studi presentati all'AAIC2015 suggeriscono un'associazione tra il rendimento scolastico dell'infanzia (9-10 anni) e la demenza a fine vita. Altri rapporti di ricerca hanno identificato la solitudine, la scarsa attività fisica e la troppa TV come fattori di rischio per il declino cognitivo e la demenza.


"Sono sempre di più le prove che ci sono abitudini di vita che si possono adottare per mantenere o potenzialmente migliorare la salute - compresa quella del cervello - quando si invecchia", ha detto Maria Carrillo PhD, responsabile scientifico dell'associazione. "Molte delle abitudini sono familiari. Spesso, le stesse pratiche salutari che vanno bene per la salute generale sono buone anche per il cervello. Queste azioni e attività (controllare i dati della salute del cuore, l'istruzione formale, essere fisicamente e socialmente attivi) possono aiutare a mantenere sani il cervello e il corpo e ridurre potenzialmente il rischio di declino cognitivo. Non è mai troppo tardi o troppo presto per iniziare".

 


1° studio: diabete di tipo 1 e rischio di demenza in tarda età

Il diabete di tipo 1 (T1D) è una condizione cronica in cui il pancreas produce poca o nessuna insulina, un ormone che regola il movimento dello zucchero nelle cellule. Esso viene di solito diagnosticato nei bambini e nei giovani adulti. Nel diabete di tipo 2 (T2D), il corpo è resistente agli effetti dell'insulina oppure non ne produce abbastanza per mantenere un livello normale di glucosio. È più comune negli adulti, ed è la forma più diffusa, colpendo dal 90 al 95% degli americani con diabete.


Studi hanno dimostrato che il T2D è associato a un maggiore rischio di demenza, compreso l'Alzheimer; tuttavia sappiamo poco come il T1D colpisce l'invecchiamento cognitivo e il rischio di demenza. Rachel Whitmer PhD, della Divisione Ricerca del Kaiser Permanente di Oakland/CA e colleghi, hanno riferito all'AAIC2015 i risultati del primo studio sulla demenza degli anziani con diabete di tipo 1.


"Gli anziani con T1D sono una popolazione diversa da quelli con diabete di tipo 2", ha detto la Whitmer. "Hanno un'età molto più giovane di insorgenza del diabete, un trattamento continuo con insulina, episodi gravi di ipoglicemia più frequenti, ma meno fattori di rischio vascolare".


I ricercatori hanno seguito le storie di salute di 490.344 persone oltre i 60 anni senza demenza precedente del sistema sanitario Kaiser Permanente Northern California, monitorandoli per oltre 12 anni per nuove diagnosi di demenza. 334 individui avevano diabete di tipo 1. Le analisi hanno confrontato il gruppo T1D con due gruppi di controllo: uno con T2D e uno senza diabete, tenendo conto delle differenze di genere, razza, ictus, arteriopatia periferica e ipertensione.


I risultati presentati all'AAIC2015 mostrano che il 16% di quelli con T1D dello studio hanno avuto una diagnosi di demenza nel corso dello studio, mentre il 12% di quelli senza T1D ha sviluppato una demenza. In altre parole, le persone nello studio con T1D hanno avuto l'83% in più di probabilità di incorrere nella demenza rispetto alle persone che non avevano il T1D; il 61% in più di probabilità dopo l'aggiustamento per ictus, arteriopatia periferica e ipertensione. L'entità del T1D sul rischio di demenza era più grande quando sono state escluse dal gruppo di controllo le persone con T2D (93% in più di probabilità; 73% dopo l'aggiustamento).


"Sia il diabete di tipo 1 che quello di tipo 2 sono in rapido aumento in tutto il mondo, e le persone con tipo 1 vivono più a lungo rispetto al passato", ha detto la Whitmer. "Dal momento che la gestione del diabete di tipo 1 richiede vigilanza e cura di sé costante, il deficit cognitivo rappresenta una particolare minaccia per questa popolazione vulnerabile. Sono necessarie ulteriori ricerche per identificare i fattori di rischio e quelli protettivi per l'Alzheimer e le altre forme di demenza in questo gruppo, che solo recentemente è entrato nella popolazione invecchiata".

 


2° studio: Impatto del livello scolastico, dell'istruzione formale e della complessità del lavoro sulla demenza

C'è una notevole variabilità tra le persone con diagnosi di demenza, compreso l'Alzheimer, nella quantità di placche amiloidi, grovigli di tau, infiammazione e altri danni nel cervello. 'Riserva cognitiva' è un concetto sviluppato per spiegare il divario tra la quantità di danno cerebrale e il livello di sintomi sulla memoria e sul pensiero che sperimenta la persona. Si è proposto che maggiore è il livello di riserva cognitiva, maggiore è la capacità del cervello di adattarsi alle lesioni come quelle che causano la demenza, e più sono i danni - e più è il tempo - richiesto alla funzione cognitiva per declinare abbastanza da essere considerata demenza. L'educazione formale e la complessità del lavoro sono stati visti come i principali contributori della riserva cognitiva.


Per approfondire e comprendere questo concetto, Serhiy Dekhtyar PhD, del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche del Karolinska Institutet di Stoccolma in Svezia e colleghi, hanno seguito 7.574 individui over-65 del Uppsala Birth Cohort Study per più di 20 anni per rilevare i nuovi casi di demenza. Oltre alle misure convenzionali della riserva cognitiva (come l'istruzione e la realizzazione professionale), hanno raccolto anche dati sulla capacità cognitiva nell'infanzia, cioè i voti a scuola attorno ai 10 anni.


"Abbiamo finito per avere un modello completo di vita della riserva cognitiva nella demenza, con le capacità cognitive dell'infanzia, l'istruzione della prima età adulta, e la realizzazione lavorativa in mezza età, dati mai esaminati prima", ha detto Dekhtyar.


La demenza è stata diagnosticata in 950 soggetti. Secondo i risultati dello studio riferiti all'AAIC2015:

  • Il rischio di demenza era più alto del 21% per le persone che erano nel 20% più basso di voti a scuola nell'infanzia in questa popolazione. È importante sottolineare che l'elevata complessità del lavoro non riusciva a compensare l'effetto di voti bassi della scuola.
  • Il rischio di demenza era ridotto del 23% negli individui con occupazioni caratterizzate da elevata complessità con dati e numeri.
  • Un rischio più basso di demenza (riduzione del 39%) è stato trovato nel gruppo che aveva sia un maggiore rendimento scolastico nell'infanzia che una complessità lavorativa alta con i dati.

"Le nostre scoperte sottolineano l'importanza delle prestazioni cognitive all'inizio della vita sul rischio di demenza a fine vita. Sembra che le capacità cognitive di base - anche a 10 anni - possano fornire le basi per un invecchiamento cognitivo riuscito molto più tardi nella vita", ha detto Dekhtyar. "A quanto pare, la creazione della riserva cognitiva è un processo che inizia presto nella vita". Dekhtyar osserva che questi risultati sono confermati anche da un altro studio clinico minore sulla demenza condotto in Svezia (vedere qui sotto).

 


3° studio: Risultati scolastici, istruzione e complessità del lavoro

Hui-Xin Wang PhD e i colleghi dell'Aging Research Center e del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche del Karolinska Institutet e dell'Università di Stoccolma in Svezia, hanno riferito all'AAIC2015, su uno studio del ruolo del rendimento scolastico nell'infanzia, l'istruzione e la complessità del lavoro sul rischio di demenza. I ricercatori hanno usato i dati di 440 uomini e donne over-75 che avevano un buon funzionamento cognitivo quando hanno iniziato lo studio nel progetto Kungsholmen, un programma di ricerca multiforme per raccogliere informazioni su invecchiamento e demenza.


163 persone (37%) hanno sviluppato la demenza nel corso del periodo di studio di nove anni. I risultati sono stati confrontati con i voti a scuola in cinque materie scolastiche elementari (matematica, lettura, geografia, storia e scrittura) del momento in cui i partecipanti avevano 9 o 10 anni. I ricercatori hanno anche raccolto informazioni sull'istruzione formale dei partecipanti e la complessità del loro lavoro.


I ricercatori hanno scoperto numerose correlazioni significative tra le qualifiche e il rischio di demenza:

  • Il rischio di demenza era più elevato di oltre il 50% nei soggetti over-75 con il 20% più basso di voti a scuola all'inizio della vita, anche se avevano più istruzione formale o un lavoro che richiede notevole complessità.
  • Gli individui che hanno completato l'istruzione secondaria avevano un rischio minore di demenza rispetto agli individui con solo l'istruzione elementare (rischio inferiore del 28%).
  • Le donne nello studio che avevano un'occupazione con elevata complessità con le persone (ad esempio, elevate esigenze di negoziazione, istruire e supervisionare) avevano un rischio inferiore del 60% di sviluppare una demenza rispetto a quelle che avevano un'occupazione con bassa complessità con la gente.

"Questi risultati suggeriscono che la capacità cognitiva delle prime fasi di vita può essere un importante fattore predittivo di demenza in età avanzata", ha detto Wang.

 


4° studio: Bassa attività fisica e alta visione della TV sono associate a funzione cognitiva peggiore

L'attività fisica in età avanzata è generalmente considerata un fattore protettivo contro il declino cognitivo e possibilmente dall'Alzheimer e altre forme di demenza, ma sappiamo poco del ruolo dell'attività fisica nella prima età adulta.

"Capire questo rapporto nella prima età adulta può essere particolarmente importante perché i dati globali suggeriscono che i livelli di inattività fisica e il comportamento sedentario sono in aumento", ha detto Tina Hoang MSPH, dell'Istituto di Ricerca e Formazione del Northern California di San Francisco (NCIRE), con il suo mentore Kristine Yaffe MD, della University of California di San Francisco.


La Yaffe, Hoang e colleghi hanno esaminato l'associazione dei modelli a lungo termine di scarsa attività fisica e l'alto tempo di visione televisiva per 25 anni, con la funzione cognitiva in mezza età. La popolazione dello studio comprendeva più di 3.200 adulti bianchi e neri, da 18 a 30 anni, dello studio Coronary Artery Risk Development in Young Adults (CARDIA).


L'attività fisica e la visione televisiva sono state valutate con visite ripetute (≥3 valutazioni) per oltre 25 anni. La scarsa attività fisica è stata definita come l'attività al di sotto di 300 kcal/50 min di sessione, 3 volte alla settimana; alta visione della televisione è stata considerata più di 4 ore al giorno.


Modello a lungo termine di ogni comportamento è stato definito come toccare tali limiti per oltre due terzi delle visite. Il 17% dei partecipanti ha riferito uno schema a lungo termine di bassa attività fisica, l'11% un modello a lungo termine di alta visione televisiva, e il 3% ha riferito entrambi. Al 25° anno di studio, i partecipanti sono stati valutati per la memoria, la funzione esecutiva e la velocità di elaborazione, mediante test consolidati.


Yaffe, Hoang e colleghi hanno riferito che i partecipanti allo studio con bassi livelli di attività fisica per 25 anni avevano una cognizione significativamente peggiore in mezza età, aggiustata per età, razza, sesso, istruzione, fumo, alcol, indice di massa corporea e ipertensione. Allo stesso modo, i partecipanti con alti livelli di TV per 25 anni avevano anche una funzione cognitiva significativamente peggiore in mezza età. I partecipanti allo studio con scarsa attività fisica e alta visione della televisione avevano una probabilità quasi doppia di avere una funzione cognitiva più scadente in mezza età.


"I nostri risultati dimostrano che, anche l'età adulta iniziale e media possono essere periodi critici per la promozione dell'attività fisica che permetta di invecchiare con buona salute cognitiva", ha detto Hoang. "I comportamenti sedentari, come la visione della TV, potrebbero essere particolarmente rilevanti per le future generazioni di adulti a causa del crescente utilizzo delle tecnologie telematiche. Poiché la ricerca indica che l'Alzheimer e le altre forme di demenza si sviluppano nell'arco di diversi decenni, aumentare l'attività fisica e ridurre il comportamento sedentario a partire dalla prima età adulta può avere un impatto significativo sulla salute pubblica".

 


5° studio: La solitudine è associata a funzione cognitiva peggiore in uno studio sugli anziani USA

La ricerca suggerisce che la depressione a fine vita è associata alla incidenza futura di Alzheimer in alcuni anziani. In generale, sappiamo poco su singoli aspetti, o fattori causali, della depressione e la loro relazione sul rischio di Alzheimer/demenza. Un componente, la solitudine, è stato associato al declino funzionale e a una maggiore progressione verso la demenza.


Per esaminare il rapporto tra solitudine e funzioni cognitive negli anziani, Nancy J. Donovan MD, del Brigham and Women Hospital e della Harvard Medical School di Boston/MA, e colleghi hanno esaminato i dati provenienti da più di 8.300 adulti over-65 iscritti all'U.S. Health and Retirement Study dal 1998 al 2010. I partecipanti a questo studio avevano avuto valutazioni di solitudine, depressione, funzione cognitiva e memoria, stato di salute, e caratteristiche della rete sociale ogni due anni. Il 17% dei partecipanti ha riferito di avere solitudine all'inizio dello studio, e circa la metà degli individui solitari segnalano una depressione clinicamente significativa.


All'AAIC2015, i ricercatori hanno riferito che le persone più sole nello studio hanno sperimentato un declino cognitivo accelerato (circa del 20% più veloce in 12 anni) delle persone che non si sentivano soli, indipendentemente da fattori demografici, rete sociale, condizioni di salute e depressione al basale. Allo stesso modo, le persone che riferiscono depressione al basale hanno sperimentato un declino cognitivo significativamente più veloce nel corso dello studio. Tuttavia, guardando nella direzione opposta, i ricercatori hanno scoperto che la funzione cognitiva inferiore non porta al peggioramento della solitudine.


"Il nostro studio suggerisce che anche uno o due sintomi depressivi - in particolare la solitudine - sono associati ad un aumento del tasso di declino cognitivo su 12 anni", ha detto Donovan. "Abbiamo scoperto che le persone sole hanno un declino cognitivo di ritmo superiore rispetto alle persone che denunciano una rete sociale e connessioni più soddisfacenti. Anche se la solitudine e la depressione appaiono strettamente legate, la solitudine può, di per sé, avere effetti sul declino cognitivo. Questo è importante per sviluppare trattamenti che migliorano la salute cognitiva e la qualità della vita degli anziani".

 

 

 


Fonte: Alzheimer's Association International Conference (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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