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Perdita di udito collegata a calo accelerato del tessuto cerebrale

Perdita di udito colleagata a calo accelerato del tessuto cerebraleI tappe per orecchi sono consigliati a partire dagli 85 decibel. In mancanza avvengono danni immediati all'orecchio attorno ai 140 decibel.Anche se il cervello diventa più piccolo con l'età, la contrazione sembra essere accelerata negli anziani con perdita di udito, secondo i risultati di uno studio condotto da ricercatori della Johns Hopkins e del National Institute on Aging.


I risultati si aggiungono ad una lista crescente di conseguenze per la salute associate alla perdita di udito, che comprendono l'aumento del rischio di demenza, le cadute, i ricoveri, e una peggiore salute fisica e mentale in generale.


Per lo studio, Frank Lin, MD, PhD, e colleghi, hanno usato le informazioni del Baltimore Longitudinal Study of Aging, confrontando i cambiamenti del cervello nel corso del tempo tra adulti con udito normale e adulti con problemi di udito. Il Baltimore Longitudinal Study of Aging è uno studio continuo, avviato nel 1958 dal National Institute on Aging per monitorare diversi fattori di salute su migliaia di uomini e donne.


Ricerche precedenti di altri studi avevano collegato la perdita di udito a marcate differenze nella struttura del cervello rispetto a chi aveva un udito normale, sia nell'uomo che negli animali. In particolare, le strutture che elaborano le informazioni del suono tendono ad essere di dimensioni più ridotte nelle persone e negli animali con problemi di udito. Lin, professore assistente delle scuole di medicina e di salute pubblica della Johns Hopkins University, dice che non si sapeva, tuttavia, se queste differenze strutturali del cervello avvengono prima o dopo la perdita dell'udito.


Nell'ambito del Baltimore Longitudinal Study of Aging, 126 partecipanti sono stati sottoposti annualmente a risonanza magnetica (MRI) per tenere traccia delle modifiche del cervello, fino ad un massimo di 10 anni. Ognuno ha avuto anche esami fisici medici completi al momento della prima risonanza magnetica nel 1994, compreso il test dell'udito. Al punto di partenza, 75 avevano udito normale e 51 avevano udito deteriorato, con una perdita di almeno 25 decibel.


Dopo aver analizzato le risonanze magnetiche negli anni successivi, Lin ed i suoi colleghi, nel rapporto che apparirà in un prossimo numero di Neuroimage, dicono che i partecipanti il cui udito era già compromesso all'inizio del sotto-studio avevano tassi accelerati di atrofia cerebrale, rispetto a quelli con udito normale. Nel complesso, riferiscono gli scienziati, quelli con problemi di udito hanno perso più di un centimetro cubo aggiuntivo di tessuto cerebrale per ogni anno, rispetto a quelli con udito normale. Quelli con problemi di udito avevano anche un calo significativamente maggiore in determinate regioni, compresil giro temporale superiore, quello medio e quello inferiore, nonchè le strutture del cervello responsabili dell'elaborazione del suono e della parola.


Che le strutture preposte al suono e alla parola siano colpite in coloro che hanno perdita di udito non è una sorpresa, dice Lin, il restringimento in quelle zone potrebbe semplicemente essere la conseguenza di una corteccia uditiva "impoverita", che potrebbe atrofizzarsi per la mancanza di stimoli. Tuttavia, aggiunge, queste strutture non funzionano isolate, e la loro responsabilità non finisce nell'elaborare suoni e linguaggio. Il giro temporale medio e quello inferiore, per esempio, hanno anche un ruolo nella memoria e nell'integrazione sensoriale e hanno dimostrato di essere coinvolti nelle prime fasi del deterioramento cognitivo lieve e dell'Alzheimer. "I nostri risultati suggeriscono che la perdita di udito potrebbe 'colpire' il cervello in molti altri modi", spiega Lin.


Lo studio suggerisce che la perdita di udito dovrebbe essere trattata con una certa urgenza, piuttosto che essere ignorata. "Se si vuole affrontare bene la perdita di udito", dice Lin, "si deve farlo il più presto possibile. Se la perdita di udito contribuisce potenzialmente alle differenze che vediamo nella risonanza magnetica, si deve trattarla prima che insorgano questi cambiamenti strutturali del cervello". Lin ed i suoi colleghi dicono che hanno in programma di esaminare col tempo se il trattamento precoce della perdita di udito può ridurre il rischio dei problemi di salute associati.


La ricerca è stata finanziata dal National Institute on Aging, dal National Institute on Deafness and other Communication Disorders dei National Institutes of Health, da Triological Society /American College of Surgeons e dalla Eleanor Schwartz Charitable Foundation. Hanno contribuito allo studio Susan Resnick, PhD, del NIA; Michael A. Kraut, MD, PhD della Johns Hopkins; e Luigi Ferrucci, MD, PhD, e Yang An, MS, entrambi del National Institute on Aging.

 

 

 

 

 


FonteJohns Hopkins Medicine.

Riferimenti: F.R. Lin, L. Ferrucci, Y. An, J.O. Goh, Jimit Doshi, E.J. Metter, C. Davatzikos, M.A. Kraut, S.M. Resnick. Association of hearing impairment with brain volume changes in older adults. NeuroImage, Available online 9 January 2014. In Press, Uncorrected Proof. doi: org/10.1016/j.neuroimage.2013.12.059

Pubblicato in hopkinsmedicine.org (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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